Avengers: Age of Ultron (recensione)

Age of Ultron

Avengers: Age of Ultron
di Joss Whedon
USA 2015

Dopo la battaglia di New York, che ha visto un nuovo gruppo di supereroi difendere la Terra da un’invasione aliena, gli Avengers sono diventati de facto una sorta di “polizia internazionale”, adibita a contrastare gli abusi di poteri superumani, di tecnologia extraterrestre e altre crisi non gestibili dagli eserciti convenzionali.
Ma tra gli Avengers non ci sono solo combattenti, bensì anche geniali scienziati. Tony Stark – Iron Man – non ha affatto accantonato uno dei suoi desideri più grandi, vale a dire quello di creare la prima vera intelligenza artificiale. Dopo la missione che permette ai Vendicatori di tornare in possesso dello Scettro di Loki, Stark decide di analizzare il misterioso artefatto, nella speranza di scoprire qualcosa di utile per far progredire le sue ricerche.
Da tali progetti nascerà Ultron, l’IA definitiva, concepita per pacificare il pianeta. Solo che il potente androide ha un’idea tutta sua del significato di pace…

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L’Invasione di Crabzilla

crabzilla

Li chiamano familiarmente crabzilla, un nome che evoca il più famoso kaiju giapponese di tutti i tempi, Godzilla.
Si tratta di una o più specie di granchi e crostacei di dimensioni gigantesche, che da sempre abitano alcune fosse oceaniche, senza dar fastidio a nessuno.
Questo almeno fino alla metà degli anni ’80, quando in diverse parti del mondo abbiamo assistito all’invasione (pacifica, ma impressionante) di sciami di crabzilla. Le simpatiche bestiole, i cui esemplari più grandi possono arrivare a pesare fino a 4.5 chilogrammi, sono innocue per gli esseri umani, ma provocano grandi danni alle coltivazioni. Probabilmente è colpa dell’inquinamento dei mari, se essi si spingono sempre più spesso in superficie.
Una particolare specie di crabzilla, i cosiddetti “granchi delle noci di cocco”, molto presenti in alcune aree del Pacifico, sono noti anche per aver attaccato gatti, galline e allevamenti di pesci.
Sembra la trama di un romanzo di James Herbert ma non lo è.

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HPL 300 (12)

baby cthulhuDodici

Lovecraft spalancò la porta in fondo all’interminabile corridoio. Una stanza gigantesca, un unico oggetto al centro, un quadro su cavalletto con un’immagine da Wunderkammer.
I loro passi non riuscivano a rimbombare nella sala deserta mentre si avvicinavano al quadro.
«È impossibile ci sia qualcosa di così grosso, qui sotto,» mormorò Sandro.
Il quadro rappresentava un feto in una teca di vetro, sei pugnetti stretti contro il petto e la testa deforme, nastri di carne e intestini al posto delle gambe. Di che vomitare di nuovo, eppure tutto quello che Roberto riusciva a fare era fissare il quadro e pensare a quanto detestasse la sua vita.
«Lo conosco, quello.» disse Sandro, poco più che una voce lontana.
Detestava che aver studiato e sgobbato non servisse a niente.
Detestava gli studi di architettura che lo volevano solo in nero e per due spiccioli.
Detestava la gente che si affollava contro le saracinesche del Ka mezz’ora prima dell’apertura. Detestava…
«È un Grande Antico, giusto?» domandò Sandro.
…le vecchine che cercavano di saltare la coda dal salumiere, le mamme coi figli urlanti che litigavano per i turni alle giostrine.
Detestava la…
«No, non uno… è… il loro signore!»
noia, l’inutilità, la sensazione che tutto gli stesse scivolando via dalle mani senza poter far nulla.
Detestava detestare.
E detestava che Sandro ancora amasse così tante cose.
«X’chll’at-aa!» esclamò Sandro, lontanissimo.
Per la prima volta un suono riecheggiò tra le pareti ciclopiche.
Il feto dipinto aprì gli occhi, nero e immenso e spietato come l’universo, e Roberto se lo sentì dentro.
Vide i tiranti e le pulegge che muovevano la mascella e le braccia di Lovecraft, nascosti sotto abiti e pelle, e sentì il battito del cuore di Sandro, il ronzio elettrico nel petto dell’americano.
«Grazie dell’avvio, signori. Ora, cortesemente, seguite le mie direttive. Alla lettera.»

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Un dilettante di nome King

Stephen King 2015

Stephen King: l’autore – non solo di genere – più citato e osannato dai lettori di mezzo mondo.
Fra qualche anno, ne sono certo, lo troveremo nominato tra i grandi scrittori classici, quelli che si studiano nei programmi della scuola dell’obbligo, proprio come succede ora coi big di un paio di secoli fa.
King è però anche lo scrittore più nominato anche da chi legge poco. Conosco dozzine di sedicenti appassionati di horror che dicono di aver letto King, non avendo praticamente mai provato altro. Passatemi il paragone, ma è un po’ come dire che mi piacciono i dolci, avendo mangiato unicamente le caramelle gommose della Haribo.
Anyway, sto facendo una digressione da quanto volevo dire oggi.
Ossia che, se King fosse un esordiente dei tempi moderni, verrebbe probabilmente stroncato dai tanti blogger saccenti e monomaniacali che infestano il Web.
Sapete, tutti quelli che si riempiono la bocca di grammar nazi, show don’t tell, infodump e cose del genere, dall’alto dell’aver letto un paio di manuali di scrittura.

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La rabbia della Rete

American History X

Ne ho accennato già altre volte: i livelli di aggressività del Web stanno andando molto oltre il lecito.
Basta accedere a un qualunque social network per essere travolti da un’onda di rabbia, di malcontento e di ignoranza feroce. Onda che deborda di settore in settore, non risparmiando niente e nessuno. Gli aggressivi-ossessivi riescono a saltare dalle bacheche in cui si parla di politica a quelle in cui si discute di musica, di libri o di viaggi.
Gli aggressivi-ossessivi sono tuttologi che portano avanti le loro cause con basi logiche risibili. Di solito fanno riferimento a mere simpatie personali. Nella maggior parte dei casi sono manipolati – più o meno consciamente – da sedicenti guru. Demagoghi, sobillatori di folle, arringatori, finti moralisti: la Rete ne è piena. Del resto questo è il loro momento.

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Le ospiti di Plutonia: Francesca Inaudi

Francesca Inaudi 2

Senese, classe 1977, Francesca Inaudi è uno dei volti femminili più interessanti del cinema italiano.
Fascino particolarissimo e bravura non comune, la Inaudi ha un curriculum ricchissimo di esperienze sul grande e sul piccolo schermo.
L’abbiamo vista debuttare tra il 2004 e il 2005, con film quali Dopo Mezzanotte e L’Uomo Perfetto. La celebrità arriva con La Bestia nel Cuore, della Comencini, e da lì in poi la carriera di Francesca subisce un’impennata. Come spesso accade nel nostro paese, è però la TV a sdoganarla al pubblico generalista, grazie al suo coinvolgimento nel cast di Distretto di Polizia (stagioni 6, 7 e 8). Tra l’altro si tratta di uno dei migliori serial televisivi di genere girati in Italia, almeno per quel che riguarda la stagione 6.
La Inaudi, come ho già detto, ha un sex-appeal davvero particolare e lo usa a modo suo, risultando lontana dai canoni delle solite bellocce, ma sempre in meglio, in positivo.

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Infografiche zombie

 aim for the head

Fin quando sarò impegnato nella lavorazione – scrittura ed editing – di Zona Z (qui trovate delle anticipazioni a riguardo), vi dovrete subire qualche post estemporaneo in tema zombesco.
In tutto questo c’è anche la sfida – con me stesso e con voi lettori – del trovare discussioni e argomenti originali relativi agli zombie. Sono mostri che piacciono a molti, ma che ultimamente stanno stancando anche gli appassionati, come accade ogni volta che si eccede con un qualsiasi argomento.
La sapete quella del primo cucchiaio di minestra, che ha maggior utilità del secondo, il secondo del terzo, e così via, fino a raggiungere la sazietà?
Ecco.
Non a caso negli ultimi mesi ho parlato quasi unicamente di storie di zombie che fanno da crossover con altri generi (supereroi, ucronia etc).
Ma ora torniamo un po’ sul classico.

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Post-apocalittico glamour

Oblivion

Arrivo in ritardo, ma arrivo.
Così, con lentezza non voluta, affronto film che altri hanno visto e recensito molti mesi fa. Ne parlo solo quando ne vale la pena, ritenendo, come è noto, abbastanza superfluo scrivere in questa sede delle recensioni per ogni cosa che mi passa davanti agli occhi (libri, film etc).
Per Oblivion (2013, regia di Joseph Kosinski) dunque ne vale la pena? Credo di sì, ma per ragioni non necessariamente legate al valore della storia rappresentata sul grande schermo.
Stiamo parlando di un film discreto, ma che non entrerà nei cult della fantascienza. Oblivion si avvale però di una fotografia eccezionale, nonché di una rappresentazione della nostra Terra, in versione post-apocalittica, diversa dal solito e per questo affascinante.

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