B.P.R.D. Hell on Earth – Russia (di Mike Mignola)

B.P.R.D: Hell on Earth – Russia
di Mike Mignola, John Arcudi, Tyler Crook, Dave Steward
Dark Horse edizioni
16o pagine a colori, 19.99 dollari

Sinossi

Un cimitero di orribile creature mutate viene portato alla luce in una miniera Russa.
Al contempo diversi morti presenti nell’area risorgono come zombie e si mettono a costruire qualcosa di misterioso nella zona infestata.
A Mosca si moltiplicano i casi di un’infezione fungoide che trasforma la gente in mostri. Squadre dell’esercito, munite di lanciafiamme, iniziano a pattugliare le strade. La controparte russa del B.P.R.D chiama in soccorso i colleghi americani per scoprire cosa sta accadendo. Con buona parte del personale fuori servizio toccherà a Kate e a Johann indagare sugli orrori dell’ex Unione Sovietica.
Insieme a loro c’è Iosif, l’inquietante direttore dei reparti scientifici/paranormali al servizio del Cremlino…

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Tecnologie future: da fantascienza a scienza

Se la Crisi finanziaria ed economica non ci trasformerà in una civiltà senza più sogni, soldi e speranze, è probabile che fra qualche anno assisteremo ad alcuni sviluppi tecnologici davvero impressionanti.
Del resto, dal ’900 in poi, la corsa alla scoperta scientifica è simile a un treno lanciato a velocità crescente. Certo, può fare paura e spiazzare, ma è anche inarrestabile e bellissimo da vedersi. Del resto cose che solo cinquant’anni fa (a volte anche meno) apparivano come improbabili invenzioni del cinema sci-fi sono oramai parte del quotidiano. Basti pensare a Internet, che dal 2000 al 2010 ha avuto una percentuale di penetrazione nella popolazione pari al 520% circa.
Una persona su quattro è oramai abituata a considerare il Web uno strumento di uso comune.
Senza dimenticare gli sviluppi della scienza medica, di quella bellica (eh sì, purtroppo), a tecnologie quali gli mp3 e gli ebook che hanno cambiato radicalmente il volto a colossi del mercato.
Ma quali sono le sorprese che doppiamo aspettarci da qui a dieci anni? Vediamo qualche esempio.

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E tu lo chiami lavoro?

Questo post fa parte di un trittico di articoli, inaugurato con la recensione di ieri, riguardante la concezione del lavoro e, perché no, della vita stessa.
Niente discussioni di alta finanza o di welfare. Sono argomenti di cui capisco poco, su cui c’è molta retorica e di cui non amo parlare. No, qui parliamo dell’aspetto più filosofico della faccenda. Lascio agli altri, ai veri esperti, dedurre delle ricette pratiche e applicabili.
Si diceva ieri del cambiar lavoro per fare “quello che mi piace”. Quanti di voi hanno storto il naso? Ehi, anche tu, laggiù: lo vedo che sei smorfiato.
Vi è mai venuto in mente che, tempo permettendo, fate già “quello che vi piace”, solo che la miope interpretazione della società italiana moderna non ve lo riconosce come lavoro?
Come sempre mi espongo in prima persona, perché i discorsi generici lasciano il tempo che trovano.

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Mollo tutto! E faccio solo quello che mi pare

Bello come proposito vero?
Un po’ troppo da immaturi e utopistico, vi sento che lo state bisbigliando davanti al monitor del vostro computer.
Eppure questo non è un mio personale mantra, bensì il titolo di un interessante saggio scritto da John Williams e pubblicato in Italia da De Agostini, anche in formato digitale. Per inciso è uno dei libri che ho letto durante il mio viaggio oltreoceano. Cercavo qualcosa del genere da tempo, purché non sconfinasse nelle porcate new age da poveri illusi, cose del tipo “Diventa miliardario in soli sette giorni”.
Ecco, direi con col libro di Williams siamo decisamente sulla buona strada. Innanzitutto perché l’autore è il primo ad aver fatto un percorso come quello citato nel titolo, abbandonando il classico posto fisso per diventare un freelance della parola scritta. Col tempo ha cambiato altri lavori, si è prestato a più campi, tenendo però un solo punto fisso ben chiaro in testa: fare solo quello che gli piacere, ed essere pagato per farlo.
Tra l’altro Williams parte da un presupposto che senz’altro irriterà molti: la Crisi globale può essere la più grande opportunità di cambiamento della nostra vita. Stupiti? Infastiditi? Ebbene, secondo me ha ragione. Continua a leggere

Olio agli ingranaggi

Si respira aria pesante in questo paese. Non solo per il caldo.
No, tranquilli, non ho intenzione di parlarvi di politica, di economia e di massimi sistemi, bensì di cose più spicce. I tipici argomenti di cui chiacchieriamo da queste parti.

L’italiano è un po’ menefreghista e disfattista. Crede che senza spintarelle non si arrivi da nessuna parte, che i progetti non “sponsorizzati dall’alto” siano destinati a morire nella culla. Crede nell’inutilità di dedicarsi a progetti creativi o artistici, perchè “con l’arte non si mangia“. Quante volte ce lo siamo già detti?
Insomma, un pessimismo cosmico che viene trasformato subdolamente in fatalismo: siccome le cose vanno così, adattiamoci e facciamo altro.
Ma le cose vanno davvero così? Purtroppo sì. Ce lo siamo già detti tante volte.
Quindi hanno ragione i fatalisti a lasciar perdere tutto? Magari anche no.

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Le donne di Plutonia: Natalie Dormer

Un’altra Natalie su queste mie pagine: giuro che non faccio apposta.
Anche perché io la Dormer l’ho scoperta da soli sette giorni, aggiornandomi sulla visione della seconda stagione di Game of Thrones. Nel serial Natalie interpreta Margaery Tyrell dell’omonima casa, la regina data in sposa all’avvenente ma poco virile Renly Baratheon. Un personaggio che nei libri ha riscosso da sempre le mie simpatie più di altre figure femminili inventate da Martin.
Cercando notizie sull’attrice scopro che la Dormer è una classe ’82 (l’avrei detta ancora più giovane), inglese, con un lungo elenco di talenti che fa impressione: ballerina di danza classica, moderna e jazz, mezzosoprano, maestra di scherma. Possiede una discreta collezione di spade e di se stessa dice di essere “una schermitrice piuttosto feroce”.
Come attrice ha una lunga gavetta tra serial e film più o meno noti. Senz’altro Game of Thrones le sta dando una visibilità mai avuta prima e, per quel poco che ho visto finora, se la merita tutta.
E le sue scene senza veli, diciamolo, hanno un perché. Tipo questa. Non parlo solo di libido, sarebbe riduttivo, bensì di una certa credibilità nel recitarle.

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Top 5: Librogame

 

Per me l’estate è sempre un gran turbinio di ricordi e di suggestioni.
Ricordo gli anni della mia infanzia, trascorsi in Valsassina, in compagnia di amici, passeggiate, pic-nic e… librogame.
Per celebrare tutto ciò ripesco una mia top 5 del vecchio blog. Forse una delle meno commentate, ma il cui argomento non smette di tornarmi in mente, almeno di tanto in tanto.
Forse il mio stesso amore per la lettura nasce grazie al “consumo” intensivo di librogame. Alla faccia di chi, all’epoca, diceva che erano stupidaggini che poco avevano a spartire con la vera cultura. Evidentemente i saccenti e gli snob sono una costante di tutti i periodi storici.
Ho “giocato” ai librogame praticamente ovunque: in casa, a scuola, in auto, in montagna, al mare. Lettura e divertimento erano complementari e davvero non ci stancava mai di vestire i panni del cavaliere Ramas, del mago, dell’eroe greco.

Ho collezionato librogame più o meno fino alla fine degli anni ’90, quando oramai non li giocavo più, bensì li leggevo e basta, come dei normalissimi romanzi. A parte le ultime serie arrivate in Italia, che ricordo come troppo cervellotiche e poco originali, credo di aver comprato un buon 80% dei libri-gioco tradotti nella nostra lingua. Ecco la top five di quelli che – tutt’ora – ricordo con piacevole nostalgia.

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The Mighty (di P.J.Tomasi, K. Champagne, P.Snejbjerg e C.Samnee)

The Mighty
di Peter J. Tomasi, Keith Champagne, Peter Snejbjerg e Chris Samnee
Pianeta DeAgostini editore
144 pagine, 12.95 euro (volume 1)
144 pagine, 12.95 euro (volume 2)

Sinossi

Nel 1952, dalle ceneri di un esperimento nucleare, nacque un uomo invincibile, in grado di compiere incredibili gesta. Gli Stati Uniti si ritrovarono fra le loro schiere un preziosissimo alleato: veloce come il fulmine, forte come un uragano e padrone assoluto dei cieli. Dopo essere stato nominato suo assistente personale, l’agente Cole sembra destinato a diventare anche il migliore amico di questo straordinario e unico supereroe… o forse il suo peggior nemico? Continua a leggere