Cinque buone ragioni per guardare Game of Thrones

GoT poster

Come molti di voi sanno, io sono un lettore della primissima ora della celeberrima saga di George R. R. Martin.
Ho comprato il primo libro più di dieci anni fa, quando nessuno se lo filava. Il passaparola (senza internet) tra noi vecchi giocatori di ruolo fu rapidissimo. Da lì a breve le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sarebbero diventate un cult per i lettori, anche per quelli non avvezzi al fantasy. Questo, per me, è un grande merito per Martin.
Oltre un decennio dopo la saga libresca pare ancora ben lungi dal concludersi. Subisce anzi continui rallentamenti, e gli ultimi volumi sono stati (a parer mio) un po’ deludenti, proprio perché dispersivi e poco incisivi sulle trame principali della storia.
Nel mentre la HBO ha lanciato il serial TV basato sulle Cronache. Sto parlando chiaramente di Game of Thrones, di cui oramai anche gli haters più convinti hanno visto almeno una puntata. Quando lessi delle notizia ero più che perplesso. Non credevo che fosse possibile ricavare qualcosa di decente da una saga così incasinata complessa come quella di Martin. I fatti mi smentiscono. La HBO mi smentisce.
Per pagare il fio ho perfino fatto pellegrinaggio per due anni di fila allo shop newyorkese della HBO (questa invece è la sua versione online). Come se non bastasse pubblico oggi questa top 5, ben consapevole che molti mi verranno a dire che loro GoT non lo guardano e bla bla bla.
Non sono qui per “convertire” nessuno, sia ben chiaro! Ciascuno si tenga la propria idea, come è giusto che sia.

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Sei dittatori immaginari

1984

Come, direte voi, non ci bastano quelli veri? Hitler, Mussolini, Ceausescu, Stalin, Pol-Pot, l’Amato Leader, Mugabe, Idi Amin etc etc… La lista di tiranni e dittatori è in infetti lunga un braccio. Forse due.
Però, lo sapete, questo blog si occupa soprattutto di fantastico. Che poi questo genere narrativo abbia profonde radici ed esplicite metafore col reale, beh, non devo certo spiegarvelo io. Quindi oggi vi presento una top 6 di dittatori immaginari, presi da film, fumetti e romanzi. Anche in questo caso i nomi da citare sarebbero senz’altro più numerosi, ma una selezione dei miei “preferiti” darà senz’altro il via a vostre aggiunte e integrazioni al post. Anzi, vi invito proprio a farlo: aggiungete i tiranni di fantasia omessi dalla mia piccola classifica.

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Città immaginarie, ma famosissime (3)

hill valley

Terzo appuntamento col mio dossier riguardante le città immaginarie nate dalla fantasia di scrittori, registi e fumettisti.
Abbiamo già analizzato le metropoli rese famose dai comics e dai romanzi, quindi oggi tocca a quelle citate da cinema e serial televisivi.
Il media cinematografico offre un diverso livello di dettaglio rispetto alla parola scritta e/o disegnata, così le informazioni che sappiamo su queste località di fantasia sono leggermente diverse rispetto a quelle dei libri e dei fumetti.
Tuttavia, come vedrete, gli spunti divertenti e affascinati non mancano. Anche in questo caso specifico di aver evitato i contesti puramente fantasy, così come le città spaziali tipiche della fantascienza. L’elenco che segue fa quindi riferimento al nostro caro, vecchio pianeta terra, e già così è ben ricco e variegato.
La fonte principale della ricerca questa volta è Santa Wikipedia.
Pronti? Si parte.

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Le nove regole per scrivere un best-seller

Ken Follett

Questa volte le regole non sono mie, che di bestseller non ne ho mai scritti, bensì di Ken Follett.
Questo autore, recordman di vendite da almeno tre decenni, ha il pregio (raro) di piacere sia ai lettori medio/deboli che a quelli medio/forti, che di solito sono molto schizzinosi nei confronti di tutto ciò che legge il volgo. No, non abbiatene… è proprio così. Se volete mi ci metto dentro anch’io.
Follet invece ha quella padronanza dell’elemento storico dei suoi romanzi, che lo rende piuttosto interessante, anche nei suoi romanzi meno riusciti, che pure abbondano.
Dubitate di quelli che lo definiscono un cialtrone, oppure uno scrittore fasullo, che riscuote successi grazie a qualche oscure battaglione di ghost writers al suo servizio. Follett può non piacere, ma senz’altro sa scrivere. Chi lo nega parte proprio da quel punto di vista pregiudiziale e poco onesto sui bestselleristi, che stanno parecchio sulle scatole ai cosiddetti lettori forti.
Anyway, non perdiamoci troppo in preamboli. Ken Follett ha regalato queste nove regole per scrivere un buon best-seller al Corriere della Sera, nel settembre del 2012, in occasione della presentazione de L’Inverno del Mondo. Occasione per intervistarlo, e per acquisire queste perle di saggezza.

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Top 5: La gita scolastica

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Questo potrebbe essere anche definito il periodo delle gite scolastiche. Dalle elementari alle superiori, il bimestre marzo/aprile è tutto un organizzare viaggi brevi, brevissimi, oppure un po’ più complessi. Si va dalla mattinata trascorsa al museo alla gita “istruttiva-artigianale”, in qualche fabbrica locale. Retaggio, quest’ultima, di una concezione della scuola media inferiore come mero avviamento al lavoro.
Alle superiori, invece, budget permettendo, c’è la possibilità di fare la prima 2/3 giorni fuori casa, senza i genitori. Che poi è anche vero che i ragazzi di oggi già a 15 anni si sparano una settimana di sballo a Ibiza, ma facciamo finta che esista ancora una fascia intermedia di adolescenti normali, che non crescono anzitempo.
Un tempo la gita delle superiori era proprio intesa in quest’ottica: un’avventura senza i genitori, con la mera scusa del viaggio didattico.
In questa mia top 5, del tutto personale, vi illustro le gite che ricordo con particolare piacere, magari per motivi particolari, del tutto avulsi dalla meta.
Sentitevi liberi di parlarmi delle vostre.

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Giornata del Post Banale: una Top 5

postbanale

Oggi è la Giornata del Post Banale, annunciata tempo fa su Strategie Evolutive. Se non lo sapevate, ora ne siete al corrente. Meglio tardi che mai, dice il proverbio.
Quindi che si fa di bello? Mi chiederete voi. L’idea è quella di buttare già un articolo denso di banalità, di luoghi comuni e di frasi fatte. Cosa che succede puntualmente nella blogosfera e sui social network. Che se poi ti va proprio di culo riesci perfino a mettere su un partito che si prende il 25% dei voti, costruendo una campagna elettorale sulle sparate clamorose e anche un tantinello assurde.
Il mio contributo di oggi sarà invece una top 5 di banalità. Tipo quelle che leggo spesso su molti blog, per non parlare poi di Facebook, che è diventata la bacheca della demagogia da bar di periferia.
In realtà questa top 5 potrebbe diventare una top 20, ma mi limiterò a scegliere soltanto cinque voci, procedendo più o meno a istinto.

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Sette consigli per scrivere un racconto sui vampiri

fright night

Oramai ci provo gusto a scrivere questi articoletti in forma di top 5, 7, 10. E se a qualcuno le dot-list non piacciono, beh, posso soltanto dolermene e inviatarli a ripassare domani.
Questo articolo, in particolare, nasce come sequel ideale di Dieci cose da evitare in un racconto sugli zombie, post dedicato a un concorso che naufragò proprio per una serie di storture riscontrate nei racconti arrivati ai giurati. Se scrivere di zombie è ben più complicato di quanto si pensi, scrivere di vampiri è un vero e proprio grattacapo.
Perché sui vampiri è stato detto di tutto. Li hanno resi buoni, cattivi, cattivissimi, innamorati, omosessuali, bisessuali, eleganti, bestiali, extraterrestri, mortali, immortali, etc etc etc. La lista potrebbe continuare all’infinito e anche più in là.
Senza dimenticare (è impossibile farlo) l’orrenda moda degli ultimi anni, quel paranormal romance che ha trasformato i nostri cari succhiasagnue in liceali sbrilluccicanti dal cuore tenero. Francamente non se ne può più.
Però il vampiro continua a tirare, a vendere. Affascina e si ricicla all’infinito. Quindi è probabile che anche a voi prima o poi venga la tentazione di scrivere un romanzo con qualche lungo canino come protagonista, o antagonista.
Ecco qualche indicazione per ottenere un buon risultato.

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La Condivisione al potere

top 5

Post pomeridiano di semplici segnalazioni, sperando di rubarvi il meno tempo possibile. Siamo ancora una volta dalle parti dei social network, Facebook e Google Plus, per essere precisi.
Innanzitutto vi comunico che ho creato la pagina Facebook ufficiale dedicata a questo blog. La trovate qui. Oltre a essere utile per segnalare quotidianamente i miei articoli, intendo utilizzarla anche condividere altri post interessanti trovati su altri blog, webzine e siti web. Potrà tornarmi utile anche per parlare di progetti di scrittura condivisa (come Due Minuti a Mezzanotte) e di social networking finalizzato al blogging.
Insomma, se volete mettete un like alla pagina e vediamo se ne nascono buone cose.
Ci sono altri colleghi che da tempo gestiscono spazi del genere. Mi vengono in mente soprattutto Sommobuta e Ferruccio Gianola, nonché la novella pagina di Karavansara, il blog inglese di Davide Mana.

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