Facebook, l’arma del controllo globale

zuckerberg

Cospirazionismo?
Cospirazionismo, ok. Questa volta però un po’ meno ridanciano e un po’ più inquietante. Riguarda infatti il mondo dei social network e Facebook in particolare.
Oramai anche i sassi conoscono il famoso social creato da Mark Zuckerberg nel 2004, e diffusosi presto a livello mondiale. Da allora conta 70 versioni linguistiche alternative a quella inglese e oltre un miliardo di iscritti che accedono al proprio profilo almeno una volta al mese.
Facebook è il social network più utilizzato e diffuso, quello che genera più introiti pubblicitari, nonché una delle pagine più viste al mondo, terza dopo Youtube e Google. In Italia ben 22 milioni di persone hanno un profilo Facebook, quota che corrisponde al 36% della popolazione nazionale. Siamo all’undicesimo posto nella classifica mondiale degli iscritti. I primi tre posti sono occupati rispettivamente da Stati Uniti, Indonesia e India.
Eppure su questo social ci sono tante controversie, soprattutto riguardo le violazioni della privacy. Non è poi un mistero che proprio Facebook (insieme ad altri network) sia considerato dai servizi di intelligence di mezzo mondo come un formidabile strumento di controllo.

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Urban Operations in the year 2020

RTO

Eccoci qui di nuovo a parlare di complottismo, visto che va sempre più di moda.
L’argomento di cui vi accenno oggi l’ho già utilizzato molti anni fa, a fini romanzeschi, per la stesura di un libro che forse qualcuno di voi ha letto, The Shift. Libro immaturo che oggi non scriverei più, per essere sinceri fino in fondo, ma che tuttavia diede libero sfogo a quello che per me è il cospirazionismo: una miniera di spunti narrativi.
Urban Operations in the year 2020 è il titolo di un rapporto stilato a inizio 2000 dall’organizzazione RTO, che si occupa di ricerche per la tecnologia della NATO. Parliamo di un passato al contempo vicinissimo e lontanissimo. Non c’era la crisi economica, non si parlava di Stati a rischio default, né di ondate di nuovi poveri nati nel cuore del ricco Occidente. Eppure qualcuno doveva aver fiutato l’aria del cambiamento, perché c’era chi studiava già delle soluzioni radicali, per esempio a come contenere le proteste di piazza in modo radicale.
E così, citando direttamente il noto sito disinformazione.it, ecco l’Urban Operations in the Years 2020.

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Britney Spears, l’arma di disinformazione del Presidente

Britney

Visto che avete tanto gradito l’articolo di settimana scorsa su Michael Jackson e sulla sua presunta profezia sull’Undici Settembre, sto preparando altri post a tema che credo manderanno in sollucchero chi, come me, ama le teorie del complotto, pur rimanendo fortemente scettico in merito alle medesime. Per dirla in altre parole le ritengo splendide favole moderne, e se magari nascondo qualche intrinseca verità (cosa non poi così impossibile) essa è talmente ben nascosta tra le bizzarrie costruite ad arte che nessuno la scoprirà mai.
Anche oggi rimaniamo nel fantastico mondo del pop d’oltreoceano. Premessa: io – a differenza di molti di voi, cari amici lettori – amo il pop. Quindi ciò che scrivo non nasce assolutamente dal desiderio di sminuire un genere musicale che, vi piaccia o meno, è quello di cui usufruisco principalmente.
Anyway, l’interrogativo del post di oggi è quantomeno curioso: Britney Spears era un agente al servizio dello staff di George W. Bush?

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Quando Michael Jackson profetizzò l’Undici Settembre

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Cospirazionismo: ne volete?
Ok, facciamo di sì. Oggi vi regalo una perla ancora poco nota nell’ambiente (in Italia credo che ne abbia parlato soltanto Adam Kadmon, il complottista mascherato di Mistero).
Sull‘Undici Settembre 2001 è stato detto di tutto, di troppo. Tralasciamo le mille teorie che parlano di un attentato organizzato dagli Illuminati in seno al governo statunitense, per permettere una nuova politica di controllo capillare della popolazione, e per giustificare le guerre nei paesi canaglia, ricchi di risorse. Concentriamoci invece su chi sostiene che gli attacchi alle Torri Gemelle fossero già programmati da anni, e che la data precisa (o9-11-01, per dirla all’inglese) era stata calcolata su precise congiunture astrali. Follia e delirio etc etc: lo so. Non venite quindi a ironizzare, perché sono il primo a farlo. Quella che vi espongo io è la storia di un racconto distopico. Prendetelo come tale, sarà più facile divertirvi.
Dunque, dicevamo… l’attacco alle Torri Gemelle e Michael Jackson. Partiamo da qui.

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I Nove Sconosciuti

I Nove Sconosciuti

Oggi torniamo a parlare di teorie del complotto, tanto affascinanti quanto poco credibili. E, come dice qualche cospirazionista, la forza delle eminenze grigie che operano al di sopra delle leggi internazionali è proprio questa: l’incredulità delle masse.
Tutti voi avete sentito straparlare degli Illuminati, dei Templari, dei Massoni, della P2, della Trilaterale e di altri gruppi occulti di potere, citati nelle note trasmissioni televisive dedicate ai misteri. Ma chi può dire di conoscere gli inquietanti Nove Sconosciuti?
Essi fanno (farebbero) parte di una delle tante società segrete che dominano il mondo, tramando nell’ombra. Questa società in particolare ha origine nel III secolo a.C. Fu fondata da un imperatore indiano, Ashoka, che chiamò a sé dei grandi sapienti per controllare magia e conoscenza. Tutto ciò che studiarono fu catalogato in nove libri, che da allora si tramandano a nove sapienti, ritenuti i più potenti esseri umani al mondo.
La società segreta non è prettamente maligna (i seguaci della teosofia la reputano addirittura benigna), tuttavia i veri scopi dei Nove sono perlopiù imperscrutabili. Alcuni “esperti” ritengono che la società sia responsabile di alcuni progressi scientifici del genere umano, ma anche colpevole di averne insabbiati o ritardati altri.

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La cospirazione dell’obsolescenza

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Ginevra, 23 dicembre del 1924.
I rappresentanti delle aziende produttrici di lampadine a incandescenza si danno appuntamento e fondano il Cartello di Phoebus. Scopo unico di questa associazione è quello di concordare una riduzione della vita delle lampadine da vendere al dettaglio. Fino a quel giorno tale “vita” era stimata in un totale di 2500 ore. Il neonato Cartello impose una radicale diminuzione di tale efficienza, portando il tetto massimo a 1000 ore. Meno della metà.
Il perché è presto detto: pianificare l’obsolescenza delle cose e dei prodotti permette al mercato di lucrare sui medesimi. Pochi anni dopo, nel 1933, un economista americano, Bernard London, propose di estendere le idee del Cartello di Phoebus a tutti i beni di consumo. Dalle scarpe alle auto, passando perfino per gli immobili, ogni cosa sarebbe dovuta essere prodotta con una “data di scadenza”, di modo da doverla scartare in tempi non troppo lunghi. In tal modo il ciclo produttivo macroeconomico non avrebbe sofferto più la recessione, e la disoccupazione sarebbe stata combattuta con rara efficacia.
La proposta di London, qualcosa a metà tra l’utopico e il distopico, non fu attuata. Ma non fu nemmeno scartata del tutto. Negli anni ’50 toccò a Brooks Stevens riproporla, in modo più esplicitamente favorevole al produttore, e non al consumatore.

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Ma non doveva finire il mondo?

fine del mondo

Già, ma non doveva finire il mondo, tipo il 21 dicembre 2012?
Invece son finiti il Natale, Santo Stefano e a breve sarà pure finito l’anno, con tutte le sue gioie e i suoi dolori.
Ma il mondo, questa palla fangosa e tragicomica, è ancora qui e lotta con noi.
Colgo l’occasione per riproporvi un post di esattamente due anni fa, quando ancora esisteva il Blog sull’Orlo del Mondo (che in realtà esiste ancora, ma ha concluso il suo ciclo vitale). Era il due gennaio del 2011 e si parlava dell’approssimarsi dell’Apocalisse Maya, elencando tutte le altre “unhappy end” profetizzate e mai avvenute.
L’elenco è più che mai attuale e contempla anche i prossimi appuntamenti coi millenaristi di turno.
Chissà se qualcuno alla fine avrà la fortuna di azzeccare una previsione che sia una…

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Illuminati – Il gioco della cospirazione

Steve Jackson è uno dei più prolifici autori di librogame statunitensi, giochi di ruolo e giochi di carte. Nel suo lunghissimo curriculum vale la pena ricordare l’ideazione del GdR GURPS, del board game Car Wars, nonchè del card game Illuminati – The new world order, di cui discuteremo fra poco. Questo Jackson non è da confondersi col suo omonimo britannico, che ha invece curato le famose serie di librogame Sortilegio (Sorcery) e Dimensione avventura (Fighting fantasy).
Nel curriculum del “nostro” Jackson c’è anche un episodio molto curioso: una causa vinta dalla sua compagnia contro i Servizi Segreti degli Stati Uniti, rei di aver perquisito illegamente i suoi uffici durante un raid del 1990, nell’ambito dell’operazione Sundevil, che si proponeva di sbattere in carcere un buon numero di hacker sparsi su tutto il suolo americano. Può sembrare fiction bella e buona, ma è tutto vero. Ci sono atti e documenti che attestano tutto ciò. La breve cronistoria della causa la potete trovare qui.
Ovviamente il fatto che la Steve Jackson Games avesse appena pubblicato un gioco di ruolo cyberpunk bastò per attirare l’attenzione dei mastini federali. Del resto era il 1990, e tutto ciò che riguardava l’hacking e il cyberspazio aveva il gusto avventuroso (ma sbagliato) dell’illegalità.

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