Top five insolita, ma credo che vi piacerà.
Tempo fa, tra amici, si discuteva dei vecchi fumetti erotici italiani che negli anni ’70 e nei primi ’80 spopolavano qui in Italia. Si trattava di produzioni per adulti, che mischiavano erotismo, pornografia, thriller, horror e perfino fantascienza.
Era un’epoca meno bigotta e falsamente moralista rispetto a quella di oggi. Torme di ragazzini sono stati svezzati con fumetti del genere, e dubito che qualcuno possa attribuire a essi il diffondersi di adulti con deviate pulsioni sessuali o omicide. Di certo la qualità delle storie era quella che era, non sarò certo io a gridare al capolavoro. Tuttavia sono testate che fanno parte della nostra storia, e che comunque qualcosa hanno pur tramandato.
Il bello di quei fumetti è che le protagoniste erano personaggi femminili forti, spesso sovrumane, lontane dallo stereotipo della icona pornografica che vuole la donna sottomessa e umiliata. Certo, esisteva anche qualcosa di questo genere, in altre collane dell’epoca, ma non ne parleremo oggi.
La presente Top five vuole semplicemente celebrare cinque famose eroine erotiche di quegli anni. Vediamo chi se le ricorda e chi, tra i giovanissimi, ne ha almeno sentito parlare.
Archivi tag: anni ’80
Non stavamo meglio quando stavamo peggio
La modernità non è altro se non il presente in cui, volenti o nolenti ci troviamo a vivere. Ogni epoca può essere definita moderna rispetto alla precendete. Sì, è una banalità, ma nemmeno poi tanto, se ci pensiamo.
Puntuali come l’influenza di stagione, drappelli di nostalgici del bel mondo antico attraversano le epoche per puntare il dito contro il superfluo che, a loro dire, ha minato la morale, la coesione sociale etc. Queste denunce rétro vengono solitamente portate avanti con… le migliori tecnologie che offre l’epoca sotto accusa.
Le battaglie luddiste combattute su Facebook, per esempio, sono patetiche. Se frequentate il noto social network vi sarà capitato di imbattervi in qualche meme che santifica con parole nostalgiche “i bei tempi di una volta”, in cui i bambini si divertivano a giocare con le biglie, gli adulti avevano sani lavori che li facevano arrivare a sera stanchi, sporchi e sudati, ma temprati nel fisico.
Mica come i fighetti di oggi, che si divertono a rispondere ai call center per guadagnarsi i soldi per comprare l’iPhone.
Già, a proposito, vogliamo parlare del fascino che avevano le telefonate dalla cabina? O del fatto che se ti si fermava la macchina nel bel mezzo di una superstrada dovevi farti una sgambata di due ore dal meccanico più vicino, visto che i cellulari non esistevano?
Ecco, sì, spesso e volentieri si leggono queste cose. Su Facebook. Ovvero sul social network più incline al cazzeggio di tutto il Web. Ma anche sui blog, spesso specchio della vanità di chi nel “bel mondo di una volta” non aveva alcuna voce.
Ma dunque si stava davvero meglio quando si stava peggio?
Godaizer (2011)
Chi ha dai trenta ai quarant’anni ci è passato dritto in mezzo. Mi riferisco all’epoca dei robottoni, soprattutto quelli creati dal genio di Go Nagai, il papà dei Mazinga, di Goldrake, di Jeeg e di tanti altri.
Cartoni animati – sì, una volta si chiamavano così – che tra gli anni ’70 e gli ’80 hanno cresciuto un’intera generazione di ragazzini, abituandoli a volare con la fantasia e a conoscere un mondo, quello nipponico, che era precluso all’Italia fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Mazinga (il mio preferito) e soci non erano né banali né infantili. Se rivisti ancora oggi, ingenuità a parte, è facile notare il taglio adulto delle storie, fatte di sacrificio, di sentimenti, con personaggi spesso ambigui, spigolosi, assai diversi dai supereroi della Golden Age che furoreggiavano dall’altro lato del Pacifico.
Ci sarebbe anche molto da discutere sulle minacce che i robot giganti si trovavano ad affrontare. Antiche civiltà risorte dalle ceneri, con gerarchie fascistoidi, ma non avulse da un certo senso dell’onore. Invasori spaziali che si portavano appresso la minaccia nucleare, ovvio e lecito spauracchio per i giapponesi. La distinzione tra bene e male era spesso più sottile di quanto poteva sembrare a una prima, distratta analisi.
Deadworld: Requiem per il pianeta terra (di Gary Reed)
Deadworld: Requeim per il pianete terra
di Gary Reed, Vincent Locke e Dalibor Talajic
Free Books editore
144 pagine b/n, 11.90 euro
Sinossi
In questo primo paperback ritroviamo gli autori originali del cult anni ’80 e riviviamo l’olocausto soprannaturale che ha consentito ai Morti Viventi di attraversare il Cancello Oltredimensionale e invadere la Terra. Solo manipoli di umani in fuga resistono all’eccidio perpetrato da legioni di zombie sadici e intelligenti. Avete letto bene, zombie intelligenti e con una missione. Guidati dal motorizzato King Zombie, i Morti Viventi hanno un piano a lungo termine. Ma per attuarlo devono confrontarsi con un gruppo di giovanissimi sopravvissuti. Un gruppo che inconsapevolmente protegge qualcosa (o qualcuno) estremamente prezioso per King Zombie…
Dieci sogni che avevo da ragazzino
Rubo l’idea di quest posto al sempre prolifico Dottor Manhattan, che qualche giorno fa ha pubblicato il seguente articolo.
Spunto troppo bello per lasciarmelo sfuggire, anche perché io di sogni ne ho avuti sempre parecchi. Qualcuno l’ho realizzato, altri li ho traditi, altri ancora rimangono in stand-by.
Per stilare questa mia Top 10 ho voluto focalizzarmi su quell’età di passaggio in cui si abbandonano i sogni più assurdi (diventare Superman, per dire) per cullarne altri un pochino più concreti. Insomma, la lista che segue comprende dieci mie ambizioni risalenti a quell’età magica che è l’adolescenza.
Stilare questo elenco è stato molto meno leggero e divertente del previsto. Insomma, è un articolo che ha scavato nel mio passato… cosa che non è mai facile per nessuno. Almeno credo.
Se qualcuno vorrà proporre la sua Top 10 dei sogni realizzati/traditi, faccia pure. Non tocca solo a me espormi
Top 5: Librogame
Per me l’estate è sempre un gran turbinio di ricordi e di suggestioni.
Ricordo gli anni della mia infanzia, trascorsi in Valsassina, in compagnia di amici, passeggiate, pic-nic e… librogame.
Per celebrare tutto ciò ripesco una mia top 5 del vecchio blog. Forse una delle meno commentate, ma il cui argomento non smette di tornarmi in mente, almeno di tanto in tanto.
Forse il mio stesso amore per la lettura nasce grazie al “consumo” intensivo di librogame. Alla faccia di chi, all’epoca, diceva che erano stupidaggini che poco avevano a spartire con la vera cultura. Evidentemente i saccenti e gli snob sono una costante di tutti i periodi storici.
Ho “giocato” ai librogame praticamente ovunque: in casa, a scuola, in auto, in montagna, al mare. Lettura e divertimento erano complementari e davvero non ci stancava mai di vestire i panni del cavaliere Ramas, del mago, dell’eroe greco.
Ho collezionato librogame più o meno fino alla fine degli anni ’90, quando oramai non li giocavo più, bensì li leggevo e basta, come dei normalissimi romanzi. A parte le ultime serie arrivate in Italia, che ricordo come troppo cervellotiche e poco originali, credo di aver comprato un buon 80% dei libri-gioco tradotti nella nostra lingua. Ecco la top five di quelli che – tutt’ora – ricordo con piacevole nostalgia.
La fantascienza distopica era ottimista
Questo articolo avrei voluto scriverlo sotto forma di dossier, con tanto di riferimenti incrociati, minirecensioni di alcuni film che citerò e altri dati interessanti.
Ma è metà luglio e immagino che preferiate un post che non vi incolli per ore al monitor del computer. Magari state già prenotando la vostra crociera su Marte o un viaggio nella realtà virtuale, tanto per staccare da quest’afa immonda. Avete già programmato i robot di casa affinché ve la tengano pulita? Vi siete ricordati di registrare le puntate del vostro reality preferito, The Running Man?
Ecco, questo è più o meno ciò che ci ha promesso la fantascienza cinematografica negli anni Ottanta.
Parlo di cinema e non di libri a ragion veduta: i romanzieri di sci-fi hanno da sempre una veduta più ampia del futuro, che può variare dal distopico all’utopico, dal catastrofico al cyberpunk. Invece i film degli Eighties erano più o meno tutti indirizzati verso una visione distopica del futuro. Che poi sarebbe il nostro presente, considerando che erano tutte pellicole ambientate più o meno dal 2000 in poi.
Giochi mitici dei mitici 80 (parte terza)
Concluidiamo la sagra dei ricordi adolescenziali che finora ci ha regalato ben due post in altrettanti sabati.
Dopo aver esaminato le action figures, i pupazzetti e i videogames che hanno caratterizzato la mia prima gioventù, passo infine a segnalarvi i primi tre boardgame che m’indirizzarono sulla cattiva strada. (Più una bonus track) La passione per i giochi da tavolo -prima- e per i giochi di ruolo -poi- nacque nel solo modo in cui poteva nascere: partendo da prodotti noti al grande pubblico e quindi reperibili con le mancette dei nonni. Unendo a tutto ciò quella voglia di approfondire che mi ha sempre caratterizzato, almeno per quel che concerne certi argomenti.
In questo post non troverete quindi il mio percorso da giocoruolista, bensì ciò che mi portò a diventarlo.
E non si può che iniziare da…







