Otto anni fa. Estate. Io e un amico all’uscita di un cinema, nella canicola spaventosa di un anonimo luglio milanese qualunque.
Il film appena visto – che non citerò per mantere una certa vaghezza sul protagonista di questo post – mi aveva colpito più per il contesto e per l’ambientazione che non per la qualità intrinseca. Al che vado a casa, e come spesso mi capita di fare, mi butto in Rete per cercare informazioni. Anche senza il flusso di roba che abbonda oggigiorno (nel 2004 non era così), trovo parecchio materiale. Scopro per esempio che il film è tratto da una saga a fumetti, scopro che le location esistono davvero e hanno tutta una loro storia particolare etc etc.
Qualche giorno dopo rivedo il mio amico e lo metto al corrente di questa mia ricerca. Lui, chiamiamolo Amedeo, mi guarda sconcertato e irritato, quindi pronuncia una frase che mi è rimasta impressa nei secoli dei secoli: “Ehhh, ma tu sei uno che va sempre ad approfondire! Ma che te ne frega?“
Lì per lì riuscì a farmi sentire una mer*a, nemmeno avessi fatto chissà quale gesto ignominoso. Insomma, per la visione del film era stato il primo passo per approfondire una tematica che mi era piaciuta, per Amedeo si era trattato di un film punto e basta. Pagina chiusa appena dopo aver messo il piede fuori dal cinema.
