Sarah Felberbaum è una delle celebrità (brutto termine, ok, urge sinonimo) che seguo da più tempo.
L’apprezzavo quando era una VJ per conto di MTV – quando ancora questa emittente era una bella, piccola realtà italiana – l’ho apprezzata in alcuni film, e l’ho poi conosciuta anche come scrittrice.
Nata a Londra nel 1980 da madre britannica e da padre newyorchese, tuttavia italianissima, un passato da modella, un presente da attrice e forse un futuro ancora da scrittrice.
Bellezza elegante e al contempo “carnale”, Sarah è una ragazza che sa farsi apprezzare anche per il suo essere non sovraesposta al gossip, nonostante il suo recente fidanzamento con Daniele De Rossi, e la sua carriera in costante ascesa.
Conosciuta tempo fa via mail, proprio per merito del suo primo romanzo, posso testimoniarvi il suo carattere gentile ed educato, uno disponibilità fuori dal comune e un bel modo di esprimersi e di comunicare.
Di questi tempi vi pare poco? Direi di no.
- Sciocca nota personale: ho scelto Sarah come volto di uno dei personaggi della mia game novel, Tomato Moth, come testimonia la copertina del capitolo sei.
E ora, foto!
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L’umiltà se la tengano i perdenti
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Il 19 aprile del 1987 nasceva in quel di Njagan, ridente cittadina della Siberia (allora facente parte dell’Unione Sovietica) Maria Sharapova, campionessa di tennis, icona dello sport, sex symbol, atleta femminile più pagata al mondo (26 milioni di dollari annuali, sommando gli introiti sportivi a quelli pubblicitari).
Qualche mese fa Maria è diventata una delle muse per eccellenza di Plutonia Experiment, grazie anche al fatto che presta volto e fisico a Sibir, una delle supereroine di 2MM, di cui potete trovare le avventure in formato ebook, nell’apposita sezione del blog.
Devo ammettere che allora conoscevo poco di lei. Da quel momento ho iniziato a seguirla, sia sul campo (e sono riuscita anche a vederla dal vivo, grazie a un azzeccatissimo regalo di compleanno) che nelle vicissitudini che la coinvolgono a livello mediatico.
Cos’ho dunque scoperto su di lei?
Le ospiti di Plutonia: Malika Ayane
Questa domenica Plutonia Experiment torna a parlare di musica al femminile.
La mia ospite è infatti Malika Ayane, una delle mie cantanti italiane (e non solo) preferite. L’unica, o quasi, di cui riesco ad ascoltare un disco dall’inizio alla fine senza sentire il bisogno di cambiare, di intervallare con altro. Se vi sembra un dettaglio piccolo vi assicuro che non lo è, non in questa contemporaneità frenetica in cui il livello d’attenzione medio si è abbassato moltissimo.
La storia di Malika è stata oramai citata mille e mille volte, perciò ripeterò l’essenziale. Nata a Milano il 31 gennaio del 1984, da mamma italiana e papà marocchino, ha alle spalle una lunga ed eterogenea gavetta, tra il coro de La Scala, spesso con interpretazioni da solista, e i primi esperimenti in ambito blues e jazz. Dopo aver lavorato per anni nel sottobosco musicale milanese, Malika ha l’occasione di una vita grazie alla Sugar Music di Caterina Caselli, che nota il suo talento e le fa firmare il primo contratto discografico. Il resto, come si suol dire, è storia: dischi di platino, record di vendite, ampi consensi da parte di critica e pubblico.
Tre dischi all’attivo, una continua ricerca del raffinato sia nei testi che nelle melodie, Malika ha una presenza scenica teatrale ma elegante, e una voce calda e sensuale, che ipnotizza e ferma il tempo, concentrando la mente sull’ascolto e al contempo lasciandola vagare in qualcosa di indefinito e bello. Un’emozione, forse. Magia? Anche.
Tra le sue canzoni che preferisco cito, in ordine sparso: Niente, Come foglie e Controvento. Ma l’elenco di pezzi notevoli è in realtà assai più lungo. Trovate buona parte dei suoi brani sul canale YouTube ufficiale di Malika. Per tutti i contatti social fate invece un giro sul suo sito.
Tra l’altro è anche appena ripartito il suo tour, Ricreazione. Vedi mai che se capita da queste parti…
Le ospiti di Plutonia: Valentina Lodovini
Valentina Lodovini è una delle attrici italiane che apprezzo di più, specialmente tra quelle che la critica definisce “di nuova generazione”.
In realtà la Lodovini ha già nove anni di carriera alle spalle, che non sono proprio pochi, anche se si è imposta al grande pubblico relativamente di recente, grazie a film quali Generazione mille euro, Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord.
Umbra di Umbertide, classe 1978, proveniente dalla sempre più trascurata gavetta, Valentina ha seguito diversi corsi di cinema, ritagliandosi man mano dei ruoli sempre più importanti, fino al grande palcoscenico dei tre film già citati, tutti ricchi di gloria al botteghino.
Bellezza mediterranea, ma non stereotipata, bel sorriso, sensualità che esprime con la recitazione, col corpo, con lo sguardo. La attendiamo in qualche ruolo da protagonista assoluta. Magari fuori dall’Italia, il che le darebbe modo di spaziare in altri generi (sebbene le commedie a cui a partecipato sia, globalmente, piuttosto godibili).
Eccovi la consueta rassegna fotografica, tra cui alcuni scatti facenti parte di un photoshoot pubblicato su Maxim.
Le ospiti di Plutonia: Giorgia Wurth
No, la mia ospite di oggi non è parente coi fondatori della nota multinazionale di elettronica.
Così come questa battuta non è mia, bensì di Giorgia in persona.
Attrice, conduttrice e scrittrice, Giorgia Wurth (Genova, 1979) mi dà l’idea di essere una di quelle donne rare, che impreziosiscono la vita di chi ha la fortuna di frequentarle. Brava, simpatica e intelligente, Giorgia è riuscita a non rimanere intrappolata nel ruolo della bella donna col ruolo di femme fatale, preferendo arricchire la sua carriera con esperienze molto variegate.
La sua biografia la potete leggere (e scaricare) dal sito ufficiale di Giorgia, quindi non sto qui a ricopiarla inutilmente. Mi limito quindi a citare due lavori che la riguardano e che mi stanno particolarmente a cuore, anche se sono passati più inosservati rispetto ad altri.
Il primo è il cortometraggio italiano di fantascienza Afterville, veramente valido (purtroppo scopro ora che è stato rimosso da Youtube, ma mi auguro che sia ancora caricato su altri siti).
Il secondo lavoro che voglio ricordare è il suo romanzo Tutta da rifare, letto quasi per caso e apprezzato ben più del previsto, vuoi per lo stile di scrittura molto ironico di Giorgia, vuoi perché ha saputo raccontare una storia drammatica senza ricorrere al pietismo o alla retorica.
La trovate anche su Twitter.
E ora, come mi è d’uso fare in questi articoli domenicali, vi lascio a una ricca gallery fotografica.
Le ospiti di Plutonia: Simona Molinari
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Simona Molinari, nata a Napoli nel febbraio del 1983, aquilana d’adozione, è una delle cantautrici italiane a cui io guardo con più interesse.
Virtuosa del jazz, ma aperta a sperimentazioni e fusioni con altri generi musicali, Simona è una di quelle rare artiste che riesce a riscuotere consensi quasi unanimi sia dal pubblico che dalla critica specializzata.
Di certo non è arrivata al successo per caso: studia canto da quando ha otto anni, si è diplomata in conservatorio e da allora ha fatto moltissima gavetta e, soprattutto, ha suonato spesso e volentieri dal vivo. Perché esibirsi su un palco è la miglior palestra possibile per perfezionarsi e per affinare il proprio stile.
La Molinari ha anche fatto alcune esperienze teatrali, altra tappa formativa di grande importanza nel suo percorso artistico. Dopo il successo di Egocentrica (2009), l’abbiamo recentemente rivista a Sanremo, in coppia con l’ottimo cantautore newyorchese Peter Cincotti. La loro canzone, La Felicità, è una delle migliori del festival. Inoltre Simona ha colpito nel segno con un look che fonde sapientemente eleganza e sensualità.
Insomma, come si suol dire: bella e brava.
Visitate il suo sito ufficiale.
Le ospiti di Plutonia: Julie Benz
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Volto noto a chi, come me, ama i serial televisivi, Julie Benz è una brava attrice che ha trovato la sua perfetta dimensione lavorando (soprattutto) per il piccolo schermo.
Oltre a essere comparsa in una marea di produzioni importanti, da Buffy a Taken, da Desperate Housewives a Angel, Julie è nota soprattutto per essere una delle protagoniste principali di Dexter. Nel ruolo di Rita Bennet (la donna del serial killer “buono”, Dexter, appunto) ha avuto modo di dar vita a un personaggio molto sfaccettato, ricco di sorprese e piuttosto anomalo per quel che concerne i serial americani. La sua fine è stata uno shock per i fan.
Anche al cinema la Benz si è fatta notare in tutta una serie di titoli che mi stanno a cuore, in particolare John Rambo e Punisher – Zona di Guerra.
Classe 1972, di Pittsburgh, sposata due volte, molto attiva su Twitter, da cui lascia intuire un carattere solare, umano. E ora, come al solito, vi lascio con qualche sua foto.
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Il metodo Chuck Palahniuk
Allora, vediamo… Visto che l’articolo di due settimane fa, riguardante i consigli di scrittura di Kurt Vonnegut, vi è piaciuto, oggi facciamo il bis con Chuck Palahniuk. Non credo che questo spazio diventerà una rubrica fissa, perché mi piace variare il contenuto delle classifiche del sabato, tuttavia può darsi che vi proporrò ancora un paio di articoli di questo tipo, sempre concentrandomi sugli scrittori che, in un modo o nell’altro, possono essere considerati “di genere”.
Su Palahniuk non ho nulla di nuovo o di eclatante da rivelarvi. Il personaggio è già fin troppo strambo di suo, ben lontano dallo stereotipo italiano di scrittore, da risultarmi automaticamente simpatico. Ho letto diverse cose sue, apprezzandone alcune (Fight Club, Soffocare, Cavie) e odiandone altri (Gang Bang, per esempio). Senz’altro è un autore particolare, sia che per tematiche trattate, sia per lo stile dei suoi libri.
I tredici consigli che seguono sono interessanti, e anche ben espressi, non pesanti o didascalici. Da buon scrittore, insomma. Sono anche adatti a voi altri che li state leggendo? Chissà. Sappiatemi dire.







