Come molti di voi sanno, io sono un lettore della primissima ora della celeberrima saga di George R. R. Martin.
Ho comprato il primo libro più di dieci anni fa, quando nessuno se lo filava. Il passaparola (senza internet) tra noi vecchi giocatori di ruolo fu rapidissimo. Da lì a breve le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sarebbero diventate un cult per i lettori, anche per quelli non avvezzi al fantasy. Questo, per me, è un grande merito per Martin.
Oltre un decennio dopo la saga libresca pare ancora ben lungi dal concludersi. Subisce anzi continui rallentamenti, e gli ultimi volumi sono stati (a parer mio) un po’ deludenti, proprio perché dispersivi e poco incisivi sulle trame principali della storia.
Nel mentre la HBO ha lanciato il serial TV basato sulle Cronache. Sto parlando chiaramente di Game of Thrones, di cui oramai anche gli haters più convinti hanno visto almeno una puntata. Quando lessi delle notizia ero più che perplesso. Non credevo che fosse possibile ricavare qualcosa di decente da una saga così incasinata complessa come quella di Martin. I fatti mi smentiscono. La HBO mi smentisce.
Per pagare il fio ho perfino fatto pellegrinaggio per due anni di fila allo shop newyorkese della HBO (questa invece è la sua versione online). Come se non bastasse pubblico oggi questa top 5, ben consapevole che molti mi verranno a dire che loro GoT non lo guardano e bla bla bla.
Non sono qui per “convertire” nessuno, sia ben chiaro! Ciascuno si tenga la propria idea, come è giusto che sia.
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Le nove regole per scrivere un best-seller
Questa volte le regole non sono mie, che di bestseller non ne ho mai scritti, bensì di Ken Follett.
Questo autore, recordman di vendite da almeno tre decenni, ha il pregio (raro) di piacere sia ai lettori medio/deboli che a quelli medio/forti, che di solito sono molto schizzinosi nei confronti di tutto ciò che legge il volgo. No, non abbiatene… è proprio così. Se volete mi ci metto dentro anch’io.
Follet invece ha quella padronanza dell’elemento storico dei suoi romanzi, che lo rende piuttosto interessante, anche nei suoi romanzi meno riusciti, che pure abbondano.
Dubitate di quelli che lo definiscono un cialtrone, oppure uno scrittore fasullo, che riscuote successi grazie a qualche oscure battaglione di ghost writers al suo servizio. Follett può non piacere, ma senz’altro sa scrivere. Chi lo nega parte proprio da quel punto di vista pregiudiziale e poco onesto sui bestselleristi, che stanno parecchio sulle scatole ai cosiddetti lettori forti.
Anyway, non perdiamoci troppo in preamboli. Ken Follett ha regalato queste nove regole per scrivere un buon best-seller al Corriere della Sera, nel settembre del 2012, in occasione della presentazione de L’Inverno del Mondo. Occasione per intervistarlo, e per acquisire queste perle di saggezza.
Cinque scuse per non acquistare l’ebook di un amico
Col post di oggi vi voglio dare una mano.
Ogni tanto vi capiterà di ricevere una mail o un messaggio su Facebook, da parte dell’ennesimo amico che ha deciso di pubblicare un libro. Cosa che, con l’autoproduzione digitale, va diffondendosi come l’influenza aviaria.
Ma come, tu non eri favorevole alle autoproduzioni?
Certo che sì, ma ho anche sempre ammesso che, come dice un mio amico, non sempre si tratta di caviale. Anzi…
Il bello è che il romanzo-fuffa lo si distingue con una certa facilità, specialmente se siete lettori forti. Spesso basta leggere la sinossi, oppure fare una breve ricerca su Google. Se l’autore è alla sua prima pubblicazione, senza avere un blog, senza aver mai nemmeno scritto un racconto per un sito, per un forum, per un concorso…. beh, ci sono ottime probabilità che sia un terribile dilettante allo sbaraglio.
Però, nel nostro caso, il dilettante allo sbaraglio è anche un vostro amico. Quindi offenderlo con un rifiuto netto e sincerto potrebbe essere controproducente. Però ci sono delle risposte standard che potrebbero venirvi in aiuto. Eccone cinque.
Il Passaparola vincente: una Top 12 e un manuale
Le persone amano parlare. Dal vivo, al telefono o sul web, nei blog, nei forum, nei social network. Di quello che piace loro, di quello comprano, di quello che vogliono. Questo libro insegna a fare rendere al meglio l’unico strumento promozionale potenzialmente gratuito: la comunicazione interpersonale, in sostanza la chiacchiera.
E il marketing del passaparola funziona per ogni tipo di prodotti o servizi. Funziona anche per cause, idee, beneficenza e organizzazioni: per qualsiasi cosa di cui si desideri far parlare. Sernovitz affronta l’argomento da un punto di vista pratico e a partire da un principio basilare, una nuova filosofia di business: si basa sull’onestà e l’ammirazione, sul rendere felici i clienti.
L’opzione contraria è annoiarli e spendere in pubblicità. Se la gente non parla bisogna ricorrere alla pubblicità, che costa. Il marketing del passaparola spiegato da Sernovitz è più del semplice marketing. Consiste nel rendere interessanti le proposte e l’impresa, così che valga la pena parlarne. (Dalla sinossi de L’Arte del Passaparola, di Andy Sernovitz)
Cinque cose che piacciono a tutti tranne che a me
L’idea di questo post è di Luca Morandi, sempre ottimo nel proporre delle classifiche stuzzicanti e irriverenti. Trovate la versione originale della top 5 in questione a questo indirizzo.
Faccio mia la stessa premessa di Luca: ciascuno ha i suoi gusti e non sta a me discuterli. Sarebbe carino se tutti se lo ricordassero, invece c’è in giro un sacco di gente che non vede l’ora di spiegarti perché questa o quella cosa fa schifo, dandoti implicitamente dell’idiota perché invece a te piace.
Difficile discutere i gusti personali. Alla fin fine credo che non ci sia nemmeno da giustificarli: gradiamo certe cose perché sì, perché siamo nati e cresciuti così.
Idem per le cose che non ci piacciono. Non credo sia una strategia intelligente quella di gestire un blog focalizzato sull’enunciare ciò che ci fa schifo. Probabilmente avrebbe una marea di visitatori, ma alla lunga sarebbe talmente acido da sciogliere perfino la tastiera del PC di chi lo gestisce.
Però un post negativo, una tantum, ci sta. Quindi vi beccate (in ordine sparso) la mia Top 5 delle cinque cose piacciono a tutti tranne che a me.
Top 5: Cinque maestri di scrittura
Chiunque si diletti di scrittura ha inevitabilmente dei punti di riferimento. Prendere il mano la penna (la tastiera e il mouse) è infatti quasi sempre un gesto conseguenziale alla lettura. Con la lettura si maturano gusti e preferenze. Quando poi si fa il grande passo e si prova a scrivere qualcosa, il pensiero va subito a loro, ai maestri. Che poi altro non sono se non gli scrittori che ciascuno di noi preferisce.
All’inizio si tende a imitarli, a copiarne stile e storie. Solo col tempo e con l’esercizio è possibile abbandonare l’emulazione, filtrandone soltanto certi elementi e maturando al contempo uno stile personale, originale quanto basta (sfido chiunque a dimostrare che esiste un’originalità assoluta). Eppure qualcosa dei maestri rimane sempre dentro. E’ giusto che sia così: non c’è altro modo per portare avanti le storie che amiamo, evolvendole senza dimenticare di omaggiarne le origini.
Ebbene, tra la vastissima scelta di autori che seguo fin da bambino, questi sono quelli che a oggi indico come maestri. Non necessariamente i più vecchi o i più conosciuti, bensì coloro che davvero -dopo averli letti- hanno in qualche modo cambiato il mio rapporto con la scrittura. Anche se oggi alcuni di loro sono decisamente superati…
Sette cose che non apprezzo della blogosfera
Secondo molti blogger di lungo corso che questa stagione 2011/2012 (iniziata lo scorso settembre e in fase di conclusione) è stata caratterizzata da un’imbarbarimento delle discussioni sulla blogosfera, complice la violazione ripetuta e sistematica della cara vecchia netiquette. Ma non solo: gli articoli di approfondimento, le recensioni e i post “tecnici” lasciano sempre più spazio alle polemiche costruite a tavolino o, peggio ancora (almeno per la vedo io) a una serie di articoli insulsi, buttati lì solo per accumulare chiavi di ricerca. Pur ammettendo che non c’è nulla di male spaziare in argomenti leggeri o leggerissimi, cosa che capita spesso anche a me, comincio a trovare irritante la mancanza di spessore perpetrata per settimane o mesi, da parte di blog che una volta seguivo con grande interesse.
Imbarbarimento? Impoverimento? Senz’altro un mix di tutto ciò.
Il post di oggi si propone, senza particolari intenti polemici e/o riferimenti specifici al mondo della scrittura, di analizzare i sette problemi più immediati che balzano all’occhio nella mia nuotata quotidiana nella blogosfera italiana.
Come ho detto questo è un articolo senza grandi pretese, di semplice confronto. Al solito ogni commento offensivo o papabile di accendere degli inutili flame verrà cancellato senza preavviso.
Ritagliando una giornata perfetta: Top 5
Top 5 leggera ma non banale.
Quante volte nel giro di un anno riusciamo a ritagliarci una giornata perfetta?
Ma, ancor prima, cosa intendiamo per giornata perfetta?
Per molti è quando concludi un ottimo affare sul lavoro, oppure quando riesci ad andare a letto con la tizia che hai conosciuto in palestra e che tampini da un po’ di tempo. Per altri è quando si riesce a evitare di trascorrere la domenica dai suoceri, oppure quando la squadra del cuore vince una partita all’ultimo minuto (magari con un goal su rigore inesistente, vuoi mettere?)
C’è chi poi vola più basso. La giornata perfetta è quando trovi un libro che cercavi da anni, e che ora ti si presenta davanti a un euro sulla bancarella dell’usato. Oppure quando ricevi una telefonata inaspettata che ti scuote dal torpore o dai brutti pensieri.
Per chi si diletta a scrivere la giornata perfetta è quando si sfornano un paio di capitoli che, sì, sembrano proprio belli.
Per altri la perfezione si manifesta in dodici ore filate di cazzeggio assoluto.
Dunque eccovi cinque mie possibili giornate perfette.
Ovviamente, se vi va, potete dirmi le vostre.







