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Valentina Cervi è una di quelle attrici che hanno il cinema nel sangue, complice l’essere figlia del regista Tonino Cervi, e nipote dell’attore Gino Cervi.
Romana, classe 1976 (ha un anno meno di me, ma poco importa), debutta sul piccolo schermo nel 1986, e al cinema nel 1988 con la commedia Mignon è partita, di Francesca Archibugi. Da lì in poi recita in una marea di film, vincendo diversi premi, riconoscimenti e nomination ai Nastri d’Argento. Il punto è, come ho già affermato altre volte su questo blog, è che il cinema italiano non offre nessuna varietà di ruoli (specialmente femminili). Si va dalla commedia per i finto-trentenni al dramma pseudopsicologico, magari d’autore.
Non c’è null’altro.
E allora la grande occasione per Valentina Cervi si manifesta all’estero, negli States, dove viene chiamata per partecipare al serial di successo True Blood, nel ruolo della vampira Salome Agrippa. La Cervi raccoglie consensi e fans, dimostrando ancora una volta che altrove ci sono altri entusiasmi, e un rispetto totale e spontaneo dei cosiddetti prodotti popolari, o di genere.
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