Oramai tutti sapete cosa si intende con la parola criptozoologia. Trasmissioni più o meno serie come Voyager e Mistero (su quest’ultima… vabbé) hanno contribuito a illuminare le menti fino a pochi anni ignare di tutti questo campo di studi.
Oltre la criptozoologia c’è però un’altra pseudoscienza gemella, che rimane ancora oggi poco conosciuta e ancor meno citata in televisione: la criptobotanica. Facile intuire di cosa si tratta, ossia dello studio di forme di vita vegetali considerate sconosciute, estinte o addirittura non esistenti.
Proprio come accade per la disciplina gemella, i criptobotanici si ritengono in tutto e per tutto scienziati, mentre fuori dal loro contesto difficilmente vengono reputati tali, anche se i distinguo sono tanti e distribuiti su un’ampia scala di valori.
I “vangeli” della criptobotanica sono prima di tutto alcuni resoconti di esploratori e viaggiatori dal tardo medioevo in poi, anche se alcuni ricercatori di questo ramo riescono a pescare dei riferimenti “scientifici” anche nella rielaborazione di leggende e miti del passato più remoto.
