Tutta mia la città (novelette)

Nelle prime settimane è stato scambiato per un nuovo focolaio di Covid-19, originario ancora una volta dalla Cina.
Quando si è diffuso fuori dal continente asiatico, gli scienziati hanno invece parlato di una pandemia di encefalite letargica mutata.
La verità è saltata fuori tardi, quando le strutture ospedaliere di buona parte del mondo erano già al tracollo. Il morbo che ha contagiato un numero spropositato di persone si diffonde via Internet. Lo chiamano il Mob ed è in grado di alterare il sistema limbico umano.
Qualcuno ha parlato di un’arma sperimentale sfuggita al controllo dei suoi creatori, ma oramai la sua natura non conta più. Chiunque sia sopravvissuto alla malattia si è trasformato in uno psicopatico con due soli istinti: nutristi e collegarsi al Web.

Un anno più tardi, Milano.
Roberto è solo. Fa parte di quel 2% di persone che hanno in qualche modo evitato di venire a contatto con qualche contenuto infettato dal Mob.
In città però è solo.
Solo con migliaia di disgiunti sempre più derelitti e inselvatichiti – gli psicopatici mutati dal virus. Li evita con una certa facilità, perché trascorrono la maggior parte del loro tempo collegati a Internet.
E se un domani i server cessassero per sempre di funzionare?

Nel 2008 ero un aspirante autore sconosciuto. Mi affac­ciavo al rutilante – si dice ancora rutilante? – mondo dell’editoria e del self publishing. Avevo molte idee, di­verse passioni, tante illusioni.
A quei tempi curavo Il Blog sull’Orlo del Mondo, la mia prima casa virtuale. Scrivevo e distribuivo ebook in formato PDF. Li regalavo. Il concetto stesso di ebook, in Italia, era ancora primordiale. Di fatto non esisteva nem­meno un mercato, e io avevo bisogno di un pubblico. Da questa esigenza è derivata la scelta della distribuzione gratuita.
Tutta mia la città – che ai tempi s’intitolava Il Re della città – è stato uno dei primi romanzi (brevi) che ho pub­blicato. Fino a quel momento avevo scritto soltanto rac­conti. Nasceva come un omaggio a uno dei miei libri pre­feriti, Io sono leggenda. Ricordo che piacque molto. Fu, in più di un senso, un trampolino di lancio, un invito effica­ce rivolto a molta gente, affinché mi seguisse e mi legges­se.
Tutta mia la città è stato anche uno dei miei primi tenta­tivi di scrivere del buon fantahorror apocalittico con am­bientazione italiana. Un trend, questo, che mi avrebbe poi accompagnato (e che tuttora mi accompagna) in molte mie produzioni.

Nel 2020 mi è venuta la voglia improvvisa di rimettere mano a questo romanzo breve e di pubblicarlo.
Rileggendolo ho scoperto quanto nel 2008 la mia scrit­tura fosse acerba, dilettantesca, imprecisa. L’idea, però, l’ho trovata bella, oggi come allora. Quella che doveva es­sere una “sistemata” al romanzo è diventata una vera e propria riscrittura, complice anche la necessità di adatta­re la trama del romanzo allo sviluppo informatico avve­nuto in questi dodici anni (leggendolo capirete ciò che in­tendo).
Poi il mio editor di fiducia, Germano, ha ulteriormente messo mano alla storia, rendendola davvero perfetta, al­meno dal mio punto di vista.
Spero anche dal vostro.

Tutta mia la città
Novelette
22.000 parole circa

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Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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