Le Sirene, divoratrici di marinai

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Vi propongo oggi un articolo nato inizialmente come guest post per l’amico blogger e saggista Marco Valle. Il suo blog, McGlen’s Mysteries, è fermo da un po’, ma spero che prima o poi ricominci con gli aggiornamenti, perché mi piace il suo approccio col folklore e con la criptozoologia, senza mai sbilanciarsi troppo verso il la facile credulità che piace tanto al popolino.
Il post in questione analizza una delle figure leggendarie che più mi affascinano, la sirena. Come vedrete siamo molto, molto lontani dallo stereotipo disneyano che la parola “sirena” evoca nei pensieri dei non addetti ai lavori.
Ma non mi dilungo ulteriormente, lasciando spazio all’articolo in sé (che magari, presto o tardi, sarà la base di un mio racconto a tema).

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La Telecinesi

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“Muovere a distanza”, ovvero: telecinesi.
Uno dei presunti poteri soprannaturali più noti a chi si occupa di questi argomenti.
Forse non sapete che, tecnicamente parlando, essa fa parte di una macrocategoria superiore, la psicocinesi (“muove con la mente”).
La psicocinesi comprende una gran varietà di fenomeni: la deformazione di oggetti, l’alterazione della materia, il magnetismo, la proiezione di immagini tridimensionali, l’alterazione delle probabilità. Comprende anche tutti quei poteri correlati a un elemento: idrocinesi, pirocinesi, aerocinesi, geocinesi, fotocinesi, criocinesi eccetera eccetera.
La telecinesi “pura” rappresenta una voce importante, nel contesto di questa macrocategoria di poteri psichici.
Tanto per toglierci subito il dubbio: nonostante siano stati eseguiti molti esperimenti scientifici sulla possibile esistenza di reali fenomeni telecinetici, nessuno di essi ha dato dei risultati significativi.
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Il teletrasporto è possibile?

teletrasporto

Matter transportation

Riapriamo ufficialmente la rubrica su misteri e fringe science del giovedì con qualcosa di semplice e intrigante.
Si parte con una citazione di un bell’articolo della webzine di notizie e attualità BlastingNews.

Secondo il fisico visionario di fama mondiale Michio Kaku, professore presso la City University di New York, nell’arco di cento anni il teletrasporto diventerà una realtà e i lunghi viaggi (se non per scelta) potrebbero diventare soltanto un ricordo. “Eravamo abituati a ridere quando parlavamo di teletrasporto, però adesso non ridiamo più. Il teletrasporto quantico esiste già, ed entro un decennio potremo teletrasportare la prima molecola”, ha dichiarato il fisico al periodico The Express. Secondo Kaku, gli essere umani già realizzano qualcosa del genere a livello atomico: il fenomeno è conosciuto come entanglement quantistico e consente interconnessioni tra atomi che possono mandare le loro informazioni ad altri più lontani.

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La droga della guerra

captagon

Con l’aumentare del numero di atti terroristici messi a segno dall’ISIS si accumulano anche dettagli inquietanti sul loro modus operandi. Strategie, tattiche, addestramento: poco è lasciato al caso e l’idea di attacchi casuali e disorganizzati è semplicemente ridicola.
Una delle peculiarità “tecniche” degli attentatori kamikaze dello Stato Islamico riguarda l’assunzione della cosiddetta Droga della Jihad. Si tratta del Captagon, un composto di amfetamina e di altre sostanze stimolanti, la cui produzione è andata aumentando nell’ultimo decennio (specialmente nei paesi arabi).
Il Captagon aumenta la resistenza a fatica e dolore, causa la perdita di inibizioni e un senso di onnipotenza. Chi lo assume può resistere per giorni senza dormire e mangiando pochissimo.
Il Captagon è la perfetta droga della guerra, e ha illustri precedenti storici.

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Le invenzioni della notte

le invenzioni della notte

In un normalissimo mattino di luglio, Jonas si sveglia nella sua casa di Vienna. Dopo il solito caffè, scopre che la televisione non funziona, internet non va, il giornale non gli è stato consegnato, e il telefono della sua fidanzata continua a suonare a vuoto. Perplesso, esce per andare al lavoro, ma dopo qualche passo si rende conto che c’è un silenzio innaturale, e si accorge di essere l’unico per strada. In breve arriva alla sconcertante certezza di essere rimasto solo al mondo: uomini e animali sono scomparsi dalla faccia della Terra, come se nella notte si fossero volatilizzati. Unica presenza reale del romanzo, gli oggetti fisici sembrano trasformarsi in rettili freddi che lo osservano, silenziosi e immobili, una minaccia che percorre il romanzo con una violenza sottile, mai sopita. E mentre la paura di essere solo si trasforma nella paranoia di non esserlo, i sogni del protagonista travalicano la realtà, si mescolano ai ricordi, e Jonas comincia a dubitare della propria mente, risucchiato in un vortice di delirio e disperazione che lo trascina verso l’inevitabile.

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L’utopia abbandonata: Crespi d’Adda

Crespi-dAdda

Il villaggio venne costruito durante l’ultimo quarto del XIX secolo dalla famiglia Crespi, che scelse quest’area, vicina al fiume Adda, per costruire una tessitura. La fondazione si fa risalire al 1877 ad opera del bustocco Cristoforo Benigno Crespi. L’idea fu quella di affiancare agli stabilimenti un vero e proprio villaggio che ospitasse gli operai della fabbrica e le loro famiglie. Il villaggio era dotato di tutte le comodità. Oltre alle villette delle famiglie operaie (complete di giardino ed orto), e alle ville per i dirigenti (che vennero costruite in seguito), il villaggio era dotato di chiesa (copia identica, ma più piccola, del Santuario di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio), scuola, cimitero, ospedale, campo sportivo, teatro, stazione dei pompieri e di altre strutture comunitarie.
Il cimitero di Crespi d’Adda è dominato dalla tomba della famiglia Crespi, costituita da una piramide in fondo ad un lungo viale alberato. Le tombe più ricche sono quindi disposte intorno a questo imponente mausoleo, mentre quelle più semplici, segnalate da croci di pietra, sono più distanti, come concreta memoria della stratificazione sociale della comunità che qui vi riposa. Il cimitero è circondato da un muro circolare che racchiude in sé tutte le tombe e che vuole simboleggiare l’abbraccio della famiglia Crespi a tutti gli operai del villaggio.  Continua a leggere