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Fanta Africa (Dossier)

Io sono un cinefilo dalle passioni semplici. Magari nel campo dei libri faccio un po’ lo snob, ma quando si tratta di film posso avere la bocca buona, come quelli che mangiano al ristorante cinese d’accatto e ne escono felici.

Poi va da sé che mangiando tante schifezze il gusto prima o poi si affina. Ma in fondo rimane la passione per gli involtini primavera e i toast di gambero, a cui non sostituirei mai le raffinatezze modaiole della cucina fusion, tanto per dirne una.

Quindi, più che affinarsi, il mio gusto cinematografico è spaziato tra le varianti particolari del medesimo menù alla buona.

Tutto questo cappello iniziale (dettato senz’altro dagli gnocchi cinesi ai gamberi e funghi di ieri sera) è solo per presentarvi una delle mie varianti preferite del cinema di genere: il fantahorror in salsa africana.

Premetto che io in Africa, Tunisia a parte, non ci sono mai stato. Forse per questo è un continente che mi affascina in modo ipnotico. Sono uno di quelli – immagino ne esistano altri – che si sono letti le biografie dei leader africani postcoloniali. Quasi tutti psicotici megalomani: Bokassa, Idi Amin Dada, Siad Barre, Mugabe… Solo citare i loro nomi fa paura.

Quindi, pensando all’Africa, non riesco a scindere due associazioni di pensiero: la natura primordiale e la violenza insita in essa, e quindi nell’uomo.

Naturale che molti registi abbiano ambientato le loro storie nel Continente Nero.

Ciò che non citerò in questo dossier sono i Mondo Movie. Che, per chi non sapesse, sono semi-documentari che focalizzano l’attenzione su vicende e fatti scandalosi e violenti. Pellicole morbose che non fanno altro che riprendere spogliarelli in sordidi locali del terzo mondo, scene di violenza sugli animali, fucilazioni, torture, esecuzione di condanne a morte second riti tribali etc etc.

Non voglio parlare di questa robaccia.

 

Né voglio parlare degli ottimi, veramente ottimi film storici sui sopracitati dittatori. L’ultimo re di Scozia, per esempio, una pellicola che io trovo stupenda. Oppure Echi da un mondo sconosciuto, il valido documentario di Werner Herzog. O il più recente Blood Diamond, più che apprezzabile. O, ancora, Hotel Rwanda, bellissimo.

 

Prendiamo invece in considerazione, come da premessa, il filone fantahorror (e affini).

Inizierò citando quello che è uno dei film che attendevo con più aspettative al momento della prima stesura di questo dossier. Parlo ovviamente di The Dead, dei fratelli Ford. Uno zombie movie ambientato in Burkina Faso, che offre gli struggenti paesaggi dell’Africa per mettere in scela la più drammatica tra le invasioni dei morti viventi mai avvenuta nel Continente Nero. Dopo averlo aspettato per due anni buoni l’ho finalmente visto, senza rimanerne deluso. Il film è serio e offre atmosfere molto interessanti. Qui la mia recensione.

 

Prendiamo poi in considerazione Paura primordiale, pellicola del 2007 che parte da uno spunto criptozoologico reale (la caccia al coccodrillo gigante Gustave) per poi spaziare nelle violente guerre etniche che sconvolgono ancora oggi la vita di tanti paesi africani, tra cui il Burundi, in cui il film è ambientato. Paura primordiale non è male, e si discosta un po’ dai soliti cliché del genere.

 

 

Spiriti nelle tenebre è un film molto noto e ispirato a una storia vera, quella dei leoni dello Tsavo, di cui in passato ho già scritto. Spiriti nelle tenebre si avvale di un cast di alto livello: Val Kilmer, Michael Douglas, Tom Wilkinson. L’elemento fantastico è solo suggerito, non reale. Tuttavia non è complicato credere che i leoni mangiatori di uomini siano in realtà forze della natura primordiale, divinità della savana.

 

Come non citare Congo, tratto da quello che forse è il miglior romanzo di Michael Crichton? Anche il film è buono, soprattutto grazie agli stupendi paesaggi del paese da cui prende il titolo. E poi le suggestioni del finale, ambientato nella città perduta di Zinj, richiamano a film e romanzi gloriosi come quelli su Allan Quatermain.

 

Allan Quatermain, appunto. Personaggio letterario creato dallo scrittore britannico H. Rider Haggard, protagonista di molti romanzi, tra cui il famosissimo Le miniere di Re Salomone. Ma in questo articolo ci occupiamo di cinema, e cinema sia. Quatermain è stato portato diverse volte sullo schermo. La prima nel ’37 (King Solomon’s Mines), pellicola che io non ho mai visto. Poi nel ’50, col medesimo titolo. Infine del 1985 (Allan Quatermain e le miniere di re Salomone), dove l’avventuriero ha il volto noto di Richard Chamberlain. Film che ebbe anche un seguito: Gli avventurieri della città perduta. Dimenticabile.

Quatermain compare anche ne La leggenda degli uomini straordinari, ma fuori dal contesto africano. Infine, se non ricordo male, c’è anche una miniserie televisiva ispirata al personaggio dei romanzi di Haggar, ma io non l’ho mai vista.

 

Un ottimo film, purtroppo dimenticato da quasi tutti i nostri canali televisivi, è Le montagne della luna, di Bob Rafelson, con un Patrick Bergin al massimo della sua forma. È la storia basata sui diari originali di Richard Francis Burton e John Hanning Speke, esploratori della Royal Geographical Society, impegnati nella ricerca delle sorgenti del Nilo. Siamo a metà dell’800, l’Africa era ancora coloniale e misteriosa, l’elemento fantastico del film è tutto nelle atmosfere ed è più valido di molti altri, credetemi.

 

 

Decisamente d’altro livello (verso il basso) è Scorticateli vivi, truculento film ambientato nell’Africa dei mercenari moderni. La pellicola italiana, datata 1979, ha una trama grezza, poco più di una scusa per mostrare scene di violenza, stragi, stupri e altre piacevolezze. Cancellando gli inevitabili moralismi che sorgono davanti a una robaccia del genere rimane uno sgradevole dubbio: che sia questo il film che meglio fotografa l’Africa post-coloniale?

Alla lista mancano molti altri titoli (tra cui, per dirne uno, il film di guerra I mastini della guerra). Sentitevi libera di integrarla a vostro piacimento.

Vi lascio con il trailer di The Dead.

14 risposte »

  1. Direi che manca il fondamentale Demoniaca (Dust Devil) di Richard Stanley, tutto girato nel deserto della Namibia e gran bel film (secoli fa avevo pure la cassetta, credo fosse passato in tv)…

  2. Parlando di Rider Haggard, fondamentale per l’immaginario africano è “She” (La Donna Eterna, qui da noi), dal quale venne tratto un film Hammer con Ursula Andress, Christopher Lee e Peter Cushing (allegramente infedele al romanzo, ma godibile), ed una eccellentissima serie TV (australiana!) del 1980. E decine di altre pellicole!
    Ho scovato una interessante filmografia di Haggard (incluse parodie, opere derivate, plagi e riferimenti)

    http://www.violetbooks.com/cinema-haggard.html

  3. Ecco, per fortuna che c’è Davide che mi riempie i buchi mnemonici: She! La donna eterna. Volevo integrare il dossier con questo film, ma non ne ricordavo il titolo.
    Come al solito, i tuoi dossier sono sempre interessantissimi e mi fanno scoprire e riscoprire cose sepolte dalle sabbie del tempo 😉

  4. Non includere i Mastini della Guerra per me è un colpo al cuore o turpe malcreato che non sei altro! 🙂
    La storia post coloniale africana è una cosa da far drizzare i capelli ai calvi, basterebbe pensare all’infinita guerra angolana, a decenni di cose passate sotto silenzio tra Namibia, Botswana e Sud Africa, ai milioni di mine che sono sparse in tutto il continenete, alle vicende del Sudan… paradossalmente ci sono pochi film decenti ambientati in Africa, di genere e non. In compenso sta nascendo un mercato autoctono che ricorda da vicino Bollywood.

    • I Mastini non l’ho inserito perché era fin troppo semplice farlo, però forse ho sbagliato 😉
      Sulla storia post coloniale bisognerebbe spazzare via una marea di retorica e leggere buoni saggi, prima di girare un film.
      Diciamo che, per assurdo, una delle cose più intelligenti che ho visto in materia è District 9 . Ed è tutto dire.

  5. Pumzi non lo conosco, ma il titolo l’ho già sentito (forse proprio da te!).
    Le Montagne della Luna è davvero bellissimo. Finalmente l’hanno messo in streaming 😉

  6. Cercherò di far tesoro del dossier, viste le mie lacune in materia 😉 ma, nel frattempo, parlando d’Africa nel bene e nel male, mi è venuto subito alla mente un testo che sicuramente conoscerai: Armi, acciaio e malattie (Jared Diamond).
    Fa capire molte cose di un continente che, come dici giustamente, affascina in modo ipnotico anche nei suoi aspetti primordiali e violenti. E poi, come saggio, non è fatto pedante stilisticamente.
    Scusa se mi riferisco a un libro, e quindi vado in qualche modo fuori tema, ma trovo giusto ciò che hai detto riguardo al repulisti culturale che andrebbe fatto prima di affrontare certe realtà storiche e culturali in un film. La retorica è sempre dietro l’angolo.

    p.s.: però D9 mi è piaciuto 😉

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