film · recensioni

L’odio esplode a Dallas

L’odio esplode a Dallas
di Roger Corman
USA 1962

Adam Cramer è un giovane e affascinante affiliato a un’associazione razzista che nel sud degli Stati Uniti si batte contro l’integrazione tra bianchi e neri.
In una cittadina nei pressi di Dallas dieci studenti di colore stanno per essere iscritti in una scuola di bianchi. Cramer arriva in paese col palese intendo di focalizzare la rabbia degli abitanti, fino a far scoppiare dei tumulti che mettano in discussione la svolta progressista in atto in tutti gli States.

Anni terribili e interessanti: questi furono i ’50. L’integrazione razziale, i diritti delle minoranze etniche, gli ultimi, violenti colpi di coda dei figli bastardi del Ku Klux Klan. Cose che ora sembrano quasi ovunque scontate o dimenticate allora erano dibattute e protestate da una vasta fetta di popolazione ancora legata alle vecchie tradizioni di schiavismo e al concetto di white nation.
Roger Corman, leggenda del cinema horror, ci regala un film poco conosciuto e ancora attualissimo. Il titolo originale, The Intruder, rende meglio l’idea su cosa rappresenta questa pellicola. Cramer è interpretato da un giovane, sensuale e odioso William Shatner (esatto, il futuro capitano Kirk!). La sua arma migliore è la dialettica trascinante, gonfia di demagogia. Il fascino di cui è perfettamente conscio lo rende un oratore ipnotico, ma le sue parole sono pregne di odio e di razzismo. Associato a una delle tante branche del KKK, Cramer è intenzionato a portare a termine il suo compito, aizzando la popolazione locale contro la comunità nera e di conseguenza anche contro quella ebrea e quella progessista.

Adam Cramer è uno spietato manipolatore, un disonesto e un donnaiolo senza né arte né parte. In lui si ravvisano alcuni cliché tipici di tanti celebri sobillatori, da Hitler (nella sua fase giovanile) a Joseph McCarthy. Proprio come loro, forti di un’apparente risolutezza “morale” e decisionale, anche il protagonista de L’odio esplode a Dallas è in realtà un pavido insicuro, la cui forza nasce e si nutre dalla negatività della gente. Cramer è incapace di governare la macchina dell’odio da lui stesso avviata, così come risulta incapace di tenere a freno i difetti caratteriali che ne causeranno il crollo.

Film visionario, al contempo lucido e allucinato, The Intruder è ancora oggi, a ben cinquant’anni dal suo difficile esordio nei cinema americani, un ritratto spietato e verosimile di ciò che fu l’integrazione negli Stati del sud. Non solo, Corman ci regala una spietato ritratto sui generis dei demagoghi che a intervalli regolari sbucano dagli angoli meno nobili dell’umanità, sfruttando i momenti storici difficili, le paure irrazionali (il diverso, lo straniero) per distorcere valori quali l’amore per il territorio e per le tradizioni ancestrali.

Interessante anche l’ampio parco offerto dai personaggi corollari, dai razzisti “redenti” dalla dura realtà dei fatti, ai redneck pieni di pregiudizi, spesso rappresentati con sfumature lombrosiane. Particolare, questo, che causò parecchi problemi di distribuzione del film. Gli abitanti del Texas erano infuriati per come Corman li aveva ritratti in The Intruder. Al regista arrivarono intimidazioni, minacce. Molte riprese furono eseguite clandestinamente  e perfino sulla produzione furono fatte pressioni affinché vendesse poche copie del film.
Più o meno ciò che accadrebbe oggi se qualcuno girasse un lungometraggio del genere in qualche regione del Nord Italia. Magari a nord-est.

22 risposte a "L’odio esplode a Dallas"

  1. Bel recupero Alex, non conoscevo questa pellicola. Stendiamo un velo pietoso sul titolo italiano per passare direttamente ai demagoghi di casa nostra. Oltre ai neo celti ci sono anche altri fenomeni diffusi in tutta Italia. C’è chi dice di ispirarsi a un poeta americano, chi si dice post fascista o post nazista… non è difficile, basta imparare una ventina di frasi fatte e giocare al ducetto in scala 1/200.

    1. Non abbiamo fai i conti col nostro passato, quindi ci siamo fossilizzati su posizioni per così dire “ideologiche” che affondano ancora ai tempi di Faccetta Nera. Anzi, allora c’era un sostanziale occhio benevolo, per quanto razzista, verso gli altri popoli. Ora c’è solo odio…
      E lo dico io che di certo non sono un sinistrorso dei centri sociali.

  2. Interessante che nel ruolo del viscido razzista venga arruolato proprio Shatner, che notoriamente si fece odiare sul set di Star Trek per posizioni non proprio progressiste riguardo a razza, colore, religione…

    Il film di Corman (peraltro regista ultra-commerciale – anche questo è significativo) fa parte di quel processo di “sgrossamento” della cultura americana che da noi non è mai partito – con la scusa degli “italiani brava gente”, continuiamo ad essere una manica di bastardi (con gran piacere di chi cavalca certe derive, e non solo al nord-est).

    1. Credo che la deriva del nostro paese sia imputabile a un’ignoranza voluta e apprezzata, una limitatezza di orizzonti che fa comodo a pochi, ma sono quei pochi che si fanno sentire.
      Di certo altrove cinema e altre forme espressive hanno aiutato a combattere certi fenomeni, mentre noi qui quando ci mettiamo riusciamo solo a produrre dei pipponi demagogici che peggiorano le cose.

  3. Quoto Nick, Patierno per girare il film ha dovuto girare parecchie città al Nord: nessuno lo voleva. (Io ho assistito alle riprese in quel di Bassano). Magia del cinema, comunque: certe storie non invecchiano mai. E neanche le polemiche che le accompagnano…

      1. Ni. Cioè, lo spunto è interessante (immigrati che spariscono da un giorno all’altro: proprio come in “A day without a Mexican” di Arau), il film è leggermente superiore al fango che ci propinano costantemente, ma doveva essere molto più graffiante e cattivo per centrare il bersaglio.

  4. Bel film,comunque in realtà i redneck avevano ben poco da offendersi perchè da quanto avevo letto questi ultimi sulle primis non avevano capito che i sermoni di Shattner eranp solo recitazione e applaudirono tutti felici e contenti…

    1. Dettaglio che mi mancava ma che sinceramente non mi stupisce.
      Fatte le debite proporzioni è come chi si dichiara pronto a votare per davvero Cetto Laqualunque. Certo che i nostri simili sanno essere proprio stupidi…

  5. Quando Corman girò il film ebbe pure rogne dallo sceriffo del posto che già lo aveva bollato come “piantagrane” e non vedeva l’ora di sbatterlo in prigione. Lo stesso Corman nella sua autobiografia dedica un lungo capitolo sui retroscena di questo film!

  6. “come ho fatto 100 film a Hollywood senza perdere un dollaro”.
    La mia Bibbia, autobiografia di Corman e piena zeppa di aneddoti su questo film.
    Lo sai che io ti amo per averne parlato, sì?

    1. Io non conoscevo questo libro… diciamo che ho soltanto parlato di un film visto quasi per caso e apprezzato moltissimo 🙂
      Ora però m’incuriosisce pure il libro 😛

  7. Adoro gli anni ’50. Ma che te lo dico a fare? Però qui andiamo su un territorio inesplorato…
    Anche se, devo dire che persino nel noir si percepiva quest’aria di tensione sociale.

    1. Sai cosa c’è in questo film? Genuinità. Anche negli aspetti cattivi, nel linguaggio razzista dei redneck. Niente filtri demagogici, nessuna fotografia rassicurante. Cose perse col tempo, quasi del tutto.

  8. Trovo incredibilmente esplicativo quando dici che il protagonista è solo apparentemente dotato di forza “morale” e decisionale, ma che in realtà è un pavido insicuro. La perfetta sintesi di molte figure tragiche della storia dell’umanità, grandi e piccole. La loro “fortuna” di solito è direttamente proporzionale al numero di deboli che decidono di farsi trascinare dalla banalità dei principi enunciati. E la debolezza sta proprio nell’incapacità di vedere che i nemici non esistono mai per categorie e nell’incapacità di riconoscersi come marionette di un burattinaio in realtà molto scarso. Insomma, uno come tanti, e anche peggio, mica superman…

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