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Il Libro Nero dei Puffi (di Antoine Buéno e Ilaria Gremizzi)

puffi

Il Libro Nero dei Puffi
di Antoine Buéno e Ilaria Gremizzi
Mimesis Editore
145 pagine, 12 euro

Sinossi

In un villaggio collettivista dove l’iniziativa privata è vista con sospetto, Grande Puffo è Stalin e Quattrocchi il suo Trotzky. Oppure no, i Puffi sono militanti hitleriani, un modello perfetto di società nazista guarda caso minacciata da un Garganella che evoca l'”avido ebreo” della propaganda antisemita. In questo libro, il giovane filosofo francese Antoine Buéno rilegge il fortunato fumetto per svelare le tracce soggiacenti di archetipi e ideali propri dei regimi totalitari, sia fascisti sia comunisti. Scritto come un’analisi fantapolitica, il libro ha suscitato in Francia immediate polemiche. I difensori chiamano in causa la personalità apolitica di Pierre Culliford, in arte Peyo, creatore dei Puffi. I più sospettosi rincarano la dose, ricordando la visione stereotipata delle donne nell’unica rappresentante gentil sesso, una Puffetta civettuola disimpegnata. Un libro destinato a far discutere affezionati di questo fumetto, diffuso in tutto il mondo, divenuto poi un celebre cartone animato, che accompagna piccoli e grandi da due generazioni.

Commento

Questo libercolo mi incuriosiva, così alla fine mi son deciso a comprarlo, nonostante il rapporto pagine/prezzo non sia dei più convenienti.
La lettura, tuttavia, si è rivelata interessante.
Precisiamo subito: Il Libro Nero dei Puffi non è un volumetto comico. L’autore esamina il fenomeno degli ometti blu con serietà, ma senza pesantezza, cercando di contestualizzare tutte le leggende metropolitane che li riguardano.
Grande attenzione va posta alla prefazione del libro, in cui si racconta che Peyo, il fumettista belga creatore dei Puffi, fu in realtà del tutto avulso da ogni impegno politico. Sicché ogni interpretazione sociale/culturale/ideologica data ai Puffi risulta essere involontaria, oppure strumentalizzata dal complottista di turno.
Ma su questo torneremo a fine articolo.

Il libro si divide in due sezioni. Nella prima si cerca di ricostruire l’aspetto biologico/anatomico dei Puffi, concentrandosi anche sulla loro misteriosa sessualità, ma non solo. Sempre in questa prima metà del volumetto, si analizza la società degli ometti blu, una comunità autarchica di cento individui, con solo due soggetti di sesso femminile (Puffetta e la meno conosciuta Bontina) e governata da un padre-padrone, Grande Puffo.
Il tono saggistico è azzeccato.

La seconda sezione del libro ci svela le varie leggende metropolitane che, in oltre 50 anni di storia editoriale, hanno cercato di politicizzare i Puffi. Follia? No, realtà.
La prima teoria del complotto è senz’altro la più nota, ed è quella che vorrebbe gli ometti blu come una metafora del perfetto stato comunista. Gli elementi che apparentemente giocano a favore di questa teoria sono molti, dalla “comune” composta da individui tra loro uguali, e con uguali diritti, alla presenza di un leader carismatico, Grande Puffo, che in qualche modo richiamerebbe addirittura a Stalin.
Anche l’assenza totale di una spiritualità metafisica – negli episodi dei Puffi non si fa riferimento né a Dio né a entità simili – sarebbe affine all’Unione Sovietica.

Invasione di Puffi Neri.
Invasione di Puffi Neri.

C’è poi la teoria del complotto che vuole gli ometti blu come simpatizzanti per il nazismo. Gli indizi sono più vaghi, ma ci sono. Innanzitutto si fa riferimento a una delle prime avventure disegnate da Peyo, che vede il villaggio dei Puffi attaccato dalle loro versioni maligne, i Puffi Neri, creature stupide e spinte da istinti antropofagi (giuro che è tutto vero). Da qui l’interpretazione “razzista”, dei neri raffigurati come esseri stupidi e aggressivi.
Anche la figura del mago Gargamella va a sostegno del complottismo puffo-nazista. Non a caso il terribile mago, avido, gretto e malvagio, ha i lineamenti che solitamente vengono attribuiti al “cattivo ebreo”.
Senza poi parlare dell’arianizzazione di Puffetta, originariamente creata coi capelli neri, e solo in seguito trasformata in bionda da Grande Puffo, per renderla socialmente accettabile.

In realtà esistono altre interpretazioni ancora più bislacche: i Puffi come metafora della massoneria, per dirne una. Oppure come portavoce del luddismo, in quanto calati in una società agreste che rifiuta la modernità e lo sviluppo tecnologico.
La lettura è, come già detto, interessante e molto, molto particolare.
Per concludere è però impossibile non tornare su quanto dice la prefazione: Peyo fu un autore depoliticizzato, del tutto estraneo all’impegno sul campo.
Il che ci fa arrivare alla considerazione che, volendo, si può attribuire significati occulti a ogni cosa, anche alle più innocue. E a volte sarebbe meno ridicolo non farlo…

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

16 risposte a "Il Libro Nero dei Puffi (di Antoine Buéno e Ilaria Gremizzi)"

  1. a part le pufferie, io li leggevo nel Corriere dei Piccoli…argh, che veccchio!, e credo che ai bambini di tutte le età non interessarse sapere per chi votava Puffetta…comunque, come dici tu, volendo si può disquisire, più o meno elegantemente, di tutto..anche dei Puffi ( maiuscolo. errore voluto, per quelli della mia generazione sono sacri).ciao.

    1. Giusto ieri leggevo un articolo delirante che prende di mira un’innocua canzoncina pop, accusandola di chissà quali disastri sociali.
      Questi intellettualismi mi fanno ridere tantissimo.

  2. E’ assolutamente vero, si può disquisire su tutto. Ricordo che anche negli anni 70 si trattavano certi argomenti che, pur senza la cassa di risonanza che oggi consente la rete, davano luogo ad accesi dibattiti in certi circoli culturali o durante le occupazioni dei licei e delle università. Un argomento molto trattato era quello di poter stabilire se Tex Willer o Alan Ford fossero di destra o di sinistra. Infine, non molti ricordano che la trilogia del Signore degli Anelli era stata adottata ufficialmente dai giovani aderenti all’allora Fronte della Gioventù (i Campi Hobbit e il gruppo musicale La Compagnia dell’anello tanto per citare alcune delle cose rintracciabili in internet) e, quindi, considerata un’opera di destra e come tale schifata e rifiutata dagli intellettuali di sinistra.

    1. Sul Signore degli Anelli ci sono ancora queste disquisizioni :-/
      Senza dimenticare le solite scemenze: la fantascienza è di sinistra, il fantasy di destra etc etc..
      La cosa buffa è che, secondo me, il 90% degli autori che vengono coinvolti in queste stupidate sono davvero del tutto ignari da ogni possibile e immaginabile risvolto politico.
      Le pippe mentali sono fantastiche.
      Per così dire.

      1. In Italia non possiamo fare a meno di classificare tutto in “destra” o “sinistra”, è più forte di noi. Altrimenti non sapremmo cosa amare e cosa odiare….

  3. Ma come, l’esperto ha dimenticato Nonna Puffa? Era nell’ultima ondata, insieme a Nonno Puffo. Lei aveva uno scialle viola o rosa scuro, mi pare, lui invece una lunga barba e il costume giallo. Comunque condivido la tua conclusione, si possono dare significati a non finire a qualsiasi cosa. Io comunque ai puffi nazisti non avevo mai pensato, e il Grande Puffo mi faceva più Marx per via del barbone. XD

  4. la storia dei puffi probabilmente ben si presta alle più fantasiose interpretazioni, che però devono essere interessanti da leggere, pur prendendole per quel che sono: ovvero un esercizio di retorica.
    Fortunatamente i bambini sono migliori di noi perché queste brutture non le concepiscono

  5. È una caratteristica tipica della narrativa fantastica e soprattutto del fantastico che descrive mondi immaginari, quella di prestarsi a letture politiche.
    E a volte l’intento politico, da parte dell’autore, esiste – ma se il mondo è costruito abbastanza bene da essere davvero “altro”, allora gli si può appiccicare qualsiasi interpretazione politica, anche le più bislacche.
    E così noti romanzi – o fumetti – vengono abbracciati con entusiasmo tanto dalla destra quanto dalla sinistra, o stigmatizzati da entrambe le fazioni.
    A volte sarebbe bello solo godersi la storia.

    1. Il che, non so se ne convieni, lancia un’ombra inquietanti su molti fruitori del fantastico in tutte le sue forme e declinazioni…
      Il fatto di vedere oltre l’intento dell’autore ha un che di morboso.

  6. Per fortuna che stesso Bueno ricorda che Peyo era apolitico!
    Comunque la cosa se non fosse così comica sarebbe da piangere: i Puffi erano semplicemente un fumetto per bambini, questo voler vedere per forza significati reconditi -anzi nascosti allo stesso autore – è ridicolo.
    Anzi, a dirla tutta, Peyo ebbe l’ idea per la creazione dei Puffi e per il loro nome durante una sonora sbronza, altro che idee Marxiste o Naziste. 🙂

    1. Eh, vivvaddio!
      L’unico episodio un Peyo prese posizione fu esprimendo il suo dissenso nei confronti dei movimenti separatisti che coinvolgevano il Belgio. E lo fece con una storia dei Puffi, in cui si dividevano tra puffi del nord e puffi del sud, scatenando una sorta di guerra civile. Tutto qui.
      😉

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