Hidetoshi Nakata, il ronin senza katana

hidetoshi nakata

Sopra le righe. Talentuoso. Ossessionato dall’immagine e dal fashion. Idolo.
Hidetoshi Nakata è ancora oggi una leggenda, per il Giappone e per molti tifosi occidentali che hanno avuto la fortuna di vederlo giocare con la casacca della loro squadra del cuore. Anche qui in Italia, come gli appassionati ricordano bene. Nakata arrivò a Perugia, allora proprietà dell’eccentrico presidente Luciano Gaucci, nel 1998. A differenza degli altri calciatori nipponici sbarcati in Europa, il cui valore tecnico era piuttosto basso, su Hidetoshi c’erano ben altre speranze. Perché lui aveva un talento cristallino e un estro di cui raramente i calciatori orientali sono dotati.
In Italia Nakata non fallisce. Dopo un ottima stagione con gli umbri (32 presenze, 10 goal), viene acquistato dalla Roma di Franco Sensi. Nella capitale non è più in leader assoluto della squadra, che è ricca di talenti e campioni. Rimane nella capitale per una stagione e mezza, risultando comunque fondamentale nella vittoria dello scudetto 2000/2001.
La sua carriera italiana prosegue con altre tre squadre: Parma, Bologna, Fiorentina. Vince anche una Coppa Italia coi ducali. Poi venne venduto al Bolton, squadra inglese di scarsa tradizione, dove disputa la stagione che in estate si conclude col Mondiale di Corea e Giappone. Una vetrina incredibile per l’uomo-simbolo della nazionale nipponica, oramai idolo consacrato anche fuori dalla patria.
A mondiale concluso, senza infamia e senza gloria, Hidetoshi Nakata annuncia il suo ritiro dal calcio.
E’ il 2006. Il fuoriclasse ha soltanto 29 anni, nessun infortunio grave alle spalle, eppure si è messo in testa di cambiare vita. Totalmente.

Nessuno si aspetta un tale sconvolgimento nella vita dell’icona-Nakata, una macchina da soldi, con contratti milionari con numerosi, ricchissimi sponsor.
Rifiutando ingaggi danarosi, magari per qualche team del Qatar o degli Stati Uniti, noti “cimiteri degli elefanti” per i calciatori, Hidetoshi decide di viaggiare.
Niente più capelli ossigenati, né copertine patinate, né sfilate di moda. Zaino in spalla, il campione si mette a vagare per il mondo.
Da solo. Con mezzi spesso improvvisati. Comunicando col resto del mondo soltanto attraverso il suo sito ufficiale.
Non è un viaggio di comodo, quello di Nakata. Parte dall’Asia, toccando Vietnam, Birmania, Laos, Indonesia, Cambogia, Buthan. In tutte le città che visita, il campione dorme tra la gente dei quartieri popolari, cercando di apprendere usi e costumi della gente. Non rifiuta gli inviti a giocare partitelle coi ragazzini di strada, né di dividere i pasti con chi capita. Documenta tutto ciò che vede sul suo sito, fa rarissime comparsate mediatiche via webcam, soltanto per rispettare degli impegni contrattuali presi in precedenza.

Nakata con la maglia della nazionale giapponese.
Nakata con la maglia della nazionale giapponese.

Dopo l’Asia tocca al Medio Oriente. Giordania, Oman, Iraq. Nakata visita i profughi di guerra, non atteggiandosi a santone, bensì con la mente aperta di chi vuole vedere e capire. In questa fase del suo viaggio dichiara più volte: “Se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti.” Affermazione semplice, ma anche semplicemente vera.
Il 7 giugno del 2008 fa una ricomparsata sul grande scenario del calcio, a Yokohama. E’ la partita del suo addio al calcio ufficiale, fino ad allora non celebrata. Sessantacinquemila spettatori lo applaudono mentre guida una selezione di giocatori giapponesi contro le all-star internazionali.
Fatto ciò, Hidetoshi si rimette lo zaino e riparte.

Il suo viaggio è ancora lungo. Il fuoriclasse visita il Sud America, luogo in cui il calcio è una sorta di religione, una ragione di vita e di riscatto sociale. La sua filosofia è sempre la stessa: spostamenti in solitaria, completa apertura nei confronti della gente che incontra cammin facendo, dando la precedenza ai quartieri popolari, ai bambini di strada. Niente hotel a cinque stelle, nessun contatto col suo vecchio mondo, se non attraverso il Web.
Dopo l’America Latina, in cui si ferma cento giorni, è il turno dell’Africa, continente che Hidetoshi non ha mai visitato prima. E’ qui che il suo periplo si conclude, dopo altre settimane di vagabondaggio in cerca del suo piccolo ruolo nel creato.

Nakata per "ReValue Nippon"
Nakata per “ReValue Nippon”

Ora Nakata è tornato nel cosiddetto “primo mondo”, dove si occupa di comunicazione e di editoria. Sì, il campione durante il viaggio ha anche studiato, completando i suoi studi in giurisprudenza. Un ulteriore arricchimento che gli ha permesso di diventare editore del lifestyle magazine a diffusione internazionale Monocle.
Instancabile, Nakata si è recentemente lanciato in una campagna per rivalorizzare il Giappone classico, la sua storia, le sue trazioni: ReValue Nippon.
Hidetoshi non è un benefattore o un frate francescano. E’ (anche) un uomo d’affari, che ha voluto visitare il mondo per capire come entrare in sintonia con esso, eliminando tutto ciò che lo rendeva schiavo all’immagine distorta che aveva dato di se stesso durante la sua carriera da calciatore e divo.
Sul suo sito personale (purtroppo solo in giapponese), campeggia quello che è diventato il motto di vita di un uomo che a soli 29 anni è riuscito a ribaltare la sua vita come un guanto: Life is a Journey, Journey is a Life.

Sono un ragazzo semplice e voglio che la gente mi veda come un tipo normale, non come un calciatore famoso. Quando la gente mi riconosce, spiego che sono un semplice cittadino alla ricerca di nuovi orizzonti. (Hidetoshi Nakata)

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

30 commenti

  1. Sarebbe bello poterlo imitare e prendersi un anno sabbatico da tutto quanto per vedere il mondo… Complimenti a lui che ha avuto la costanza e la volontà per farlo.

  2. Uno dei post più belli che abbia mai letto qui su Plutonia. Nakata lo adoravo quando giocava nella Roma, ma neanche io sapevo niente di tutto questo. E sono sbalordita

  3. Beato lui che ha avuto questa possibilità, però ha avuto un coraggio incredibile… ha cercato il suo ruolo nel mondo ed ha anche una mente imprenditoriale: ecco, mi girano i cosiddetti quando penso che l’unico esempio che gli italiani sembrano seguire è quello dell'”imprenditore Corona”

    1. In effetti i punti di riferimento sono importanti. Il fatto che molti ragazzi italiani abbiano come icone Corona e Balotelli la dice lunga su quanto sia sbagliata la strada imboccata.

    1. Sì, certo, per fare certe scelte bisogna avere un’adeguata copertura economica.
      C’è anche da dire che, di molti che ce l’hanno, quasi nessuno la mette a rischio per fare esperienze del genere.

  4. Conoscevo la storia post-calcistica di Nakata, ammetto che da adolescente mi piaceva un sacco (e poi lo compravo sempre al fantacalcio – abbiamo ancora negli occhi quella sua splendida rovesciata). Un personaggio molto sui generis e anticonformista, che ha potuto (e voluto) permettersi giustamente di fare sempre quello che voleva. Perchè se l’è guadagnato.

  5. Non sapevo nulla di ciò che avesse fatto Hidetoshi Nakata dopo l’addio al calcio. Mi fa piacere scoprirlo prorpio attraverso le pagine di questo blog. Io e tutti i tifosi romanisti siamo grati a lui per aver contribuito in maniera determinante a pareggiare il 2-0 della Juventus a Torino (con due tiri da fuori area che fruttarono un gol ed una respinta del portiere sui piedi di Montella per il gol delil 2-2) che stava per costarci lo scudetto del 2001. So per certo che ancora oggi, quando transita nell’aeroporto di Roma Fiumicino durante i suoi viaggi, viene sempre festeggiato calorosamente dal personale e dai passeggeri, anche quelli non giallorossi per intenderci. Così come so che i suoi ex compagni di squadra lo amavano per i suoi modi gentili e riservati in uno spogliatoio. Proprio uno di questi, intervistato tempo fa presso una radio cittadino, ha detto che Nakata era uno che con la sua sola presenza conferiva equlibrio all’interno di uno spogliatoio (ahimè ancora oggi) ribollente come quello dell’AS Roma.

    1. Bella testimonianza, grazie mille 😉
      Non sapevo di questo effetto-zen che Nakata aveva sullo spogliatoio della Roma. Gran bella cosa. Tra l’altro si vedeva che era adorato dai compagni. Basta ricordarsi come l’avevano festeggiato in quel 2-2 che hai giustamente ricordato tu 🙂

  6. Ero talmente accecato dall’entusiasmo che ho scritto dei strafalcioni e delle ripetizioni senza senso…sorry.

  7. Come dimenticare il suo 1-2 a Torino con la Juve, quanto mi ha fatto esaltare come tifoso della AS Roma. Se fossimo stati nel medioevo giapponese magari sarebbe stato come dici tu (ronin) un samurai errante. Ci vorrebbero più personaggi così nel decadente mondo del calcio odierno. Mi fa impazzire il fatto che nei sui vagabondaggi si fermava a giocare nei cortili con i ragazzini.

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