
Forse si noterà appena la differenza, ma da oggi rientro sulla plancia di comando, sostituendo l’intelligenza artificiale che ha tenuto attivo il blog nella settimana di mia assenza.
Sono tornato da poche ore da una crociera nelle capitali del nord Europa. Partendo da Copenhagen ho toccato Stoccolma, Tallin, San Pietroburgo, Kiel, e da qui ho approfittato dell’occasione per fare una gita anche nella bellissima Lubecca. Il viaggio è stato decisamente bello, le terre visitate mi sono piaciute tutte, ciascuna a suo modo, e l’esperienza della crociera, alla faccia dei duri e puri che grideranno contro questa scelta di vacanza apparentemente borghese, si è rivelata vincente e completa.
Ovviamente il risvolto della medaglia è – ogni anno di più – il ritorno in patria, drammatico fin da momento in cui ho messo piede su un volo con maggioranza di passeggeri italiani.
Andando con ordine, e senza perdermi in troppe chiacchiere, vedo di riassumervi in breve le mie sensazioni globali, partendo dalle città visitate.
Copenhagen è decisamente un gioiello, ordinata, ecologica, ricca di spazi che nemmeno il gran flusso di turisti riesce a saturare. Bella gente, vita decisamente di buon tenore, poca frenesia di vendere il “brand” legato alla città, che del resto si vende benissimo da solo.

Stoccolma è più piccola di come la immaginavo. I quartieri storico-turistici si possono visitare a piedi, senza correre troppo. Ordinati come i danesi, gli svedesi mi sono sembrati però meno “affini” ai britannici, e decisamente più scandinavi. Lo stato sociale svedese è un macchinario quasi perfetto, roba che a sentirne parlare un italiano dovrebbe avere la sensazione di vivere nel Terzo Mondo.

Tallin è una città sorprendente e magnetica. Giovanissima ma non incivile, è a misura d’uomo e abbonda di monumenti, torrioni, chiese, parchi e palazzi, retaggio di un paese piccolo (l’Estonia) ma ricco di storia e di influssi culturali che hanno trovato qui il loro punto d’incontro, tra tedeschi, russi, scandinavi e altro. Le donne estoni sono bellissime, quasi perfette, e non hanno nemmeno bisogno di truccarsi pesantemente o di vestirsi in modo glam per fare sfoggio del loro naturale (e spesso virginale) fascino.
A Tallin non sembra nemmeno esserci stato il dominio sovietico, che pare completamente cancellato dalla memoria del popolo…

San Pietroburgo è una città enorme e abbastanza caotica. Quando l’ho visitata io non ha smesso di piovere un giorno. La fase di sviluppo è ancora in corso, lo si nota dai complessi residenziali grigi e monolitici, retaggio del periodo dell’URSS. In compenso non si contano i SUV e le macchine di grande cilindrata che saturano il traffico cittadino.
La ricchezza storico-artistica di San Pietroburgo è evidente. Basta guardarsi attorno per vedere ovunque palazzi di epoca imperiale, chiese ortodosse, edifici risalenti al periodo zarista (decisamente in revival, dopo la caduta del comunismo).
L’Hermitage è semplicemente spettacolare, così ricco di arte e di reperti che non basterebbe una settimana per visitarlo tutto da cima a fondo.

Kiel l’ho solo sfiorata, grande cantiere tedesco, città industriale ma poco grigia, molto ordinata e capace di conciliare modernità a scorci tipici della vecchia area portuale.
Lubecca, cittadina un tempo appartenente alla Lega Anseatica, è una piccola San Marino nella Germania del Nord. Un borgo pittoresco che offre una marea di cose da vedere, sebbene sia in realtà tanto tascabile da poter essere visitata a piedi nel giro di una giornata. Immancabili (per gli appassionati di cose bizzarre, come me) gli scorci sui depositi del sale, dove Murnau girò alcune celebri scene del suo Nosferatu.
Immancabile anche una sontuosa pasticceria storica in centro, dove potete comprare i migliori dolci della Germania.

Questo per quel che riguarda le considerazioni spicce sui luoghi visitati.
Al solito ho riservato degli sguardi attenti alle popolazioni locali.
I danesi mi sono sembrati piuttosto “inglesi”, cordiali e riservati, ma sempre pronti ad aiutarti se hai bisogno di un’informazione o di altro.
Gli svedesi sono decisamente molto avanti nel percorso di evoluzione sociale dell’essere umano.
Gli estoni sono sbarazzini e vitali, tanto felici di vivere in un paese giovane e in via di (rapido) sviluppo.
I russi di S.Pietroburgo si distinguono tra quelli che mi ricordano i vecchi film sulla Guerra Fredda ed altri, a cui i rubli in tasca cominciano decisamente ad abbondare. Quest’ultimi assomigliano un po’ a certi italiani del nord…
I tedeschi li avevo già conosciuti in molteplici occasioni; su di loro confermo un sentimento di stima e di leggera inquietudine.
Nota di merito per le temperature, mai superiori ai 24 gradi, cosa che per me è assolutamente di pregio, considerando il mio odio atavico per il caldo e per l’afa. Tornare a Malpensa, 22 gradi a mezzanotte, zanzare comprese, è stato traumatico.
Poi arrivi, come dicevo, di nuovo tra gli italiani.
Subito ti trovi nel gruppetto di meridionali folcloristici e buzzurri, che fanno la spola a provarci con le hostess di terra danesi, compunte e precise nello svolgere il loro lavoro. Ovviamente questi tizi hanno una conoscenza dell’inglese pari a quella di un ragazzino di seconda elementare, il che li fa passare ancor più come dei cavernicoli.
Alla tua destra, invece, una ragazza milanese guarda schifata il mondo, mentre con la sua borsa Hermès da 4000 euro attende di salire sull’aereo, ostentando con chiunque una presunta figaggine dovuta soprattutto ai soldi.
Poco più in là una famigliola lascia che il figlioletto di cinque o sei anni corra avanti e indietro travolgendo gli altri passeggeri, per poi ribaltarsi sui sedili del gate, mentre papà cerca frenetico sul cellulare il risultato di Juventus-Lazio, indifferente al resto.
Saliamo sulla scaletta del volo Air Berlin e un cumenda lombardo mi passa davanti sulla destra, sfoggiando stivaletti e borsone in coccodrillo. Nel mentre, sulla sinistra, una coppia di napoletani di mezza età sorpassa la fila infilandosi tra i varchi, come due novelli Alain Prost, ignorando proteste e occhiatacce. Sui loro volti fa bella mostra la tipica espressione di chi è felice di aver fatto una furbata.
E lì ho capito di essere sulla strada di casa, solo che a volte “casa” è solo una parola utile per definire un punto di partenza, sperando ogni anno di più che non sia per sempre anche un punto di ritorno.
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Anche io non sopporto più gli italiani e tutti i loro comportamenti che sono esattamente gli stessi che poi rimproverano ai politici che eleggono per governarli; però ho la sgradevole sensazione che dopo pochi mesi non sopporterei nemmeno i tedeschi, i danesi, i norvegesi, gli australiani, gli americani, ecc… forse è un mio problema 🙂
P.S. ad ogni modo sono stato in Austria e Slovacchia questa settimana e una cosa non ho potuto fare a meno di notare: dove c’è rumore, dove ci sono segni di inciviltà poco distante ci sono italiani; adesso sto per mettermi in viaggio per tornare a “casa”
Mah, forse anch’io, alla lunga, non sopporterei nessun essere umano… Diciamo che sono però più propenso ad accettare la convivenza col danese silenzioso ed educato che non scassa i coglioni ogni due minuti 😀
Analisi precisa e affilata come un dente di squalo, soprattutto quando parli degli italiani.
Anche a me piacerebbe fare una crociera del genere, ma mia moglie proprio non ne vuol sapere e poi con due pupi a carico e praticamente impossibile.
Fosse per me migrerei in scandinavia 🙂
Anche per me! Tra l’altro il costo della vita non è così proibitivo come me l’avevano descritto…
Mio fratello è appena tornato da Londra dove ha portato la famiglia, e si è dovuto fare il volo di ritorno con a fianco uno che continuava a dire alla moglie che era felice di tornare in italia, “che qui non si capiva niente quando parlavano”. Se non sai una parola di inglese, che mnk sei andato a fare fuori dallo stivale ? ah già, noi italiani sappiamo farci capire bene a gesti.
Detto questo, l’anno scorso ho visitato Copenhagen e mi ci sono trovato molto bene, la gente era cordiale anche alla fermata dell’autobus (a proposito, com’è che lì son tutti capaci di salire sulla porta anteriore del bus e non anche dalle altre per fregare l’autista a cui devi mostrare il biglietto ? mistero. E ora vogliono provare a farlo anche qui. Tanti auguri) e non era nemmeno così cara come me l’avevano ventilata.
Eh, certo, perché secondo molti nostri connazionali la lingua italiana, così come il cibo, il mare (etc etc) sono i migliori dell’universo.
E allora, come dici giustamente tu, perché non se ne rimangono nello stivale?
Ahahah fatti un giro su treno Italo Napoli – Milano come ho fatto io, per assaporare atmosfere da mercato del pesce.
Ma è sempre stato così?
Era il 1978, avevo undici anni, e sul volo di ritorno da New York ricordo il troglodita che ripeteva alla povera hostess della TWA “Nocciolains! Ma che sei scema?… portami altre nocciolains!” agitando un pacchettino di arachidi.
Però erano casi isolati e grotteschi, gli altri italiani provavano un nero imbarazzo.
Già nel ’92 le cose erano cambiate, e a Londra le comitive di italiani erano accozzaglie dementi di personaggi usciti dai film dei Vanzina, a gridare “Abbella!” alle ragazze che passavano, a chiedere informazioni con una lingua presa in prestito da Totò e Peppino.
E meno di un mese fa la becera sciura di Milano che sulla Promenade des Angles, si abbandona a volgarissimi commenti sulle ragazze che prendono il sole o passano di lì, colpevoli solo di avere trent’anni e trenta chili meno di lei, convinta che nessuno capisca l’italiano?
Siamo finiti.
A mia memoria sì. Ricordo un episodio, tra tanti, dove trent’anni fa in coda sulla Torre Eiffel c’erano decine e decine di turisti di ogni nazionalità. Un tale di un gruppo di italiani (che erano dietro di me e a una mia amica e facevano un gran casino di frizzi e lazzi) fece uno scatto in avanti, sorpassò una dozzina di persone, e bloccò l’accesso alle scale con il braccio.
Siamo una comitiva, proclamò, noi passiamo tutti insieme.
Gli dissi di levare il braccio. Gli si illuminarono gli occhi.
Un italiano, esultò, passa pure cumpà.
E’ un po’ come ne La banalità del male. Noi siamo La banalità dell’ignoranza. Con una buona dose di superbia. Speriamo piuttosto che altri popoli resistano all’imbarbarimento.
I cafoni ci sono sempre stati, ma in effetti ora sono le proporzioni a essere decisamente avvilenti, visto che è molto difficile trovare italiani sani, in viaggio fuori dai nostri confini…
Grazie per avermi ricordato le piacevolezze di Copenhagen e Stoccolma (se puoi vai anche ad Oslo, altro luogo di grande civiltà e ottime persone) e “grazie” per avermi riportato alla mente le tante, troppe, discussioni con i nostri conterronei
all’estero. Se in tante occasioni, malgrado il mio inglese fantasioso-americano, ho trovato persone che non riuscivano a credere che io fossi italiano un motivo ci sarà stato…
Io sono sempre tentato di dire che vengo dalla Svizzera italiana, o da S.Marino…
da snob e frustrato, sogno l’ingiustizia di essere socio di un grande club inglese, il Blades ad esempio … Non con la mia faccia, ovvio, magari con quella flemmatica e mariuola di un Raffles.
Bei posti, e persone che confermano che ci vorrebbe poco per essere civili. Poi logicamente, come è capitato a te, ti giri verso casa e ti chiedi perché non possa essere così anche nel nostro paese. Quando vedi gli altri italiani, quelli descritti da te, hai la risposta.
Infatti. Sono lo specchio (deformante) di una grossa fetta di paese.
Definiscimi in maniera più accurata gli svedesi per favore… Perché non sono riuscivo ad interpretare bene la tua espressione: “Gli svedesi sono decisamente molto avanti nel percorso di evoluzione sociale dell’essere umano.”, ne conosco uno bene ed ho altre conoscenze svedesi, nel particolare di Stoccolma, quindi vorrei qualche descrizione in più per fare il paragone
Ahimè, quelli del sud, son sempre i più cafoni e buzzurri: spiccano sempre, anche se son 10 su 100 italiani, loro svettano. E’ matematico 🙂
Posso invidiarti un po’? Da tempo ho in programma un tour delle capitali del nord europa, ma ancora non sono riuscito a materializzarlo…