The Walking Dead – Fumetto e Serie TV

Robert Kirkman sul set di TWD.
Robert Kirkman sul set di TWD.

Dopo un paio di anni torno a spendere qualche parola su The Walking Dead, un brand (perché oramai di tale si tratta) che ha sdoganato la figura dello zombie per famiglie, il mostro antropofago trasformato in mera scusa per imbandire trame fatte di problemi coniugali e di scelte morali da romanzetto horror young adult.
Destino bizzarro, per un fumetto che tempo fa veniva lodato per la crudezza della sua trama, che non sforava però nel becero splatter per adolescenti brufolosi, preferendo piuttosto atmosfere mature, consone a un realismo orrorifico che spaventava perché impietoso e “probabile”. Questi erano (e in parte sono ancora) i punti di forza del fumetto di Robert Kirkman, che si è preso la briga di uccidere a intervalli più o meno regolari protagonisti principali, personaggi chiave e comprimari, senza guardare al blasone, bensì solo alla funzionalità della storia.
Una caratteristica, questa di Kirkman, che lo mette al pari di un altro mostro sacro, George R.R. Martin.

La trasposizione di The Walking Dead per il piccolo schermo, realizzata dall’emittente americana AMC, ha stravolto non poco il lavoro di Kirkman.
Le scollature dalla trama del fumetto sono state quasi subito marcate e nette. Esse ammiccano a una fruibilità del format da parte del pubblico generalista, tagliando così tutti quegli elementi troppo duri e indigesti, che avrebbero senz’altro attirato le attenzioni della censura statunitense.
Via dunque le parti in cui i figli pre-adolescenti del dopo-Apocalisse si scoprono giovani serial killer, così come le altre, in cui i protagonisti principali vengono brutalmente uccisi, a volte dai loro stessi compagni ed (ex) amici. Via le scelte dettate dal mero, primitivo istinto di sopravvivenza, sostituite da infinite discussioni moraliste e surreali, se considerate che vengono fatte in un mondo devastato da una pandemia zombesca.

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Il risultato è un serial che piace a chi non ha mai letto il fumetto ma anche, più genericamente, a chi non ama l’horror (e che probabilmente non l’ha mai considerato prima come genere socialmente accettabile).
Non voglio accanirmi sul telefilm, che tra l’altro era partito anche bene, con una stagione 1 godibile e arricchita da episodi molto buoni. Questo nonostante la trama, già cambiata fin quasi da principio, rispetto a quella originale.
Purtroppo i guai emergono già dalla stagione 2, dando eccessivo spazio a tutti gli elementi nocivi citati poche righe sopra. Scelte di regia che hanno scatenato l’ilarità degli appassionati di horror, e che è valso al serial il soprannome “The Talking Dead”, complice una sceneggiatura che dà quasi tutto lo spazio disponibile a dialoghi da soap opera.

Ho smesso di seguire TWD dopo questa seconda stagione, non trovando l’utilità di spendere tempo ed energie per vedere un serial che mi ha/aveva già ampiamente deluso.
Le recensioni di blogger fidati mi suggeriscono che la situazione è più o meno rimasta la stessa, a eccezione di qualche puntata particolarmente azzeccata. Il riscontro del pubblico invece non manca, tanto che TWD ha un nutrito seguito di fedelissimi che, vale la pena sottolinearlo ancora una volta, pesca soprattutto tra gli spettatori non fedelissimi del genere horror.

Ora è appena partita la stagione 4, che per il momento non ho intenzione di vedere. Le premesse della nuova season le trovate nella recensione dell’episodio 4×01, pubblicata da Book and Negative. Non pare malaccio, ma è proprio questo passaggio del recensore a tenermi lontano dal serial: “al quarto anno di messa in onda, tematiche ormai già sviscerate, anche troppo: ovvero cosa resti dell’umanità dei protagonisti in un mondo siffatto.”
In altre parole: non è rimasto molto altro da narrare.
Il media perfetto per parlare di zombie è e rimane il cinema, il lungometraggio. Anzi, a dirla tutta non è che negli ultimi anni abbiamo poi avuto queste memorabili prestazioni, nemmeno sul grande schermo.
Però il pubblico di TWD, ne sono certo, non mancherà nemmeno quest’anno.

Cosa si può dire in merito? Fingendo per un attimo di essere esterno a tutto ciò, occorre fare i complimenti alla AMC, che ha preso uno dei mostri più sfigati e inquietanti della storia recente (lo zombie), e l’ha trasformato nella scusa per produrre un serial “per famiglie”. Che poi è anche ciò che ha fatto una vecchia volpa come Spielberg in prodotti quali Falling Skies.

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Viceversa, sdoganare l’horror in questa maniera vuol dire snaturarlo. Almeno un po’. A volte tanto.
Però non facciamone un dramma: gli appassionati di zombie e mostri assortiti continueranno a cercare prodotti più consoni ai loro standard. Gli altri salteranno come allegre cavallette da TWD a Brothers & Sisters (e tra l’altro non c’è nulla di male, in tutto ciò), prendendo un po’ di questo e un po’ di quello.

E il fumetto, nel mentre? Non è ancora arrivato a una conclusione. Quindi sta diventando ripetitivo e noioso, perfino nei colpi di scena. A me, per esempio, oramai causa più sbadigli che non emozioni, perché tutto ha il sapore stantio del “già visto”.
Io li odio, i progetti a lungo termine…

Andrew+Lincoln+Robert+Kirkman+Walking+Dead+O5B_BLFNyLal

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11 commenti

  1. TWD è un po’ l’oggetto misterioso. Riscuote consensi incredibili, e critiche incredibili, da parte di chi si occupa di narrativa e affini (per citarne uno, Brian Keene, che su twitter non manca di far pesare la propria opinione), che non può accettare di far passare per buono/ottimo un telefilm che arranca nei settori fondamentali, trama e sceneggiatura: proponendo temi fiacchi e irrealistici, con contorno di zombie.
    Però, piace. E piacendo fa tanti soldi. E quindi siamo arrivati al quarto anno. Telefilm molto più validi sono stati troncati a metà della prima stagione.

    Io lo seguo un po’ per abitudine, un po’ perché è, proprio per i motivi citati, un fenomeno televisivo anomalo, che insegna tantissimo, circa il moderno pubblico e la logica della televisione.
    Gli zombie non mi interessano nemmeno. Non più.

    1. Piace perché è molto generalista (cosa inaccettabile, per un vero zombie-fan), e perché ha elementi che possono renderlo gradito e gradevole a molti telespettatori.
      Non a me, evidentemente.

  2. Il fumetto non l’ho letto ma anch’io ho abbandonato la serie alla seconda, era diventata noiosissima… Ho letto velocemente su wiki la trama e poi ho provato a iniziare la terza, ma pure lì la noia mi ha assalito… Quindi niente più TWD per me..

  3. Discussione vera sentita il mese scorso in una fumetteria di Padova:
    Due amici entrano, girano a curiosare tra gli scaffali e poi uno urla stridulo e garrulo “Ma che, adesso fanno anche i fumetti di Walking Dead? ”
    E poi ci stupiamo ancora. 😦

  4. Il successo che sta avendo è incredibile. La premiere di quest’anno ha frantumato tutti i record. Inutile dire che allo stesso è stata una puntata abbastanza fiacca e che ha girato a vuoto per essere una premiere. Fatta eccezione per i minuti finali, potrei parlare di episodio filler. Minuti finali che avrebbero potuto benissimo usare come apertura e creare un episodio un bel po’ movimentato.

    Sono perfettamente d’accordo quando viene sottolineato che la serie tv si stacca dal fumetto e viene resa un prodotto fruibile e digeribile. Mi viene in mente come esempio l’episodio finale della terza stagione.
    Possibile SPOILER: C’è un combattimento tra due fazioni. Quella dei cattivi sta attaccando il carcere, base dei buoni. Nel corso dello scontro, non viene inquadrato nessun buono sparare e colpire un umano, quasi a rimarcare la differenza Buoni/cattivi. E pensare che questa è gente che contro gli zombie fa headshot su headshot anche in condizioni improbabili. E nel caso dello scontro si trovavano in posizione sopraelevata e con buona visuale.

    1. L’amichevole apocalisse zombie di quartiere.

      Proprio ciò che gli appassionati disdegnano, ma che può essere venduta al pubblico medio-buonista con poca voglia di vere emozioni, o di punti di vista differenti dal solito cliché bene vs male.
      Che poi il bello delle zombie apocalypse è proprio quello di annullare le distanze tra le due fazioni (in teoria).

  5. “Talking Dead” è geniale e riassume secondo me il problema della serie (un po’ anche nei fumetti, io seguo l’edizione da edicola). Il successo che ottiene mi ha sempre davvero stupito, ma parimenti a G.o.T. secondo me è un circolo vizioso: è straosannata da quel pubblico ‘generico’ che non ha mai seguito il genere, (e quindi lo giudica positivamente per “ehi, mi ci hai interessato”) e dove se dici Fantasy dici lotr e se dici Horror se non è Milla in Resident Evil è Twilight. Quindi si toglie il grosso che ha dato successo al media originale (libro o comics) perché per lo schermo è “troppo”, e lasci quanto basta per essere un horror abbastanza da lanciare polemiche sociali che portano gratuita pubblicità.. Se Kirkman poi per 4 episodi mi disintegra 4 volte il cast principale in maniera spregiudicata, alla 5 volta magari ho capito come funziona, e non so quanto poi si può starci dietro, è proprio un problema dei comics americani.

    1. Sicuramente sono prodotti molto pompati dai media (che li devono pur vendere).
      A mio parere GoT vale cento volte tanto TWD, ma indubbiamente hanno come grossa similitudine quella di essere diventati due titoli super-esposti (o addirittura sovraesposti), che mettono in ombra tutto il resto.
      E spesso “il resto” è meglio.

  6. anche io guardo TWD per inerzia ben conscio dei limiti del prodotto. manca sopratutto di quella brutalità che ci si aspetterebbe in condizioni di sopravvivenza, con personaggi logorroici con cui è davvero difficile empatizzare. Gli zombi poi quando non assenti non sono quasi mai minacciosi, salvo comparire all’improvviso fino a riempire lo schermo anche in un’area deserta, giusto per giustificare il titolo

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