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Orfani 1: Piccoli spaventati guerrieri – Recensione

orfani cover

Orfani 1: Piccoli spaventati guerrieri
di Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari
Sergio Bonelli Editore
98 pagine a colori, 4.50 euro

Sinossi

Il passato: una misteriosa forza aliena ha trasformato metà della terra in un cratere fumante. Sotto la guida della Dottoressa Juric e del Generale Nakamura, una squadra di ragazzini viene sottoposta a uno strenuo allenamento, destinato a trasformarla nel più agguerrito esercito della storia. Comincia così la marcia verso l’Avventura di Jonas, Ringo, Juno, Hector, Rey, Felix e Sam.
Il presente: una nave spaziale atterra sul pianeta dal quale è venuta l’aggressione, col compito di trovare l’arma distruttrice ed eliminarla. E quando compaiono i letali extraterrestri, a mettergli i bastoni fra le ruote scende in campo una banda di indomabili guerrieri: gli Orfani.

Commento

Molto atteso da fans e detrattori, il nuovo fumetto bonelliano di fantascienza bellica è finalmente arrivato in edicola.
L’innovazione principale è nella scelta di pubblicare l’intera saga di Orfani a colori. Una rivoluzione per Sergio Bonelli Editore, che dalla notte dei tempi utilizza il bianco e nero, limitando gli albi a colori per anniversari straordinari (i numeri 100, 200 e via contando).
E questi colori funzionano?
Sì, funzionano. Non sono un bonus così straordinario come altri recensori pensano, ma senz’altro rendono piuttosto bene.

La storia, invece?
Mah.
Quando parlo di fantascienza bellica, mi vengono in mente (anche a voi immagino) i classici del genere, da Il Gioco di Ender a Starship Troopers. Magari anche la saga di Fred Saberhagen, Berserk. Ecco, il primo numero di Orfani è un mix condensato di citazioni e rimandi, senza particolari slanci di originalità. Lo stesso finale di volume fa intendere che anche nel prossimo albo dobbiamo aspettarci qualcosa che si avvicina parecchio ai cult appena citati. Se poi la saga si discosterà in qualche modo da tutto ciò, beh, non so ancora dirvelo.
Non che l’originalità sia necessariamente un valore aggiunto, intendiamoci. Però, per un esperto di fantascienza, Orfani #1 offre una strana e ripetuta sensazione di già visto.

orfani 1

Per contro gli autori, Mammucari e Recchioni, sono noti per essere dei tipi in gamba. Qui si frenano parecchio, soprattutto nella prima parte della storia, che a dire il vero strappa più sbadigli che altro. Però si nota un certo quantitativo di materiale grezzo, che il dinamico duo potrebbe raffinare al meglio nel proseguo della saga.
I margini per ottenere qualcosa di interessante, ci sono. Orfani non sarà nulla di trascendentale, su questo credo che difficilmente verrò smentito, però la speranza è di ottenere, numero dopo numero, una storia poco bonelliana e più moderna.
Non mancherà il tipico buonismo, marchio di fabbrica dei fumetti pubblicati da questa casa editrice. La prima parte di Piccoli spaventati guerrieri ne è densa, oserei dire intasata. Per fortuna il registro cambia verso pagina 54, abbandonando le atmosfere a la Ender’s Game, che personalmente ho trovato poco tollerabili. Meglio questa seconda metà, tutta combattimenti e alieni.

Riassumiamo e cerchiamo dunque di dare un giudizio finale.
Discreti i disegni. Bella l’idea dei colori. Cliché della fantascienza bellica come se piovesse. Buonismo bonelliano a dosi medie. Storia che potrebbe riservare sorprese, ma anche no. Interessanti le scene di battaglia. Personaggi ancora da caratterizzare.
Voto: sei d’incoraggiamento.
Il secondo numero lo comprerò, ma dovrà fare molto meglio per convincermi a comprare anche il terzo.

Segnalo anche il sito ufficiale di Orfani, alquanto carino.

orfani 2

– – –

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30 risposte a "Orfani 1: Piccoli spaventati guerrieri – Recensione"

  1. Come ho scritto, quando lessi l’introduzione mi sembró di essere catapultato a metá 800 xD
    Non è il mio genere, ma ora che so che è appena passabile, credo che risparmierò i miei soldi :/
    E attendo una rece del volume due, nel caso migliori 😀

  2. Preso a scatola chiusa nell’ambito del mio progetto SSFI, “Sostieni il Sci-Fi Italiano”.
    Stesse sensazioni provate anche da me. Comprerò il secondo e forse anche il terzo ma l’avvio, diciamolo, è stato piuttosto deludente.

  3. Bonelli? Che pubblica qualcosa di diverso dal solito Dylan Dog? Lo compro anche solo per il “coraggio” dimostrato. -.-”

  4. Idem per me, stessa sensazione di déjà vu e di semi delusione, in ogni caso, prima di decidere se continuare o meno, arrivo al terzo numero

  5. Non voglio parlare bene o male di una cosa che non ho letto, ma ho visto l’anteprima, e mi limiterò a quella: disegni e colori e scansione delle vignette non sono niente, ma proprio niente di nuovo.
    Non che tutt’intorno sorgano le innovazioni come funghi, eh: solo che non mi si gridi alla rivoluzione, perché io non ne ho sentito manco l’odore.

  6. Ok, non leggo Bonelli da, boh, forse più di quindici anni, ma in ogni caso, leggendo questo pezzo m’è ritornata in mente la solita domanda che mi facevo quando la leggevo: ma perché sempre questa sensazione di deja-vu, con le storie di quest’editore? Sempre, sempre… Alcune volte, specie in Dylan Dog, erano omaggi espliciti, altre un po’ meno.

    Non che ci sia necessità di ricalcare altre opere famose, perché gli autori dietro i progetti sono sempre in gamba. Quindi perché restare nell’ambito del già visto quando si può osare? Mah.

    1. In molti numeri di DD si può parlare di plagio palese… Mi stupisco che non ci siano mai state cause, o forse il citazionismo estremo non costituisce reato, boh.

      Sul fatto dell’osare un pochino di più, mi trovi completamente d’accordo.
      E’ che a volte si preferisce dare la pappa pronta al lettore “debole”, che griderà comunque alla figata…

  7. Io non l’ho comprato proprio perché immaginavo di trovarmi di fronte ad “qualcosa di già visto”, mi sa che ci ho preso xD
    In realtà non l’ho preso solo per questa ragione, ma anche per il fattore economico (da non sottovalutare). Ogni mese compro: – Le Storie, Dragonero, Fables (la ristampa bonellide) e varie collane dell’editoriale cosmo (ti consiglio “Il Decalogo” e “La Leggenda”)

    p.S: a proposito, cosa ne pensi di Dragonero? 🙂 Così, per curiosità!

    1. Non ho ancora letto Dragonero 😛
      Non ho un bel rapporto col fantasy classico, e temo che questa testata nasconda storie piuttosto banali.
      Dici che vale la pena dare una possibilità a Dragonero?

      1. Posso dire sinceramente che almeno i primi 4 numeri seguono la classica storia fantasy, mentre dal quinto numero si aprono molte interrogativi sui personaggi del gruppo. Per ora i “gregari” del gruppo di Ian (il protagonista) si stanno dimostrando molto più carismatici e pieni di sfaccettature (se hai letto Dampyr, molti hanno paura che col passare dei numeri i compagni diventino molto più popolari del protagonista). Ci sono elementi un po atipici rispetto ad un fantasy tradizionale, come ad esempio la gilda dei Tecnocrati. Quest’ultima sta aggiungendo un tocco steampunk (anche se forse potrei offendere i puristi del genere con questa affermazione) alla storia. Non mi sento di dare un giudizio completo su questa serie, aspetterò almeno un anno per vedere cosa succede!
        Comunque se vuoi affacciarti al mondo di Dragonero puoi trovare il primo romanzo in versione digitale! 😉 giusto per farti un’idea!

        P.S: il romanzo è una storia a se stante pubblicata anni fa dalla bonelli, da cui poi è nata l’idea di una serie regolare.

        1. Allora proverò a prenderne un paio di numeri, senza pregiudizi!
          Il romanzo l’ho sempre sfiorato, se lo ribecco nell’usato lo compro sicuro… O magari, come dici tu, in version eComic.
          Grazie delle dritte 😉

  8. Non l’ ho ancora comprato quindi non mi sento di giudicare. Mi fido però degli autori, certo Recchioni ha litigato con un paio dei miei più cari amici nell’ ambiente del fumetto italiano, però ritengo che sia uno dei migliori sceneggiatori sulla piazza. In passato ha fatto cose egregie come la prima stagione di John Doe e
    la mini horror su Billy the Kid, quindi penso che almeno il primo numero lo comprerò sulla fiducia e poi si vedrà.

  9. Lo aspettavo…
    L’ho preso e l’ho letto…
    E sono giunto alle medesime conclusioni. Mi auguro che si riprenda con i prossimi volumi (che prenderò, almeno il secondo) ma la sensazione di aver sprecato una bella occasione rimane…
    E poi costa davvero troppo!

    1. Ogni volta che capitano queste cose, penso che Bonelli Editore in fondo non cambierà mai (nel male, ma anche un pochino nel bene, per carità. Non crocifiggo nessuno).

  10. complimenti, uno dei pochi blogger che non si fa troppi scrupoli nel denigrare una pubblicazione che risulti piatta e scialba, proprio come questa!

  11. Meno male che ho trovato questa recensione e questi commenti…cominciavo a sentirmi io snob per aver trovato Orfani (ho appena letto il secondo numero dopo aver mancato il primo) banale, trito e ritrito, anche irritante, a tratti.
    Irritante è come si voglia presentare un personaggio, Juno, quella che vuole ammazzare il generale in odio a tutto l’addestramento militare (e perché poi? L’invasione non l’ha vissuta pure lei?), salvo poi fare le facce cattive quando si tratta di andare nello scontro più acceso e violento.
    Boh.
    Le astronavi e le tute le abbiamo viste e straviste nei videogiochi, in Starship Troopers, in Aliens e chi più ne ha più ne metta.
    E poi, onestamente, non è che ci deve essere per forza una katana…
    Sono rimasto in ogni caso sorpreso dall’eccesso di lodi in giro, come se veramente ci fosse qualcosa di innovativo in questa storia.
    Ecco.

  12. Commento molto tardo ma che spero possa essere utile. Dopo i primi numeri di Orfani ero nello stesso stato d’animo di mcnab quando l’ha recensito. Soprattutto non capivo perché, se era la storia di uno scontro fra umani e alieni su un altro pianeta, la parte relativa alla guerra fosse così maledettamente scialba. Poi è arrivato il plot twist.

    Semplicemente i primi numeri sono scialbi e troppo incentrati sui cavoli personali degli Orfani perché il lettore viene portato a credere che il fulcro della storia sia lo scontro con gli alieni, invece il fulcro della storia è tutt’altro.

    Recchioni e Mammuccari gestiscono male la cosa perché per preparare il terreno alla seconda parte della seria hanno reso la prima una noia soporifera ma alla fine tutto il materiale che ci siamo dovuti sorbire sui protagonisti torna utile e il ritmo diventa incalzante con un buon numero di colpi di scena cruenti e inaspettati.

    Insomma, Orfani è un diesel. Carbura lento ma quando parte corre però da quel che ho capito questa serie finirà presto e poi ne arriverà un’altra. Se è così suggerisco di attendere la fine della serie e scorrerla un po’ in fumetteria prima di decidere l’acquisto

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