Sei metodi furbetti per promuovere un romanzo

Sutter Cane

Di come promuovere un romanzo ne abbiamo già parlato mille volte, focalizzandoci sempre sull’onestà del venditore, e sull’andare/venire incontro al lettore.
Eppure basta entrare in una libreria, o guardare la pagina Facebook di qualche editore, per rendersi conto che molti addetti ai lavori preferiscono continuare coi vecchi trucchi di marketing. Perché lo fanno? Perché, in linea di massima, funzionano.
Presentare un romanzo e spacciarlo per un bestseller da 100.000 copie vendute, o come un libro che sconvolge e attira attenzioni indesiderate, è una strategia che ha ancora un certo appeal nei confronti del lettore debole, o medio.
I lettori forti, invece, scoppiano a ridere ogni volta che si trovano davanti queste sparate roboanti. E, ok, a volte si incacchiano pure. Perché, pur non essendo strategie disoneste, giocano sulla faciloneria del pubblico e distorcono la percezione del lavoro di scrittori ed editori.
Vi elenco sei classici metodi promozionali furbetti. Il romanzo da pubblicizzare è il fantomatico Cronaca di un Rutto.

Sei metodi furbetti per promuovere un romanzo

  • Fascette sovracopertina alla Stephen King.  “Tizio è io mio erede. Il suo romanzo Cronaca di un Rutto mi ha spaventato moltissimo“.
  • Mentire sulle vendite. “Quinta ristampa per Cronaca di un Rutto. 500.000 copie vendute“.
  • La terribile censura. “Cronaca di un Rutto. Il libro che il Vaticano e il Gruppo Bilderberg non vogliono farvi leggere“.
  • Premi immaginari. “Cronaca di un Rutto, il romanzo vincitore del prestigioso Premio Cipolla di Tropea 2013. Finalista di Forlimpopoli in noir 2014“.
  • L’innovatore. “Cronaca di un Rutto ridefinisce il concetto stesso del genere horror, alzando l’asticella e spingendo in là il limite del plausibile.
  • Scomodare un vip. “Cronaca di un Rutto, il libro scandalo che ha fatto infuriare Cristiano Malgioglio.”

Fascette dei libri

Non credo ci sia bisogno di spiegare perché questi trucchetti sono fuorvianti, ma facciamolo lo stesso.

Gli “strilli” usati sulle fascette sono scritti un tanto al KG. Spesso e volentieri lo scrittore che nomina “erede” o “successore” il giovane collega di turno non si è nemmeno degnato di leggerlo.
Le vendite… e vabbé. Come sparare sulla Croce Rossa. In un paese in cui vendere 1000 copie viene considerato un gran successo di mercato, figuriamoci quanto sia credibile dichiarare di averne vendute 500.000.
La censura: nessuno si sogna di censurare romanzi erotici o horror. Ogni sparata di questo genere serve soltanto per attirare attenzioni, con mezzucci basati sul nulla (cosa tra l’altro verificabile con una rapida ricerca su Google).
Premi: esistono più premi e concorsi che non validi romanzi. Un premio non si nega a nessuno. Quelli veramente importanti (numericamente parlando) sono invece spartiti a tavolino tra le case editrici.
Innovatori, ridefinitori etc: a volte basterebbe dire “ehi ragazzi, credo di aver scritto una bella storia“. Anche perché l’originalità assoluta è davvero, davvero rara.
Vip incacchiati etc: vedi il discorso fatto sulla censura, più o meno.

Questo è quanto.
Però, lo ripeto, sono strategie che, nel bene o nel male, per il momento funzionano ancora.

Il libro che non ti farebbero mai leggere

– – –

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21 commenti

  1. Ti sei dimenticato di inserire da qualche parte la parola “disturbante”… sulle presunte vendite ci possono cascare solo gli allocchi che non sanno farsi quattro conti 🙂

  2. Riguardo il grande innovatore c’è una cosa da mettere in evidenza: senza una solida base costruita sui classici del genere, la parte innovativa va completamente persa; quindi la fascetta dovrebbe rivolgersi ad un lettore forte, ma qui si pongono almeno due problemi: il lettore forte l’innovatore lo ha già scoperto per conto su e come facevi notare le fascette gli suscitano ilarità

  3. Odio le fascette. Sono scomode e hanno frasi senza senso e fuorvianti: su un libro di Abercrombie la fascetta recitava “l’erede di G. R.r. Martin. Vanity Fair”. Dato che vanity fair non ha alcuna autorità in questo campo, l’ho comperato solo perchè lo avevo già visto in Germania e sapevo che c’era altro sotto quella strilloneria orribile. Almeno metti un giornale che come fonte abbia un senso d’esistere. E poi dopo 10 autori che in 10 mesi sono scandali/ ridefinitori/ etc un dubbio anche al lettore più ingenuo dovrebbe venire…

    1. Esatto, sono anche scomode. Grrr…
      E poi sì: adesso vanno di moda gli eredi di Martin… che poi sono generici autori fantasy pompati dalle case editrici.

      1. Infatti! Diffido sempre dal modaiolume del momento e mi sorprende che con Heitz non lo abbiano pompato un sacco. Poi metto in pratica il Settimo Modo di fare promozione: prendo un libro bello e lo schiero davanti ad uno di questi.

  4. Le fascette sono buone per una cosa: strappate in 3, 4 parti sono utili in mancanza di segnalibri canonici.
    Oppure da collezionare nella colonnina alla sinistra del water, non sia mai finisca la carta igienica.

    1. Naturalmente questo per il lettore forte.
      Il lettore debole si legge le peggio cose, pensate se non si beve in tranquillità una fascetta

  5. Il punto 3 è talmente diffuso che viene sfruttato anche per i titoli: Il libro che il governo non ti farebbe mai leggere; Il libro che la Chiesa metterebbe al rogo dopo un processo; Il libro che i comunisti hanno cercato di mangiare. E in questo caso si ha una certezza: sarà una ciofeca solenne 🙂

  6. Già visti e più volte, purtroppo. Il problema è che a volte uno si trova queste fascette anche su libri più che validi, che meriterebbero un approccio più onesto e meno roboante. Il punto 4 vale solo per i piccoli editori, perché per i grandi ci sono già premi a loro uso e beneficio!

  7. E comunque, adesso mi è venuta un gran voglia di leggere “Cronaca di un rutto”. Il titolo è straordinario, se mi dovesse venire in mente di riciclarlo, dovrai per forza scrivermi una fascetta. 🙂

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