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Quella casa nel bosco (2012): Recensione

Quella casa nel bosco

Quella casa nel bosco
di Drew Goddard
USA 2012

Sinossi

Quella casa nel bosco comincia come tantissimi horror: un gruppo composto da cinque compagni di college va in gita in campagna, in una casetta isolata, per un week-end di dissolutezze, ma subisce l’attacco di orripilanti esseri sovrannaturali e trascorre una notte di infinito terrore tinto da fiumi di sangue. Ti sembra una storia già sentita? Aspetta! È solo la punta dell’iceberg… (fonte: http://www.comingsoon.it/)

Commento

Il film di Drew Goddard potrebbe idealmente mettere la parola fine alla produzione tanti slasher movie tutti uguali, fatti di trame fotocopia, di personaggi tagliati con l’accetta (battuta involontaria) e di finali più prevedibili di una barzelletta di Ezio Greggio.
Quella casa nel bosco (The cabin in the woods) è quasi una meta-opera, che s’impadronisce del classico meccanismo degli horror più o meno moderni, lo cannibalizza e lo risputa in forma magnifica e geniale, cancellando al contempo la necessità di girare altre pellicole di questo filone.
Eccessivo? Non credo.

Da qui in poi seguono alcuni spoiler. Lettore avvisato, mezzo salvato.

Quella casa nel bosco ha il grande pregio di mettere a nudo lo schema narrativo – in realtà piuttosto semplice – degli horror postmoderni, dando loro una ragione di esistere, in una chiave di lettura che dona bricioli di nobiltà a film piuttosto stupidi, gli slasher già citati in precedenza (ma non solo, in realtà). Secondo la storia girata da Goddard, lo schema di queste pellicole corrisponderebbe a un preciso rituale. I protagonisti stereotipati – la prostituta, l’atleta, l’intellettuale, la vergine e il buffone – vengono di fatto sacrificati in un complesso rituale, atto a placare antiche divinità dal sapore cthulhuoide, che viceversa distruggerebbero il nostro mondo.

Una potente organizzazione segreta, forse governativa, organizza questi rituali in diverse parti del mondo, coinvolgendo quelli che, per sommi capi, diventano attori involontari e vittime predestinate.
L’organizzazione ha a potenti mezzi tecnologici su cui contare, ma soprattutto possiede una ricca collezione di mostri, tenuti sotto chiave, da utilizzare di volta in volta per uccidere i cinque giovani “archetipi”. Tali mostri non sono altro che le creature leggendarie, citate fin dall’alba della civiltà in miti e leggende, e recentemente rese protagonisti dei film di genere horror.
Si va dai classici zombie, licantropi e vampiri, alle creature di Hellraiser, di IT, Shining, passando per gli spettri giapponesi, i mostri anfibi, gli assassini seriali e chi più ne ha più ne metta.

Quella casa nel bosco è un film apparentemente semplice, ma in realtà complesso e intelligente. L’interpretazione data da Goddard, come già detto, ha la grande ambizione di rileggere almeno quattro decenni di cinema horror, allacciando il tutto a suggestioni più antiche e profonde. Il punto è che il regista riesce benissimo in quel che si propone, regalando allo spettatore un’opera davvero godibile, perfino ironica, ma non banale né tantomeno stupida.

Aggiungo – e concludo – che anche sul lato estetico/visivo, il film è davvero ricco. La prigione dei mostri, il cosiddetto Tempio, è una perla di rara bellezza. Quando essi fuggono, distruggendo i loro carcerieri, danno vita a scontri che resteranno a lungo nel cuore degli appassionati di horror.
Tanto per darvi un’idea, vi pubblico una cattura in cui si scorge una parziale lista delle creature intrappolate dall’organizzazione, e utilizzate per portare a termine i rituali.
Buona visione!

Quella casa nel bosco - lista dei mostri

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Alex Girola – follow me on Twitter

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14 risposte a "Quella casa nel bosco (2012): Recensione"

  1. Io vado controccorrente. Benchè la presa in giro dei vari slasher ci stia tutta, a me questo film non è piaciuto per niente. Più che altro perchè tutta la faccenda dell’organizzazione che ci sta dietro mi ha tolto tutto il pathos. E nonostante sia anche piuttosto brutale, l’ho trovato più una mezza parodia nera che un horror vero e proprio. Per me, bocciatissimo!

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