Il fantasy di R.A. Salvatore

Drizzt 1

Come molti teenager appassionati di giochi di ruolo, anch’io negli anni ’90 ho letto una carrettata di libri fantasy scritti da R.A. Salvatore, pubblicati in Italia da Armenia.
Impossibile non citare il suo personaggio più famoso, che – nel bene e nel male – è diventato uno stereotipo del fantasy moderno. Parlo ovviamente dell’elfo scuro (drow) Drizzt Do’Urden, ribellatosi al destino della società matriarcale dell’Underdark, che lo voleva trasformare nell’ennesimo spietato soldato al servizio delle nobili e perfide sacerdotesse della Dea Ragno.
Proprio la saga di Drizzt, accolta con un clamoroso successo da parte del pubblico, ha permesso a Salvatore di diventare ricco, famoso e apprezzato da almeno un paio di giovani generazioni di lettori.
Contate che, a 55 anni, ha pubblicato il medesimo numero di romanzi (55), più un’infinità di racconti su antologie, riviste e quotidiani. Senza dimenticare i suoi contributi per quanto riguarda giochi di ruolo e videogame.
Ma, agli occhi di un lettore oramai maturo, come appare lo stile di Salvatore?
Di certo non esaltante come sembrava negli anni ’90. Anzi, per dirla tutta è uno scrittore piuttosto ripetitivo, oserei quasi dire mediocre. Eppure ha venduto una carrettata di copie.
Perché?

Salvatore ha senz’altro il merito di aver imposto uno stile fumettistico ai suoi romanzi. Questo vale sia per la caratterizzazione dei personaggi che per le trame dei libri, che pescano anche in certe situazioni classiche dei giochi di ruolo. Non solo perché molte delle saghe di Salvatore nascono come novelization di GdR, bensì proprio perché lui ha deciso di dare un’impronta del genere alle avventure che narra.

Così abbiamo una lunga sequela di scontri, in un crescendo di pericolosità e di spettacolarità. Mostri, demoni, assassini letali, guerrieri spietati e incredibili oggetti magici fanno parte di ogni libro dell’autore americano, ma soprattutto di quelli basati sui Forgotten Realms (noto setting per Advanced Dungeons & Dragons).
I protagonisti hanno quel minimo spessore psicologico per farli empatizzare coi lettori.
Gli eroi sono tutti d’un pezzo, molto stereotipati. I cattivi sono affascinanti quanto basta, ma alla fine della fiera non portano mai a casa una vittoria degna di questo nome.
I vari comprimari – mostri, umanoidi etc – sono sufficientemente particolari ed esotici per attirare l’attenzione del lettore fanatico di fantasy hi-magic.

Drizz e Wulfgar

La prima saga (Trilogia degli Elfi Scuri) è curiosamente quella più matura e riuscita.
La crescita, la maturazione e la ribellione del giovane Drizzt è affascinante ed “eroica” in senso lato. Il suo ribellarsi a una società palesemente votata al Male e alla sopraffazione è quasi commuovente, soprattutto per le rinunce che Drizzt deve fare per poter sfuggire alla matrone che governano la città sotterranea in cui vive.
E poi c’è proprio questo elemento, l’Underdark, una sorta di esteso e pericoloso mondo ctonio, dove vivono mostri bizzarri e letali e comunità di umanoidi spietati, dagli elfi scuri ai nani Duergar, passando per i terribili flagellatori mentali e gli gnomi Spriggan. Un universo lontano dal fantasy comune, quello di superficie. L’Underdark descritto da Salvatore è talmente esotico e intrigante da catturare l’attenzione del lettore.

Da lì in poi l’autore è pian piano scivolato in storie più banali, con gli elementi da fumetto (o da videogioco) di cui accennavo poco fa.
I suoi fan, davvero numerosi, erano soddisfatti così, perciò il registro di Salvatore non è più cambiato per molti anni, livellandosi su una narrazione ripetitiva e piuttosto noiosetta.
Lo stesso ricorrere dei medesimi personaggi per decine di romanzi mi ha presto stancato, cosa che mi capita (come dicevamo tempo fa) con taluni fumetti, vedi per esempio l’immortale Tex Willer.

Drizzt e il Marilith

Quando Salvatore ha cercato di smarcarsi da Drizzt, dai Forgotten Realms e dai suoi personaggi di maggior successo, ha prodotto cose interessanti.
Il ciclo narrativo Demon Wars, per esempio, non è male, anche se non rappresenta chissà quale colpo di genio nel panorama del fantasy internazionale. La saga si svolge in un mondo abbastanza “convenzionale”, ma che presenta comunque qualche spunto godibile. Innanzitutto vale la pena citare la magia, che in questo universo è controllata soprattutto dalla Chiesa Abellicana, attraverso l’utilizzo di gemme, che riescono a generare i più disparati effetti (invisibilità, fulmini, volo, levitazione, controllo mentale etc). Esistono diverse razze umanoidi, dagli sfuggenti Touel’Alfar (gli elfi) ai crudeli nani Powrie.
Nulla di particolarmente originale, come vi dicevo, ma almeno c’è il tentativo di proporre un mondo non derivato dai giochi di ruolo, e con più di uno spunto interessante.
Anche qui Salvatore commette però l’errore di replicarsi all’infinito. Dopo la prima trilogia di Demon Wars, seguono altri quattro libri. Una strategia economicamente vantaggiosa, ma stancante.

Demon Wars

Dunque cos’è e cosa è stato R.A. Salvatore nel panorama fantasy?
Non certo un innovatore, né un autore dotato di una prosa particolarmente brillante, o di idee innovative. Lo definirei un discreto mestierante, dotato senz’altro di entusiasmo e di una lodevole capacità di conquistare i giovani lettori.
Vedendo quel che oggi spacciano per fantasy – paranormal romance, porcherie pseudopornografiche, fan fiction infantili – c’è quasi da rimpiangere i tempi in cui gli scaffali italiani traboccavano di romanzi di R.A. Salvatore, che senz’altro poteva rappresentare (come è stato per me) un buon viatico verso un fantasy più maturo e coinvolgente.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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12 commenti

  1. Anch’io ho letto molto di R.A. Salvatore da ragazzo. Concordo in pieno con l’analisi. Un bravo mestierante, non c’è che dire. Non saprei cosa potrei pensarne rileggendolo adesso, ma non mi va di farlo, molto semplicemente. Credo che il successo, nel suo caso, sia dovuto a mix: ha saputo sfruttare l’onda dei giochi di ruolo, portando nella pagina scritta le avventure che vivevamo lanciando i dadi (io ad esempio lo leggevo per protrarre il “gioco” oltre le sessioni con gli amici); ha saputo essere abbastanza originale, con gli elfi scuri, anche se l’invenzione non è sua ma di Gygax; infine ha scritto quello che gli piaceva, si vede che proprio gode mentre scrive. Anche lui, probabilmente, era un giocatore di ruolo come tutti noi. 😉

    1. Ecco, grazie per avermi ricordato che è giunto il momento di scrivere un articolo su Gygax 🙂

      Per il resto concordo in toto con le tue osservazioni.
      Credo anche che R.A. Salvatore abbia convinto moltissimi “giocoruolisti” a provare a ricavare dei racconti dalle loro sessioni di RPG.
      Spesso con risultati improbabili 😛

  2. Bell’articolo!
    Aggiungo che Salvatore ha avuto la bellissima idea (e per certi versi rivoluzionaria) di dedicare alcuni romanzi interi alle sole figure degli ex-villain: Artemis Entreri e Jarlaxle.
    Un piccolo passo di lato che però si incastra alla perfezione nel ragionamento che facevi tu.

  3. Una delle cose migliori di Salvatore – forse l’unica veramente buona – compare in Worlds of Their Own, una antologia della Paizo che raccoglie opere di famosi autori legati a franchise (D&D, Star Wars ecc) ma scritte in autonomia.
    Il resto è purtroppo di una mediocrità agghiacciante.
    Certo, è stato per molti un entry-level – si comincia a leggere Salvatore, poi magari si scopre Howard, o Moorcock.
    Oggi sarebbe più difficile – si comincia da Salvatore e poi si scopre… cosa? Paolini?

    1. Entry-level è la miglior descrizione dei romanzi di Salvatore che riesco a immaginare.

      E comunque Salvatore, rispetto a Paolini, è un titano della scrittura. (Per tacere di paragoni con Strazzulla, Troisi e altra gente).

  4. Salvatore lo avevo zompato a pie’ pari…. prima per le difficoltà di reperirlo fra le montagne del Remotistan (non è il solo Mana a vivere in un posto … logisticamente difficile, solo che io ci vivevo nell’epoca PRE-internet dove tutto è “a portata di click”), e poi perché, obbiettivamente, avevo alzato il tiro delle mie letture (passando a Holdstock, l’amato/odiato Martin, Turtledove – del quale mi son o “sfucilato” con enorme piacere l’intero ciclo LUNGO di Videssos – e altri).

    Tanto premesso, volevo segnalare (a proposito di “non fermate il sengnale”) che gli (oggettivi) difetti che hai elencato nell’articolo sono diventati il punto di forza di un bellissimo webcomic che è uno dei miei appuntamenti (quasi) quotidiani (lavoro permettendo): tale Drizzit . Si tratta di un fumetto online veramente divertente, intelligente e che a me è piaciuto (e piace TUTT’ORA) veramente tantissimo.

  5. Come sempre un bellissimo intervento.
    Io invece rispondo poco perché amo leggere ma non scrivere.
    Mi piace però farti sentire che ci sono e ti leggo sempre con piacere ed attenzione.

    In questo caso, anche se io non lo conosco questo scrittore, concordo che ha navigato un onda positiva.

    Saluti
    Max

  6. Tutti gli autori del panorama aD&D/GdR in genere sono un po’ degli entry-level, dalla definizione di Mana, che se riletti ti portano a rimpiangere il fanciullino che si esaltava per quei romanzi.

    L’unica serie che ho riletto con piacere (a parte l’ultimo romanzo che mi sembra chiudere in corsa) è Death Gate di Weis&Hickman, mentre per esempio ripresi i Draghi sono stati lammmorte e i Gemelli, un po’ meglio, ma non troppo.

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