Prima dello steampunk: il clockpunk

Leonardo Da Vinci tank

Nel secondo ebook della mia saga Venatores ho inserito alcuni elementi che, in fase di presentazione, ho descritto essere di natura clockpunk.
Gli esperti sanno di cosa si tratta, ma immagino che molti si siano chiesti il significato di questo curioso termine. Col post di oggi intendo dunque dare una breve descrizione del genere clockpunk.
Esso è un sottofilone del ben più noto steampunk (così come altre branche minori: il dieselpunk, l’atompunk, il teslapunk etc etc).
Se lo steampunk ha come basi l’età vittoriana, la rivoluzione industriale e l’anacronismo di avveniristiche macchine al vapore, il clockpunk copre un’epoca che va – all’incirca – dal 1500 al 1700. Possiamo quindi dire che è il “-punk” del Rinascimento (ma non solo, evidentemente).
La tecnologia fantastica alla base di questo filone prevede macchinari mossi sfruttando l’energia del sole, del vento e di altre fonti naturali. Oltre, chiaramente, ai meccanismi che muovono gli orologi.

Il clockpunk non è però solo una questione di fantascienza ucronica e di macchine fuori dal contesto cronologico a noi noto.
Come capita spesso nel genere -punk, i migliori racconti e romanzi di questo filone affrontano anche una la questione filosofica di personaggi geniali che vanno contro le convenzioni del loro tempo. Il nome più rappresentativo è quello del geniale Leonardo da Vinci, che non solo fu un grandissimo scienziato e inventore, ma anche un uomo che ragionava fuori dal coro e che aveva una visione del futuro in senso assoluto. Non a caso i suoi progetti più avveniristici immaginavano l’uomo capace di volare, o di interagire con automi meccanici.

A livello puramente tecnico sono ancora gli automi vinciani a rappresentare una buona base per creare qualcosa di clockpunk. Si può per esempio immaginarli come robot rudimentali, capaci di vita propria, o magari utilizzati come rinascimentali macchine da guerra.
Anch’io, complice la coincidenza cronologica tra la mia saga e la vita di Leonardo, ho scelto lui come creatore di avveniristici strumenti dall’inconfondibile sapore clockpunk, anche se i romanzi dei Venatores non sono catalogabili come appartenenti a questo filone.

Da Vinci's Demons.
Da Vinci’s Demons.

Leonardo è stato recentemente messo al centro di un serial al 100% clockpunk, Da Vinci’s Demons, di cui vi consiglio di recuperare le recensioni scritte da Giordano Efrodini per il blog Book and Negative. Trovate tutte le recensioni, puntata per puntata, nella sezione relativa ai telefilm.
Da Vinci’s Demons è un’opera anche parecchio pulp, che dà un’interpretazione action di un personaggio storico che da sempre viene immaginato come un saggio barbuto, quieto e immerso nelle sue invenzioni. Forse non sarà il serial più riuscito di questa terra, ma per quello che ho visto funziona discretamente.

Un’altra saga – ludica ma anche letteraria – che presenta aspetti clockpunk è la fortunatissima Assassin’s Creed, soprattutto nel capitolo Revelations. ambientata nel 1500 circa. Anche in questo caso si tratta più di elementi (armi ed equipaggiamento) anacronistici che non di concept più profondi, anche se i retroscena esoterici alla base dell’intera saga offrono potenzialità “filosofiche” meglio espresse nei romanzi e nei fumetti ispirati alla saga medesima.

Assassin's Creed cosplay (custom).
Assassin’s Creed cosplay (custom).

Spostandoci avanti di un paio di secoli, I Tre Moschettieri re-immaginati nel film del 2011 rappresenta un riuscito esempio di clockpunk. Lo è soprattutto a livello estetico, e per l’inserimento di elementi anacronistici nella classica trama del romanzo di Alexandre Dumas. Tra navi volanti e dungeons con trabocchetti degni di Indiana Jones, I Tre Moschettieri diverte soprattutto in questi dettagli, che non nella rivisitazione non del tutto riuscita di un superclassico della letteratura mondiale.

Come citato da Wikipedia, alcuni validi esempi di romanzi clockpunk sono Mainspring, di Jay Lake (con tutti i relativi seguiti) e Whitechapel Gods, di S.M. Peters.
Su GoodReads sono indicati come titoli da recuperare anche The Doomsday Vault, di Steven Harper, The Clockwork God, di Jamie Sedgwick, The Alchemy of Stone, di Ekaterina Sedia e altri (molti dei quali, a mio parere, sono però fuori tema).
Non posso esprimere giudizi, perché non ne ho letto nemmeno uno. D’altra parte mi pare che il clockpunk sia uno di quei sottogeneri di cui si parla molto, ma che in realtà debba essere ancora riempito di veri contenuti.
Ma per questo ci siamo noi autori, giusto?

Nave volante

– – –

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11 commenti

  1. Mi hai fatto tornare in mente un gioco da tavolo di qualche anno fa, basato sulle invenzioni, più o meno realizzate, di Leonardo. Il gioco si chiamava “Magnifico” ed era un mix tra Monopoli e Risiko, anche se molto più complesso e impegnativo (in una decina di aprite uno incominciava a capirci qualcosa). Quel gioco lì era decisamente clockpunk.

  2. Ti confesso che, nonostante legga molti libri fantasy, non conoscevo il clockpunk. Mi ci sono imbattuto proprio leggendo Gigiat, stupendo ebook e secondo volume della saga dei Venatores, e devo dirti che ho apprezzato molto l’utilizzo di questa tecnologia anacronistica in un contesto rinascimentale.
    Gli spunti da utilizzare per le opere di narrativa sono notevoli e ritengo che questo sottogenere letterario non potrà che rinfrescare il fantasy; troppo legato ai soliti cliché.

    1. Sono sottogeneri poco noti, specialmente in Italia.
      A dire il vero non sono definizioni indispensabili, bensì giochi lessicali per catalogare dei filoni che potrebbero essere semplicemente definiti fantasy o fantascientifici.
      Comunque è senz’altro vero: offrono spunti notevoli e fanno volare l’immaginazione e la creatività!

      1. Forse il clockpunk potrebbe essere accostato ai libri della saga di Deepgate, scritti da Alan Campbell. Non conoscendo il genere dianzi citato, li avevo definiti in un mio articolo steampunk e new weird, come ha fatto del resto la critica.
        Che ne pensi?

  3. Onestamente, questo genere lo conosco più a livello cinematografico e videoludico (proprio per il già citato Assassin’s Creed, ma anche la tecnologia nanica della saga fantasy “The Elder Scrolls”) che a livello letterario.
    Forse, tra le correnti “-punk” è una di quelle meno utilizzate.
    Sarebbe bello vederla emergere per scoprire cos’altro può offrire di interessante, prima di essere scartata a priori in favore del cyberpunk o dell’ormai troppo sfruttato steampunk.

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