Perdersi nelle Strade di Sabbia

Le strade di sabbia

Un’anonima città spagnola.
Un uomo sui trentacinque – il protagonista della nostra storia – ha un importante appuntamento in banca, dove lo aspetta la sua convivente. Solo che lui se ne ricorda solo all’ultimo istante, perso in altri pensieri, da Peter Pan in un corpo adulto.
Arrivare in tempo all’appuntamento pare utopico, tranne in un caso: attraversa il Quartiere Vecchio, ricco di vicoli e dedali in cui è facile perdersi. Ma, se solo il nostro eroe riuscisse a indovinare la strada, eviterebbe di deludere per l’ennesima volta la sua compagna.
Solo che, questa volta più di altre, il Quartiere Vecchio si rivela essere molto al di fuori dall’ordinario. Tanto che il tempo, là dentro, sembra scorrere in maniera diversa, fino al punto che alcune persone si trovano in quelle stradine da oltre trent’anni, senza più trovare l’uscita.

A metà tra Kafka e Borges, Le Strade di Sabbia, dell’autore spagnolo Paco Roca, è una storia fantastica (in tutti i sensi), surreale, a tratti malinconica.
A differenza di altre opere incentrate su “quartieri fantasma”, la graphic novel di Roca non fa uso di elementi horror per impressionare i lettori. L’inquietudine che si percepisce, pagina dopo pagina, è più sottile e metafisica.
C’è il nonsense della routine, quella dei tizi che abitano l’enorme albergo del Quartiere Vecchio, che giorno dopo giorno ripetono le stesse azioni, incapaci di tornare a casa. La stessa routine di cui, chi più chi meno, siamo vittima tutti noi.
C’è anche l’eco di quell’atavica paura di perdere noi stessi, che però a volte può fornirci l’occasione di ritrovare un altra parte della nostra personalità, più combattiva, più ricca di sfaccettature.

Le strade di sabbia 2

Come avrete intuito, Le Strade di Sabbia è un romanzo a fumetti intriso di filosofia, ma che viaggia sui binari di una narrazione briosa e scorrevole, senza lungaggini o intermezzi demagogici.
Paco è dunque la dimostrazione vivente che è possibile trattare temi “alti”, che danno da pensare, senza rinunciare a divertire i lettori, senza catechizzarli o farli sentire stupidi.

Inoltre Le Strade di Sabbia ha una struttura, quella del magico Quartiere Vecchio, che ricorda anche quell’autore meraviglioso (ahimè spesso trascurato) che è Dino Buzzati. Non è un paragone immediato o smaccato, tanto che forse è venuto in mente soltanto a me, chissà. Proprio come accade nelle opere del grande scrittore bellunese, anche nel fumetto di Paco Roca la figura del destino pare avere un ruolo cruciale, centrale e al contempo misterioso.
Inoltre Le Strade di Sabbia mi ha fatto tornare in mente – anche se in maniera indiretta – le atmosfere della Fortezza Bastiani de Il Deserto dei Tartari.

Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c’è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. (Dino Buzzati – Il Deserto dei Tartari)

Scusate se è poco.

Le strade di sabbia 3

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