Ritorno a Malapunta

Malapunta nuova copertina

Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Lavorando a Isole del Terrore, la mia piccola antologia che comprende due vecchi racconti, editati, ampliati e attualizzati, mi è tornato in mente uno dei migliori romanzi di Danilo Arona: Malapunta.
Anzi, non è di Arona, bensì del suo alter-ego, Morgan Perdinka. L’altra faccia della medesima medaglia.
Malapunta uscì nel 2011 per i tipi della defunta Edizioni XII e rappresenta una delle vette qualitative di quella piccola casa editrice, che da allora ha generato figli, figliastri e figliocci. Come fanno solo i più grandi scrittori di genere, Arona/Perdinka crea la sua Dunwich, la sua Derry, e attorno a essa ricava una densa, affascinante mitopeica, che si aggrappa con denti e artigli alla realtà, o quantomeno a una possibile realtà. Stravolgendola.

Malapunta è una piccola isola deserta tra l’arcipelago toscano e la Corsica. Qui sbarca Nico Marcalli, ricco quarantenne ossessionato dal rimorso per la morte della giovane moglie in un incidente d’auto, per farsi dimenticare e morire lentamente devastato dall’alcol e dai suoi fantasmi, nella villa a strapiombo sul mare costruita dall’enigmatico Lord Taylor nel XIX secolo.
Ma su Malapunta, Marcalli comincia a fare strani sogni. Sogni che non gli appartengono.

Il gruppo di survivalist dei redivivi sta mettendo a punto insieme al professor Carlos Aztarain un esperimento legato a Malapunta e alle tecnologie della mente, dai risvolti imprevedibili. Per lo scienziato, forse sarà il modo di comprendere perché la risonanza di Schumann – il “battito cardiaco” del pianeta – sta crescendo.

Cosa lega l’infelice Nico Marcalli alle sconvolgenti catastrofi naturali che stanno mietendo vittime in tutto il mondo? Chi altri vive, oltre a lui, sull’isola? Perché a Bucarest un giovane assassino chiamato l’orco delle fogne conosce alla perfezione l’isola e i suoi misteri?

La vecchia copertina disegnata da Diramazioni.
La vecchia copertina disegnata da Diramazioni.

A quei tempi scrivevo ancora per il mio defunto blog su quell’orrida piattaforma che è LiveJournal. Questo è ciò che dicevo su Malapunta:

(…) Tutto sembra ruotare sulla piccola, deserta isola che dà il nome al libro, Malapunta. Epicentro di energie ancestrali e incontrollabili, nodo focale in cui la realtà si confonde coi sogni, permettendo al mondo dell’impossibile di compenetrare quello materiale. Questo vuol dire, senza troppi giri di parole, che Malapunta è uno di quei luoghi, antichi come l’universo stesso, in cui gli incubi hanno il potere di manifestarsi e di far del male.

Il protagonista del libro, Nico Marcalli, non ha tratti distintivi che lo rendono particolarmente simpatico. Anzi, il suo carattere vizioso e immaturo ben si sposa con l’atmosfera malaticcia e ambigua che permea le pagine di Malapunta. Niente spunti di forzosa positività, nessuno spiraglio di luce, se non in rarissimi casi.

Interessante il modo in cui un certo punto il romanzo muta (come se fosse una cosa vivente) dall’atmosfere raccolte dell’isola a uno scenario mondiale, intrecciandosi con una “specie di fine del mondo” che, in puro stile aroniano, è piuttosto diversa da quella immaginati da molti suoi colleghi scrittori.
È un Apocalisse solo suggerita al lettore, per molti versi intimista, che si svela attraverso pochi scorci, sufficienti a far intuire una mutazione mondiale così aliena da risultare indescribile. Qualcosa che si avvicina ai concetti lovecraftiani senza però mai scimmiottarli. Se l’ombra di HPL aleggia su Malapunta lo fa da lontano, molto da lontano, senza dar fastidio.
Arona provvede di suo a perturbare il lettore.
Se è vero, come io credo, che è impossibile terrorizzare attraverso la parola scritta, è altrettanto vero che autori molto bravi sono in grado quantomeno di inquietare. Di insinuare tarli, dubbi sulla percezione della realtà che ci circoda.
Ecco, con Malapunta siamo da quelle parti.

faro

A distanza di cinque anni confermo quanto scrissi allora, tanto che, come vi dicevo, il ricordo di questo romanzo è riemerso aggiustando i miei due racconti di Isole del Terrore. Non è un caso, non in questi tempi in cui moltissimi racconti e novel vengono letti e dimenticati in tempi record.
Approfitto dell’occasione per dare notizia che Malapunta torna oggi a nuova vita, grazie a Cut UpPublishing, che lo inserisce nella collana Incubazioni.
Se volete saperne di più e magari acquistare il volume (cartaceo), tenete d’occhio il sito di Cut Up e la pagina Facebook ufficiale.

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