La Fabbrica delle Mogli

 

la fabbrica delle mogli

Joanna Eberhart ha un esaurimento nervoso e insieme al marito Walter decide di trasferirsi da Manhattan nell’elegante e moderno villaggio di Stepford nel Connecticut. Lì stringe amicizia con Bobby, anche lei nuova in città, e presto le due si rendono conto con stupore dello strano comportamento delle donne di Stepford, particolarmente sottomesse. Forse qualcosa si nasconde dietro le porte chiuse del Circolo degli uomini. (Dalla quarta di copertina)

E in effetti è proprio così.
L’apparente perfezione di Stepford, vista dagli occhi di Joanna, una donna emancipata, moderna, poco incline a fare la casalinga passiva e servile, nasconde un segreto. Esso ha portato la comunità a cristallizzarsi in questa fotografia color pastello di un paese modello, e ha a che vedere con la nascita del Circolo degli Uomini, l’associazione maschile di Stepford.
Per far sì che gli uomini del posto potessero condurre vite tranquille e libere, essi avevano bisogno di mogli servili e “felici”, dedite alla casa e al focolare domestico. Visto che non tutte avevano tale inclinazione, qualcuno ha pensato bene che la “donna perfetta” potesse essere progettata e fabbricata, in sostituzione dei… modelli originali.
Da allora la tradizione di Stepford si perpetra, coinvolgendo anche i nuovi arrivati in paese.

Ira Levin è un autore bravissimo, da noi colpevolmente dimenticato da almeno un ventennio (Levin è morto nel 2007, ma i suoi romanzi più famosi non hanno ristampe italiane da troppo tempo).
Uno dei migliori pregi di Ira è quello di aver saputo saltare di genere in genere, senza mai fare un passo falso. Non ha scritto moltissimo, ma si tratta quasi unicamente di capolavori.
Non ci credete? Ecco tre titoli:

  • Rosemary’s Baby (Rosemary’s Baby, 1967)
  • La fabbrica delle mogli (The Stepford Wives, 1972)
  • I ragazzi venuti dal Brasile (The Boys from Brazil, 1976)

Tre romanzi che ogni appassionato del fantastico dovrebbe aver letto, oltre ad aver visto le trasposizioni cinematografiche dei medesimi.

Ho notato una cosa buffa, leggendo alcune recenti recensioni a La Fabbrica delle mogli, su Anobii e Goodreads: molti utenti parlano di “un buon libro”, ma che non va oltre la sufficienza, perché “non è cupo come Rosemary’s Baby.
Peccato che si tratti di due storie impostate volutamente in modo differente, con consapevolezza, capacità e spirito.
Se Rosemary’s Baby è uno degli horror più riusciti di sempre, La fabbrica delle mogli è un thriller fantascientifico scritto con un taglio satirico.
Li accomuna lo sviluppo della trama, che svela elementi del fantastico in un contesto apparentemente normale, quotidiano e ordinario: Manhattan per Rosemary e il paesello di Stepford per La fabbrica.

la fabbrica delle mogli 2

Quest’ultimo in realtà è tutt’altro che banale o leggero. Il romanzo ha un notevole spunto femminista, senza però sembrare mai pesante, forzato o “da barricata”. Ira Levin riassume un certo maschilismo, che dagli anni ’70 a oggi non è forse cambiato granché, descrivendo quello che per molti uomini è il concetto di “donna perfetta”. Ossia una casalinga sempre sorridente, sempre accomodante, mai sciatta, ma nemmeno particolarmente brillante o dotata di spunti di indipendenza creativa.
Contando che parliamo di un romanzo scritto nel 1972, non è poco.

Tra l’altro il libro di Levin vanta due adattamenti cinematografici, uno del 1975 e uno del 2004, con Nicole Kidman.
Entrambi sono dei film discreti (sì, anche quello del 2004, che alcuni giudicano abominevole), ma sfuggono all’amarezza quieta (sì, è una definizione che mi sono inventato ora) del finale scritto da Levin, cambiandolo.
Quindi il mio consiglio è di recuperare il romanzo e di approcciarlo senza pensare di leggere qualcosa sullo stile di Rosemary’s Baby o de I Ragazzi venuti dal Brasile.

Due note curiose: Stepford è anche il nome di un paese inglese che ricorre in alcuni numeri di Dylan Dog. Si tratta chiaramente di un omaggio, visto che anche la trama di queste storie stepfordiane richiamano al romanzo di Levin (in particolare Lama di Rasoio). Anch’io, nel mio piccolo, ho preso spunto dall’idea presente nel romanzo per scrivere il fantahorror La Corte di Paracelso, che trovate su Amazon a meno di un euro. Solo che il mio racconto è più perverso, più dark e molto meno raffinato dell’originale.
Spero che Ira non ne abbia a male…


Federica Gentilezza promuove "La Corte di Paracelso" (http://www.amazon.it/dp/B00IPNFUKY).
Federica Gentilezza promuove “La Corte di Paracelso”

Corte Serena è un esclusivo complesso residenziale, nel cuore della provincia di Varese.
Tre palazzi full comfort, compresi in un contesto moderno, circondato dalla placida campagna, con le Prealpi a fare da pittoresca cornice.
Adriano Altomare, bodyguard e buttafuori milanese, viene assunto come addetto alla sicurezza della corte. Un suo ex compagno di Liceo, l’architetto Simoncini, è il responsabile del progetto.
Ad Altomare bastano poche settimane per capire che nel complesso esistono segreti che non toccherebbe a lui violare. Tuttavia l’incontro con Sonia Krappan, una delle nuove residenti degli esclusivi condomini, spinge Adriano a indagare sui misteri di Corte Serena.
Tra rituali alchemici, teorie del complotto, vizi inconfessabili e comunità votate a pratiche erotiche estreme, la vita di Adriano e Sonia non sarà più la stessa.

 


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One comment

  1. Credo che chiunque faccia il botto con una storia in particolare, crei l’aspettativa che continuerà a fare quel tipo di storie. È una scemenza, ma capita >_<
    Mo' me lo segno – devo confessare di non aver letto nulla di suo, ma averne sentito parlare, sì. E quando un autore lancia le sue storie direttamente nell'inconscio collettivo, mi sa che non va trascurato 🙂

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