Tredici anni di Elenco Telefonico di Atlantide

Elenco telefonico di Atlantide

Era un giugno del 2003 quando mi apprestavo a leggere un romanzo dal titolo curioso, senza sapere di cosa trattasse.
Era L’elenco telefonico di Atlantide, di Tullio Avoledo.
Contate che ai tempi non c’erano Amazon, Goodreads e altri siti su cui reperire rapidamente delle recensioni, prima di decidere o meno l’acquisto di un libro. Si andava a naso, o per passaparola. A volte funzionava, altre volte meno. Tra l’altro erano gli anni in cui l’editoria italiana dava i primi segni di un declino che, da lì a un quinquennio, si sarebbe rivelato inevitabile e tremendo.
L’elenco telefonico di Atlantide (d’ora in poi ETdA) venne pubblicato sotto l’etichetta onnicomprensiva del thriller, ma in realtà si tratta di una storia di solidissima fantascienza, magari “inquinata” da un po’ di urban fantasy – quello fatto bene. Già allora i nostri editori si vergognavano di usare quella parolina magica – fantascienza – per timore che il lettore medio e quello snob puntassero il dito contro un genere che qui da noi viene identificato come “da ragazzini”.

Tutto ha inizio in una piccola banca di provincia: la Cassa di credito cooperativo del Tagliamento e del Piave, nel cui ufficio legale lavora il protagonista Giulio Rovedo, viene repentinamente e inspiegabilmente assorbita da Bancalleanza, colosso finanziario emanazione della Covenant Foundation. L’intero assetto della Cassa viene messo a soqquadro dalla nuova proprietà. Amon Gottman, l’uomo che ha guidato la fusione dal ponte di comando di Bancalleanza, è una figura spietata e ambigua. Cecilia Mazzi, il nuovo capo del personale, approfittando della sua posizione circuisce Rovedo e fa in modo che la cosa giunga alle orecchie della moglie di lui, che non esita a metterlo alla porta. Un modo come un altro per far fuori un dipendente scomodo? No: dietro questa facciata di spietata normalità, si agita qualcosa di misterioso e insondabile. La Covenant Foundation sembra essere al vertice di un complotto planetario, il cui vero scopo sarebbe la ricerca dell’Arca dell’Alleanza, per mezzo della quale sarà possibile assicurare il ritorno al potere degli Dei dell’antico Egitto, o forse addirittura degli Arconti gnostici. Proprio lo stabile dove Giulio Rovedo ha trovato temporaneo alloggio a Pista Prima, e nei cui sotterranei pare celarsi l’Arca dell’Alleanza, diviene l’epicentro di strani accadimenti (la scoperta d’una presunta Fonte dell’Eterna Giovinezza; la trasformazione in “dio d’acqua” dell’architetto Aurelio Fabrici, condòmino di Rovedo).
Ma la verità è ancora un’altra…

Questa scheda, pubblicata sul sito di Sironi Editore, è una delle migliori delle tante che si trovano in rete, a proposito di ETdA.
A quei tempi Avoledo era un debuttante della narrativa, che spiccò subito per lo stile elegante e ironico, per la fantasia, per la conoscenza del genere e dei mezzi del buon narratore di speculative fiction. In barba a chi lo voleva vendere solo come uno dei tanti thrilleristi italiani, che in quegli anni andavano tanto di moda. Non a caso, nei romanzi successivi Avoledo si è dimostrato come un grande conoscitore della fantascienza internazionale (oltre a continuare a scriverne di suo pugno).

ETdA funziona perché il fantastico si fonde con quotidiano. Un concetto che, come sapete, nel mio piccolo mi appartiene parecchio.
Le vicende lavorative e familiari di Giulio Rovedo si fondono col mistero, con un intreccio che pare pescare nelle annate migliori di Martin Mystère, ma in cui l’autore mette molto del suo, e parecchia cultura generale.
Se non avete mai letto questo romanzo – ed è possibile, perché non ne sento parlare da parecchio tempo – il consiglio è di recuperarlo, di leggerlo, di gustarne le sfaccettature.

Ricordando i bei tempi in cui la nostra editoria di alto livello (quantomeno in termini di fama e di distribuzione) pubblicava dell’ottima narrativa dell’immaginario, pur vergognandosi di farlo.

Se vi interessa, L’Elenco Telefonico di Atlantide è ancora disponibile su Amazon, e vale ogni centesimo del prezzo di copertina.

 


(A.G. – Follow me on Twitter)

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