Chronicle

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Andrew (Dane DeHaan), Matt (Alex Russel) e Steve (Michael B. Jordan), tre studenti liceali, scoprono, dopo essere caduti, in una buca di possedere incredibili poteri sovrannaturali, che permettono loro di volare, spostarsi rapidamente e muovere gli oggetti con la sola forza del pensiero. Mentre in un primo momento decidono di non mostrare i poteri in pubblico e di utilizzarli per combattere le malefatte di cui sono testimoni, con il passare del tempo Andrew rompe le promesse fatte agli amici e comincia a usarli per scopi egoistici e dare sfogo alla sua rabbia repressa, andando incontro a una lotta impari con il lato oscuro della propria coscienza. (Fonte: FilmTV)

Per raccontare storie di superpoteri, mutanti e metaumani esistono anche altri metodi, oltre a quello consolidato della Marvel, a quello un pochino più di nicchia ma funzionale degli X-Men, e a quello in divenire della DC Comics.
Attualmente sono in produzione alcuni film di “supereroi” (termine generico e spesso usato a sproposito) slegati dai grandi brand appena citati. Penso al finlandese Rendel – ne parleremo fra pochi giorni – e al russo Guardians: Soviet Union Superheroes. Sarebbero anche da citare pellicole asiatiche di cui personalmente so pochissimo, come per esempio Mugamoddi (prodotto in India), Mercury Man (Thailandia) e Jagoan Instan (Indonesia).
Senza dimenticare, ovviamente, l’ottimo Lo chiamavano Jeeg Robot.

Paradossalmente è proprio negli Stati Uniti, dove l’egemonia Marvel/DC regna sovrana, che è difficile produrre un buon film di superumani indipendente.
Eppure ogni tanto si crea l’alchimia giusta e nascono ottimi prodotti.
L’esempio più evidente è quasi sicuramente Chronicle, film del 2012, girato da Josh Trank con un budget di certo non stellare, vagamente ispirato alle tematiche di Akira, ma solo come idea embrionale nella creazione del protagonista principale.

Chronicle (2012)
Chronicle (2012)

Chronicle è un’ottima pellicola, che non risente affatto del formato found footage in cui è stato girato.
Le tematiche – l’emarginazione giovanile, la difficile gestione di un improvviso potere che cambia la vita di chi lo ricevere – sono sviluppate in modo intelligente e riuscito.
Non ci sono costumi, vigilantes o maschere. Il potere dei tre protagonisti, derivato da fonti misteriose, è gestito con gli abiti comuni, di tutti i giorni, nel contesto di un liceo americano di provincia. Scenario visto in centinaia di altri film, ma che qui fa da sfondo a una storia che assume da subito delle tinte piuttosto cupe.

Chronicle è un film che può accontentare tanto gli appassionati del fantastico quanto quelli più legati al filone “supereroistico”. In realtà travalica entrambi i generi e lo fa con sobria eleganza, a dimostrazione del fatto che voler classificare tutto con etichette è un esercizio assai sterile.

Io sono un grandissimo fan della Marvel, tuttavia mi rendo conto di ricordare molti più dettagli questo Chronicle che non di alcuni film della suddetta superpotenza editoriale/cinematografica, che per ogni ottima pellicola prodotta ne realizza due impeccabili dal punto di vista tecnico, ma deboli da quello emotivo.

Esiste il blue ray in versione estesa a poco più di dieci euro.
Acquisto consigliato, nel caso questo titolo vi fosse sfuggito finora.

chronicle_movie


(A.G. – Follow me on Twitter)

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6 commenti

  1. Sceneggiatura di Max Landis, che per me è una garanzia assoluta.
    Se fai un giro su Youtube, ci sono un sacco di filmati in cui Landis parla della genesi e realizzazione del film – molto interessante soprattutto dal punto di vista della scrittura (e poi c’è la sua sceneggiatura bocciata per Death & Return of Superman, che è assolutamente spettacolare).

      1. Landis ha un canale suo, sul Tubo – fa (anche) il vlogger, ed è veramente in gamba e divertente.
        Una delle cose più divertenti è il suo “video-saggio” autoprodotto sulla morte di Superman e su come abbia “rotto” il genere dei supereroi.
        È in gamba.

  2. Beh, definire Max Ladis “una garanzia” mi pare un’esagerazione. Ha imbroccato Chronicle, ma Victor (da lui sceneggiato) era, come dicono a Livorno, una gran zotta. American Ultra era quasi imbarazzante. Poi si dà un pò troppe arie, almeno per i miei gusti. Non basta essere figlio d’un mostro sacro e imbroccare una sceneggiatura per considerarsi un autore. Parere personale col quale non intendo attaccare nessun utente, ché su Internet è bene precisarlo.

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