Fear the Walking Dead

Con questo tempo infame, caldissimo, sto trascorrendo buona parte delle mie serate nel seminterrato di casa, insieme ai miei cani, al tablet e a una buona scorta di bibite fresche.
In questo modo, oltre a riuscire a scrivere (cosa che con l’afa mi risulta complicatissima), ho cominciato a recuperare un po’ di serial TV rimasti in arretrato.
Praticamente ho trascorso autunno e inverno senza guardare NULLA, perciò, essendo abbonato sia ad Amazon Video che a Netflix, non mi manca il materiale da cui attingere.
Nei giorni scorsi mi sono sparato le due stagioni di Fear the Walking Dead (disponibile in italiano su Amazon Video), lo spin-off del celeberrimo The Walking Dead.
Mi urge precisare che TWD, a eccezione della prima stagione, lo reputo un prodotto aberrante, al limite della soap opera con qualche occasionale zombie a fare da figurante.
E allora perché sorbirmi il suo spin-off?
Curiosità, masochismo, più la netta sensazione (confermata) che FTWD sia il perfetto serial da vedere mentre si fa altro.

Molto in breve, la trama (da Wikipedia Italia):

Ambientata inizialmente a Los Angeles, la serie segue le vicende di una famiglia allargata che comprende Madison Clark, consulente scolastica con due figli, e il fidanzato Travis Manawa, insegnante divorziato con un figlio durante le prime fasi dell’apocalisse zombie.

La storia inizia dunque nelle fase dell’esplosione pandemica, per poi proseguire nel mondo post-apocalittico, dapprima in yacht, usato dai protagonisti per fuggire da una Los Angeles oramai fuori controllo, poi in Messico, alla ricerca di un rifugio sicuro dove sopravvivere e magari ricostruire.
La prima stagione inizia bene, anche se non benissimo.
C’è purtroppo la solita sotto-trama fatta di scazzi famigliari ridefiniti dalla catastrofe (zombie, alieni, meteoriti, cambia poco), una tematica che gli americani adorano. Quindi aspettatevi famiglie divorziati, figli tossicomani, padri-padroni e altre cose del genere.
Però c’è anche ritmo, c’è una discreta e credibile ricostruzione di un possibile crescendo pandemico, con le autorità che non sanno che pesci pigliare, i media che sottovalutano la portata della minaccia, e i civili che hanno una lenta percezione dell’inevitabile.
La season 1 (sei episodi) è dunque tutto sommato godibile, anche se non memorabile.

 

Poi la menata del drama famigliare prende il sopravvento su altre dinamiche narrative, rallentando il ritmo e rendendo piuttosto odiosi alcuni personaggi che inizialmente avevo preso in simpatia. Per diverse puntate della season 2 gli zombie diventano meno che comprimari, ma in compenso compare una pletora di sopravvissuti a metà tra la bastardaggine e l’imbecillità congenita.
La stagione 2 si risolleva con l’arrivo dei nostri in Messico.
Le scene nel deserto post-pandemico, popolato da gruppi di zombie o da solitarie creature rinsecchite dal sole, sono belle.
Ci sono anche altri momenti potenti, come per esempio gli zombie dell’albergo abbandonato (episodi 9 e 10), e il vagabondare solitario di Nick, verso Tijuana.

Resta la sensazione che FTWD poteva essere un prodotto da 7 e 1/2, ma che l’obbligo di allungare il brodo e di aggiungere elementi “per famiglie” lo riporta su un molto più banale 6+.
Di certo il livello degli effetti speciali è mediamente ottimo, il che rende la visione degli episodi piuttosto gradevole.
Comunque migliore del serial-padre. Non che ci volesse molto…


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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