Il treno fantasma sulla Roma-Milano

Parlando di mondi paralleli in correlazione alla narrativa del fantastico e al folklore popolare vi ho spiegato quanto e come lo specchio (e altre superfici riflettenti) venga da secoli considerato come il “portale” primario per sbirciare in queste dimensioni alternative, volontariamente o involontariamente.
Esistono tuttavia altri collegamenti tra il nostro mondo e questi universi alieni (compreso l’Inframondo, dove si svolgono alcuni racconti del mio ciclo narrativo Italia Doppelganger). Si tratta di varchi temporanei – tali da poter restare aperti per pochi minuti, ma anche per anni – invisibili ai profani. È un fenomeno rarissimo (tranne che nei romanzi e nei film, dove l’argomento è molto amato), ma non sconosciuto. Esso si ricollega alle tante leggende riguardanti persone e veicoli scomparsi nel nulla, senza un motivo apparente e senza lasciare tracce.
La più nota di queste leggende è quella riguardante il Triangolo delle Bermuda, un mistero ancora oggi irrisolto. Le ipotesi riguardo alla natura di questo fenomeno sono molteplici, ma quella del portale tra la nostra dimensione e un’altra, situato proprio in prossimità del Triangolo, è la più gettonata.

Esistono molte altre storie, meno note ma altrettanto affascinanti, riguardanti simili misteriosi sparizioni, anche di massa. Esse riguardano sia singole persone che navi, aerei, auto, perfino interi battaglioni militari, scomparsi sui monti o in altri luoghi ameni.
Questi racconti circolano da secoli, tra culture e popoli molto diversi tra loro, perdendosi nel folklore e nella superstizione.
Anche l’Italia ha il suo campionario di sparizioni misteriose. I casi più eclatanti riguardano dei treni. Uno l’ho già esaminato sul vecchio blog, prendendolo come spunto per scrivere il racconto Il Treno di Moebius.
Oggi ci occuperemo del secondo episodio della medesima categoria. Per farlo dobbiamo tornare indietro al 1911.

Il 14 luglio del 1911 la società ferroviaria La Zanetti inaugurò un nuovo treno turistico che, partendo da Roma, avrebbe attraversato gli Appennini, diretto verso Milano.
I viaggiatori scelti per il battesimo del treno furono 106, scelti perlopiù tra i borghesi, più qualche familiare del personale de La Zanetti.
In una bella giornata estiva il treno partì da Roma, attraversando le campagne soleggiate a velocità ridotta, per permettere ai viaggiatori di godersi lo splendido paesaggio rurale. Il personale di bordo servì champagne e alcuni violinisti intrattennero i gentili ospiti, passando di carrozza in carrozza.

La tragedia (se di tragedia si tratta) arrivò inaspettata e improvvisa. Durante l’attraversamento di una zona collinare tra Emilia e Lombardia, il treno entrò in un lungo tunnel, già usato da altre società ferroviarie. Il tunnel si riempì all’improvviso di densa nebbia bianca, tale da inghiottire tutte le carrozze, e il treno svanì nel nulla con tutti i suoi passeggeri.
Solo un paio di viaggiatori si salvarono. Spinti da un senso opprimente e inspiegabile di pericolo, i due si buttarono dal treno prima che questi entrasse nella galleria. Si sa pochissimo dei due superstiti, ma è grazie a loro che la dinamica dei fatti è filtrata oltre il silenzio imposto (e pagato) da La Zanetti, che cercò in ogni modo di zittire l’episodio, che avrebbe probabilmente causato il fallimento prematuro della società.

Durante la Prima Guerra Mondiale il tunnel è andato distrutto in circostanze poco chiare, così nessuno ha potuto fare ulteriori indagini riguardanti il tunnel scomparso (che però, dal 1911 al 1915, non pare aver “divorato” nessun altro incauto viaggiatore).

Questa, va da sé, sembra una vera e propria urban legend.
Centosei persone non svaniscono nel nulla, senza che qualche giornale ne parli, o che qualcuno tramandi la memoria di un evento del genere. Non nel 1911, quando la stampa aveva già un’impostazione proto-moderna.
Da dove nasce la leggenda del treno La Zanetti?
Chissà.
Ci sono possibilità che sia una storia vera?
Se sì, esse sono comunque molto scarse. La cosa singolare è che, una volta ancora, sia il binomio treno+tunnel a essere immaginato come varco per un mondo che non è il nostro.
Nell’immaginario collettivo si tratta di una figura ricorrente.
Nei soli Stati Uniti ci sono decine di avvistamenti di treni fantasma (anche se forse si tratta di qualcosa di diverso, rispetto al La Zanetti).

Ma anche il La Zanetti, dopo il suo sconfinamento dimensionale, è diventato un ghost train, con tanto di segnalazioni in varie parti del mondo, quasi fino ai giorni odierni.
Il treno scomparso nel 1911 è stato avvistato dalle parti di Mosca, a Chernobyl (poco prima dell’incidente alla centrale nucleare), a Città del Messico, a Sebastopoli, in Norvegia e nei Balcani.
I singoli avvistamenti, riportati dai giornali locali, sono stati analizzati dai “cacciatori di misteri”, che hanno riconosciuto proprio il La Zanetti, a zonzo – ma solo per brevi istanti – sulle ferrovie di mezzo mondo.
Dico “per brevi istanti” perché ogni volta che il treno ricompare lo fa per pochi attimi, salvo poi svanire di nuovo.
Chissà dove…


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