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Guida alla Pandemia Gialla

Cronologia della Pandemia Gialla

La Pandemia Gialla ha origine di fatto nel dicembre del 2010 e si diffonde, dapprima lentamente e poi in un crescendo inarrestabile, nell’arco di quattro anni e mezzo. Un periodo di tempo che solo apparentemente può sembrare eccessivo, ma che non lo è affatto. Consideriamo infatti alcuni esempi storici.

Il Morbo di Giustiniano (pandemia di peste) si scatenò in grande stile nel 541 d.c. ed ebbe il suo picco fino al 542. Tuttavia terminò all’inizio del 544, riproponendosi poi a ondate generazionali ogni 10-15 anni, fino al 750.

La Peste Nera imperversò in Europa tra il 1347 e il 1352, uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente. Epidemie identiche scoppiarono contemporaneamente in Asia e in Vicino Oriente, il che fa supporre che l’epidemia europea fosse parte di una più ampia pandemia.
Il comunissimo morbillo, portato dagli esploratori europei tra le popolazioni indigene del Perù nel 1531, causò la morte di centinaia di migliaia di persone nell’arco di un decennio. Stessa sorte toccò ad altri popoli sudamericani.
In tempi più recenti l’Influenza asiatica, una pandemia influenzale di origine aviaria, fece circa un milione di morti negli anni 1957-60. Fu causata dal virus H2N2 (influenza di tipo A), isolato per la prima volta in Cina nel 1954.

Ecco dunque la cronologia della Pandemia Gialla, o Morbo di Lee-Chang. A seguire tutte le altre informazioni sul morbo e sugli infetti.

 

23 novembre 2010: Un attacco missilistico della Corea del Nord ai vicini del Sud causa una grave crisi tra i due paesi.
15 dicembre 2010: Dopo inutili tentativi di risolvere la cosa tramite il triplice canale diplomatico Seoul-Washington-Pechino, americani e cinesi consentono ai sudcoreani di agire con la forza per deporre Kim Jong-Il, dato per gravemente malato e incontrollabile. Inutili e inascoltate le proteste russe: il mondo non intende lasciare un paese dotato di armi atomiche nelle mani di un regime impazzito.
17 dicembre 2010: Reparti altamente specializzati del Corpo dei Marine della Corea del Sud varcano i confini dei cugini settentrionali col supporto dell’Aeronautica Militare. Corpi di spedizione statunitensi e cinesi sorvegliano l’operazione, sia per prevenire l’uso dell’arsenale nucleare nordcoreano, sia per indurre le Forze Armate di Pyongyang a non sacrificarsi per difendere un regime morente. Pechino garantisce ai coreani del nord il rispetto della sovranità territoriale e una successione democratica sotto egida cinese.
27 dicembre 2010: Incontrando meno resistenza del previsto i marines sudcoreani avanzano dritti verso Pyongyang, entrando nella capitale del nord due giorni dopo Natale. La città appare enorme, spettrale, stranamente sguarnita. Non sembra esserci traccia del “Caro Leader”, né del suo staff ministeriale. A parte qualche reparto della Guardia Rossa nessuno presidia la capitale. I sudcoreani prendono possesso dei punti chiave della città. Alle ore 13.05 i marines fanno irruzione nel Ryugyong Hotel, l’immensa opera edilizia incompiuta del regime. Appena fanno saltare i sigilli degli ingressi, dall’edificio si riversa in strada una massa di 200.000 individui in evidente stato di deperimento fisico e animati da feroce aggressività. Gli ufficiali in comando li credono dapprima prigionieri politici ma, quando essi assaltano i soldati sudcoreani, vengono presi per miliziani della Guardia Rossa animati da particolare fanatismo. Visto che sono disarmati viene ordinato di fermarli tramite l’uso di forza non letale. Decisione che comporta però il ferimento tramite morsi di numerosi marines. Mentre i Gialli (nome affibbiato loro a causa del colore itterico che li caratterizzava) dilagano ovunque, viene tardivamente presa la decisione di sparare per uccidere.
29 dicembre 2010: Dopo due giorni di guerriglia urbana il bilancio conta circa 100.000 Gialli uccisi, 50.000 dispersi verso nord e altri 50.000 erranti tra Pyongyang e dintorni. Per contro i sudcoreani hanno perso 1100 uomini e ne rispediscono in patria 3050 feriti a furia di morsi e graffi. Il resto delle forze nordcoreane si consegna alle due divisioni di confine cinesi, entrate nel territorio della Corea del Nord con compiti di peacekeeping.

1 gennaio 2011: L’amministrazione provvisoria nordcoreana viene affidata a un triumvirato di socialisti moderati, di cui due erano da tempo in esilio a Seoul perché dissidenti del regime.
20 gennaio 2011: L’ONU invia un nutrito contingente di peacekeeping a sostituire definitivamente le truppe sudcoreane che la Cina definisce “di occupazione”. Sono proprio i cinesi ad avere il comando della normalizzazione della Corea del Nord, sotto l’attenta sorveglianza statunitense.
Marzo 2011: In tutta la Corea del Sud vengono segnalati numerosi episodi di aggressione da parte dei reduci della “Seconda Guerra di Corea”. Le notizie che filtrano dai media parlano di aggressività incontrollabile, associata a deperimento fisico e probabili infezioni epatiche a cui si deve il colorito giallastro della pelle.
Aprile-giugno 2011: la penisola coreana è oramai al centro delle attenzioni dell’OMS. Il rischio di una misteriosa pandemia è paventato dai media nazionali e internazionali. Il nuovo governo di Pyongyang e quello di Seoul decidono di imporre un cordone sanitario in entrambe i paesi, in attesa di scoprire di più sulla malattia.
25 giugno 2011: Un team di scienziati sino-coreani scopre il prione ribattezzato Lee-Chang, colpevole di trasformare i contagiati in mostri ematofagi. Il prione si diffonde attraverso lo scambio di liquidi corporei (sangue, saliva, feci, urina). Una volta contratto l’agente infettivo non esiste alcuna cura efficace.
Luglio 2011: Notizie che filtrano dalla Cina parlano di numerosi episodi di “Epidemia Gialla” nella provincia di Liaoning, confinante con la penisola coreana. Pechino ha imposto la legge marziale già da giorni, ma l’opinione pubblica ne era all’oscuro. Fonti non ufficiali parlano di oltre diecimila contagiati, ma il numero appare destinato a crescere a breve.
Agosto-ottobre 2011: Nonostate la legge marziale e i cordoni sanitari l’epidemia, ora nota come “Pandemia Gialla”, si diffonde lentamente in tutto l’Asia Orientale. Il resto del mondo chiude i propri confini. Si fa fronte comune contro il contagio. A dispetto degli oltre 300.000 casi oramai conclamati, la strategia adottata sembra poter limitare la diffusione del prione.
Novembre 2011-gennaio 2012: La penisola coreana e la provincia cinese di Liaoning sono regioni di fatto escluse dal resto del pianeta. Nonostante le proteste di gruppi no global, ONG e associazioni umanitarie, i governi di Seoul, Pyongyang e Pechino adottano un piano di “disinfestazione” che in pratica consta di due sole soluzioni: la creazione di città-ghetto in cui rinchiudere i contagiati e l’eliminazione dei Gialli già arrivati al terzo stadio, ossia alla “fase aggressiva”.
27 febbraio 2012: L’Australia è l’unico paese occidentale a optare per la chiusura precauzionale delle frontiere. La premier Julia Gillard è irremovibile sulla sua decisione, a dispetto delle critiche dell’ONU e dell’opposizione interna che le fanno rischiare il posto di Primo Ministro.
Febbraio-marzo 2012: Proprio mentre il rischio pandemico sembra finalmente tramontare, alcuni commissari dell’OMS scoprono che tra l’ottobre e il dicembre del 2011 si è aperto un nuovo fronte pericolosissimo e per lungo tempo occulto. La criminalità organizzata cinese ha infatti approfittato della situazione per creare una rete di emigrazione clandestina dalle regioni comprese nel cordone sanitario. Oltre 168.000 persone hanno lasciato il Liaoning e la Corea del Nord in modo illegale, fuggendo nel resto dell’Asia, in Africa, in Europa e negli Stati Uniti. Almeno la metà di loro era in qualche modo giunta a stretto contatto con persone contagiate, quindi il rischio è quello di aver diffuso il morbo in mezzo mondo. Con buona pace dei “piani speciali” dell’asse Pechino-Seoul.

Aprile-luglio 2012: Nonostante l’intensissima rete di controlli predisposti in tutti i paesi del mondo – e in particolare nelle comunità asiatiche delle grandi città occidentali – i casi di Pandemia Gialla aumentano esponenzialmente. A maggio si contano 2500 casi conclamati in Europa e 3700 negli Stati Uniti. A fine luglio queste cifre sono triplicate. A luglio gli USA vengono colpiti da un’ondata di razzismo parareligioso che tende erroneamente a identificare i Gialli con le persone di origine sino-coreana. È lo Yellow Panic.
3-10 agosto 2012: Los Angeles, San Diego e Phoenix vengono messe a ferro e fuoco da una serie di rivolte delle locali comunità di Chinatown, prese di mira e provocate più volte dai fanatici dello Yellow Panic. La guerriglia civile viene contrastata con l’impiego della Guardia Nazionale di California e Arizona. Il clima di odio e tensione favorisce la diffusione della pandemia.
Agosto-ottobre 2012: È “L’Estate Gialla”. La pandemia dilaga ovunque. Negli USA compie il percorso ovest-est. In Europa si diffonde partendo dalle Chinatown francesi, olandesi e italiane, dove mesi prima hanno trovato rifugio molti clandestini fuggiti dal cordone sanitario del 2011. Lo Yellow Panic attecchisce anche nel Vecchio Continente. Scontri razziali si vanno a sommare agli attacchi sempre più frequenti dei Gialli all’ultimo stadio d’infezione. Per assurdo le zone meno colpite dal prione sono quelle messe in quarantena a suo tempo: Cina e penisola coreana.
Novembre 2012-febbraio 2013: Quasi ovunque vengono adottati rigidi provvedimenti d’emergenza, limitazioni di spostamenti oltre frontiera e leggi anti-immigrazione tanto severe quanto tardive. Ogni studio di una cura per contrastare il prione Lee-Chang si rivela fallace. Diverse città europee sono di fatto sotto permanente coprifuoco, anche se la maggior parte dei governi pensa ancora di poter limitare i danni tramite operazioni di polizia sanitaria. Gli Stati Uniti vengono colpiti da una gravissima crisi economica, conseguenziale alla pandemia. I fanatici dello Yellow Panic sono in aperto contrasto con le autorità democratiche. Il paese è spaccato. La West Coast è di fatto fuori controllo, mentre la East Coast si arrocca sempre più verso un’isolazionismo preventivo.
9 marzo 2013: A sorpresa i Russi distruggono Vladivostok con un ordigno atomico. A quanto pare un pericoloso focolaio pandemico aveva colpito quella regione, inducendo il Cremlino a prendere drastici provvedimenti.
Marzo-giugno 2013: L’esempio russo viene copiato dall’India, che con la scusa di prevenire il dilagare della pandemia bombarda in modo massiccio il Pakistan. Ne segue una guerra a cui l’Occidente, in preda a un crescente panico, guarda quasi con disinteresse.
Luglio-agosto 2013: La Pandemia Gialla dilaga in Nord Africa e in Turchia. È la seconda “estate gialla”. Interi paesi vengono isolati e privati di ogni genere d’aiuto (sanitario, alimentare, militare). La Grecia adotta una politica severissima di respingimento dei profughi turchi. Tra i due paesi scoppia una breve guerra, che cessa di fatto quando Ankara e Istanbul cadono nell’anarchia. Grecia e paesi balcanici fortificano le frontiere per prevenire l’invasione di Gialli e di clandestini. Nessuno si mobilita per aiutare i turchi.
Settembre-dicembre 2013: In Europa cadono in preda all’anarchia Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania. Gli altri paesi schierano le Forze Armate ai confini, onde evitare che folle di profughi, molti dei quali contagiati, si riversino altrove. Vengono compiuti veri e propri eccidi di massa. Laddove invece i governi cedono a tentazioni umanitarie la Pandemia Gialla dilaga.
Gennaio-aprile 2014: La crisi economica dilaga quanto e più della pandemia. In molti paesi vengono compiuti o tentati dei golpe, che non fanno altro che peggiorare la situazione. La Russia opera una politica di dura repressione dei vari movimenti indipendentisti caucasici, e questi replicano utilizzando i Gialli come armi biologiche. Onde prevenire il peggio, Mosca ordina dei bombardamenti nucleari su Ossezia, Abhkazia e Georgia. Nella Mitteleuropa viene a mancare il gas russo, oramai conservato solo per “uso nazionale”. La Germania è il primo paese a subire massicce infiltrazioni di Gialli da ciò che rimane dalle regioni dell’est, oramai cancellate dalle mappe geografiche.
Negli Stati Uniti è in atto una sorta di “guerra fredda civile”. Gli stati occidentali e quelli centrali sono in mano ai Repubblicani e ai falchi dello Yellow Panic. Quelli orientali sono fortificati in una fascia che comprende tutta l’East Coast, dove una rigido cordone sanitario militarizzato tenta di prevenire l’espandersi della Pandemia. Al contempo però gli statunitensi dell’est rifiutano la deriva xenofoba e millenarista dei fratelli dell’ovest, cercando di mantenere un ruolo di potenza civile e liberale in un contesto oramai drammatico.
Maggio 2014: Il Regno Unito chiude le frontiere, attuando il “Piano Adriano” antipandemico. Ogni persona sospetta di aver contratto il prione viene espulsa. Tutti gli asiatici vengono espulsi. David Cameron assume de facto i poteri di un dittatore, ma lo fa con l’ampio consenso dell’opinione pubblica.

Giugno-ottobre 2014: La terza Estate Gialla” fa dilagare del tutto la pandemia. Ogni misura restrittiva si rivela inadatta di fronte all’abnorme massa di profughi che riesce pian piano a filtrare nei paesi ancora retti da strutture civili e militari funzionanti. Oltre il 70% dei territori statunitensi è fuori controllo. West Coast e East Coast sono oramai accumunati da un’unica cosa: il destino di estinzione. In Europa le città cadono una dopo l’altra. Francia, Spagna e Germania si riducono a un pugno di metropoli protette con l’utilizzo di forza letale, ma con sempre meno contatti tra loro. Svezia e Norvegia cercano di seguire l’esempio inglese, ma vengono prese d’assedio dai profughi giunti in Scandinavia via terra e via mare. L’Italia del sud è ingovernabile fin dalla metà di luglio. Vengono nominati commissari speciali che non arriveranno mai a mettere piede nelle regioni oramai in balia dei Gialli e alle bande criminali. La Cina, ciò che rimane della Corea e la Russia si chiudono in regimi autarchici, abbandonando le zone periferiche, dove non è più possibile controllare l’afflusso di profughi e infetti. Pechino attua un sistematico bombardamento dei propri confini, onde creare una fascia “deprionizzata” da presidiare con le divisioni corazzate.
Novembre 2014-aprile 2015: Stati Uniti e Unione Europea sono ridotti a dei meri concetti senza più alcun significato pratico e razionale. I governi occidentali, tranne rarissimi casi, sono oramai rinchiusi in bunker asettici, oppure rifugiati in luoghi segreti, presidiati militarmente. Alcune città fortificate tirano avanti come possono, adottando metodi brutali per presidiare la cerchia urbana dai Gialli e dai profughi. Man mano anche queste città paiono destinate a cadere. Da Cina e Russia non giungono più notizie attendibili. I due colossi dell’est hanno chiuso i server e proibito ogni fuga di notizie. Nel marzo del 2015 vengono registrate due esplosioni nucleari in Giappone e a Hong Kong. Nessuno ne conosce le esatte conseguenze. Ciò che rimane dell’India postatomica collassa nell’aprile del 2015. Le frammentarie notizie che arrivano da quel paese sono orribili anche rispetto a ciò che accade nel resto del mondo.

Il Governo italiano – ciò che ne rimane – si è trasferito sull‘Isola della Maddalena il 13 aprile del 2014, ordinando alle Forze Armate di presidiare ciò che resta delle “zone sicure” in territorio peninsulare. Roma è una città spettrale, coi soli municipi centrali ancora fortificati e vivibili. Il Sud Italia è perso da tempo. Firenze e Bologna sono fuori controllo. Ordini di evacuazione tardivi e impraticabili non possono salvare chi ha deciso a suo tempo di rimanere in quelle città. Un’enorme tendopoli protetta dal 186º Reggimento paracadutisti “Folgore” si attesta nella provincia di Siena. La situazione dei profughi giunti fin lì da Toscana, Emilia-Romagna e Umbria è drammatica, le risorse alimentari ridotte al minimo.
Il Nord è in preda al caos. Milano è una città fantasma, arroccata su alcuni singoli quartieri-roccaforti, in cui però i Gialli dilagano sempre più. Torino, Genova e altre importanti città sono da mesi fuori controllo, in buona parte abbandonate. Chi poteva farlo se ne è andato da tempo. Le poche centinaia di superstiti cercano di tirare avanti nella speranza che prima o poi i Gialli muoiano di fame e di stenti. L’esercito presidia oramai poche roccaforti, dislocate più che altro in zone rurali e senza contatti con lo Stato Maggiore e col Governo. Brigantaggio e anarchia sono diffusi laddove esistono sacche di residui insediamenti civili.

Oggi: Sul pianeta esistono zone in cui la Pandemia Gialla ha colpito in modo assai più lieve: Oceania, Sudafrica, Argentina, Cile, Alaska, Regno Unito. Sta di fatto che nessuno di questi paesi è in grado di portare soccorso al resto del mondo. Né, verosimilmente, desidera farlo.

Morbo indotto dal Prione Lee-Chang

Prione, dall’inglese prion (acronimo di “PRoteinaceus Infective ONly particle”, particella infettiva solamente proteica), è il nome attribuito da S.B. Prusiner ad un ipotetico “agente infettivo non convenzionale” di natura proteica, privo di acidi nucleici. È considerato omologo ad un virus patogeno. I prioni sono causa di una serie di malattie in una varietà di mammiferi, tra cui l’encefalopatia spongiforme bovina (BSE, nota anche come “malattia della mucca pazza”) in bovini e la malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD) negli esseri umani. Tutte le malattie da prioni note influenzano la struttura del cervello o di altri elementi neurali dei tessuti, e tutti sono attualmente incurabili e sempre letali.

Il prione che trasforma gli esseri umani in Gialli è detto di Lee-Chang, dai suoi scopritori, i dottori Kim Lee (Corea del Sud) e Zhao Chang (Repubblica Popolare Cinese). Il prione è infettivo. Viene trasmesso attraverso lo scambio di fluidi corporei infetti: sangue, saliva, sperma, urina, feci. Un altro metodo di trasmissione è l’ingerimento di alimenti infetti.
Non è chiara l’origine di questo prione. Si suppone che sia stato creato in laboratorio dagli scienziati nordcoreani, nella ricerca ossessiva di un’arma biologica definitiva di cui dotare il regime di Pyongyang.

I primi sintomi della malattia sono di carattere neurologico: si rivelano con modifiche del comportamento, ansietà e aggressività, seguite da perdita dell’appetito comune, sostituito da una crescente sete e fame di sangue e carne umana. Proprio questa fame antropofaga altera gli equilibri del fegato, causando un eccessivo innalzamento dei livelli di bilirubina nel sangue, e da qui l’itterizia cronica che fa diventare gialla la pelle dei contagiati all’ultimo stadio.
Il primi sintomi della malattia si manifestano tra i sei e i sedici giorni dopo l’avvenuta infezione.
Ansietà e aggressività coprono un periodo di altri quindici-trenta giorni. A essi segue la perdita progressiva di appetito comune (sette-dieci giorni) e il sorgere dell’appetito antropofago, che diventa compulsivo in due-tre giorni. Da quel momento in poi il contagiato, oramai itterico, violento e ridotto allo stato bestiale, è all’ultimo stadio della malattia. È un Giallo.
I Gialli hanno un unico fine esistenziale: nutrirsi di sangue umano (primariamente) o di carne umana. Si suppone che questa dieta riesca a sostenere il prione di Lee-Chang, il quale è in grado di trasformare il corpo ospite in un robustissimo “mezzo di trasporto” per il prione stesso. Un contagiato all’ultimo stadio può sopravvivere senza mangiare per settimane e bevendo il minimo indispensabile.
I Gialli sono particolarmente attivi a temperature superiori ai 20°, mentre subiscono rallentamenti e parziali perdite di mobilità quando le temperature scendono attorno allo zero o sotto di esso. I motivi non sono chiari, sta di fatto che proprio nei periodi estivi la Pandemia ha conosciuto i picchi di diffusione più alti.

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7 risposte a "Guida alla Pandemia Gialla"

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