film · recensioni

The Objective

The Objective
di Daniel Myrick
USA/Marocco (2008)

Afghanistan, qualche anno dopo l’occupazione statunitense seguita agli attacchi alle Torri Gemelle di New York.
Un agente della CIA viene spedito sul posto per portare a termine una misteriosa missione. Gli viene affidato un esperto plotone della Delta Force: veterani con molta esperienza e addestrati per combattere tra le aspre montagne afghane.
Poche ore dopo la partenza alla ricerca di un misterioso chierico musulmano, che in realtà funge da contatto coi servizi segreti americani, la missione prende una brutta piega. Il plotone si trova appiedato nel bel mezzo del nulla, minacciato da presenze intangibili che sembrano essere di gran lunga più pericolose dei talebani.

Myrick è uno dei due registi del cult The Blair Witch Project. Questa volta ci riprova con un horror bellico che pure conserva qualche caratteristica del mockumentary.
La missione del maggiore Keynes è infatti di documentazione. C’è una forza misteriosa che si cela in Afghanistan, localizzata dai satelliti fin dai tempi della guerra coi sovietici. Di cosa si tratta? Toccherà al maggiore trovare una risposta, riprendendo tutto ciò che incontra strada facendo, nel tentativo di stabilire un contatto. Gli uomini del plotone scopriranno ben presto di essere sacrificabili, come lo stesso Keynes, che è soltanto una pedina in un gioco molto più grande di lui.
Cos’è la potente fonte radioattiva che ogni tanto compare tra i monti del paese centroasiatico, spostandosi a velocità incredibile? Le opzioni valutate dai militari, come scopriremo, sono tre:
– Un esperimento dei sovietici, abbandonato sul campo dopo il crollo dell’URSS.
– Degli UFO.
– Delle creature semidivine, i Vimanas, di cui accennano i sanscriti in vecchi documenti recuperati in questa desolata zona del pianeta.

Myrick è bravo a non darci risposte, bensì solo ad accennarle. Il film non è un classico survival bellico, nel senso che qui i soldati si muovono, agiscono e muoiono in modo piuttosto realistico. Niente idiozie alla World Invasion – Battle LA, che pure non è il peggiore esempio di strampalata interpretazione della guerra in campo fantascientifico.
La parte in cui il plotone della Delta si perde tra i monti dell’Afghanistan, raggiungendo la consapevolezza di essere stato sacrificato per tentare un first contact con un’entità non umana, è molto riuscita. Il senso di desolazione e di minaccia è tangibile, così come sono ben realizzate le condizioni disperate dei soldati, con le riserve d’acqua al minimo e senza contatti col quartier generale.

Sul finale, che comunque non è brutto, Myrick si perde a sua volta un po’ per strada, ma per fortuna non manda in vacca un lavoro che rimane quantomeno interessante.
Nota a margine: le riprese “afghane” sono in realtà ambientate sull’altopiano marocchino, e sono di una bellezza straordinaria.

4 risposte a "The Objective"

  1. Aggiungo alla coda.

    Tra l’altro l’Afghanistan è davvero uno splendido teatro per questo genere di “incontri” – basta vedere anche Il Colosso Addormentato, che traeva parte della sua forza dal luogo in cui era ambientato.

    Poi, la mia opzione preferita resta quella dell’esperimento sovietico à la S.T.A.L.K.E.R., chissà quante a quali cose abbandonate nella steppa si è lasciato alle spalle il gigante russo…

    Shaggley

    1. Ogni tanto cerco qualche articolo sulle ricerche paranormali dei sovietici. Tra tanta fuffa si trovano anche spunti deliziosi, almeno a livello narrativo.
      Di certo qualcosa han pur studiato, lontano dagli occhi del mondo…

  2. per quello che ne so io, quando ero in servizio giravano voci di diversi casini combinati dai sovietici a riguardo, recentemente ho parlato con un collega, richiamato da poco , che in Af. si siano trovate tracce chimiche e fisiche di qualcosa di diverso dal solito.comunque quando c’è fumo…di solito un arrostino si trova.se mi rispediscono in giro vi faccio sapere qualcosa..almeno quello che si può dire, cioè poco.

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