libri · recensioni

All’ombra del dittatore grasso (di Michael Breen)


All’ombra del dittatore grasso
di Michael Breen
ISBN edizioni
192 pagine, 14.50 euro

Sinossi

Per riconoscere la Corea del Nord basta guardare il mondo dall’alto. La linea del 38° parallelo traccia un confine tra una sequenza indistinta di luci e il buio più assoluto. Michael Breen, inviato a Pyong-Yang del Washington Post, si cala in questo buio per capire di cosa è fatta la più oppressiva dittatura comunista del pianeta, per raccontare il dittatore Kim Jong-il, l’unico uomo grasso di un paese isolato, nascosto dall’immagine del capo, che si moltiplica nelle mille statue davanti a cui, nei giorni di festa, il bravo nord coreano ama farsi fotografare. Il documentatissimo libro di Breen sorprende a ogni riga per ricchezza e capacità di miscelare informazioni economiche, politiche e storiche a curiosità sportive, di costume o culturali. Il risultato è il ritratto di una nazione ferma a cinquant’anni fa, non globalizzata eppure inaspettatamente simile all’Occidente paranoico del dopo 11 Settembre.

Commento

Il 17 dicembre scorso Kim Jong Il, il “Caro Leader” della Corea del Nord, è morto lasciando dietro di sé 22 milioni di sudditi affranti e disperati. I telegiornali di tutto il mondo ci hanno mostrato folle di persone riunite in piazza a piangere il dittatore, figlio di un dittatore, che ha portato il suo paese a essere uno dei più poveri del mondo, colpito più volte da devastanti carestie e con una struttura autarchica – lo Juche – allo sbando.
Eppure nessuno si è mai lontanamente sognato di abbattere il Caro Leader. Non ci sono stati movimenti quali la primavera araba o i golpe tipici dell’Africa Nera. Una passività, quella dei nordcoreani, che a noi sembra incredibile, aliena alla natura umana.
Si può ironizzare molto su un paese dotato di otto missili nucleari, ma privo di energia elettrica per diverse ore al giorno. Oppure si può cercare di capire questa anomalia, nata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una sorta di repubblica extraterrestre situata a pochi chilometri dalla modernissima Seul e dalla potenza cinese.
Michael Breen, autore del libro, cerca di spiegarci cos’è la Corea del Nord e chi era Kim Jong Il. Lo fa direttamente sul campo, dopo essere stato per anni l’inviato del Times e del Washington Post nella vicina Corea del Sud.

Si parte da una logica costruzione storica sugli anni che hanno portato le due Coree a dividersi, appena dopo la Seconda Guerra Mondiale. Senza mai annoiare, Breen ci racconta di quando i sovietici obbligarono un pacifico capitano dell’Armata Rossa, Kim Il Sung, a eleggersi a “eroe del popolo”, diventando così leader di quella metà del paese non occupata dalle truppe alleate.
Da lì l’autore esamina lo sviluppo parallelo dei due stati-fratelli, quello settentrionale sempre più schiacciato da un regime autarchico e paranoico, quello meridionale spinto verso un ruolo economico di primissimo piano, dopo anni di semi-democrazia filoamericana.

Conclusa la parentesi storica, Breen si concentra sull’analisi della società nordcoreana, esaminandone il culto della personalità, la propensione all’isolazionismo e il completo estraniamento dal mondo esterno. Pare che in quel remoto paese dell’Asia nessuno conosca Elvis Presley, Marylin Monroe o l’allunaggio del 1969. Così come il mondo esterno non è mai riuscito a fare una stima esatta dei morti di fame durante le carestie che hanno colpito il paese.
Eppure la propaganda, unita alla propensione gerarchica dei coreani, continua a tenere la nazione sotto il controllo assoluto da parte dello Juche.

Breen è abile a non cadere nel demagogico, analizzando Kim Jong Il e suo padre sotto un aspetto umano. Dittatori, forse pazzi, senz’altro incoscenti e distaccati dalle sofferenze del loro popolo, eppure non certo stupidi o selvaggi.
Attraverso una serie di gustosi aneddoti l’autore descrive alcune delle rare occasioni pubbliche in cui i giornalisti occidentali sono stati invitati alle celebrazioni del Caro Leader, sottolineandone così paronoie, vizi, difetti, ma anche lati arguti e sottili solitamente trascurati dai consueti articoli della stampa internazionale.

Un saggio scorrevole e appassionante, scritto in modo accattivante, da giornalista. Perfetto per capire un po’ meglio un paese che si trova in Asia, ma che potrebbe essere benissimo anche su Marte.

25 risposte a "All’ombra del dittatore grasso (di Michael Breen)"

  1. Questo me lo segno, e se sabato passo in libreria, me lo compro pure. Da tempo cercavo qualcosa del genere che approfondisse il “problema nord-coreano” senza essere troppo didascalico. Grazie della segnalazione, quindi.

  2. Avvicinarsi a certi paesi così distanti per mentalità e modo di vivere rispetto a noi, mi ha sempre fatto un effetto molto vicino alla fantascienza. Hai ragione, potrebbe essere tranquillamente Marte. La Corea poi, è davvero un universo sconosciuto e tutto da scoprire, pieno di paradossi e cose che, a una visione superficiale, potrebbero apparire incomprensibili.
    E quindi ecco un’ altro libro da aggiungere alla lista che diventa chilometrica 😀

    1. La sensazione, leggendo questo libro, è stata più o meno quella di avere a che fare con un popolo non terrestre.
      E non è nemmeno colpa del solo Kim Il Sung (e di suo padre). In effetti una delle parti più singolari del saggio è quella che esamina il retaggio sciamanico dei coreani, che ha formato il loro carattere così strano e unico.

    1. In patria viene anche considerato “l’uomo più importante della storia”. I nordcoreani si stupiscono quando qualche straniero cita altri personaggi minori, come Kennedy, Luther King, Papa Giovanni Paolo II.
      Una notevole fetta di popolazione nordcoreana ha una concezione del mondo ferma alla guerra del 1950.
      Figo, no?

  3. La Corea del Nord è un paradosso travestito da nazione. È dagli anni ’50 che rappresenta la spina nel fianco dell’intero Oriente, molto di più del pur turbolento Viet Nam o dei suoi poveri vicini (Cambogia, Laos, Thailandia). In realtà esiste ancora solo perché è una fiche che costa molto togliere dal tavolo e con il peso nucleare/missilistico che si ritrova alla Cina non sembra vero continuare ad agitare questa marionetta scheletrica in faccia al Giappone, alla Corea del Sud e agli americani.
    Dato come stanno le cose, difficile immaginare una perestroika in salsa coreana. Comandano i generali e le figure chiave dell’apparato industriale, tutte persone di nomina o fiducia cinese. Sono estremamente pessimista per le sorti di questo paese.

    1. Da quel che ho letto in realtà anche la Cina ha un profondo fastidio per cosa è diventato lo Juche, anche se strategicamente gli fa davvero comodo.
      Sul pessimismo riguardo alla Corea del Nord ti do tristemente ragione.

  4. tutto bello , tutto giusto, ma non e’ che la poverta nella corea del sud o in altri paesi nn comunisti sia eliminata. come nei paesi occidentali come in italia la ricchezza e di conseguenza la giustizia ( oerche’ sono in parallelo) in mano al 10% della popolazione o come in america a poche multinazionali.

      1. Nella definizione lapidaria di un mio vecchio amico “Tutto il peggio del Giappone senza nessuno dei lati positivi”.
        Oppure “Come il Giappone ma triste”, che forse è anche peggio.

        1. Però il 19% del mercato libresco della Corea del Sud è rappresentato da eBook.
          19%!!! Addirittura più che negli Stati Uniti.
          Da noi è lo 0.5%
          Ok, mi ricompongo…

  5. Grazie della segnalazione.
    La Corea del Nord è ben poco documentata al di fuori di ponderosi saggi economici e politici, ed un volume di taglio divulgativo è una buona cosa.
    Me lo segno per il futuro.

  6. Da appassionato di storia giapponese sono sempre stato incuriosito dal forzato isolamento del Giappone durante la dinastia shogunale Tokugawa, 250 anni di assenza di contatti col resto del mondo per il 95% della popolazione. Questo isolamento ha prodotto anche cose interessanti, mi chiedo cosa abbia prodotto il mezzo secolo di isolamento nord-coreano… spero solo che abbia termine, proprio come quello nipponico.

      1. Le prospettive della Corea del Nord sono quelle di un altro ventennio di isolazionismo totale.
        Max Brooks, parlando di invasione globale di zombie, lo ipotizza come uno dei pochi paesi in grado di salvarsi, in quando fortemente militarizzato, gerarchico e già abituato a vivere di stenti.
        Chissà se per loro è una consolazione.

  7. Vi seguo da molto, ho apprezzato moltissimo l’incalzante narrazione della pandemia gialla (a proposito, quando ripartite?), ma è la prima volta che scrivo qui, e lo faccio dato che il libro in questione l’ho letto, e la Corea (o meglio “le Coree”) le conosco, e non l’ho trovato eccezionale il libro, abbastanza impersonale, forse troppo “giornalistico” per i miei gusti, e secondo me, non è il “taglio” giusto per descrivere al meglio la Corea del nord…
    Ovviamente, conosco molto meglio la Corea del sud che non la RPDK (i nord coreani ci tengono molto al fatto che venga chiamata cosi..).
    A Seoul ci vado circa 3 o 4 volte l’anno, non si può dire che “sono di casa”, perchè in un contesto di vita cosi diverso da quelli che sono i nostri canoni, ritengo che noi occidentali saremo sempre e solo spettatori, e mai parte integrante.
    Che la Corea del sud sia una delle “piccole tigri” dell’oriente, è cosa risaputa, praticamente un Giappone senza wasabi e condito con del kimchi, e quindi, è una società poco permeabile dagli occidentali, e mezzo secolo di dominio USA non ha cambiato di molto le cose…
    Ma non è di questo che volevo parlare, ma della sconosciuta RPDK!
    Ci sono stato 3 volte, entrarci non è semplice, l’unica frontiera aperta è quella Cinese, e quindi, andarci significa passare per forza di cose dalla Cina, ma questo è il problema minore, bisogna tenere conto che un viaggiatore in RPDK, deve fare i conti con una burocrazia ferrea, e per giunta doppia (cinese, e nord coreana)!
    Prima di tutto, serve un doppio visto d’ingresso cinese (uno per entrare dall’Italia, e uno per tornarci dopo essere stati in RPDK) che in genere non viene rilasciato se non si è già stati almeno una volta in Cina (anche se dicono che il gentilissimo personale del consolato cinese di Milano riesca a procurarlo..), poi bisogna appoggiarsi ad un operatore turistico autorizzato, e non sono molti, che si faccia carico delle formalità che sono moltissime (c’è l’ente statale del turismo RPDK e pochi altri, io ho sepre usato Korio Travel).
    Compreso nel pacchetto Korio Travel, c’è un “briefing orientativo” che viene tenuto a Pechino dal tour operator che vi spiegherà come comportarsi in RPDK (da seguire mooooooolto attentamente se si vuole trascorrere una bella vacanza..), vi spiegheranno come è meglio comportarsi, e anche come rispondere alle eventuali domande che vi potrebbere essere poste, i nord coreani sono molto suscettibili, e un buon rapporto con la guida che vi verrà incollata addosso al vostro arrivo è indispensabile per poter godere di una “ragionevole” libertà, vi spiegheranno che ogni vostro “apparato di comunicazione” verrà sigillato in un pacchetto di scotch, e che la rottura del sigillo comporta il carcere con un minimo di 3 anni, e che le uniche ambasciate europee presenti in RPDK sono quelle di Polonia e Svezia (consigliatissimo segnalarsi in queste 2 ambasciate come “presente in RPDK dal – al …).
    Insomma…
    Tante belle cosine, ma che si possono riassumere in poche parole: non fate i pirla perchè quelli non scherzano MAI!..
    Un esempio: la guida durante una visita ad una centrale idroelettrica, di cui magnificava la potenza e la modernità (sic..), ci ha detto che grazie a quelle immani opere, le zone limitrofe potevano godere “anche di 4 – 6 ore di energia elettrica al giorno, e guardandoci tronfio, ci chiese: voi quante ore di energia avete?
    E qui, ci venne in auto il briefing: a domanda diretta, risposta evasiva!
    Inutile dirgli che da noi l’energia è H24 ovunque, non vi crederebbe, e vi risponderebbe che la propaganda imperialista è un reato..
    Quindi, ci siamo limitati a rispondere: “Abbastanza”…
    Insomma, se non siete disposti ad inchinarvi davanti alla statua e alla salma del “presidente eterno” Kim Il Sung (e non solo in senso metaforico), non ci andate..
    Vedrete un paese che sembra vivere in uno stato allucinatorio perpetuo, le immense strade deserte, opere edilizie faraoniche, propaganda ovunque, gigantografie, statue e slogan, ogni casa è dotata di un altoparlante, ogni lampione è dotato di altoparlante, Orwell all’ennesima potenza..
    Musiche patriottiche e notiziari sulle grandi conquiste della corea e del suo leader, vengono diffuse constantemente, dalle 6 alle 23 senza fermarsi un istante, e dove non ci sono i lampioni, ci sono automobili con installati sopra altoparlanti stile “ombrellaio mulita”, tanto caro a chi come me vive nella provincia lombarda..
    E’ il vero “rumore di fondo” della RPDK, non c’è il rumore del traffico, niente pubblicità che ti urla dai muri delle case e dai tabelloni stradali, solo un continuo elogio del regime che permea ogni aspetto della vita di un cittadino della RPDK.
    E dietro a questa facciata avvertirete una povertà dilagante, che non vi permetteranno di conoscere direttamente, ma che potete notare loro malgrado, bambini nei campi, bassa statura generalizzata, indice di malnutrizione infantile endemica, niente traffico (l’aria di Pyongyang è limpida e pulita come quella di montagna..), niente folla, niente di niente..
    Solo faccioni dei leader ovunque, e una sorta di vuoto pneumatico che avvolge tutto il resto.
    Potrete vedre campagne in cui il lavoro si svolge manualmente e con rese ridicole, fabbriche che svolgono l’attività lavorativa divise non in reparti di produzione, ma in “Plotoni”, con un sovrintendente che si comporta come un ufficiale, e con un’ora di autocritica alla fine del turno, in cui si fa l’assunto produttivo, si biasima chi ha prodotto meno, e si esalta chi ha prodotto di più, tutti i giorni!
    L’RPDK alla sua nascita, venne basta sulla filosofia marxista elaborata da Kim Il Sung, chiamata “Juche”, che si può tradurre maldestramente in “autosufficenza” (a me ricorda l’autarchia di italica memoria..), filosofia che è stata integrata dall’ormai defunto “Caro Leader” Kim Jong Il con il “Songun”, che significa “l’esercito prima di tutto”, diventando cosi il famigerato “Juche-Songun”, che ha ulteriormente irreggimentato una società già inquadrata, militarizzando ogni cosa.
    I bambini vengono inquadrati militarmente già da piccoli all’asilo, in RPDK l’analfabetismo è reato, e il 99% della popolazione sa leggere e scrivere, del resto, se non sapessero leggere gli slogan di propaganda scritti ovunque sarebbero solo scarabocchi senza significato, e questo, un regime basato sul culto della personalità non se lo può permettere…
    La loro società è divisa in caste ferree, voi vedrete e potrete interagire sono con una di esse, quella preposta ai contatti con l’esterno, un’elite, che vive a pyongyang, che dispone di cibo e alloggio decente, lontana mille miglia dalla RPDK vera…
    E’ incredibile vedere in che modo possa essere “guidata” l’istruzione di un popolo, di come il detto: “la storia la fanno i vincitori” qui sia stato applicato alla lettera, vedere come degli uomini siano riusciti ad inculcare nella loro cultura, una sorta di deificazione del leader, come sia possibile portare il culto della personalità sin oltre la morte..
    Si, oltre la morte, il presidente della RPDK è ancora Kim Il Sung, e lo sarà in eterno!
    Non vi è alcun altro regime sulla terra con questo tipo di deificazione dinastica mistico-marxista.
    E questo indottrinamento è reale, le persone non hanno altro metro di misura, non hanno notizie dall’esterno, la “cortina di bambù” è molto più robusta di quella di “ferro”, e questo solo perchè la gente ci crede veramente nella propria ideologia, un vero circolo vizioso.
    Sono poveri e lo sanno, ma gli viene ripetuto che al di fuori della RPDK si sta decisamente peggio, e gli viene ripetuto sin dall’infanzia, è ovvio che alla fine ci credano.
    Visitare la RPDK è terribile e affascinante, è come guardare un film, vedi le immagini che ti scorrono davanti, ma non le puoi toccare, ti rendi conto che quello che stai vedendo è una messa in scena, un enorme set cinematografico, e sai che dietro a quelle immagini ci sono persone, ma sono irraggiungibili.
    Molti sono i modi in cui potrei definire la RPDK, ma secondo me quello che calza meglio, è “Zombie”!
    Si!
    La RPDK è uno zombie!
    E’ morta, e non ne prende atto, si decompone, ma si ostina a camminare, attraversarla è un’esperienza “ai confini della realtà”, con i suoi paesaggi di struggente bellezza, e con le suè città dotate di strade immense e desolate, governata da un presidente defunto, guidata da un’ideologia ormai morta e che si nutre della carne del suo stesso popolo, la RPDK è la prima “necrocrazia” del mondo!

    Scusate se sono stato prolisso, ma, se non si fosse capito, la RPDK mi appassiona..

  8. Ho letto il libro qualche anno fa e l’ho riletto l’anno scorso: ne ho ricavato la stessa impressione positiva.
    Affascinato dall’assurdità nord coreana, sono alla continua ricerca di libri simili a questo ma, almeno tra quelli tradotti in italiano, non ho trovato altro.

  9. e io segnalo questo bellissimo blog.
    kimjongunlookingatthings.tumblr.com
    Voi non capite! l’unica vera passione di kim Jong-il, così come del figlio Kim Jong-un, è quella di guardare le cose!
    Loro amano guardare le cose, e questa passione li ha portati a governare un grande paese come la Corea nel nord!

  10. Francamente non sono molto informato sul regime della corea del nord.
    Ma credo che se il popolo è così povero,un po’,la colpa è anche dell’occidente che ha imposto un mebargo contro questo paese.
    (sarei curioso di sapere se i famaci occidentali possono essere venduti alla Corea.Credo di no.)
    Non mi risulta che in paesi liberisti come il Brasile o l’India la popolazione se la passi molto meglio.
    Il fatto che la Corea abbia ancora un regime comunista,secondo me,non significa che è rimasta indietro,ma che è avanti e ad essere rimasto indietro è il resto del mondo.
    …sempre che il regime della corea si possa definire comunista.
    In un momento come questo,in cui le economie liberiste stanno crollando una dopo l’altra(Argentina,Grecia,Italia,presto anche gli USA),in cui l’europa è in preda ad una nuova glaciazione per causa dell’inquinamento provocato da tali economie,dovremmo guardare con ammirazione ad un paese in cui non c’è l’inquinamento e la ricchezza è distribuita da ciascuno secondo le proprie possibilità a ciascuno secondo i suoi bisogni e non denigrarlo.
    Non leggerei mai un libro con un titolo così parziale come “All’ombra del dittatore grasso”.

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