La stagione 2011-2012 ha rappresentato il mio abbandono quasi totale delle librerie.
O meglio: degli acquisti in libreria.
Merito senz’altro del Kindle comprato a New York undici mesi fa. L’ereader mi ha permesso di acquistare molti più libri a prezzi decisamente stracciati. Non solo: ho letto tantissimi racconti e romanzi in lingua inglese, senza dover aspettare le drammatiche spedizioni tramite corriere espresso. In più ho letto diversi autoprodotti, come sempre, notando con piacere che la qualità media si è alzata parecchio.
Le librerie, specialmente i megastore Feltrinelli/Mondadori, le ho abbandonati perché rappresentano sempre più tutto ciò che non vado cercando in quanto a letture. Drammatico, forse un po’ snob, ma è così.
Ma come sono cambiate le librerie in questi ultimi dodici mesi?
Innanzitutto molte hanno inaugurato spazi dedicati all’oggettistica di casa, ai prodotti da cartoleria elegante (moleskine, penne pregiate, quaderni da disegno etc etc). Per la serie: i libri vendono men0? E noi vendiamo anche soprammobili e agende.
Mentre i settori DVD e CD dei megastore sono rimasti intoccati, questi prodotti di varia natura sono piazzati proprio nei reparti dedicati ai libri. Evidentemente sono quelli sacrificabili.
Dando un’occhiata veloce balzano all’occhio due grandi categorie di libri: quelli romantici, declinati in tutte le salse (horror, erotici, soft porno, gialli, fantasy) e quelli scritti da personaggi famosi. Una buona percentuale dello spazio è occupato da questa roba qua.
Muovendomi nei reparti che teoricamente dovrebbero interessarmi di più scopro che:
- Gli scaffali dedicati alla fantascienza si sono ridotti a UNO scaffale, che propone al 60% le solite ristampe di Asimov, Dick e Simmons. Tutto il resto è un mix di romanzi tratti da famosi videogiochi, titoli di case editrici piccole e volumetti della Delos, il cui rapporto prezzo/pagine è sempre stato da cappio al collo.
- Gli scaffali dedicati al fantasy sono leggermente migliorati rispetto al 2010/2011. C’è meno teen fantasy italiano, il che non può essere che un bene, ma in compenso moltissima roba young adult straniera è oramai finita di diritto in questa omnicategoria che ovviamente è anche colonizzata per un 40% da robaccia romantica.
- Gli scaffali dedicati all’horror… non esistono più. Se si eccettua il “solito” King, ristampato per la trentesima volta, e qualche rimasuglio della fu Gargoyle Editrice, tutto il resto è una marea nera e rossa di vampiri innamorati, licantropi innamorati, angeli innamorati, streghe innamorate. Saghe su saghe, un fottìo di libri praticamente identici per titoli e trame.
- Gli scaffali dei gialli sono occupati da lunghe file di libri indicati col sottopancia: “L’ultima indagine del commissario (aggiungere nome a piacere)“. No grazie. Non grazie, cazzo.
Una cosa che mi piaceva molto dei megastore era l’area dedicata ai fumetti, che negli ultimi anni era cresciuta, ospitando tanti titoli sia di Panini Comics sia di case editrici minori ma interessantissime. Ecco, hanno ridotto anche questo scaffale, che in alcuni casi è del tutto sparito, salvo qualche titolo italiano che fa tendenza.
Per me è abbastanza. Io passo. Abbandonerò il piacere incredibile di “annusare la carta”, o se lo farò sarà nella mia intimità, dopo aver ordinato ciò che mi serve via Amazon o IBS.
Ma tanto già sapete che alla fine comprerò le versioni digitali dei romanzi che m’interessano.
La domanda però è questa: da quando la situazione è peggiorata in maniera così drastica?

Negli ultimi dodici mesi c’è stato un peggioramento lento ma graduale.
Dove vado io ho notato anche la presenza permamente di saggi legati all’attualità in misura sempre più invadente.
Gli unici scaffali che resistono sono quelli mainstream. Lì ci sono sempre molte novità, anzi, forse troppe (ovviamente capisci cosa intendo dire 😉
Ritengo che la saggistica sia un settore ancora salvabile dei megastore, se paragonato agli altri. Certo che gli instant book di politica e cronaca nera non si possono vedere…
Non faccio testo, l’ultima volta che sono entrato in libreria è stato a novembre dell’anno scorso e ci sono entrato perché avevo un appuntamento con una persona.
sono cambiate. Una volta ne avevo una dove potevo passare delle ore a parlare di libri. Ora i commessi hanno una fretta del diavolo e credo – in molti casi – non sappiano neppure cosa trattano, non voglio dire vendono
I commessi di solito ci capiscono poco o nulla, in più sono piuttosto sgarbati (anche perché sottoposti a turni lavorativi assurdi, diciamolo).
Che brutta brutta brutta situazione…
io non ricordo esattamente quando ho smesso di frequentare i megastore. Ogni tanto ci faccio ancora un saltino, ma solo per farmi prendere dallo sconforto. La storia della piccola libreria gestita da personale illuminato è una leggenda metropolitana inesistente. O almeno, se un tempo certi posti ci sono stati davvero, adesso non esistono quasi più.
C’è, nel paese dove vado in vacanza, una libreria piccola ma molto interessante. Ma credo sia una specie di eccezione.
C’è stata l’apocalisse libraria. A questo punto io mi chiedo: sarà anche vero che in Italia si legge poco, ma sel’offerta è questa e l’ereader è ancora una faccenda piuttosto di nicchia, che cazzo se dovemo legge?
Scusa il portoghese finale 😀
Eh, il mito delle piccole librerie!
Quelle che frequentavo io sono diventate indecenti. Una ha virato sullo spiritualismo e vende tutte robe di religione o di autoconsapevolezza.
L’altra è più simile a una cartoleria che non a una libreria.
E dire che fino a 10-15 anni fa erano i miei templi.
“Da quando la situazione è peggiorata in maniera così drastica?”
Forse da quando la gente ha smesso completamente di leggere. O meglio, quando ha smesso di leggere cose “normali” e ha cominciato ad appiattirsi proprio su “Il commissario vampiro: cronaca rosa sangue” e via discorrendo. Qui a Napoli le parti più popolate dei megastore sono proprio quelle di oggettistica, dvd e videgames. Non è un caso che le librerie “classiche” abbiano chiuso tutte. Tristezza infinita.
In sostanza è vero ciò che dici.
La gente legge poco e male, i megastore si adeguano e, per dirla tutta, peggiorano la situazione.
Oddio… esisteva ancora 31 Ottobre quando, ogni tanto, scrivevo post in stile requiem per questa libreria e/o quell’altra libreria che stavano chiudendo.
Qui a Bologna sopravvivono ancora piccole realtà (che si sono associate tra loro per cercare ossigeno) che offrono titoli interessanti e di difficile diffusione a livello nazionale. Sono poche e ben nascoste, ma offrono meeting settimanali con autori (l’ultimo a cui son stato era una autrice francese!). Non so quanto dureranno… anche perché quando ci entro le trovo desolatamente vuote, e quando fanno le presentazioni, al massimo racattano dieci lettori appassionati.
I megastore degli editori (Feltrinelli, Mondadori, Coop etc etc) mi attirano sempre meno. Ormai ci entro solo perché attendo l’inizio di un film nel cinema vicino, sfoglio qualche rivista, curioso tra i libri meno gettonati (quelli che odorano di polvere…), sbircio la cassiera carina (questo piacere il Kindle non me lo da…) mentre quella brutta mi fulmina con lo sguardo!
Ecco… ogni tanto c’è un titolo che mi incuriosisce. Se le prime volte ero intimidito, ora lo cerco su Kindle store senza neppure uscire dalla libreria, e una volta verificato che costa un terzo… lo compro lì (fulminato dallo sguardo della commessa brutta!).
Da quando è cominciato tutto ciò? Io mi chiedo quando finirà quest’agonia.
Ma lo sai che la libreria Zanichelli, luogo storico dove Carducci passava interi pomeriggi, è passato a Coop (dopo il fallimento)? Già la libreria Ambasciatori (sempre Coop, e a due passi dalla Zanichelli) è sempre più supermercato/pub/cartoleria piuttosto che libreria… cosa ci si può aspettare che faccia alla ex-Zanichelli? Bah! Incrocio le dita, ma son pessimista.
Io frequento megastore da anni -in pausa pranzo mi sono letto molta roba gratuitamente- e ogni anno noto i peggioramenti.
Il livello delle proposte ben si sposa con l’ignoranza dei commessi.
Riguardo alle piccole librerie che frequentavo da ragazzo ho detto pochi commenti sopra. Molte hanno chiuso, altre sono peggiorate ancor più dei megastore 0:)
Aggiungo la mia testimonianza alle precedenti – io ormai nei megastore ci entro per l’aria condizionata d’estate, e per il riscaldamento d’inverno.
I libri esposti mi fanno infuriare, i discorsi fra le ragazzotte fra gli scaffali (il pubblico maschile adolescenziale evidentemente non entra più in libreria) mi agghiacciano, le madame che cercano porno-soft ciangottando allegre e i seri professionisti in cerca della biografia del calciatore mi avviliscono.
I commessi sono di una ignoranza colossale (“No, il libro di questo Philip Marlowe non mi risulta in catalogo… ha guardato nelle novità?”).
Da quando vivo in campagna, ordino solo libri per posta.
E recentemente ho cominciato a spulciare i cataloghi di ebook dei piccoli editori.
Ma le librerie vere mi mancano – per il rapporto sociale col libraio, per le libraie carine menzionate da Glauco, per le chiacciere con gli altri clienti.
È vero, sono diventati posti molto snob. Oppure, in alternativa, frequentati da bimbeminchia.
Frequento i megastore solo per leggere qualcosa gratis, in loco, soprattutto fumetti. Ora stanno togliendo pure quelli.
Io spero di riuscire ad accattarmi un Kindle a breve. Devo solo dare un occhio ai prezzi! Qualche consiglio fra i vari modelli?
Alla Feltrinelli e alla Mondy ci vado per tre cose:
1) l’aria condizionata d’estate e il riscaldamento d’inverno;
2) le poltroncine aggratis dove sostare (in attesa di prendere il treno) leggendo sempre aggratis libri che non comprerei MAI nemmeno scaricandoli da Torrent (poi mi si turba l’iPad);
3) trollare la sezione fantasy ricordandomi che io non finirò MAI lì perché non si scrivere roba per le masse.
Per il resto mi nutro dei libri che gli editori mi regalano per Scritty e quelli che compro alla Libreria Lupo Rosso di Torino (sì, da Milano non è comodissimo) perché resiste stoicamente e mi ordina cose di nicchia.
Idem come me!
Per me le Feltrinelli sono solo posti comodi dove trascorrere alcune pause-pranzo leggendo a sbafo. Punto e basta, senza vergogna 🙂
Be’, dopotutto, se questo è colpa dell’e-reader, allora si spiegano un sacco di cose, a cominciare dall’aggressività, tipica di chi si sente in trappola, dei fautori del cartaceo…
Che le librerie siano pallidi ricordi di loro stesse è acclarato, in qualunque libreria si entri.
Però, ecco, una cosa non mi è chiara, ripensando anche a post letti in questi ultimi giorni: come mai dicono che la fantascienza è morta, l’horror è morto, gli scrittori veri sono morti?
La realtà è che continuano a esistere e a scrivere, bravi scrittori. E non si capisce il perché si debba recuperarli in inglese, in digitale, anziché disporne in libreria.
O meglio, se la ragione è il prezzo si capisce benissimo. Io faccio altrettanto.
Quello che non capisco è perché siano ignorati dalle case editrici italiane che preferiscono loro la trentesima ristampa di Dick o King…
Il problema che tu sottolinei nasce direttamente dalle grandi case editrici, che hanno dei talent scout vecchi, incompetenti e svogliati. Continuano a proporre i classici di sempre (Dick, King, HPL) e poi pescano a casaccio tra il young adult più becero per riempire gli scaffali.
Basta aprire un qualsiasi catalogo americano online, tipo Amazon, per vedere che sci-fi, horror etc stanno benone. Solo che dai noi tutta quella bella robina non arriva quasi mai.
Comunque, a parte questo, credo che lo shopping online alla lunga ammazzerà questi e altri negozi.
E’ un bene? E’ un male? E’ l’evoluzione delle cose.
Sì… è sicuro che gli acquisti online uccideranno i bookstore. Ed è un vero peccato perché già oggi le strade sono ricoperte solo di negozi di cellulari, banche, e abbigliamento femminile. Pure i negozi di giocattoli stanno morendo… le console hanno polverizzato il pallone, le macchinine, e tutto il resto. Uffa! 😦
Mentre leggevo la descrizione mi sono visto per filo e per segno la Mondadori che c’è qui da me…
Ecco perché non ci metto più piede e compro tutto online. Fra Ebay e Amazon non ho problemi a trovare qualsiasi cosa, anche i fumetti, che ormai sembrano spariti da ogni dove…
Come già detto, Mondadori e Feltrinelli oramai vanno bene per l’aria condizionata e per le poltrone 🙂
Da quando ho il mio Sony PRS-T1 ( Dio lo benedica), ogni volta che passo davanti a Feltrinelli o Mondadori penso: “ah ah ah!, poveri st….zi!”.
Più o meno quel che penso io 🙂
Io sono finito a vivere per un anno (che finirà tra due settimane) in una sorta di bolla temporale del libro, o se preferite in un tempio. Tubinga, in Germania. Qui le piccole librerie dell’usato o indipendenti resistono, certo sono nascoste, oppure in piccole stanzine strette di case antiche, tuttavia sono vive e vegete e mostrano i loro libri anche su banchetti all’esterno, come i vecchi macellai esponevano la carne. Ogni tanto si trova anche qualcosa gratis, o qualche libro antico a prezzi stracciati. Certo la cara Osiander, cioè la Mondadori tedesca, è presente ovunque in città, non vederne una è impossibile. Ad ogni modo credo che il tutto sia da attribuire sia alla tecnologia, molti leggono ebook perché più economico e comodo (anche se io amo l’odore dei libri) e annesso a ciò i costi dei libri (anche se qui a Tubinga ci sono migliaia di offerte in più sul cartaceo, spesso puoi trovare buoni libri anche per un euro, certo magari di seconda o terza mano, ma in buone condizioni.).
Inoltre molti ragazzi non leggono…
Una domanda a chi possiede già un Kindle: sono disponibili i titoli delle piccole case editrici? Grazie!
Sì. È disponibile un po’ di tutto.
Io sono stato un assiduo frequentatore, durante la pausa pranzo, di tutte le librerie che si trovano nella zona della stazione Termini, via Nazionale e Fontana di Trevi a Roma. Nella Feltrinelli di largo Argentina, poi, ogni sera prima di rincasare mi fermavo a curiosare tra gli scaffali, oppure nel caso di libri per cui forse non valeva la pena di procedere all’acquisto, li leggevo “a puntate” secondo un mio personale metodo di giustizia ed equità sociale (nel senso che mi appuntavo il numero della pagina ed il giorno dopo proseguivo la lettura) che non ero l’unico a seguire ma lo facevano anche molti altri signori dall’aspetto più distinto, professorale e benestante rispetto al mio. Tutto questo fino alla metà del 2009 quando mi sono reso conto che queste grosse rivendite si stavano trasformando in altro ed ho perso l’interesse. L’ultimo libro che ho acquistato nella Feltrinelli di viale Marconi (nata già direttamente come rivendita di romanzi-horror-melensi e di ammennicoli vari) è stato “L’alba degli zombi” di Arona, Pascarella e Santoro. Qui devo dire, però, che gli efficienti addetti allo store non riuscivano a trovare il saggio in questione perchè lo avevano censito nel sistema attribuendogli come autore, nientepopodimeno che George Romero! Hai voglia a cercarlo…..
Anch’io esercito la stessa equità sociale 🙂
In molte pause pranzo mi infilo (infilavo) in Feltrinelli per leggere qualcosa senza comprarlo. Cosa del tutto lecita, visto che hanno messo apposta poltrone e divanetti.
Ultimamente la scelta si è molto ridotta…
Primo ciao a tutti, dopo vario tempo a lurkare questo è il mio primo post!
Mi trovo più o meno nella tua situazione, ho un kindle ed è ormai un po’ che non compro più un libro cartaceo: vorrei però portare alla luce due situazioni in cui mi sono trovato e condividerle:
1) La cosa che mi manca di più nel digitale è quel vagabondare tra gli scaffali alla ricerca di non sai cosa. Spesso era una ricerca infruttuosa ma a volte capitava di imbattersi in quel libricino rimasto in un angolo in un’ultima copia. Ho scoperto dei piccoli tesori in questo modo, tanto per dirne uno “L’orda del vento” che prima non conoscevo.
2) Che fine hanno fatto le belle edizioni? Nemmeno una settimana fa sono stato preso dalla voglia di comprare Guerra e Pace ma una bella edizione, dispostissimo a spendere una cifra considerevole ( anche 50 euro, sono di quelli a cui l’oggetto libro piace e li tengo maniacalmente) per una bella copertina rigida, importante, per un grande classico.
L’unica cosa che ho trovato è stata l’edizione einaudi in due volumi in brossura alla modica cifra di 25 euro…. È finita che ho comprato l’edizione kindle per 89 centesimi.
Ciao Francesco, benvenuto!
Anch’io conservo il ricordo di belle scoperte fatte girovagando tra gli scaffali. Esperienza oramai riservata alle bancarelle dell’usato, dove (non a caso) è possibile trovare vecchie perle a prezzi irrisori.
Tutto il resto è andato a perdersi.
Io non ho nulla contro i megastore. Anzi, nelle piccole librerie mi sono sempre sentito intimorito, un po’ come quando entri in un negozio di abbigliamento in centro e c’è subito la commessa avvoltoio che ti chiede se può darti una mano. Invece nei grossi centri puoi starci anche le ore, guardare tutto e scroccarti libri e riviste senza problemi (a proposito, per ANNI ho trovato un signore praticamente cieco alla Feltrinelli in Duono intento a leggere con una lente d’ingrandimento, bello comodo sui divanetti). Non vedo il problema dei commessi ignoranti: io non gli chiedo mai consigli, so già cosa cerco e se ho dei dubbi mi segno il titolo del libro e poi cerco in rete. Sennò sarebbe come quelle coppie fenomeno che vedo al cinema che bloccano la fila chiedendo alla cassiera consigli, le trame, quanto dura ecc ecc. In ogni caso, una volta che ho addocchiato dei libri interessanti, aspetto di trovarli al 50% al Libraccio il mese dopo e li prendo lì.
In quanto al digitale, io non faccio testo. Ho ancora un vecchio Nokia “saponetta”, gli ebook non mi attirano e in questi giorni che ho girato per siti di small press mi è sembrato di vedere più cacca (almeno apparente) che altro.
Sui gusti personali non ci metto parola.
Ti correggo solo sugli Ebook, per non fare disinformazione: guarda che in digitale ci trovi anche i libri dell’editoria classica (di solito a prezzi dimezzati), non solo la small press e gli autoprodotti.
Che poi non ti piacciano i libri digitali è un altro paio di maniche 😉
Sono entrato giusto venerdì scorso nella megastore Feltrinelli di Genova. L’articolo che hai scritto è esattamente la cronaca di quello che ho potuto vedere! Le uniche differenze sono che il fantasy è stato diviso in due categorie: fantasy classico (vedi armenia), un miserissimo scaffale dove ormai predominano i libri di Martin (complice la serie tv GOT) e il fantasy più soft per ragazzi, dove fa capolino un’ampia panoramica di titoli che iniziano con “Cronache del…”. Le due categorie sono posizionate strategicamente in zone opposte del megastore e questo comporta una inevitabile “via Trucis” tra gli altri reparti per poterle consultare.
Ringrazio ancora oggi mia moglie che mi ha regalato l’ebook!
Buona fotografia dell’attuale situazione delle “librerie di catena”. Da parte mia, sto scoprendo che l’unico modo per provare qualcosa di simile al “brivido” che mi dava passare in rassegna gli scaffali è ripiegare sulle librerie dell’usato. Ravanarci a mo’ di bancarellaro selvaggio mi dà quel certo non so che, e a volte si fanno davvero incontri interessanti (la biografia di Pompeo il Grande di John Leach, pubblicata da Rizzoli eoni ed eoni fa? Incredibile!). Perfino le schifezze acquistano un’aria appena un po’ leggermente diversa, forse perché in fondo sai che comprandole sono soldi che non andranno mai nelle mani dell’editore o dell’autore cialtrone. Aaaaaw…
Ok, e ora a passare in rassegna il sito del Progetto Gutenberg: il mio lettore ha fame di cibo buono per la mente.