John Dillinger, un archetipo moderno

Prima della partenza per le vacanze ho visto per la prima volta Nemico pubblico, il film di Michael Mann dedicato alla vita e alla morte del celebre gangster John Dillinger.
Un’ottima pellicola che per mesi ho trascurato, credendo che si trattasse di un semplice esercizio di stile.
Come spesso mi capita sono andato a informarmi sulla biografia del vero Dillinger (interpretato nel film da un bravo Johnny Depp). Conoscevo a grandi linee la sua figura, ma non l’avevo mai letta nel dettaglio. E dire che Dillinger ha dato vita a un vero e proprio archetipo moderno, quello del gangster elegante, armato di mitra Thompson. Una figura che dagli anni Trenta in poi è ricorsa in molteplici film, romanzi, fumetti, spettacoli teatrali, videogiochi etc etc.
Il bello è che la vita del nostro John è stata davvero un’incredibile avventura, più che le storie dei tanti libri e film pulp ispirati alla sua figura.

Nato a Indianapolis nel 1903, Dillinger iniziò la sua carriera di rapinatore di banche a soli 21 anni. Da allora i colpi si sono susseguiti senza tregua, in un crescendo di spettacolarità e di importanza.
Arrestato una prima volta nell’Ohio riuscì a evadere con l’aiuto dei suoi uomini. Cambiò stile, adottando quel marchio di fabbrica, l’eleganza e il fascino, che ne fecero un’icona, al punto quasi da far dimenticare che si trattava di un pericoloso criminale.
Ma il mito di Dillinger non nasceva solo dal look. In diversi casi si comportò come una sorta di Robin Hood moderno, bruciando i registri di debiti e ipoteche della banche in cui portava a termine i suoi colpi. Erano gli anni della grande crisi economica e di certo i cittadini della classe medio-bassa non avevano grande simpatia per gli istituti di credito. John fece leva su questi sentimenti, ma senza particolari calcoli: gli veniva spontaneo, complice la sua estrazione sociale decisamente proletaria.
In più Dillinger non era particolarmente violento, anche se non risparmiava sparatorie spietate con i poliziotti e i G-Men che gli davano la caccia. Insomma, tutto contribuì a crearne la leggenda.

L’FBI approfittò dell’occasione nominandolo “pericolo pubblico numero uno”. Il direttore Hoover aveva una vera ossessione per lui, tanto da nominare un ambizioso agente di polizia, Melvis Purvis, a capo di un’intera sezione dedicata alla caccia a John Dillinger. Tra l’altro furono impiegate nuove, moderne procedure d’indagine, tra cui le intercettazioni telefoniche, che aiutarono a catturare il pur furbo gangster. 
Dopo essere sopravvissuto alla strage della sua banda al gran completo, John riuscì un’altra volta a darsi alla macchia. Questa volta però la sua latitanza durò poco: venne tradito da una prostituta di origini rumene, Anna Cumpanas, che si vendette all’FBI in cambio del permesso di soggiorno negli States. Permesso che, per ironia della sorte, gli venne comunque ritirato in seguito.

Dillinger fu ucciso a tradimento da un gruppo di federali, all’uscita di un cinema in centro a Chicago, dove John si era recato insieme alla Cumpanas per assistere alla proiezione di Manhattan Melodrama, un film di gangster con Clark Gable come protagonista. Gli spararono cinque colpi alle spalle, di cui uno letale alla testa.
John morì a soli 31 anni, ma in quel momento nacque il suo mito. Positivo o negativo che sia, poco importa. Oramai Dillinger fa parte dell’immaginario collettivo.

2 commenti

  1. Bell’articolo . Dillinger è smepre stato tra i vari gangster quello che più ha saputo colpirmi , forse proprio per i motivi descritti nell’articolo (e che l’hanno reso un icona). Il film di Mann l’ho visto ed è ottimo , anche a livello di ricostruzione dei fatti. Vorrei vedere invece la versione di Milius (sarebbe interessante un confronto tra le due…)

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