film · recensioni · riflessioni

Stand by me – Ricordo di un’estate (1986)

Stand by me – Ricordo di un’estate
di Rob Reiner
USA 1986

Sinossi

Estate del 1959: Gordie Lachance, Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio sono quattro amici dodicenni che vivono nella piccola cittadina di Castle Rock, nell’Oregon (stati uniti) , e si preparano a passare al ginnasio.
Quando Vern sente dal suo fratello maggiore dell’omicidio di un dodicenne lo racconta agli altri e capiscono che si tratta di un ragazzo scomparso tre giorni prima. I quattro ragazzi, spinti dal desiderio – ognuno per un motivo diverso – di riscattarsi e diventare degli eroi agli occhi di tutti, decidono di andare alla ricerca del corpo e si mettono in cammino lungo i binari della ferrovia e verso il fiume. (Fonte: Wikipedia)

Commento

Recensione di un film che ha 25 anni sul groppone, programmata per il giorno dopo Ferragosto, quando nel mentre, se tutto va come deve andare, sarò in viaggio negli Stati Uniti. Ci sono tutti i presupposti per ottenere delle visite bassissime, ma in fondo me ne importa assai poco.
Quel che volevo fare era proporvi un film che parla dell’estate, ma lo fa nei toni malinconici con cui io ho sempre considerato questa stagione. L’italiano medio sarà al mare a sbronzarsi e a giocare a racchettoni, e in fondo ci sta, ma a ma me il periodo luglio-agosto fa pensare a una specie di prova generale della fine del mondo. Basta girare in una qualsiasi grande città: c’è il fascino della desolazione.

Ma non si tratta solo di questo. L’estate è anche un momento spartiacque delle nostre vite. La fine della scuola, il passaggio dalle medie alle superiori, dalle superiori all’università, dall’università al lavoro. Insomma, è un momento di transizioni importanti e spesso tristi. Dietro a ogni cambiamento si nascondono degli addii.
Stand by me, tratto dal racconto di Stephen King The Body, è appunto una storia di transizione. Quattro amici mediamente sfigati -più o meno come eravamo noi alla loro età- che dopo agosto frequenteranno il ginnasio, separandosi. A unirli ancora una volta è una prova di coraggio, che si traduce in una gita di campagna alla ricerca del cadavere di un loro coetano morto lungo i binari del treno e sbalzato nelle paludi fuori Castle Rock.

La storia è narrata da uno dei quattro, Gordie Lachance, in versione adulta, che rievoca quell’avventura per ricavarne un romanzo.
Stand by me è un film di formazione, ma senza indoramenti della pillola. Crescere è una faccenda complicata e dolorosa. Non a caso l’obiettivo dei quattro ragazzi è quello di ritrovare un cadavere prima che lo facciano altri. Nel bel mezzo, nel viaggio a piedi tra le assolate campagne del Maine, c’è spazio per il raffronto tra le paure e le speranze del futuro, ma soprattutto c’è una bella rappresentazione di ciò che è l’amicizia in età adolescenziale: un sentimento forte, contradittorio, che pare essere eterno ma che non lo è, eppure in un certo senso dura per sempre.
Leggendario il cast, che all’epoca era composto da quelli che sembravano soltando dei ragazzini promettenti: Wil Wheaton, River Phoenix, Corey Feldman, Jerry O’Connel (il mio amico Ultraman!), Kiefer Sutherland, Richard Dreyfuss.

Storia intensa, fruibile a tutte le età, ma forse ancor più da adulti, proprio sulla falsariga del Lachance scrittore affermato che rievoca quei momenti concludendo con una frase che ritengo essere una delle più intense della storia del cinema.

9 risposte a "Stand by me – Ricordo di un’estate (1986)"

  1. “L’italiano medio sarà al mare a sbronzarsi e a giocare a racchettoni, e in fondo ci sta, ma a ma me il periodo luglio-agosto fa pensare a una specie di prova generale della fine del mondo. Basta girare in una qualsiasi grande città: c’è il fascino della desolazione.”… Concordo, io ad agosto lavoro a Milano ed e’ pazzesco, sembra di essere negli anni 60!!! Buon rientro dalla vacanza… ( i miei 2 viaggi Usa sonoevacanze piu belle fatte)

  2. Mente alveare… pensavo a un post del genere per domenica, o per chiudere l’estate e le sue lunghe e calde giornate. Che film ragazzi, uno di quelli da tramandare da padre in figlio. Rigurardandolo, credo che il finale del film sia più adatto di quello del racconto.

  3. Un film che adoro, non per la regia, nè per il cast, ma per la nostalgia che riesce a suscitarmi.

    Così come per altri film (IT, ecc.), ogni volta che lo vedo non posso non pensare a quale tipo di perversione mi porti a pungolare così il mio animo, ma poi capisco che è un modo splendido per sentirsi vivo e per rivivere quell’ esaltazione delle emozioni e dei sensi che si può sentire solo a quell’ età….

    Luca C.

  4. Il romanzo di King è uno di quelli che mi rileggo ogni estate in certe notti afose e con la zanzara che ronza all’orecchio. La magia funziona sempre. Anche con IT.

  5. l’ho rivisto recentemente in TV, non so quale. La prima volta che l’ho visto a 15/16 anni, non l’ho capito. Ogni volta che lo rivedo invece mi riconosco nella frase finale. Paradossalmente le persone che considero Amici, sono proprio quelli che ho incontrato all’età dei protagonisti, e come loro siamo piuttosto sparpagliati per il mondo.

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