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Battle Hymn (di B. Clay Moore)

Battle Hymn
di B.Clay Moore
Editori: Image e Italycomics per l’Italia
Autoconclusivo

Sinossi

Fine della Seconda Guerra Mondiale: le Forze Armate degli USA creano una forza di superumani da irreggimentare nelle fila dell’Esercito, in modo da diventare la prima potenza mondiale del periodo postbellico. E’ così che viene inaugurata Watchguard, di cui fanno parte due vigilantes già al servizio della Patria, Proud American e Defender of Liberty, più alcuni membri arruolati ex novo: il velocista Johnny Zip, l’uomo pesce Quinn Ray, il misterioso robot Artificial Man e l’agente britannico Midnite Hour.
Ma quali sono i veri scopi del Governo di Washington nel momento in cui ha deciso di creare una forza di eroi mascherati difficilmente controllabile?

Commento 

Un incrocio tra Watchmen e Ultimates. Questa descrizione calza alla perfezione per la minisaga Battle Hymn, che è stata una delle mie letture estive. L’intero volume, autoconclusivo, è infatti disponibile in digitale per Comixology, a soli 8 dollari.
B. Clay Moore è palese nel suo far riferimento a specifici supereroi entrati da tempo nell’immaginario popolare, in particolare quelli della Marvel e della DC Comics. Proud American e Defender of Liberty sono due versioni di Cap America, Quinn Ray è Namor, Johnny Zip fa il verso a Flash e Artificial Man rappresenta molti generici supereroi robotici dalla personalità misteriosa e in chiaroscuro. L’autore ne ribalta però le personalità linde, pulite e senza macchie, seguendo un percorso simile a quello che ha portato alla nascita degli Ultimates, ma andando spesso vicino al cinismo degli Watchmen.
Gli eroi della Watchguard (anche questo nome non è certo scelto casualmente) sono pomposi, pieni di sé, in alcuni casi nascondono psicopatologie pericolose, a malapena tenute a bada dalle maschere che indossano. Ma la linea tra il bene e il male è sottile. Seppure ci siano personaggi più marcatamente positivi (Midnite Hour e Quinn Ray) e altri negativi (Defender of Liberty) le distinzioni tra le due categorie sono fumose, indefinite.

La chiave di lettura di Battle Hymn è più che altro politica e di approfondimento della psicologia di un “vero” gruppo supereroistico. Le azioni sul campo di Watchguard sono in realtà poche, mentre l’autore porta i lettori nel dietro le quinte, sbirciando tra i meccanismi che regolano i membri del team, ma anche tra i giochi politici di Washington, che hanno un ruolo preponderante di pagina in pagina. 
Questo è forse l’aspetto più interessante della saga: come verrebbe gestito un gruppo di eroi dotati di superpoteri da un governo prossimo a vincere la guerra e pronto ad assumere un ruolo di primissimo piano negli equilibri mondiali? I combattenti in maschera potrebbero rappresentare al contempo una grande campagna propagandistica vivente, un’arma segreta o perfino un grosso problema da risolvere in prospettiva futura.

Cinico ma non pulp, bensì velato di una sottile malinconia di fondo, Battle Hymn è una lettura piacevole e matura. Un altro pregio della saga è che si apre e si conclude in sole 155 pagine. Un limite per alcuni versi (certi personaggi meriterebbero senz’altro più spazio), ma in sostanza una scelta azzeccata e godibile per chi non regge le serie infinite che si procastinano per anni e anni.

8 risposte a "Battle Hymn (di B. Clay Moore)"

  1. Ce l’ho in originale da qualche anno, non era male. Mi pare che dovesse uscire anche un seguito ma ad oggi non si è più visto nulla. Se ti può interessare un’opera simile, ti consiglio “The American way”, una mini Wildstorm di qualche anno fa che credo sia stata pubblicata anche in Italia, e che vede degli eroi non proprio senza macchia nell’America razzista degli anni 50/60.

    1. Alcuni credo siano leggibili (in b/n) anche sugli ereader. Io però li leggo su iPad. L’applicazione è particolarmente bella, fa scorrere le tavole come se fossero scene di un film.

  2. Ottimo titolo soprattutto per come rappresenta i cinici dietro le quinte della nascita del gruppo in pratica una versione realistica degli Invasori.

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