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La sottile linea rossa del plagio

Al plagio non ci credi fin quando non ti bussa alla porta di casa.
Più si diventa “grandi”, più lettori si attirano, più cresce la probabilità di attirare anche dei furbetti pronti a scopiazzare le buone idee, a riproporle cambiando qualche dettaglio, senza nemmeno fare il bel gesto di ringraziarti.
In realtà la linea che separa il possibile plagio da una semplice reinterpretazione di un argomento appartenente alla cultura collettiva è davvero sottile. Ho sempre asserito di non credere nell’originalità assoluta: non posso fare a meno che confermare le mie parole.
Un esempio pratico e molto d’attualità: gli zombie. Entrati da anni nell’immaginario popolare, rappresentano uno stereotipo, un’icona a cui tutti possono attingere per scrivere racconti, romanzi, film, cortometraggi etc. George Romero ha tracciato il profilo di questo mostro moderno, delineandone delle caratteristiche che poi mille altri registi e autori hanno ripreso (se preferite usate la parola “copiato”). Senza problemi.
Senza problemi?
Facciamo dei distinguo.

Zombi 2, il noto film di Lucio Fulci, nacque sulla scia del successo di Dawn of the Dead, il capolavoro di George Romero (e parzialmente anche di Dario Argento, che fece distribuire il film in Italia col titolo che qui tutti conoscono, Zombi). Sebbene la pellicola di Fulci sia lodevole sotto molteplici punti di vista, è innegabile che fu lanciata sfruttando l’onda lunga del successo romeriano. Lo stesso Romero scrisse una lettera in tandem con Argento, accusando Fulci di aver copiato, né più né meno. Le trame dei due film sono in realtà molto diverse, eppure i punti di similitudine non mancano di certo. Ma a far imbestialire il regista di Dawn of the Dead fu soprattutto il titolo, quello Zombi 2 che fa pensare a un sequel ufficiale.
Non solo. La locandina del film di Fulci riportava una frase di lancio scopiazzata in modo più o meno palese dal capolavoro romeriano: “quando i morti usciranno dalla tomba, i vivi saranno il loro sangue…
Molto simile al noto: “quando non ci sarà più posto all’Inferno i morti cammineranno sulla Terra“. La battuta più famosa del film di Romero.

Fulci replicò sarcasticamente, asserendo che gli zombie appartenevano alla storia del cinema da decenni, e che quindi semmai erano loro ad aver copiato altri registi del passato. Il regista rincarò la dose, specificando che il suo Zombi 2 non era un film sociale, a differenza del film di Romero (cosa tra l’altro vera fino a un certo punto, visto che il buon George ha sempre negato di aver girato Dawn of the Dead con uno scopo di “denuncia” evidente ed esplicita).
Molti anni sono passati da allora, ma i fans dei rispettivi registi non concordano ancora su una versione comune dei fatti.
Insomma, per alcuni Fulci scopiazzò, per altri si tratta di due opere differenti. 

Le magagne in realtà vanno cercate altrove, non nella persona di Fulci. Per esempio nella produzione del film, che adottò il titolo assurdo di Zombi 2, proprio per approfittare dell’ottima resa dello Zombi romeriano. Tant’è che fuori dall’Italia il film in questione è invece stato proiettato con altri titoli meno ammiccanti. Idem per il discorso della frase di lancio sulla locandina del poster fulciano, che suona in effetti di gran furbata. Per completare la torta con la “giusta” ciliegina, va imputata alla produzione la scelta di aggiungere un prologo e un epilogo ambientati a New York, girati proprio per fare in qualche modo il verso a Dawn of the Dead.

Questo caso generò tra l’altro una ridda di casi simili, con registi infinitamente meno bravi di Fulci che si lanciarono in scopiazzature pacchiane, come per esempio Zombi 3, Zombi Holocaust o come Virus-Inferno dei morti viventi, che saccheggia la colonna sonora di Dawn of the Dead e ne clona perfino i protagonisti principali. Una vera e propria moda, che finì per essere accettata, visto che erano gli anni del cinema selvaggio, in cui tutto apparentemente era copiabile.
Ciò ovviamente non la rende una moda di cui andare orgogliosi.

E veniamo a noi. Alla mattina in cui ti svegli e ti accorgi che qualcuno ha scritto qualcosa di identico a quanto hai realizzato tu, un paio di anni prima, con la collaborazione di oltre trenta tra autori, grafici, impaginatori e fotografi. E quindi non passando sotto silenzio, per capirci.
Perfino il titolo di quest’opera è stato scopiazzato, idem per la grafica del sito che fa di riferimento a questi corsari della narrativa. Come se non bastasse l’impostazione stilistica stessa è un clone perfetto: racconto a più voci fingendo che dei sopravvissuti a una zombie apocalypse raccontino le loro storie via Web.
E la spiegazione che ci viene propinata come vangelo è la stessa che utilizzò Fulci: “Ehi, ma tutti oggigiorno scrivono di zombie!” 
Ok, è un’affermazione che ci può anche stare. Ci sta di meno la minuziosa copiatura dei dettagli, anche minimi, che denotano intenti, come dire, un po’ meno innocenti. Perché è davvero difficile credere che prima di lanciare un progetto del genere non ci si faccia un giro su Google per controllare eventuali similitudini troppo marcate. Siamo in Italia, non negli States. Di certo non ci sono migliaia di iniziative simili che compaiono nelle prime pagine di Google. Basta cercare e in due minuti salterebbe fuori tutto il necessario per evitare coincidenze imbarazzanti.

Questo dando sempre per buona la spiegazione: “Ehi, io sono un grande appassionato di zombie! (Però non ho mai sentito parlare del vostro progetto, che in Italia ha coinvolto una trentina di blog, qualche quotidiano e perfino un concorso fotografico. Oltre ad aver distribuito qualcosa come 20 ebook legati a esso)“.

Aggiungiamo la classica ciliegina sulla torta: mi è giunta voce che questi simpatici amici stanno filtrando tutti gli articoli negativi che parlano della conclamata “somiglianza” col nostro amato Survival Blog, in modo da tagliare tutte le critiche lasciando solo le frasi che sottolineano questo o quell’aspetto positivo del loro ebook. Una sorta di rassegna stampa photoshoppata, degna dei filmati montati ad arte dal team di Damon Killian in The Running Man.
Esempio fittizio: “Questo romanzo è pessimo sotto molti punti di vista, inoltre pare essere preso di peso da un progetto già pubblicato gratuitamente due anni fa. Certo, per il basso prezzo a cui viene venduto riesce perfino a intrattenere, ma non è questo il punto“.
Da una recensione del genere non ne puoi ricavare soltanto: “Per il basso prezzo a cui viene venduto riesce a intrattenere.” Piuttosto è meglio non citarla del tutto, scelta che sarebbe stata lecita e sacrosanta.
Niente di illegale, per carità, ma in quanto a eleganza… beh, si vede che non la vendono più al supermercato, vero?

Concludo dicendo che un’altra cosa che disturba molto è l’arroganza di presentarsi al pubblico come innovatori della letteratura horror, inventori di qualcosa che già altri hanno già proposto due anni prima (a loro volta senza inventare nulla). Almeno riconoscere un po’ di meriti a chi è venuto prima sarebbe stato carino.
Ah, già, ma loro non ci conoscevano.

43 risposte a "La sottile linea rossa del plagio"

  1. Questa cosa sta raggiungendo un pessimo record di assurdità…
    Come se non bastasse tutto il resto, ora anche le recensioni (la mia è una di quelle…)…
    Non so se esista una possibilità di risolvere, bloccare o semplicemente appianare la questione, non mi intendo di diritti e quant’altro, ma sicuramente è davvero brutta. Brutta perché mina qualcosa in cui credevo, un meccanismo che seppur non perfetto pensavo funzionasse comunque.
    Ma la cosa che mi fa strabuzzare gli occhi è la loro inspiegabile capacità nel nascondere tutto e rigirarlo a loro favore, anche per mezzo di subdoli escamotage come questi: davvero, credo che sia necessaria un pò di serietà in più se ci si vuole battere per trasformare l’editoria italiana.
    Così non cambia nulla. Anzi, si tende a compiere gli stessi sbagli, con la conseguenza che però ci perdiamo tutti…

    1. Non credo si possa fare qualcosa a livello di diritti e di copyright. Per quel che ho sentito in giro operazioni di questo tenore possono andar via lisce come l’olio, nel triste paese in cui viviamo.
      Ciò non toglie il sacrosanto diritto di indignarsi e di sottolineare la cosa. Ancora, e ancora, e ancora.

  2. Concordo su tutto, in particolare su due punti: primo se vuoi lanciare qualcosa sul mercato vantandoti di esserne il primo ad averlo fatto fai una ricerca ben ponderata prima, anche per tutelare te stesso intendiamoci così sei sicuro che nessuno potrà un giorno venire a smentirti.
    Come minimo sicuramente c’è una bella dose di superficialità, volendosi limitare a questo aspetto.
    Secondo aspetto, una volta che ti viene fatta notare da più fonti, quindi non da uno, non da due persone ma da più testimoni credibili allora come minimo cambi la tua linea d’azione non ti presenti più come un innovatore (ma innovatore de che? ) citi il passato, semmai cerchi di far passare quelli che ritieni siano i tuoi miglioramenti rispetto al passato, ma non fai finta di niente.
    Cerchi comunque di dimostrare la tua buona fede.
    Terzo aspetto: se è vero che sono stati cancellati dei commenti da qualche parte che parlano della somiglianza tra i due progetti, beh questo mi lascia senza parole, se fosse vero- ripeto, non deporrebbe a favore.
    Il discorso m’interessa, magari in settimana potrei scrivere una mia opinione su tutta la vicenda.

    1. Tre aspetti che non fanno una piega.
      Anche secondo me c’è più superficialità e furbizia che non dolo. Non che la cosa sia meno triste. Come sono tristi le quattro spiegazioni in croce che sono state fornite, quasi facendo le vittime.
      Come ho detto sabato: Welcome in Italy, enjoy your stay.

  3. Scopiazzare è brutto, ma nascondersi dietro il dito del “non sapevo esistesse” è ridicolo, perché siamo nel 2012 e con Google bastano cinque secondi per risalire a tutto ciò che può essere stato prodotto in precedenza. La cosa è importante, perché se fai scrivere a un giornalista che il tuo progetto è innovativo, poi uscirà fuori la verità e ci fai una magra figura di fronte a tutto il web.
    La storia della rassegna stampa in cui segnalano solo le frasi buone è poi un altro esempio di distorsione delle informazioni.
    Tutto ciò è assurdo.

    Ciao,
    Gianluca

    1. La faccenda del “non sapevo esistesse” è in effetti comica. Tragicomica.
      La figura magari qualcuno la sta già facendo, anche se ciò non toglie che continuano a vendere ebook spacciando il tutto come “il primo esperimento di questo genere in Italia”.
      Eh già.

  4. sei tornato carico dalla vacanza, molto bene 🙂
    chi ha creato e partecipato al survival blog è ovvio che si senta punto sul vivo, ma io da lettore quello che non sopporto è la sciatteria, la voglia di fare i furbi, non sapendo che i lettori da veri appassionati sono difficili da prendere in giro. Tu Alex ne “Scene Selezionate…” già dal prologo facevi presente che l’ebook si rifaceva in qualche modo al libro di Brooks, consigliandone implicitamente la lettura agli appassionati. Era un modo corretto di presentarsi al lettore. Non è che ne sei uscito con un “Word War Z? mai sentito”
    Poi su Fulci ce ne sarebbe da dire, da sempre l’ho considerato un grande artigiano di cinema, con un’ottima mano e sensibilità quando in vena, ma sulla integrità artistica non certo un punto di riferimento… oltre al saccheggio romeriano (ma li c’è anche lo zampino dei distributori) ricordo quando ammise con gran candore di aver messo una scena di zombi nel suo “aldilà” che nulla c’entrava con la storia, ma solo per poter vendere meglio il film in Germania. Con i critici che fino a quel momento si facevano seghe mentali sui significati intrinsechi…

    1. Ecco, proprio citando SsPG: mi sembrava il minimo (ma proprio il minimo!) ribadire in ogni occasione di esseri ispirato a World War Z. Prima di tutto per riconoscenza, poi per onestà intellettuale. Sinceramente non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di tacere su questa mia fonte d’ispirazione, a costo di far passare (erroneamente) SsPG per una fanfiction.

      Su Fulci, regista che a me piace, più o meno la vedo come te.
      Secondo me non era tanto colpa sua, bensì della produzione: vuoi lavorare? Allora ti adatti a inserire queste scene, questi titoli, questi “omaggi” ad altre pellicole.
      In fondo siamo sempre stati parte di un paese triste.

  5. è un male una simile faccenda, ovvio, ma sono convinto che a lungo andare ne trarrai benefici. L’idea è tua e non si scappa. Intanto il Survival blog – il tuo – è più vivo che mai. Pazienza Alessandro, è banale dirlo, ma i nodi vengono sempre al pettine.
    Penso sempre che il mondo dei blogger e virtuale sia diverso dal mondo “reale”: certa gente che ho avuto modo di conoscere ha una marcia in più e i furbi prima o poi ci lasceranno le penne 🙂

  6. Anch’io ho un post in programma sull’argomento, e comincio col ribadire qui ciò che spero di discutere più ampiamente sulle mie pagine – la fiducia, il rispetto e l’integrità sono la valuta corrente del web.
    La rete funziona perché esiste un sistema di fiducia e di credito reciproco.
    I progetti che si avviano attraverso il web – dal piccolo sondaggio su un blog periferico al grande progetto su Kickstarter – si basano sulla fiducia, e sul credito.
    Dare il credito al prossimo, ammettere che sì, l’idea fantastica del lavoro che sto proponendo non è tutta farina del mio sacco, ma mi sono ispirato al lavoro di un altro, è una componente essenziale del sistema che fa girare la rete e rende possibile la sperimentazione, la divulgazione, lo scambio di idee, il divertimento e la crescita.
    Certe cialtronate portano certamente qualche euro nelle tasche dei cialtroni, e forniscono probabilmente loro ampia visibilità, ma di fatto è un suicidio.
    È un comportamento che danneggia tutti, primi fra tutti proprio i cialtroni.
    È un comportamento che inceppa il meccanismo fondamentale del web.

    1. Sarà interessante leggere il tuo post e, in linea di massima, posso anticiparti che concordo sulla tua idea di rispetto e fiducia quali valuta corrente del web.
      Anche perché il nostro web, quello italico, è in fondo una specie di cortile in cui bene o male ci si conosce tutti. E se la giochi sporca ai tuoi vicini va a finire che non puoi nemmeno più affacciarti dalla finestra.

  7. Buffo come nella decade di Internet dove con un paio di clic puoi ottenere facilmente parecchie informazioni ci sia ancora gente che tiri fuori la scusa “non lo sapevamo”.Magari è anche vero ma in quel caso non sarebbe stato meglio scrivere una rettifica piuttosto che fare i furbetti?

  8. Una cosa mi ha colpito davvero di questo post: la grande eleganza con cui hai esposto un argomento tanto spinoso (spinoso per chi ha plagiato, s’intende) pur senza scendere a compromessi. Un tempo bloggavo anch’io (e in futuro credo ricomincerò) e ti posso assicurare che se avessi dovuto scriverlo io sarei stato parecchio più stronzo, e al diavolo qualunque conseguenza. Però ammetto con vero piacere che non sarebbe stata la maniera più corretta per affrontare la questione. Di fronte a chi ne è totalmente privo (i plagiatori; opinione mia), l’eleganza è uno strumento affilato, preciso e di gran potere, che non può non dimostrare una consapevole e forte integrità di pensiero. Gli altri possono vendere tutti gli ebook scopiazzati che gli pare, ciò non toglie che resteranno opere sciatte e totalmente prive di buon gusto, e non per il contenuto letterario (possono anche essere dei novelli Matheson che il succo non cambierebbe) ma proprio per tutta la cornice che vi sta attorno: mancanza totale di umiltà, abuso e sfoggio di una furbizia malata che non fa altro che metterli in cattiva luce, furto intellettuale (se rubi una cosa, puoi anche non esserne cosciente, sul momento, ma una volta che te ne accorgi, se non lo ammetti ma, anzi, cerchi di insabbiare la cosa, allora ladro sei stato e ladro rimani, punto!)… In pratica, per quanto il clone possa incuriosirmi (in realtà davvero poco) ora so che non lo leggerò mai, perché io ho la necessità personale e molto radicata di amare anche gli autori e non solo le opere (sono anche un musicista, mondo dove il plagio regna e sdegna sovrano, e credo che mi derivi da quello); io leggo King perché amo King, e per quanti ghost writer possano essere al suo servizio (cosa che mi resta da sapere) almeno ha la sua onestà intellettuale che lo rende unico e originale. E comunque, le recensioni, se si va a leggere quelle integrali e non le versioni ritagliate e rigirate, non sono proprio edificanti…
    Ok, mi fermo, anche se potrei andare avanti per ore e ore (“ma a quel punto apriti un blog apposta e non rompere il cazzo a noi; hai scritto un commento che è quasi un post!” :P). Scusa la filippica, ma quanno ce vò, ce vò. Per concludere ribadisco, gran bella perla di post, senza sbavature e, come ho già detto, ricco di tanta classe e tanta eleganza. Bravo! Direi che chi è abbastanza intelligente da capire apprezzerà molto. Per gli altri, nemmeno la fatica di attrezzarsi…
    Ciauz, e a presto. ^_^

    1. Per questo motivo ho preferito aspettare qualche settimana prima di dire la mia 🙂
      Viceversa sarebbero state solo invettive e imprecazioni… che mi avrebbero inevitabilmente portato dalla parte del torto.
      Tra l’altro dubito che il mio articolo servirà a cambiare qualcosa (né ho la pretesa di farlo), perché passare completamente per fesso sarebbe stato quantomeno sgradevole.
      Davvero lieto che tu abbia gradito l’impostazione del mio post. Questo è importante!

  9. Sulla questione, sia generale che particolare, c’è da riflettere e non poco. Sia per la stanchezza mentale che genera che per il vero problema che è la gestione dei diritti sulla Rete. Il gruppo di furbastri non si fa certo fatica a trovare, il più è far capire loro che nel 2012 le regole non sono quelle del 1982.
    Uno degli indicatori primari della Rete è la reputazione. E’ ora di chiarire il concetto anche a queste persone.

    1. La memoria del web è lunga, è vero. Non la si può far franca nei tempi di internet 2.0
      Per questo articoli come il mio (o come quello di Giovanni su Minuetto Express) servono quantomeno per ristabilire un po’ di giustizia.

  10. Non so chi siano i copiatori, ma come dici tu potevano almeno avere l’eleganza di citare le proprie fonti di idee… io sul mio blog cito sempre i miei ispiratori, anch’io penso che l’originalità assoluta è impossibile e che alla fine conta la qualità intrinseca del prodotto (esempio: Godward era chiaramente un imitatore di Alma-Tadema, però i suoi quadri sono tecnicamente perfetti e bellissimi da ammirare. Non erano originali nelle idee, ma pazienza 😉

  11. Ma poi quanto venderanno questi qua, 30 copie? Per me certi generi sono tutti un po’ una scopiazzatura di cose già copiate, ma questi hanno proprio battuto il record.

    Simone

      1. Ma de che, anche “loro” nemmeno esiste secondo me: sarà una singola persona che ci rimetterà qualche soldo e poi cambierà mestiere. È già quasi impossibile guadagnare decentemente per gli editori seri, questo facendo così dove vuole andare? E il giorno che si ritrova la fama di quello che ruba il lavoro altrui ha definitivamente chiuso con tutti i professionisti veri. Mi spiace tantissimo che sia successo a te/voi, comunque.

        Simone

        1. Ah no: ammetto di aver dato uno sguardo solo adesso al sito in questione… e in effetti pare ci lavori un bel po’ di gente. Vabbe’, non dico più nulla che è meglio 🙂

  12. Che vergogna, mi dispiace Alex, è proprio uno spregio alla “politica” che porti avanti da anni. Poi la gente si chiede perché certi autori decidono di non fare più progetti free o open. E Merde anche i giornalisti, sia ben chiaro.

  13. Ottimo articolo. E il preambolo dedicato a Romero e Folci è significativo. Sarebbe bello che, nel 2012, queste cose finissero con una bella stretta di mano, e magari progetti futuri che possano coinvolgere tutti i blogger da veri amici del web… ma sono solo sogni.
    Questa storia del “non lo sapevo” potrebbe essere credibile solo se ora ammettessero l’esistenza di un progetto analogo, e precedente al loro, piuttosto che cancellare ogni traccia (come se fosse possibile davvero!).

    Quando torno dalle montagne piacerebbe anche a me scrivere qualcosa al riguardo.

    Forza Alex. Ricordati che tra chi crea e chi copia c’è la sottile differenza: chi copia arriverà sempre secondo…

    1. La stretta di mano secondo me vale se con l’altra al contempo ti pari il sedere, perché non si sa mai 🙂
      La storia del “non lo sapevo” può essere plausibile anche per me, solo che le risposte, le reazioni e il modo di fare mi fanno purtroppo pensare male.

  14. Uff, scusate il ritardo! Io la mia sulla questione l’ho già detta, tra qualche LOL e molti facepalm. Come al solito Alex è stato fin troppo signore 😀 Ne riparleremo? Ne riparleremo.

  15. Mi limito ai commenti cinematografici.
    Io sottoscrivo quello che tu stesso ammetti, cioè che non esistono idee originali. E anche se esistessero, non mi sembrerebbero più nobili solo per il fatto di non essere ancora venute in mente a nessuno. Lo trovo un dettaglio accademico che non ha nessuna importanza per lo spettatore.
    Infatti, in altri ambiti nessuno che abbia sostenuto il contrario può sperare di essere preso sul serio. Nella musica, per esempio: la maggior parte delle registrazioni dei grandi jazzisti sono “standard”, cioè quei pezzi che tutti hanno suonato, tutti suonano e tutti suoneranno. Non mi sono mai chiesto chi abbia composto Autumn Leaves, credo che in pochi se lo siano chiesto, e se qualcuno ha la risposta può fare a meno di darmela: mi interessa così poco che lo dimenticherei prima di arrivare in fondo alla frase! 🙂
    Nel cinema è diverso. Perché girano un sacco di soldi, non è come quando quattro musicisti neri (e quindi ancora considerati schiavi) suonavano nelle zone più povere di New Orleans sperando di ricevere abbastanza soldi da riuscire a ubriacarsi anche quella sera. E quando girano i soldi, allora si dimentica di aver passato la propria vita a copiare e si camuffa la semplice ingordigia da valore morale: “Ti faccio causa perché quello che hai fatto ferisce la mia sensibilità!”. Sì, e io sono Babbo Natale.
    Ma spesso c’è anche un altro fattore. Quando Dario Argento accusa De Palmas di copiarlo, quello risponde: “sì, ma io le tue scene le giro meglio”. Per me non è vero, ma se così fosse la sua scopiazzatura avrebbe un valore artistico inimmaginabile, e proverei ribrezzo per chiunque metta in discussione qualcosa di così bello. Quindi, che faccia pure! Argento non sembra arrabbiarsi più di tanto, probabilmente perché sa che le sue riprese sono migliori. Ma pochi registi possono permettersi questa sicurezza, al giorno d’oggi. Probabilmente, siccome sanno che dagli anni 50 in poi il cinema diventa via via sempre meno espressivo, e le eccezioni sono pochissime, la maggior parte dei registi è terrorizzata all’idea che qualcuno giri un loro film… mille volte meglio di loro.
    Nel caso di Fulci, questo rischio non c’è. Lui ha fatto dei film straordinari (Non si sevizia un paperino…), ma anche tanti film mediocri, e Zombi 2 è uno di questi. Certo però la scorrettezza è forte: perché chiamarlo in quel modo? Lui dice che è stata un’idea della produzione, ma nessuno riuscirà mai a convincermi che lui ha tentato di impedirlo e non ci è riuscito. Che il film di Romero è sociale è vero (e lo sarebbe anche se lui continuasse a negarlo… in realtà in molte interviste conferma questa lettura, se mai ce ne fosse bisogno), ma non mi sembra che questo scagioni Fulci… non arrampichiamoci sugli specchi, per favore! 🙂
    Diverso il discorso di Zombi 3 e successivi: sono praticamente amatoriali, e soprattutto nessuno potrebbe mai credere che siano il seguito dell’Alba dei morti viventi.
    A proposito, apriamo una parentesi sui titoli italiani? Io l’ho sempre chiamato L’Alba dei morti viventi, perché il suo titolo è quello. Non è vero che quel titolo appartiene solo al remake: in inglese, l’originale e il remake hanno lo stesso titolo. Così come chiamo l’ultimo film La sopravvivenza dei morti, perché questo è il titolo, e di questo parla il film. “Sopravvivenza sull’isola dei morti viventi” fa credere che la sopravvivenza di cui parla sia quella dei vivi, e non è così. Capisco che al titolista la questione sembrasse strana, ma se avesse visto il film avrebbe capito, e avrebbe evitato l’ennesimo titolo cretino. 🙂

  16. Mi sono imbattuto nel volume trafficando col Kindle,e ne ho scaricato un estratto,e devo dire che qua hanno copiato pedestremente quanto fatto col Survival Blog.
    Metterò le mie considerazioni nello spazio recensione del “libro” su kindlestore.
    Se le cancelleranno o midificheranno le riscriverò,ad oltranza e lo stesso farò su FB.

  17. Non ti lamentare, dai, che ti è andata bene: il sito che gestisco io viene regolarmente copincollato da un sito rivale (si, pure gli errori di battitura).
    Una volta ci siamo stufati e lo abbiamo fatto notare, e abbiamo trovato fan dell’altro sito che son venuti a dirci che noi abbiamo copiato loro (e il nostro sito ha quasi 10 anni di anzianità in più!!!)
    Scherzi a parte, massima solidarietà a voi e massimi problemi gastrointestinale a loro.

  18. Vi ho seguiti da quando il progetto iniziale era appena concluso. Mi avete affascinata conquistata e mi sono letta praticamente ogni singola lettera che avete scritto. Che succedano queste cose è triste ed è molto molto italiano. Però dubito che possano mai scrivere cose come Girlfriend from Hell o Scene selezionate della pandemia gialla.
    Non ci penso nemmeno a prendere il loro ebook per principio e picca. Ma ci scommetterei anche senza averlo letto.

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