libri · recensioni

Niceville (di Carsten Stroud)

Niceville
di Carsten Stroud
Longanesi editore
In versione classica o digitale

Sinossi

Benvenuti a Niceville. una piccola cittadina del Sud degli Stati Uniti, circondata dal verde delle colline, popolata di alberi e di antiche ville coloniali… E abitata dal male. Nelle sue strade deserte, illuminate dalla luce seppiata del pomeriggio che inonda prati perfettamente curati, da anni ormai troppa gente sparisce nel nulla. Come Rainey Teague, di appena dieci anni, che la madre aspetta invano di veder spuntare lungo il vialetto di casa, strascicando i piedi come ogni giorno dopo la scuola. Quando scatta l’allarme della sua scomparsa, la polizia si mobilita in massa, anche se non c’è nessun indizio da seguire. O quasi. Perché a Niceville ogni famiglia nasconde un segreto. La scomparsa di Rainey è soltanto il primo anello di una catena di avvenimenti che nel giro di sole trentasei ore travolgeranno la vita di molte persone. Soprattutto quella di Nick Kavanaugh, un poliziotto con un lato oscuro, e di sua moglie Kate, appartenente a una delle più antiche famiglie di Niceville. Una realtà agghiacciante sta per riemergere, e nessuno può far nulla per impedirlo. Perché a Niceville niente rimane sepolto per sempre.

Commento

Che bizzarria, questo libro.
Bello e brutto al contempo. Nelle prime cento pagine riecheggia lo stile e l’impostazione del miglior Stephen King di sempre, mixato però con i tipici cliffhanger di un serial televisivo di successo. Un titolo, su tutti: Twin Peaks.
Curiosa e intrigante l’ibridazione di tematiche differenti: si parte con una ghost story, si salta bruscamente nel poliziesco, per poi finire in un thriller. Una bella altalena per soli tre capitoli, non trovate?
Da lì in poi l’enigmatico autore – credo che Carsten Stroud sia uno pseudonimo – passa a ripetizione da un genere all’altro, barcamenandosi tra una nutrita schiera di protagonisti e comprimari, riuscendo a tenere alta la tensione per buona parte del romanzo.
I POV (punti di vista) sono molti e si alternano, smentendo così tutti coloro che sostengono che il POV narrante dovrebbe essere uno e uno soltanto.

Una copertina alternativa.

Niceville, la cittadina del sud degli Stati Uniti che dà il titolo al libro, è ricca di misteri. Si va dalle tante, troppe sparizioni, a una vecchia faida che coinvolge le famiglie fondatrici della comunità – e i loro eredi.
C’è una strana creatura, forse un fantasma, che aleggia da decenni sulla città.
C’è un misterioso lago che secondo le antiche tradizioni indiane rappresenta uno specchio o un portale su altri mondi.
Ci sono anche degli specchi veri e propri, attraverso cui si muovono strane ombre del passato.
C’è poi l’intreccio poliziesco, con l’assalto alla banca di Niceville, durante il quale hanno perso la vita quattro poliziotti, massacrati da un implacabile cecchino.
I ladri, senza volerlo, hanno prelevato qualcosa di strano dalle cassette di sicurezza, un aggeggio elettronico che appartiene a dei misteriosi imprenditori asiatici, e che forse ha a che fare con gli strani fenomeni che gravitano attorno a Niceville.

Molte carne al fuoco. Troppa, ahimé.
Il romanzo ha tutto il potenziale per essere qualcosa di memorabile. Fino a metà libro la costruzione a scatole cinesi funziona alla grande. I misteri si intrecciano bene e i personaggi, ambigui e con pochi cliché sulle spalle, riescono ad affascinare.
Poi però Stround si perde un po’ per strada, arrancando verso un finale che finale non è. Le parentesi aperti rimangono molte, troppe. I già citati misteri vengono risolti solo parzialmente e alcuni di essi restano appena accennati, per nulla approfonditi.
Spiraglio per un seguito? Può essere.
Resta il fatto che Niceville è un bel romanzo se lo si valuta escludendo il finale. Viceversa raggiunge a stento la sufficienza, perché non si può chiudere (per modo di dire) così una storia e sperare di farla franca.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

9 risposte a "Niceville (di Carsten Stroud)"

  1. ho notato anch’io il fatto che parecchi romanzi sono divertenti solo fino a metà (o anche oltre) ma che poi si “afflosciano” miseramente, come soufflè malriusciti …

    1. Il bisogno di inventare a tutti i costi qualcosa di nuovo senza però poter poi concludere degnamente (e onestamente) le premesse iniziali (oggi per esempio stanno tornando di moda romanzi e film che costruiscono misteri inspiegabili e poi li spiegano alla fine dicendo che si trattava solo di sogni o di incubi).

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