cose quotidiane · riflessioni · scrittura

Lungo o corto?

Riallacciandomi al post di lunedì vi farò una semplice, fulminea domanda: preferite leggere romanzi lunghi o corti? O addirittura preferite i racconti ai romanzi?
E, ancora, nel caso della lettura su supporto digitale, questa vostra preferenza muta rispetto al cartaceo, o rimane uguale?
Tutto ciò fermo restando che la qualità non sta mai nella quantità. Una cosa tanto ovvia che vale la pena ribadirla, giusto per evitare le solite, inutili puntualizzazioni da precisini della fungia.
Ovviamente le risposte motivate saranno particolarmente gradite.
E per oggi è davvero tutto.
(96 parole di post, il mio record di brevità da sempre, credo).
– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

31 risposte a "Lungo o corto?"

  1. Indifferente.
    Indifferente nel senso che un romanzo se mi piace, mi prende, mi dispiacerà sempre finirlo.
    I racconti hanno la comodità di poter essere letti in fretta, ma non c’è preferenza sinceramente.
    Ci sono racconti scritti talmente male che anche una decina di pagine sono una sofferenze e romanzi cosi belli che 600 pagine scorrono che è un piacere 😀

  2. Domanda semplice e breve ma che racchiude un complicato sistema di giudizio…
    Allora, se devo essere onesto non ho preferenze. Però devo fare una distinzione, almeno per cercare di rendere l’idea.
    Se leggo un racconto, o un’antologia, la leggo con un animo diverso, come se stessi guardando una serie di episodi di ai Twilight Zone tanto per capirci, mentre un romanzo è come un gran bel filmone, di quelli belli tosti che ti prendono due e passa ore e ti lasciano dentro tantissimo.
    Credo sia tutta questione di storia e di come questa intriga: non importa se breve o lunga, deve essere com’è giusto che sia…

  3. romanzi lunghi belli…è dura, se ti piace vorresti non finisse più, ma quante volte è successo ( S.King docet…verso la fine lo bruceresti…), tutto sommato meglio un racconto..anche se…

  4. Personalmente preferisco narrazioni brevi. Ovviamente, come hai già detto, non ha niente a vedere con la qualità. I maestri delle narrazioni brevi riescono a condensare in poche pagine una gran quantità di emozioni e suggestioni, e francamente è il tipo di lettura che preferisco.
    L’ampio respiro di grandi capolavori interminabili come “Moby Dick” o saghe come “Il Signore degli Anelli” è ugualmente straordinario, però non sempre ho la costanza per affrontare letture così lunghe.
    Diciamo che nel mio caso è un vero e proprio problema di attitudine. Leggo lentamente, quindi un romanzo lungo rischio di portarmelo dietro per più di un mese.

    1. Il tempo è la cosa che ci frega, oramai è appurato.
      Avessi più tempo libero, probabilmente mi butterei su saghe che al momento ho deciso di non iniziare, perché non riuscirei a tenere il passo. Già fatico a seguire quella (più o meno infinita) di Martin…

  5. Tendenzialmente direi romanzi di lunghezza media, 350-500 pagine. Per andare oltre bisogna veramente avere molte cose da scrivere e difficilmente è una condizione che si verifica. Poi mi piace cambiare spesso. Ciò non toglie che romanzi molto lunghi e per niente noiosi ce ne siano in abbondanza.
    Non sopporto più i cicli infiniti. Questa mania è tipica del fantasy ma sinceramente l’idea di dover leggere 15 romanzi da mille pagine per arrivare alla fine mi snerva.

  6. In se non è che abbia preferenza, però essendo diverso l’investimento in tempo e denaro sono più propenso a leggere racconti di un autore sconosciuto piuttosto che un romanzo, specie se lungo.
    Per fortuna grazie a internet è possibile farsi un’idea se un autore che non si conosce può rientrare nei propri gusti e consente di non perdersi romanzi interessanti.
    Anche se a volte il sistema falla… mi pentirò sempre di aver speso soldi per il primo volume della Spada della Verità…

    Comunque una delle mie antologie preferite è quella dei racconti dei robot di Asimov.

  7. Sì, ecco, sulle saghe ci sarebbe da aprire un capitolo a parte.
    Vedo sempre meno gente che le apprezza (credo che sia anche una questione di costi), spero che il mercato editoriale colga questo segnale, anche se la vedo dura…

  8. Dipende dalla puzza, se sente di inchiostro al piombo, trielina, ammoniaca per sbiancare la carta allora va bene tutto anche la “lista spesa” di Nicole Minetti commentata da Sara Tommasi. Ok seriamente.
    Per me non cambia cartaceo o elettronico.
    Però preferisco i romanzi ai racconti. Generalemente i racconti mi lasciano la sindrome “uffa finito? Ma cacchio…”, e le raccolte di racconti mi lasciano un interrogativo “l’autore ha semplicemente unito racconti vagamente similari, o mi perdo il senso profondo della raccolta?”.
    Nel romanzo sono invece più tranquillo, mi calo nel suo ambiente, ne seguo il filo e ho tempo di saziarmi dei personaggi. Lungo o corto non cambia poi molto, dopo aver letto Pennac ho superato il dogma “finisci i libri che cominci”, non sospendo mai il giudizio nemmeno per il primo capitolo, o va subito o non va mai. E essere a metà non da garanzia al libro di essere poi finito (vedi “il profumo” di Süskind che ho sospeso per 6 mesi per noia mortale). A essere sincero non amo romanzi eccessivamente “sperimentali” nelle tecniche (tipo se una notte d’inverno un viaggiatore) sono troppo ingenuo. Mi piacciono però i mix, tipo alcuni capitoli epistolari, altri capitoli narrativi se fatti con un senso in sè (chessò perchè i personaggi sono lontani tra loro e non c’è il telefono, perchè si ricostruisce una storia, etc. etc. insomma l’incubo di chi odia l’infodumping!. Dracula di Stoker è un buon esempio, molti libri di Camilleri -fuori dal ciclo di montalbano- lo propongono con sapienza).
    Ora la smetto, e smetto di approfittare dell’occasione unica (nessuno scrittore mi ha mia chiesto cosa mi piace leggere): alcune cose mi piacciono ma non posso leggere. Non amo i racconti in cui si indugia su crudeltà/sadicità/sessualità dei personaggi (magari mischiati tra loro o che coinvolgono bambini o innocenti); siccome per me la lettura è un attività “del profondo” scene molto forti creano un conflitto interiore, e non sempre l’autore ha intenzione di sciolgierlo (o io non ho il “pelo” di arrivarci). Insomma son diventato debole…

    1. Wow, bella condivisione, grazie mille 🙂

      Tra tutte le cose che dici, molte delle quali condivido, devo applaudire quel che dici sull’indugiare sulla sadicità, cosa che mi mette ancora oggi a disagio (pur dicendomi uno scrittore -anche- horror).

  9. forse un po’ “per formazione”, visto che sono cresciuto come lettore con Asimov e Brown, ho una predilezione per i racconti. trovo che, in particolare in generi come fantascienza e horror, un racconto esprima al meglio il potenziale della singola idea che fa da nucleo alla storia, senza inutili fronzoli. dovendo fare una classifica delle mie opere preferite in assoluto, ai primi 4-5 posti ci sarebbero dei racconti, alcuni anche piuttosto brevi.

    poi certo, a volte ti trovi di fronte a romanzi lunghissimi come “anathem” che ti colpiscono in pieno. ma in un romanzo è più facile perdere il filo, e inoltre, se non piace, comporta una perdita di tempo (e relativa frustrazione) molto maggiore!

  10. Grazie per questi primi contributi.
    Vediamo se alla lunga si riesce a tracciare un quadro statistico degno di questo nome.
    Finora mi sento abbastanza in sintonia con tutte le osservazioni che avete fatto.

  11. Più pagine ha meglio è, adoro le saghe infinite e ben realizzate, un esempio ” le cronache del ghiaccio e del fuoco ” di George R. R. Martin, oppure ” Le cronache dell’Assassino del Re ” di Patrick Rothfuss. Il perché è abbastanza semplice, mi piace crogiolarmi fra le pagine di un libro, assaporarlo, immedesimarmi e perdermi. In effetti leggo sempre due volte tutti i libri, a parte alcuni che non valevano neanche l’inchiostro per stamparli. Ho letto “La divina commedia” e l’ho trovata formidabile, anche ” L’Iliade ” splendida e suggestiva, tutti libri “infiniti” ma bellissimi.
    ho letto anche racconti brevi, che mi hanno lasciato l’amaro in bocca per la loro brevità, purtroppo sono abituato male, e non vedo l’ora di avere un ebook reader con tutti i miei libri preferiti da sfogliare quando ne ho voglia, tutti nel palmo della mano è, per me, straordinario.

    1. Non è una questione di abitudini giuste o sbagliate, bensì solo di gusti 😉
      Anch’io per molti anni ho preferito le saghe e i libri interminabili. Ora, complice il Kindle, mi piace spaziare, cambiare… sperimentare! 🙂

  12. Devo ammettere che nei tempi “pesanti” (esami universitari) prediligo i racconti brevi, perchè posso leggere un’oretta dopo pranzo e poi mettermi a studiare ( 😦 )
    Ma in altri periodi non faccio distinzioni, anche se prefererisco soprattutto le saghe (es. George Martin, La torre Nera, etc..)

  13. Sono da alcuni anni un divoratore di storie compulsivo. Ho bisogno di finire un libro in fretta e di essere sicuro di essere rimasto concentrato e nella storia abbastanza a lungo. Un libro oltre alle 350 pagine, in questo momento, non fa per me, se non nei periodi di ferie/vacanze. Credo di essere una delle poche persone a cui non dispiace se il libro è finito: è finito e basta, sotto un altro. Evito saghe se posso, e sono goloso di libri sulle 200/250 pagine, con capitoli brevissimi. Sono quelli che fanno per me. Riguardo ai racconti, trovo piacevole leggere un libro composto da essi o da novelle, in periodi in cui non ho un momento certo per leggere.

    1. Ecco: la suddivisione in brevi capitoli, magari anche su romanzi lunghi, mi ha sempre aiutato nel far scorrere la lettura. Ovviamente è solo l’illusione mentale di andar più veloce di quello che sembra ma mi aiuta molto nell’avanzare, non saprei perché. Probabilmente se scrivessi ne terrei conto.

    2. In questo momento la vedo come te, proprio per la faccenda della concentrazione etc etc.
      E dire che in passato davo la preferenza ai tomi di 800 pagine nette…

  14. ti solito quando scopro un autore nuovo parto con i racconti e sempre quelli più bravi, da lì in avanti dipende tutto da lui. Però mi sono letto anche Guerra e pace e i Miserabili… paginate e paginate di roba lette senza distrazione – nel mio caso, con l’umore mutevole che mi contraddistingue, dipende anche dai periodi

  15. Lì per lì direi che è indifferente, ma non è vero. Preferisco i romanzi, anche lunghi ma comunque storie non troppo brevi. Poi in realtà mi piacciono anche i racconti, ma capita raramente che li acquisti ed è più facile che mi vengano regalati. Lo dico contro il mio interesse perché ho scritto e pubblicato solo racconti, ma è la verità. Preferisco una storia che mi coinvolga per un po’, anche se poi ho letto racconti più o meno lunghi che sono geniale e ricordo ancora con affetto e meraviglia. Mi piacciono i racconti brevi di Gustav Meyrink e quelli di Tanith Lee raccolti qua e là, soprattutto Red as Blood e Wolfland, tratti dalla raccolta Tales from the Sisters Grimmer, che poi sono riletture di Biancaneve e Cappuccetto Rosso. Comunque guardo prima il genere, la trama e l’autore, poi la lunghezza.

  16. Solitamente preferisco i romanzi ai racconti, e tra i romanzi preferisco quelli lunghi. Meglio se lunghissimi, meglio ancora le saghe infinite di 5-6-ventordici libri, a patto che l’autore abbia veramente qualcosa da dire. Ho provato a leggere “la spada della verità”, spaventosamente lungo ma anche spaventosamente vuoto, e non sono andato oltre il primo.
    Poi devo dire che va molto a periodi, ed è legato soprattutto a quanto la mia vita in quel momento è “problematica”… più vita reale ho in testa, meno spazio c’è per una storia lunga e complessa! 😀

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