18 risposte a "Dieci semplici consigli per lo scrittore autoprodotto"

  1. Con tutto quello che viene pubblicato oggi, penso che quei consigli valgano sia per chi vuole restare nel self publishing e sia per chi spera di pubblicare anche con una casa editrice.
    C’è troppa roba in giro, ora, per poter restare sconosciuti a scrivere il proprio romanzo d’esordio senza farsi notare da nessuno. I punti 2, 4, 5, 6 e 8 sono fondamentali.

    1. Io reputo che farsi pubblicare da molte case editrici sia perfino penalizzante rispetto alla scelta dell’autopubblicazione. Faccio specifico riferimento a quelle CE totalmente incapaci di fare adeguata promozione (in Italia sono tantissime, purtroppo).

      1. Molti piccoli editori infatti fanno promozione zero (un paio di loro l’hanno proprio scritto nel loro sito…). In quel caso ottieni più pubblico col fai-da-te.

  2. Ottimo, condivisibile e presto condiviso.
    Come in ogni sistema dinamico, la varietà e la diversità sono una garanzia di robustezza e buona salute – e spesso l’estinzione dei grandi lascia spazio ai piccoli.
    Qualche giorno fa Neil Gaiman (che a me non piace esageratamente, ma quando ha ragione ha ragione) spiegava che ogni autore è una voce unica (o dovrebbe esserlo) e quindi arricchisce il mondo (o dovrebbe arricchirlo) con la propria visione, le proprie idee.
    Non ci sono mai troppi creatori di nuovo, non ci sono mai troppi scrittori, o artisti, o scienziati.

    1. Grazie della condivisione 😉
      Condivido quanto ha detto Neil Gaiman, e anche quanto aggiungi tu alla fine.
      Poi rimango sempre fiducioso nella selezione naturale. Lasciamo che siano i lettori a decidere ciò che è bello e ciò che è brutto.

  3. Bel post, ottimi spunti di riflessione. Equilibrati, pieni di buon senso e scaturiti anche dalla tua grande esperienza.
    Se mai avrò il tempo di imbarcarmi in una avventura simile questo decalogo lo ricorderò certamente.
    Grazie per la condivisione della tua esperienza! 🙂

  4. Li seguo quasi tutti, tranne la presenza sui social network e l’uso di un editor (salvo i casi in cui il buon Temistocle mi da una mano).
    Sicuramente sono consigli utili.
    E forse, quasi quasi, magari un account su twitter potrei aprirlo…

  5. Tutto importante. Il punto 8 su tutti.
    Anche se si crede che il nostro prodotto sia valido, un’occhio buttato da un editor serio riesce comunque a fare la differenza. Nella mia poca esperienza di scrittore molte volte ho presentato articoli che mi sembravano una meraviglia, salvo poi rendermi conto che il lavoro dell’editor ne migliorava (e di molto) la qualità. L’unico mio cruccio è che non mi garba di chiedere di fare un lavoro (a mio avviso abbastanza gramo) a titolo gratuito, perché trovo non sia corretto. Contemporaneamente non posso permettermi di pagare per avere un editor serio. Che fare? Pubblico lo stesso? Piuttosto che lasciar ammuffire sì.

  6. Grezie grezie! Molto utile, soprattutto in vista del prossimo raccontino che vorrei provare a pubblicare. Il passaggio dell’editor mi sa che è uno dei più importanti. Oltre un certo numero di riletture non riesco più a vedere difetti in quel che ho scritto, se non a distanza di qualche mese (troppo).

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