Godaizer (2011)

Godaizer (poster)

Chi ha dai trenta ai quarant’anni ci è passato dritto in mezzo. Mi riferisco all’epoca dei robottoni, soprattutto quelli creati dal genio di Go Nagai, il papà dei Mazinga, di Goldrake, di Jeeg e di tanti altri.
Cartoni animati – sì, una volta si chiamavano così – che tra gli anni ’70 e gli ’80 hanno cresciuto un’intera generazione di ragazzini, abituandoli a volare con la fantasia e a conoscere un mondo, quello nipponico, che era precluso all’Italia fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Mazinga (il mio preferito) e soci non erano né banali né infantili. Se rivisti ancora oggi, ingenuità a parte, è facile notare il taglio adulto delle storie, fatte di sacrificio, di sentimenti, con personaggi spesso ambigui, spigolosi, assai diversi dai supereroi della Golden Age che furoreggiavano dall’altro lato del Pacifico.
Ci sarebbe anche molto da discutere sulle minacce che i robot giganti si trovavano ad affrontare. Antiche civiltà risorte dalle ceneri, con gerarchie fascistoidi, ma non avulse da un certo senso dell’onore. Invasori spaziali che si portavano appresso la minaccia nucleare, ovvio e lecito spauracchio per i giapponesi. La distinzione tra bene e male era spesso più sottile di quanto poteva sembrare a una prima, distratta analisi.

Molte parole sono state spese su quel periodo e anche sugli effetti del suo impatto su una generazione intera di bambini italiani. Cresciuti bene, dico io.
Subito dopo sono arrivati anche tutti gli altri anime, via via migliorando nei disegni e variando enormemente generi e contenuti. Ma io non sono un grande esperto di animazione nipponica, quindi evito di sproloquiare.
Quel che rimane ora sono i trenta-quarantenni citati a inizio post, spesso fin troppo nostalgici del tempo che fu. Non a caso esiste un fiorente mercato di modellini, action figures e fumetti relativi ai robottoni degli anni ’80. Molti addetti al settore, fiutando l’affare, hanno proposto diverse attualizzazioni di titoli storici, come Mazinga. I risultati sono stati altalenanti, anche se qualcosa di buono si è pur visto. Penso per esempio a Mazinkaiser, che a me non è dispiaciuto affatto.

Il mostro alieno (poster).

C’è poi chi, come Hillary Yeo, ha realizzato un cortometraggio che vuole essere un sentito, amorevole omaggio all’epoca d’oro dei robottoni nagaiani.
Sto parlando di Godaizer, uno short movie di 20 minuti, guardabile gratuitamente sul sito ufficiale del progetto. La storia è presto detta: anni dopo aver contribuito a respingere un’invasione di mostri alieni, il robot gigante Godaizer è abbandonato in un magazzino, ignorato da tutti e ritenuto troppo costoso per essere mantenuto in attività. Tuttavia un giorno, quando un mostro alieno segretamente tenuto prigioniero dall’esercito riesce a fuggire dal laboratorio in cui è custodito, Godaizer avrà di nuovo modo di tornare utile.
Il corto è godibile, lascia parlare le immagini, le suggestioni, non i protagonisti. Soprattutto nei primi minuti si percepisce la nostalgia per quegli anni ’70 e ’80 che tanti di noi ricordano ancora con sincero affetto.
Non mi resta altro da fare se non consigliarvi di vedere il cortometraggio (per i più pigri, il link esatto è questo). Poi magari ne riparliamo.
E nel mentre aspettiamo Pacific Rim.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

18 comments

  1. Non lo conoscevo 🙂
    Comunque dell’ondata di remake/reboot nagaiani Mazinkaiser non è stato il migliore anche se, in un certo senso, è stato quello più aderente allo spirito degli anni ’70

    1. A me Mazinkaiser piace, e nemmeno poco. Forse per quell’aderenza allo spirito degli anni ’70.
      Tu quale reboot mi consiglieresti di recuperare? Parlo di saghe nagaiane, che gli altri robottoni mi piacciono assai meno…

      1. con i loro alti e bassi Shin Mazinger Z (remake) e Shin Kotetsu Jeeg (universo alternativo)

        Personalmente a me è piaciuto molto anche Mazinkaiser SKL ma non c’entra più nulla con i classici Mazinger e con il primo Mazinkaiser (a parte il design)

  2. Grazie per la segnalazione. Mi permetto solo di aggiungere che l’epopea dei robottoni ha riguardato anche buona parte degli attuali cinquantenni, almeno, quei quattordici-sedicenni che già nell’autunno del 78 cominciarono ad appassionarsi alle prime puntate di Goldrake trasmesse dalla RAI. Che nostalgia, ripensare con ironia alle polemiche, anche di livello autorevole da quanto ricordo, su quanto potesse essere dannosa la visione di questi cartoni per noi gggiovani di allora (infatti, oggi siamo tutti diventati dei serial killer…). Per non parlare delle leggende metropolitane, come quella dei bambini che morivano dopo essersi lanciati dal balcone di casa per emulare le trasformazioni volanti di Actarus e Jeeg Robot. Ricordo anche la favola – tutta italiana e totalmente falsa- che queste serie fossero interamente realizzate al computer.

    1. Sono passati diversi decenni, eppure continuano a dire boiate sugli anime giapponesi. Infatti la censura ha colpito senza soste, basta pensare a Sailor Moon, ai Cavalieri dello Zodiaco e perfino a Dragonball.
      Il punto è che, oltre alle differenze culturali tra i giappi e noi altri, qui fanno dei cartoni animati tutto un unico insieme. Non sanno che ce ne sono per diverse fasce d’età… basti pensare che trasmettevano i Griffin all’ora in cui i ragazzini tornano da scuola!

  3. Sì, i robottoni se li sono guardati anche gli attuali cinquantenni, i trentenni si sono visti le repliche.

    Ed è da tanti anni che ci si chiede come mai i cattivi mandassero avanti sempre un robot (o un mostro) per volta anziché aspettare un po’ di mesi e mandarne all’attacco una dozzina…

      1. C’è da dire che non si capisce nemmeno perché non costruissero un’armata di Mazinger o di Getter robot, infatti poi l’hanno fatto 🙂

  4. Tu devi vedere per forza Mazinger Edition Z: The Impact!, una serie recentissima e uscita anche in Italia che è una sorta di remake di Mazinga fatto però con una serie colossale di omaggi e citazioni a tutte le opere, o quasi, di Nagai, fedelissimo allo spirito originale dalle idee ai disegni passando per l’ironia e il carisma dei personaggi. 🙂

  5. L’ondata culturale dei robottoni non è certo finita nel nulla. Lasciando perdere cose puramente pubblicitarie come la riproduzione in scala 1:1 del Gundam fatta in Giappone (una bella statua di 18 metri), va detto che ci sono diverse aziende che stanno investendo per arrivare a dei mobile suit e/o a dei robot da combattimento. Lo scenario probabilmente va più in direzione di cose come Appleseed che non in quella di Mazinger ma abbiamo già avuto droni ad elevato grado di autonomia decisionale impiegati in Iraq e in Afghanistan.

    1. Il giorno in cui vedrò qualcosa di simile a un robottone, pronto per combattere (sì, ok, la guerra non è bella e bla bla bla), mi luccicheranno gli occhi.
      Un robot antropomorfo mi sembra poco probabile e poco pratico. Però anch’io ho letto di droni di altra forma, pronti a essere testati in scenari di battaglia.

  6. Grazie per la segnalazione:) Già il nome Godaizer mi piace adesso corro a guard il video! Da quando ho scoperto Go Nagai non solo ho cestinato x sempre i miei pregiudizi nei confronti dei robottoni ma adesso mi piacc un casino sprtt x tutti gli aspetti che segnalavi tu nell’articolo…a parer mio (ma sn troppo giovane e non ho visto tutti gli episodi di mazinga z &co pur avendo divorato i manga robotici di Nagai:) Mazinkaiser è piuttosto bello (la serie OAV non il film vs il generale nero che dura veram troppo poco), Mazinkaiser SKL è un po’ troppo cazzaro ma divertente mentre il migliore x me è Shin Mazinger perchè approfondisce meglio tutti i personaggi ed è in alcuni tratti molto più fedele al manga originale di Nagai rispetto alla prima serie tv di Mazinga Z: uno splendido omaggio a Go Nagai e a Mazinga che consiglio a tutti i fans di guardare:D

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