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Come ti manipolo il consenso rimanendo seduto in poltrona

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Con lo sviluppo del Web si evolvono anche i modi per gestire il marketing, sia esso legato a un prodotto, a un marchio o a uno specifico personaggio.
Negli ultimi tempi vanno tanto di moda gli influencer, figure conosciute dagli esperti, ma ancora poco note al grande pubblico. La parola è già sufficiente a identificarli: si tratta di persone in grado di influenzare il consenso e l’opinione altrui, operando con metodi non sempre cristallini, per quanto quasi sempre legali.
Ci sarebbe molto, troppo da dire per definire e commentare il lavoro operato dagli influencer. Non credo che un articolo di blog sia il media più adatto per analizzare il fenomeno. Esistono manuali e saggi ben più corposi che esaminano questo fenomeno. Però, qui su Plutonia, possiamo tracciarne il profilo, utilizzando un’ipotesi di scuola. Poi saprete voi dirmi se vi è capitato mai di incontrare uno di questi elementi, magari senza sapere che, dietro ai loro modi carismatici, c’era una precisa strategia di vendita…

Gianni è un trentenne abbastanza brillante, senza specifiche qualifiche professionali (senza laurea), ma sveglio, con buona conoscenza di Internet e dei social network. Non avendo un lavoro (o, al peggio, avendo comunque molto tempo libero), decide di cercare di far fruttare la sua passione per i fumetti. Il punto è che aprire un blog potrebbe non essere abbastanza, perché le voci autorevoli sono tante,  e Gianni rischierebbe di essere soltanto una nel mucchio.
Però il primo passo è comunque questo: entrare nella blogosfera. Con una variante: il blog di Gianni sarà fortemente improntato alla critica distruttiva. Innanzitutto si sceglie un altisonante nome da battaglia, tipo il Cumenda.
Il nostro neoblogger studia un po’ i meccanismi della comunicazione e, siccome non è scemo, impara presto ciò che attira lettori a grappoli su internet: la polemica.
Ma la polemica non basta, occorre farcirla con una ostentata (e per molti versi inventata) competenza sul campo. Perciò Gianni diventa presto il Cumenda dei Comics, colui che sa tutto di fumetti e che scrive lunghissimi articoli pieni di sarcasmo, atteggiandosi a grande esperto. Dove non arriva la sua media/mediocre conoscenza del settore, c’è comunque Wikipedia da scopiazzare.
Teniamo presente che il lettore-standard tende a farsi conquistare da un linguaggio forbito e da una dialettica aggressiva. E’ sempre stato così e sempre sarà.

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Tuttavia l’ascesa verso il successo del nostro Gianni è ancora troppo lenta e difficile. Ricordiamoci che i suoi obiettivi sono essenzialmente due: fama e soldi.
Al che, ecco il primo passo da influencer. Gianni apre un secondo blog, fingendosi un’altra persona. Diciamo che questo nuovo spazio sarà gestito dalla fantomatica Principessa, guarda caso esperta a sua volta di fumetti. Il nostro è abbastanza sveglio per cambiare un po’ il linguaggio e per variare, seppure non di molto, i post pubblicati firmandosi Principessa.
Guarda caso i due si pubblicizzano l’un l’altro. Principessa attira più gente: è una ragazza, usa un’avatar carina, ed ha un linguaggio che conquista il lettore-tipo di fumetti, a dispetto dell’aggressività e di tutto il resto.
A questo punto il Cumenda e Principessa, tra rimandi, link e complimenti reciproci, iniziano a macinare visite su visite.
L’arma della polemica è forte, ma Gianni capisce che deve indirizzarla contro qualcosa di specifico. Tutti gli esperti di comunicazione sanno infatti che il popolino ha bisogno di un nemico.
In qualità di guru del fumetto, Gianni può prendersela soprattutto con l’editoria fumettistica italiana. Il bersaglio è già pronto a essere colpito: la sua qualità è bassa da anni, i soggetti che la gestiscono sono vecchi e conservatori, i nomi proposti danno l’idea di far parte di un circolino chiuso di amici. Di una casta, insomma.

Il Cumenda e Principessa martellano duro, senza risparmiare accuse e insulti. La loro (la sua) popolarità cresce. Alcuni lettori iniziano a osannarli sui forum di fumetti. Altri aprono a loro volta dei blog che copiano, più o meno consciamente, lo stile di Gianni (in entrambe le sue identità). Per un moto spontaneo nasce addirittura una corrente dogmatica, che i fedeli ribattezzano “le regole del Cumenda”.
Così i fumetti iniziano a essere valutati solo attraverso i metri del giudizio di Gianni che, vale la pena ricordarlo, sono in realtà del tutto soggettivi e dettati da una conoscenza assai fittizia della materia.
Non contento, Gianni partecipa a sua volta a forum e gruppi Facebook, creando altre identità che hanno il solo scopo di accendere dei flame per dare risalto ai suoi articoli, oramai molto discussi nell’ambiente. Queste identità fasulle possono avere anche vita breve: oramai sono i fedeli a sostenere il grosso del lavoro di proselitismo.

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A questo punto Gianni ha raggiunto uno dei suoi obiettivi, la fama. Nel settore del fumetto è considerato una voce critica, severa, di grande competenza. Nel sentire comune c’è anche il modo di dire “questo fumetto è stato promosso dal Cumenda!“. Un certificato di qualità, agli occhi della massa.
E i soldi? Quando arrivano i soldi? Beh, presto detto. Ora Gianni ha tutto ciò che serve a un vero influencer:

  • Ha un pubblico;
  • Ha una sorta di credibilità dettata dal suo linguaggio che, apparentemente, non fa sconti a nessuno;
  • E’ presente massicciamente in Rete. Il suo blog è frequentatissimo (anzi, i SUOI blog!), idem per i suoi profili social;
  • I post che scrive sono in grado di decidere le sorti commerciali di un fumetto (facendo vendere o meno le copie del medesimo);
  • Non è del tutto monotematico. Come ogni buon influencer, Gianni sa variare ogni tanto argomenti, trovando sempre qualche minimo aggancio con la sua principale attività (recensire fumetti);
  • Sa lanciare un trend. Per esempio, a furia di parlare di fumetti pulp, è in grado di spostare il desiderio e l’attenzione del lettore verso quel genere.

Gianni è pronto per essere ambito sul mercato. Qualche editore lo contatta, in privato. Gli chiede di parlare bene della sua collana X. In cambio di denaro, ovviamente. Molto denaro, proporzionalmente al settore di competenza. Va da sé che Gianni deve farlo nel suo stile. Lodi sperticate darebbero troppo nell’occhio. Recensioni positive, ma austere, otterrebbero invece ciò che si prefigge l’editore: vendere molte copie del suo prodotto, attribuendogli una qualità dettata da una presunta autorità in materia.
La strategia a lungo termine del nostro amico è diventata quindi un lavoro ben retribuito. Non solo, professandosi “esperto del settore” verrà probabilmente invitato a convention, fiere, conferenze. Gli verrà chiesto di introdurre progetti o autori. Chi potrà mai dire dove si ferma il suo libero giudizio, e dove inizia quello pagato dall’editore X?

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Questo, come ho detto, è un esempio di scuola.
Contante che tali figure esistono in settori ben più ricchi e importanti di quelli dei fumetti. Un buon influencer può anche spingere molto in alto un brand, senza risultare mai essere stato prezzolato dal medesimo. Può lanciare una moda, come per esempio la cucina tradizionale di un determinato paese, o un ballo, o una motivetto scemo, replicato milioni di volte in tutto il mondo, e apparentemente diffuso “per caso” su Youtube.
Un ottimo influencer può anche progettare una campagna politica di lungo corso. Magari cavalcando la protesta, smarcandosi dai partiti tradizionali. Infiltrandosi come commentatore “neutrale” in forum e movimenti, per parlare bene di questo o quel soggetto. Facendogli guadagnare consensi, lentamente ma inesorabilmente. Fino al successo, che sarà clamoroso solo per chi non comprende questi meccanismi.

Per fortuna, come già detto, quelli che vi ho fatto oggi sono solo esempi scolastici…

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

38 risposte a "Come ti manipolo il consenso rimanendo seduto in poltrona"

    1. Se vuoi una risposta seria, eccola: la nascita di certi individui risponde a precisi bisogni della massa, in particolare nei momenti di crisi. Che può essere crisi di un paese come, più semplicemente, dell’editoria…

  1. Ti consiglio di leggere “Il punto critico” di Malcolm Gladwell, saggio sulle influenze nelle mode e nei gusti peraltro scritto in un’epoca in cui internet non era ancora invasivo come oggi. Lo troverai sicuramente interessante 😉

    1. Ma certo, la Rete non ha fatto altro che accentuare il fenomeno, di certo non lo ha inventato… Diciamo che ora è a portata di chiunque è abbastanza furbo per provarci.

  2. Ma il Cumenda deve morire.
    No, non nel senso che io desidero la sua estinzione, ma che un passo essenziale, nella legittimazione, è quello di abbandonare il nickname e i modi aggressivi e populisti e riappropriarsi del proprio nome e cognome, diventare serio e pacato cultore della materia, lasciarsi alle spalle gli estremismi e rientrare nell’ortodossia, ma da vincente.
    Sfruttare il gradimento popolare ma emanciparsi dalla massa di idioti, diventare “cultore della materia”.
    Rifarsi una verginità, mettersi una giacca, e prendere le distanze dagli stupidi fan, ora che siamo amici di editori importanti.

    1. Sì, è un metodo per portare a termine quello che è, a tutti gli effetti, un piano a lungo termine.
      È l’unico finale buono per il Cumenda. Gli altri prevedono, in modi leggermente diversi a seconda dei casi, la fine del consenso del soggetto, per l’esaurirsi dell’onda di protesta.
      È tutta una questione di calcolo dei tempi.

  3. Beh, il Cumenda ha tutta la mia stima! Sono i suoi seguaci ad essere dei pirla! Lui ha una capacità e la usa bene se riesce a far fama e danari 🙂 Bravo Cumenda! Sfrutta questi cervelli bacati! :D….. Mmm.. Giuro non era mia intenzione insultarmi da solo…

      1. Ovvio! Ha un obiettivo in testa e arriva a raggiungerlo (sfruttando i pirletti)! Ha la mia stima di ”economista”. Poi come persona non mi esprimo. Non puoi non riconoscere in questo fantomatico blogger doppiogiochista e multifaccia che abbia un certo talento 😛

  4. Articolo molto interessante. Non credo che a me sarebbe mai venuta in mente una strategia del genere. Sono troppo onesto… 🙂
    Certo si tratta di un piano a lungo termine, e gestire tutte queste identità tenendole vive non dev’essere poi così semplice. Ma a questo punto sono comunque convinto che in giro ce ne sia già un bel po’.

  5. La colpa non è di “Gianni”(che preso a piccole dosi, nelle varie incarnazioni, ha anche il suo pregio e la sua utilità) ma di tutti quei fruitori che nel momento dei “pompini a vicenda”(cit.) tra i due non gli si è accesa la lampadina. Allora lì si è capito qual’è il fruitore che preferisce chi bleffa o chi gioca davvero.

    P.S.
    Ad un certo punto mi sembrava di leggere una di quelle bellissime biografie che ogni tanto Elvezio tira fuori dal cilindro… XD

    1. In effetti chi non vede o fa finta di non vedere è altrettanto colpevole dei vari Gianni di turno (che però io non scuso né giustifico affatto, odiando i populismi di ogni genere e tipo).

      Il parallelo con Elvezio, a un certo punto, è venuto in mente anche a me, ma ti assicuro che è stata una cosa del tutto involontaria 😀

  6. Oddio per essere sincero non mi è venuto niente in mente, sarà che adesso che sono a dieta quindi non mangio nè pesce nè crostacei, sarà che scartabellando nel passato della mia famiglia ho scoperto di avere dei titoli nobiliari e che quindi potrei usufruire del titolo, sarà che ho scoperto una recente allergia ai criceti, ma non riesco a trovare nessun riferimento nella realtà.
    Mahh! Non so a chi tu ti possa riferire McNab! 🙂

  7. Rimanendo nell’ambito puramente accademico del ragionamento di Mcnab, mi viene in mente una possibile obiezione che per amore della Scienza sarebbe interessante indagare.

    Il presupposto importante del ragionamento svolto consiste nel dire che le regole stabilite dal Cumenda siano soggettive e arbitrarie. Tuttavia proprio questo, che è il punto su cui si impernia tutta la figura dell’influencer, è assunto come dato di partenza e non è sottoposto a indagine.
    Ma poniamo che sia vero, ossia che le regole siano state completamente inventate dall’influencer. Tuttavia le ha professate per anni: proprio questa lunga reiterazione è alla base della sua strategia per raggiungere il successo.

    Ora, se detta persona cominciasse a lodare (benché austeramente) opere che apertamente violano tali regole / metri di giudizio, allora sarebbe presto smascherato. I lettori, abituati per anni ad applicare le sue regole (per quanto perverse e soggettive) ai fumetti, si troverebbero giocoforza ad applicarle anche in quest’ultimo caso e noterebbero dunque il voltafaccia del Cumenda.
    Si potrebbe altresì dire che in realtà i lettori del Cumenda sono troppo stupidi per applicare le stesse regole stabilite dal Cumenda, e che loro leggono ormai da anni. Ma in questo caso, l’influencer avrebbe comunque corso un rischio inutile: se il suo scopo era raggirare tutti, perché inventare un sistema di regole che, benché perverso, è internamente coerente e replicabile anche da altre persone? Non sarebbe stato più astuto adottare un metro di giudizio incomprensibile, fumoso, e tutt’altro che rigoroso? C’è pur sempre la possibilità che almeno una piccola parte dei lettori del Cumenda sia in grado di applicare le ‘regole’ e quindi smascheri, sentendosi tradita, l’influencer al primo sgarro.

    Possiamo invece figurarci quest’altro scenario. Il Cumenda, costretto dal suo stesso (arbitrario) rigore a rigare dritto e a non violare le sue regole, per il timore di essere sputtanato, dovrà ora continuare a seguirle. Sarà insomma costretto a parlare bene soltanto di quei libri che effettivamente non violano il sistema di regole.
    Ma allora non sussiste più nessun inganno, perché effettivamente il personaggio in questione è rimasto coerente dall’inizio alla fine (non importa se di sua spontanea volontà o per costrizione, se in buona o in malafede).

    In un caso, dunque, non c’è da temere perché l’influencer verrà smascherato (magari proprio da uno dei suoi ex seguaci). Nel secondo caso, non c’è da temere perché l’influencer è vincolato alla coerenza dalle sue stesse regole e quindi a sua volta influenzato dai suoi influenzati.

    Inoltre, se è un fatto che l’industria del fumetto contro cui si batte è in crisi e non produce più granché di buono (e anche questo è un assunto di questo esercizio scolastico), rimane motivo di approfondimento se l’intervento dell’influencer abbia effettivamente portato a un ulteriore peggioramento della situazione.

    * * *

    Tutto questo, lo ribadisco, per amore dell’ipotesi accademica.

  8. “In cambio di denaro, ovviamente. Molto denaro, proporzionalmente al settore di competenza.” LOL
    Gli editori spesso non pagano le royalties dovute agli autori. Per risparmiare pescano foto da flickr come copertine, perché gli autori considerano un onore la pubblicazione del loro scatto, quindi non chiedono soldi. Di sicuro sono disposti a ricoprire di sesterzi, pardon molti sesterzi, un blogger. Ma anche no.

    Avrei capito un contratto di edizione, un “posto di lavoro” (contratto a progetto, precario, ecc.) nell’editoria, ma molto denaro? Non spendono 50€ per uno stock di foto professionali, ma darebbero “molto denaro” a un blogger la cui influenza sulle vendite non è quantificabile in modo affidabile?

  9. Molto ben scritto, questo articolo invita, con la tua ironia gentile, a non farsi fare fessi. Purtroppo questa è l’epoca del predigerito; leggere da soli un fumetto, ascoltando il proprio pensiero con attenzione, costa fatica.
    Lo sa bene il Cumenda, che questa sua capacità (che lui stesso inflaziona molto) la usa nel miglio caso per far qualche soldo, nel caso peggiore per far qualche soldo fottendo i poveri pigri.
    Costa ancora più fatica condividere il piacere di digerire il proprio cibo, ed è quasi sacrilego il pensare di insegnarlo.

    Grazie!

  10. Casco in questo bel post dal blog di Davide e mi domando, se l’influencer fosse in realtà competente ed esperto, cosa cambierebbe?

  11. Mah, sui modi forse sleali di pubblicizzarsi/vendersi meglio, ne vorrei segnalare due, ben anteriori all’era dei pc.
    Il primo è il duo ipotetico Socrate-Platone. Ipotetico perché uno dei due termini, sopratutto il primo, lo si può tranquillamente elidere, senza cambiare di una virgoa né l’essenza dell’insegnamento, né la sua influenza. Cioè Socry e Platy potrebbero essere il gianni e principessa della situazione. In effetti, credo che qualcuno l’abbia anche teorizzato (che socrate non sia mai esistito). Non ricordo. Sono più che certo che molti però lo hanno fatto con gesù (sostenere che fosse una invenzione dei discepoli) e qui l’opera diverrebbe anche più mirabile, visto che di principesse ce ne sarebbero decine. A ogni modo, lascio stare questo esempio: qualcuno potrebbe offendersi (anche se ho solo riportato quanto letto in giro).
    Poi altri esempi scherzosi (non che quelli di prima fossero seri ahem).
    Le donne belle si fanno pubblicità “sleale” sin da quando esistono (cioè da quando esiste l’uomo, a meno di non essere creazionisti 😀 ) per esempio camminando in un certo modo, mettendo in mostra “il parco auto” etc. Quelle intelligenti ma non belle di sicuro escono danneggiate, specie se l’uomo che si trovano davanti pensa più all’aspetto fisico che a quello interiore, ma fa parte del gioco.
    Idem per noi maschi che tiriamo in dentro la pancia, quando passa una bella ragazza.
    Per cui la manipolazione, il puntare più sull’apparenza che sulla sostanza, anche il giocare sulla “gonzaggine” del “cliente” (sia esso lettore di blog o donna/uomo da attrarre) fanno parte dei meccanismi utilizzabili e utilizzati da sempre. Ben prima es. di grillo e altri maestri nello sfruttare certi meccanismi.
    Es. i libri apocrifi/manipolati diffusi sia nell’antichità (tanto che vi è un termine preciso: pseudo seguito dal nome dell’autore a cui è stato, erroneamente o per dolo, attribuito) che nel medioevo e nel 500-600. Cioè tizio sconosciuto scrive un libro di medicina/alchimia e lo spaccia per opera di es. Alberto Magno, famosissimo papa. Questo per diffonderlo, rinunciando alla fama (ne avrebbe avuta poca) in cambio del successo dell’opera o, come suggerirebbe qualcuno più malizioso, della vil pecunia.
    Però spesso questi autori nascosti hanno fatto del bene alla cultura, agendo in questo modo.
    Allora secondo me, dal momento che ho apprezzato il duo Socrate-Platone e che non mi cambierebbe una virgola sapere che il primo se lo fosse inventato Platone per scopi suoi, il discrimine dev’essere uno solo: il valore dell’opera/insegnamento della tal persona.
    D’altra parte, questo significa anche che gli allarmismi di molti su es. lo strapotere conferito da internet a taluni personaggi (per altro squallidi) della politica attuale, sono esagerati. Anche in campo politico ci sono sempre state manipolazioni. Cosa sono radio, tv e giornali, se non giganteschi strumenti di manipolazione del consenso? E un politico che si fa scrivere il libro da un altro (fenomeno diffusissimo) non influenza forse i gonzi, che lo reputano un letterato, mentre magari è solo un idiota? E quelli che ho citato (radio, tv, giornali, ghost writer) sono fenomeni che hanno almeno 60 anni (tv) o risalgono addirittura al XIX secolo (giornali). Sui ghost writer be’ Omero, secondo la tradizione era cieco, quindi qualcuno scriveva al posto suo, ma secondo altri potrebbe anche non essere mai esistito, oppure chissà…
    Però se anche l’iliade e l’odissea fossero in realtà opera un pastore di pecore in arcadia, e O. fosse solo un prestanome, ciò non toglierebbe alcun valore alle opere.
    Se pii, per tornare alla politica, la gente si fa manipolare, be’ la colpa essenzialmente è della gente stessa. Se io dico che gli asini volano, quindi dovete votarmi he li abbatterò tutti, e la gente ci crede e mi vota, c’entra poco il mezzo che ho usato (blog o passaparola fisico) quanto la stupidità della persona. Se, viceversa, pinco panco inventasse la cura per il cancro, ma poiché nessuno prenderebbe sul serio il suo nome, crea una personalià fittizzia sul web, grazie alla quale promuovere la cura, e questo salvasse milioni di vite… be’, sarebbe un’opera meritoria.
    Scusate la prolissità, ma è un argomento che avvince. 🙂

  12. Il fatto che il Cumenda si inventi altre persone con profili fasulli e finga di essere qualcun altro per raggiungere i suoi scopi è semplicemente abominevole…ho una certa età e non sono certo nativo digitale, appunto per questo ho sempre diffidato da guru improvvisati.

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