libri · recensioni

L’Eco del Grande Canto (di David Gemmell)

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L’Eco del Grande Canto
di Davide Gemmell
Fanucci Editore (fuori catalogo)
Edizione in lingua inglese: ebook, paperback

Sinossi

Erano immortali e vivevano come dei mentre il loro Impero stava morendo. Presuntuosi ed egoisti, gli Avatar dominavano con la magia e le scienze arcane un mondo decaduto.
Ma poi due lune comparvero nel cielo e un nemico terribile varcò la soglia fra i mondi. Le armate assetate di sangue della Regina di Cristallo sciamarono per la terra, portando devastazione e terrore e lasciandosi dietro una montagna di cadaveri da sacrificare.
Mentre le città stanno per affrontare la distruzione, tre eroi si preparano a sconfiggere il nemico: Talaban, un guerriero Avatar tormentato dal suo tragico passato, Mano-di-Roccia, il mistico uomo delle tribù in cerca del suo amore perduto e Anu, il Santo, l’Architetto del Tempo.
Quando tutto sembra perduto, altri due si uniscono a loro: Sofarita, la fanciulla di campagna che avrebbe dato vita a una leggenda e Viruk l’Avatar pazzo, destinato a diventare un Dio… (Quarta di copertina)

Commento

Ho dovuto rileggere questo libro – uno dei miei preferiti – per fare pace col fantasy.
Ho dovuto rileggerlo in inglese – ricomprandolo quindi in formato ebook – perché ho smarrito la mia edizione tascabile Fanucci datata 1997. Probabilmente l’avrei trovata cercando nell’usato, ma ritengo che David Gemmell sia uno di quegli autori estremamenti funzionali a essere letti in lingua originale.

Già, David Gemmell, che ci ha lasciati troppo presto.
Alcuni lo ritengono un autore troppo grezzo e sbrigativo, con trame che gira e rigira vertono sempre su una decina di cliché (personali, non generali) triti e ritriti. Io Gemmel invece lo adoro. A dire il vero l’ho sempre più apprezzato nei suoi lavori singoli, che non nelle saghe infinite, che pur ritengo più che godibili.
L’Eco del Grande Canto è appunto un volume autoconclusivo. Forse il miglior Gemmell di sempre, almeno a parere mio. E’ anche uno dei suoi libri più recenti, scritto sul finire degli anni ’90. Eco

La trama di per sé è suggestiva. In un mondo remoto, il pianeta era governato dall’impero degli immortali Avatar, che da millenni hanno imparato a imbrigliare la luce del sole in gemme incantate, in grado di donare loro poteri superiori a quelli di qualunque altra creatura vivente.
Una glaciazione imponenente ha però spazzato via l’impero, uccidendo quasi tutti gli Avatar, tranne un mezzo migliaio che hanno trovato riparo nelle lontane colonie ai margini del regno. Ora il pianeta è sommerso dai ghiacci e i popoli che per lunghissimo tempo sono stati asserviti agli Avatar stanno meditando la rivolta e la presa del potere. La poca energia residua nei cristalli degli immortali non sarà infatti sufficiente a respingere decine di migliaia di barbari in marcia.
Tuttavia un pericolo imprevisto mette a rischio la sopravvivenza stessa della razza umana, costringendo nuovi e vecchi nemici a improbabili alleanze. Questo pericolo è rappresentato da una civiltà in fuga da una dimensione parallela, da un mondo a sua volta colpito da una catastrofe di dimensione immane. I profughi transdimensionali hanno poteri simili a quelli degli Avatar, ma traggono il loro potere dai sacrifici di sangue, non dall’energia del sole.

Gemmell è magnifico nel tratteggiare questa ambientazione che fonde fantasy e post-apocalittico. Il bello, come sempre accade nei suoi libri, è la flebile, flebilissima linea divisoria che separa i buoni dai cattivi. Non ci sono personaggi totalmente negativi o positivi, bensì molte sfumature, così come accade anche nel mondo reale. Basti pensare che uno dei protagonisti, Viruk, è un Avatar che prova grande godimento nell’uccidere il prossimo, spesso per futili motivi, ma è anche capace di lanciarsi in gesti di grande generosità verso sconosciuti che intercettano le sue simpatie. Perfino i barbari “subumani”, ossia i popoli che non conoscono la magia dei cristalli, e che quindi sono/erano soggetti al dominio Avatar, hanno spazio e spessore. Ossia non servono solo come riempimento, come avversari degli eroi, bensì si muovono e agiscono per scopi e motivazioni sensate, credibili.
Non solo: i protagonisti de L’Eco sono anche molto umani e malinconici. Del resto vivono in un contesto caratterizzato da un cambiamento epocale. Un glorioso, antichissimo impero sta morendo. Altri popoli sono pronti a spartirsi i brandelli e a giocare la partita per la successione.

Questo romanzo vibra di vita propria, di intensità. Ci sono combattimenti, c’è la magia dei cristalli solari. Ci sono mostri e barbari, Re e assassini. Ma c’è anche molta anima, un senso di epicità che si rispecchia nei tanti protagonisti e comprimari che l’autore di presenta.
Lo ritengo un fantasy anomalo, in grado di farsi apprezzare anche da chi solitamente disdegna questo genere, avendolo conosciuto magari solo attraverso i miseri cloni moderni di Tolkien e soci.
So che sono del tutto di parte, e che sto scrivendo una recensione piena di lodi sperticate. E’ che ho ritrovato, in questo libro, un vecchio amico invecchiato proprio bene.
E ho anche scoperto che David Gemmell mi manca proprio tanto.

david gemmell

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

18 risposte a "L’Eco del Grande Canto (di David Gemmell)"

  1. Gemmel mi manca. Tanto. Le sue storie sangue-sudore-lacrime rimangono uno dei pilastry del buon fantasy moderno, non a caso invecchiamo così bene. Non capirò mai come abbia potuto autodistruggersi in quel modo.

      1. Il lavoro di Gemmel è troppo distante dalla massa di ciarpame che viene messo sotto l’etichetta fantasy dai grandi editori, per non parlare del livello di qualità della scrittura per cui sarebbe da aprire una discussione a parte.

        1. Sarebbe interessante chiedere a chi legge fantasy in inglese se c’è qualche autore in attività paragonabile a Gemmell.
          Per quel che concerne il fantasy pubblicato in Italia io semplicemente non riesco a leggerlo.

          1. Materiale buono in inglese ce n’è, Davide ha recensito diversi testi ultimamente. Un altro Gemmel all’orizzonte proprio non lo vedo. Magari lui può dirti cose più incoraggianti.

  2. Purtroppo Gemmel è un autore che non ho ancora letto, ma è da un po’ che mi riprometto di leggere qualcosa di suo – pensa, avevo intenzione di cominciare proprio con “L’eco del grande canto” 🙂

  3. Mi sono sempre ripromesso di leggerlo, ma credo proprio che dovrò puntare sul mondo dell’usato, giusto?

  4. Mi manca! Gemmel è uno dei miei autori preferiti e confermo che si presta benissimo alla lettura in lingua originale – ho recentemente riletto “Legend” in inglese e, come si evince anche dal titolo, è molto più “potente” in inglese. Però ho letto quasi solo dal ciclo dei Drenai (più uno dei Sipstrassi…) e mi piacerebbe leggere qualcosa di diverso dalle solite Termopili.
    Me lo segno!

    1. In inglese l’ho scoperto straordinariamente leggibile e gradevole!
      Conto di recuperare presto alcuni suoi volumi che non ricordo bene, o che in Italia non furono pubblicati del tutto.

  5. A Gemmel bisogna riconoscere il merito di aver tenuto in vita la sword & sorcery nel periodo in cui il fantasy cominciava a diventare un grosso business con l’esplosione del fantasy pseudotolkienoide.
    Era grezzo e anche un po’ burino, ma sopperiva alle carenze tecniche con l’entusiasmo e con le idee – scriveva fantasy perché ci credeva, e nei suoi lavori migliori si sente questa passione, questa spinta a raccontare.
    In Italia venne trattato malissimo – sfornato un tanto al chilo, senza alcun rispetto per la cronologia delle serie, spesso accompagnato da introduzioni al limite dell’apologia di fascismo.
    Credo che recuperare i romanzi stand alone in originale sia un’ottima idea.

    1. A me la semplicità, se non è faciloneria, piace. E Gemmell era semplice, forse un po’ ripetitivo, ma l’ho sempre gradito. Anche se posso capire il perché ad alcuni lettori può risultare poco gradevole.
      E poi sì: in Italia l’hanno torturato malamente.
      Ho recuperato i suoi libri praticamente con ordine casuale, pubblicati alla c***o di cane. Era un’indecenza già allora.
      Comunque, col senno di poi, mi accorgo che 9 autori su 10 in Italia sono stati trattati malissimo.

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