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Scrivere racconti a puntate

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Il formato della pubblicazione di un racconto (o romanzo) a puntate mi ha sempre affascinato. Non a caso ho fatto molti tentativi in questo senso. Io le chiamo blog novel, ma in effetti è solo una definizione come altre.
Anni fa scrissi Crepuscolaria, un horror/fantascientifico che ebbe un buon seguito, tanto che alla fine lo raccolsi in un ebook e perfino in un cartaceo disponibile in versione print on demand. A distanza di quattro anni e mezzo da quell’esperienza non so se consiglierei di recuperare questo romanzo. La mia scrittura è cambiata radicalmente. I più coraggiosi possono comunque acquistarlo su Lulu, visto che non l’ho mai tolto da quella piattaforma. In alternativa c’è un grezzo PDF gratuito, sulla cui qualità non garantisco nulla.
Dopo Crepuscolaria ci sono stati l’incompiuto Borgo Pliss (ne riparleremo in seguito), il riuscitissimo Survival Blog, che nacque proprio da una narrazione a puntate settimanale, più un paio di altri esperimenti morti nella culla. Attualmente, come sapete, sto scrivendo Tomato Moth, che si sta dimostrando una creatura ricca di sorprese e molto utile nell’ottica di quello che io ritengo il mio eterno laboratorio di scrittura. Mi sembra dunque il caso di spendere due parole su ciò che comporta pubblicare un racconto episodico.

I Pro

  • Puntualità: Avere un appuntamento settimanale (o bisettimanale) coi lettori obbliga lo scrittore a rispettare le scadenze, pena il rischio di fare una brutta figura. Il che lo stimola a scrivere in tempi relativamente brevi, rispettando le scadenze. Lo costringe  cioè a piazzarsi davanti al computer anche se non ha voglia di scrivere. Nel mio caso Tomato Moth si sta rivelando un ottimo pungolo, in un momento in cui la mia voglia di occuparmi di narrativa è bassissima.
  • Editing in tempo reale: Il dover pubblicare un capitolo leggibile e di senso compiuto costringe lo scrittore a svolgere un primo lavoro di editing, senza aspettare tempi remoti, ossia senza cedere alla pigrizia che lo spingerebbe a nascondere la bozza in un cassetto (in una cartella) per qualche mese. Ovviamente parlo di “primo editing” perché, una volta concluso il racconto, necessiterà una rilettura e un nuovo editing, più incisivo. Ma iniziare su un testo già accettabile è un buon punto di partenza.
  • Miglioramenti in corso d’opera: Aprendo i vari capitoli settimanali ai commenti dei lettori c’è la possibilità di migliorare ciò che funziona meno e di aggiustare il tiro. Ovviamente questa è un’arma a doppio taglio, come vedremo tra breve, ma comunque è uno strumento in più che lo scrittore esperto può maneggiare per proprio tornaconto.
  •  Trovarsi tra le mani un prodotto finito: Spesso le blog nove nascono come gioco, come mero esperimento narrativo, ma poi si trasformano in qualcosa di definitivo, finito, complesso. Per me è successo così per Crepuscolaria, per il Survival Blog e in futuro accadrà anche per Tomato Moth. Quindi, partendo da una principio di mero esercizio, si può ottenere un prodotto (romanzo, racconto) pronto a essere rifinito e pubblicato in formato digitale.
  • Divertimento: Non è detto che scrivere debba essere sempre divertente, tuttavia occuparsi di qualcosa che ottiene il riscontro dei lettori in tempo reale, in fase d’opera, può essere più spassoso che non lavorare a “scatola chiusa”, a un romanzo che verrà poi offerto ai lettori medesimi solo dopo essere stato completato e rifinito.
La saga zombesca di J.L. Bourne è nata da un esperimento di scrittura a puntate.
La saga zombesca di J.L. Bourne è nata da un esperimento di scrittura a puntate.

I Contro

  • Fatica: Avere una scadenza da rispettare può essere un peso gravoso da sopportare, se il tempo a disposizione per scrivere si riduce considerevolmente, per un motivo o per l’altro. In linea di massima questo problema può essere aggirabile prendendo il semplice accorgimento di inaugurare una blog novel soltanto in un periodo in cui siamo abbastanza certi di poterle dedicare tempo.
  • Scoraggiamento: I commenti dei lettori ai vari capitoli sono da stimolo, è vero. Ma se essi non dovessero mai arrivare? Di certo non c’è nulla di più scoraggiante se non ricevere una diffusa indifferenza in cambio dei nostri sforzi produttivi. A questo punto è probabile che la voglia di mollare diventi preponderante su tutto il resto.
  • Vicoli ciechi: Una blog novel non parte mai con un piano di lavoro dettagliato e preciso. Questo è il bello: lanciarsi in un’avventura, in un’improvvisazione narrativa che ci spinge a usare al meglio la nostra fantasia. Però non tutte le ciambelle riescono col buco. A volte può capitare di incartarci, di arrivare in vicoli ciechi, dove la storia, semplicemente, va a morire. Che poi è quel che è successo a me con Borgo Pliss.
  • Eccessivo potere ai lettori: Che è poi l’altro lato della medaglia del “Migliorarsi in corso d’opera”. C’è il rischio che siano i lettori a dettare la storia allo scrittore. Il che può essere un bene, ma anche un male. Alla fine tutto dipende da ciò che vuole fare l’autore; l’importante è che la decisione sia del tutto sua, e consapevole.
Disney Zombies, uno dei più famosi romanzi a puntate.
Disney Zombies, uno dei più famosi romanzi a puntate.

Le varianti

Ne abbiamo già parlato diverse volte. Del racconto a puntate esistono diverse varianti. Innanzitutto le Round Robin, che coinvolgono più scrittori a lavorare su un testo unico. E’ il caso di Due Minuti a Mezzanotte, tanto per citare l’esperimento che riguarda da vicino molti lettori di questo blog.
Esistono poi le game novel, quale è Tomato Moth, in cui la variante sta tutta nell’offrire al lettore il potere di decidere come far proseguire il racconto, offrendogli un range di scelte, sulla falsariga dei librogame (o gamebook, se preferite la dicitura all’inglese). In Italia è in corso l’esperimento The Incipit, che si occupa proprio di questo genere di narrativa a puntate.
Ci sono infine tutti quei progetti ancor più interattivi, in cui però è più giusto parlare di giochi di ruolo online che non di scrittura. A tal riguardo vi rimando all’ottimo articolo di Mauro Longo che se ne occupa.

Progetti in corso

Oltre ai racconti a puntate che mi riguardano, già citati nell’articolo, vi segnalo altri progetti da tenere d’occhio, limitatamente alla blogosfera italiana:

Una delle tante copertine di Tomato Moth.
Una delle tante copertine di Tomato Moth.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

18 risposte a "Scrivere racconti a puntate"

  1. Prima di tutto, grazie per la menzione 😉
    E poi hai ragione su tutto: scrivere a puntate è un’esperienza davvero divertente e, azzarderei una brutta parola, formativa.
    Certo, a volte si ha l’impressione che i contro (indifferenza soprattutto) prevalgano sui pro, però comunque ne vale la pena perché è un esercizio sempre stimolante

    1. La citazione è meritoria 😉 E presto recupererò i capitoli perduti, come è giusto che sia.

      Per il resto convengo di nuovo con te. I contro a volte sembrano più incisivi rispetto ai pro, ma vale la pena insistere.

  2. Da lettore, posso dire che considero la lettura di una storia a puntate molto convincente, per tanti versi, non ultimo quello di costringerti ad avere il giusto tempo per riflettere su ciò che hai letto, evitando, nel caso di una storia particolarmente avvincente, la tipica lettura che inizia la sera e finisce alle quattro del mattino con gli occhi ridotti a due biglie di vetro. La mia prima esperienza positiva in tal senso, fu proprio con un romanzo a puntate come avvenne con la prima pubblicazione de “Il miglio verde” di Stephen King.

    1. Ecco, una cosa su cui varrebbe la pena ragionare è la voracità di certi lettori, che finiscono libri da cinquecento pagine in un giorno.
      Se da una parte è una cosa lodevole, dall’altra rischia di non far gustare a fondo le cose. Lo so perché ci sono passato anch’io 😛

    2. È un esperimento da ponderare assai bene. Si potrebbe provare anche con un racconto molto breve, di quattro o cinque puntate al massimo, e vedere che effetto fa 😉

  3. in effetti mai provato. ho pubblicato un paio di volte un racconto “a pezzi”, ma si trattava di lavori già pronti, non realizzati in corso d’opera. ma onestamente, se ci provassi, penso che finirei presto nel vicolo cieco della frustrazione, perché non credo di avere un seguito abbastanza florido da incoraggiarmi a proseguire…

  4. Io ho scritto la blog novel Eran 300… per Risorgimento di Tenebra, dal quale ho tratto un ebook che secondo me è compatto, con capitoli di 666 parole e uno stile che mi dicono scarno ma efficace, quindi blog novel promosse a pieni voti!

  5. Concordo in pieno, Alex, specie per quanto riguarda il secondo “contro”. Ti ringrazio per il link, anche se il mio Mistico non è propriamente periodico, e forse è proprio questo il problema, dovrei impormi delle scadenze per obbligarmi a scrivere i suoi episodi, altrimenti va a finire che lo finisco nel 2017…

    Ciao,
    Gianluca

    1. Mantenere una seppur vaga parvenza di periodicità aiuta senz’altro la riuscita di questi progetti, ma ti capisco benissimo quando parli o alludi a un certo scoraggiamento…

  6. Sono una grande fan di Thomato Moth ed ero anche una affezionata lettrice di borgo Pliss (son contenta che se ne riparli). Per quanto mi riguarda, c’è un’emozione particolare che accompagna la lettura dei racconti a puntate, in specie se si sa che l’autore li sta creando “a braccio”, vale a dire con poco tempo per le revisioni e i ripensamenti. E’ un po’ come osservare gli spericolati ma sempre eleganti volteggi di un acrobata.

  7. Ho notato che molti hanno fatto successo con questo metodo, un caso particolare è quello dello scrittore di Metro 2033 di cui parlo qui (perdona lo spam) http://zombierobb.blogspot.it/2013/07/hic-sunt-dracones-romanzo-puntate-di.html

    Volevo realizzare qualcosa di simile, un urban fantasy post apocalittico che si sarebbe evoluto via via con i consigli e i commenti dei lettori.
    Il problema è che noto una mancanza di partecipazione (e non parlo solo di me, giovane bloggher qualunque, ma anche di persone ben più seguite) e una mancanza di interesse.

    E questo l’ho notato anche solo paragonando i miei articoli brevi con quelli più lunghi. A tanti costa già fatica aprire il link che condivido su facebook, figuriamoci scorrere una pagina intera.

    (Fine del commento da ventenne piagniucolone :P)

    1. Guarda, forse ti stupirò ma ti do completamente ragione.
      Io ho provato più volte coi racconti a puntate, ma erano più quelli che dicevano “leggerò a lavoro ultimato”. Eccerto…

  8. Ciao, io riesco a scrivere molto bene sotto pressione, ma senza limiti non porto a termine quasi nulla… Arrivo con la domanda. Oltre ai racconti a puntate conosci altri modi per farsi pressione?

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