I tempi delle Hooverville

Hooverville NY

Ci sono personaggi che vengono citati nei libri di storia per grandi meriti politici, sociali, scientifici o economici. Altri vi entrano per le terribili atrocità commesse, o perché i vincitori li trasformano in spauracchi con cui spaventare le generazioni future. Altri ancora diventano famosi per ragioni alquanto ridicole o miserabili, spesso eccessivamente ingenerose verso i diretti interessati.
Di questa categoria fa parte senz’altro il 31° Presidente degli Stati Uniti, Herbert Hoover, in carica dal 1929 al 1933. Fu il presidente della Grande Depressione, ma non solo: una larga fetta di opinione pubblica lo incolpava direttamente di aver peggiorato la crisi con interventi liberisti piuttosto blandi, del tutto inefficaci ad arginare il tracollo finanziario del paese.
Gli anni della Presidenza Hoover portarono centinaia di migliaia di cittadini statunitensi ben oltre la soglia della povertà. I senzatetto divennero tantissimi, tanto che molti di loro si organizzarono spontaneamente in grandi baraccopoli spontanee: le Hooverville.

Si trattava principalmente di tendopoli sorte nei terreni comunali posti ai margini delle metropoli. Erano assemblamenti che si stringevano attorno alle mense per i poveri e alle associazioni di carità a cui il Governo dava mandato (spesso assai generico) per occuparsi del crescente numero di senzatetto e di disoccupati, non più in grado di sostentarsi. Il termine Hooverville fu inventato dal coordinatore del Comitato Nazionale Democratico, Charles Michelson. Suonava talmente bene che moltissimi organi di stampa lo adottarono fin da subito.

Le Hooverville non avevano una natura “ufficiale”, né venivano riconosciute dalle autorità. Spesso erano tanto vaste da debordare nei terreni privati attigui. In tal caso i ricchi proprietari richiedevano l’intervento della polizia per scacciare gli indesiderati poveracci.
La vita nelle Hooverville era un lento trascinarsi verso sera, nella speranza di trovare un lavoro o qualche altro modo (non necessariamente pulito) per sopravvivere. Presto si crearono degli automatismi, un microcosmo fatto di leggi non scritte: il baratto, per esempio, era un metodo assai diffuso per scambiare beni di prima necessità.

Herber Hoover, 31° Presidente USA.
Herber Hoover, 31° Presidente USA.

Nacquero altri termini legati al Presidente in carica.
C’erano le Hoover-car, auto trainate da asini o da cavalli, perché i proprietari non avevano più soldi per pagare il carburante.
Le Hoover Cover erano invece le “coperte” utilizzate dagli abitanti delle baraccopoli: fogli di giornale che li riparavano in qualche modo dal freddo.
Per Hoover Leather s’intedeva la produzione di una serie di semplici scarpe di cartone, le uniche che potevano permettersi gli abitanti delle Hooverville.

Fa una certa impressione pensare che anche in città come New York, Chicago, Boston, Los Angeles (etc etc), oggi modernissime e tutto sommato simboli del benessere e dell’Occidente consumistico, esistevano delle grandi Hooverville. A New York se ne ricordano due in particolare. La prima era situata nientemeno che a Central Park, dalle parti del Turtle Pond. L’altra si trovava invece a Riverside Park, sulla 72esima strada.

Questi accampamenti di poveracci ebbero larga diffusione fino al 1933, quando il New Deal voluto dal nuovo Presidente, Franklin Delano Roosvelt, iniziò a sistemare le cose. Il New Deal contemplava anche un piano-case nazionalizzato, che riuscì a eliminare buona parte delle Hooverville e a regalare un’abitazione agli ex disoccupati della Grande Depressione.
Tuttavia ancora oggi, negli Stati Uniti, alcune zone povere vengono definite Hooverville.

La Hooverville vista nella terza stagione del Doctor Who.
La Hooverville vista nella terza stagione del Doctor Who.

Il loro impatto sulla cultura popolare è stato assai incisivo. Non a caso sono molti i film e i romanzi in cui compaiono delle Hoverville. Nel remake di King Kong (2005) e in Cinderella Man ci sono scene, chiaramente ricostruzioni, in cui si nota la baraccopoli di Central Park. Anche in due puntate della terza serie del Doctor Who, Daleks in Manhattan e Evolution of the Daleks, si vede la medesima Hoverville newyorchese.
Nel famoso romanzo di John Steinbeck, Furore (1939), la famiglia del protagonista abita per un certo periodo nella più grande Hoverville della California.
Quasi inutile poi citare i film girati ai tempi della Grande Depressione, che più di altri fotografano la triste vita ai tempi delle crisi economica mondiale. Uno su tutti: Vicino alle stelle (Man’s Castle), girato da Frank Borzage nel 1933, con Spencer Tracy e Loretta Young come protagonisti.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

12 commenti

    1. In effetti il parallelismo è un po’ voluto… Così come la citazione del New Deal, la grande speranza che ha riportato benessere e sviluppo.
      Ma noi non siamo mai stati gli americani, ahimè.

      Grazie del complimento!

  1. Ottimo pezzo.
    Aggiungo una nota frivola – le Hooverville figurano in alcune storie di uno dei grandi eroi del pulp, The Spider, di Norvell Page.
    In una interessante controtendenza, Page (che era nato come giornalista) descrisse le baraccopoli non solo come sordidi luoghi del crimine e della corruzione, ma anche come capisaldi della solidarietà e della decenza umana, un luogo nel quale il suo vendicatore mascherato, messo alle strette dai malvagi, può trovare alleati e collaboratori.
    Un approccio estremamente moderne, per delle storie pulp scritte negli anni ’30.

    1. Ottima aggiunta, grazie mille.

      A questo punto mi fai venir voglia di citare anche l’ottimo Spiderman Noir, che vede la versione ucronica del noto supereroe combattere a difesa di una delle hoverville di NY, ai tempi della grande depressione, venendo a sua volta difeso dai senzatetto.
      Qualcosa vicino a Spider, mi sa…

      1. Stan Lee ha sempre ammesso di aver creato Spider Man anche ricordando il vecchio eroe dei pulp – quindi è possibilissimo che ci sia una citazione più o meno diretta in Spiderman Noir.

  2. La storia americana è il mio tallone d’Achille (grazie, scuola dell’obbligo italiana!), e le Hooverville sono una curiosa scoperta per me!
    Forse è solo l’ennesima riprova che quando un sistema collassa, gli esseri più adattabili resistono, riorganizzandosi in modi alternativi: forse siamo più animali di quanto ci piaccia ammettere, e in questi casi è un’ottima cosa.

    Per quanto fosse dura sopravvivere in quel contesto, ci vedo un filo di speranza, l’idea che in qualche modo si possa resistere e magari, prima o poi, uscirne. Magari più forti.
    Sarà un’illusione, ma è già più di quanto si veda in giro ultimamente

  3. Io ho studiato Hoover a scuola (il mio prof ci teneva molto a delineare come si deve il XX secolo), però non sapevo nulla delle hooverville. E’ un argomento molto interessante. Grazie per l’approfondimento 🙂

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