libri · riflessioni

Del perché parlare in TV di libri ce li fa odiare

Sense and sensibility

Capita che una domenica ti svegli e, per puro e semplice caso, ti becchi in TV non una bensì tre trasmissioni che parlano di libri ed editoria italiana.
Potere del digitale terrestre, che ha riempito le nostre frequenze di microcanali televisivi che non sanno come tirare sera e che quindi infilano rubriche del genere, tra una televendita e l’altra. Quindi sì: queste trasmissioni le ho viste su dei network cosiddetti “secondari”, non sui canali delle arcinote sette sorelle (Rai, Mediaset e La7). Ma non credo che altrove la situazione sia diversa, anche perché certi programmi più famosi dedicati ai libri li ho pur visti, di tanto in tanto, e non mi sono quasi mai piaciuti (salvo eccezioni, come per esempio, la brava Marta Perego di Ti racconto un libro).
Il fatto è che, secondo me, trasmissioni di questo tipo allonantano i lettori “deboli” e disgustano i lettori forti. Gli unici spettatori a cui tali programmi possono piacere sono quei tizi, minoritari ma capaci di monopolizzare l’attenzione dei mass media, per cui un libro è e rimarrà sempre un oggetto elitario e snob.

Prima trasmissione.
Classica intervista on the road a Roma, con una sola domanda: che libro stai leggendo in questo momento?
Le risposte sono state desolanti. Tutte. Tutte tipicamente italiane.
In un campione di uomini e donne indicativamente tra i 18 e i 40 anni gli intervistati si sono così espressi:

L’Insostenibile leggerezza dell’essere.
Qualcosa di Garcia Marquez (“qualcosa”, sì)
Il Vecchio e il Mare.
Piccole donne.
Guerra e Pace.
Un libro di DeLillo (No, il titolo non lo ricordava).
Mangia, prega, ama.
Leggo solo i libri dell’università.
L’ultimo di Gramellini.
Uno bello ma non ricordo il titolo, perché da qualche giorno non lo apro.
Fontamara.

E ‘sti cazzi non ce lo mettiamo?
Si tratta, come vedete, di libri vecchi di qualche decennio, a eccezione di Mangia prega ama, che vabbé, e del cosidetto “ultimo” di Gramellini.
Aggiungo anche: dalle espressione degli intervistati oserei dire che queste sono le tipiche risposte di chi in realtà non apre un libro da anni. Guerra e Pace e Kundera sono le classiche citazioni di chi non entra molto spesso in libreria, tanto per usare un eufemismo.
Non ce n’è manco uno che abbia citato i pur stravenduti Dan Brown, George R.R. Martin, Stephen King.
Ovviamente non c’è nemmeno un titolo lontanamente avvicinabile alla narrativa del fantastico. Perché qui certi libri alla fine non si leggono più, e se qualcuno pure li legge magari ha perfino vergogna ad ammetterlo davanti a un microfono.
Mica che poi ti prendono per uno strambo, eh.Inoltre, sia detto, l’universitario ventenne che alla domanda “cosa stai leggendo in questo momento?” ti risponde Guerra e Pace è credibile quanto il sottoscritto che vi confessa di essere l’erede al trono del Belgio.

promessi-morsi

Altra trasmissione, altro regalo.
Intervista iperservile al classico autore italiano (no, non vi dirò chi è) che ha appena pubblicato l’ennesimo romanzo realista sulla crisi della famiglia borghese italiana, tra divorzi, amanti, sconvolgenti verità rivelate (del tipo che il protagonista scopre di avere un fratellastro, una roba di una originalità mozzafiato).
E tu lo ascolti parlare, vestito col suo completino radical chic,  cinquantenne brizzolato che scrive su un paio di quotidiani nazionali, sproloquiando di lavoro, giovani e sentimenti. Lo osservi, seduto in una libreria Feltrinelli a caso in posa da intellettuale sì, ma sbarazzino, che vaneggia sulla scrittura come sistema per psicanalizzare le famiglie allargate e bla bla bla, giù con delle psicostronzate autocompiaciute.

Ecco, potrei fermarmi qui, infatti lo faccio.
Credo di avervi dato un’idea abbastanza precisa di cosa mi son ritrovato a guardare in una fresca domenica di fine maggio.
Trasmissioni assolutamente inutili, che più che parlare di libri parlano del concetto astratto della lettura, fermo restando che essa resta, secondo l’italiano medio, una cosa d’élite e snob. Con una tendenza a moralizzare il lettore, oppure a considerarlo un idiota totale.
Il divertimento? No, quello mai. Non secondo i tizi che in TV parlano di libri.

decameron dei morti

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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45 risposte a "Del perché parlare in TV di libri ce li fa odiare"

  1. l’universitario ventenne che alla domanda “cosa stai leggendo in questo momento?” ti risponde Guerra e Pace è credibile quanto il sottoscritto che vi confessa di essere l’erede al trono del Belgio. Bellissima 🙂

    Strano che non abbiano citato Il piccolo Principe, un altro classico di cui si riempiono la bocca quelli che lo tengono in libreria ma non l’hanno mai letto.
    Non tutto, almeno

  2. no dai, raccontaci anche la terza trasmissione!

    io quando mi è capitato, due o tre volte, che qualcuno per strada mi chiedesse cosa stavo leggendo (di solito quelli che poi ti propongono l’abbonamento a sailcazzoche) ho sempre sparato fuori il titolo più astruso che mi veniva in mente, ma comunque di roba che avevo letto (in questi casi può bastare anche “Ma gli androidi sognano pecore elettriche”, ché tanto la gente mica lo collega a Blade Runner), in modo da disorientare l’intervistatore e fuggire incolumi.

    ah, guai a far trapelare che leggi in inglese, allora ti guardano come se fossi malcolm mcdowell in evilenko.

  3. Anni fa (epoca 3mt sopra il cielo, credo) una gaudente signorina mi avvicina con la seguente domanda: ” Quanti libri leggi in un anno e ora cosa stai leggendo?” (sì, vendeva abbonamenti loschi).
    Io: “30-35, ora sto leggendo ‘Fate a New York'”.
    Mi guarda con la faccia a punto interrogativo e io ne approfitto per scappare.
    Ora mi vien voglia di andare a dirle che grazie agli ebook la mia media si aggira intorno ai 45.
    Rivendico il mio diritto a leggere qualsiasi cosa, di chiunque, per qualsiasi motivo, in qualsiasi lingua, in qualunque formato e su qualsiasi supporto. Purché ne valga la pena per me.

    1. Ahahah, ogni tanto quelli inseguono anche me 🙂 E io rispondo alla tua stessa maniera, lasciandoli di sasso.
      Non paiono capacitarsi di italiani che leggono trenta o quaranta libri l’anno.

      1. 😀 e le ha detto bene che non ho approfondito l’argomento dicendole che a 8 anni ho letto 10 volte “la storia infinita” o che ho divorato “il signore degli anelli” in 3 giorni.

    2. “Rivendico il mio diritto a leggere qualsiasi cosa, di chiunque, per qualsiasi motivo, in qualsiasi lingua, in qualunque formato e su qualsiasi supporto. Purché ne valga la pena per me.”

      Amen!

    3. Tattica efficace. Io rispondevo sempre con qualche testo che stavo leggendo per lavoro. Quando spari “The Political System of Empires” di Eisenstadt ci rimangono sempre male perché non riescono a scriverlo. Però poi l’abbonamento volevano rifilarmelo sempre. A volte quasi ci riuscivano: erano carine.

  4. In Italia tutto deve essere pomposo.
    Non si può parlare di libri e basta, ma bisogna che ci sia pesantezza, storia, cultura… e così via di polpettoni senza senso che addormenterebbero anche uno fatto di anfetamine.
    E così ci rimettono i lettori e i libri…

    1. è, come dicevo, la sindrome dell’élite.
      I libri devono essere impegnati, perché li presuppongono destinati alla borghesia-bene.
      Che se poi vai a vedere, a vendere sono invece le schifezze di Fabio Volo.

  5. Alessandro, comunque sei uno spericolato: accendere la tv di domenica mattina è un’azione che mette a repentaglio la salute mentale.

    “Leggo solo i libri dell’università” è il miglior rappresentante di questa Italia da domenica mattina. Leggo, ma solo perché costretto. Cause di forza maggiore, insomma: non pensiate che sono un disadattato che legge libri.

    1. Io avevo un amico che era un convinto assertore di questa filosofia: “Io leggo solo i libri delle materie d’esame, tanto il resto non serve a nulla”.
      Ora è diventato amministratore delegato di un’azienda delle sue parti.
      Poi ci chiediamo perché il paese va a rotoli.

  6. Qualcuno ricorda la trasmissione Babele? Si parlava di libri e mi piaceva molto. Comunque io Guerra e Pace l’ho letto ed è un libro fantastico (c’è dentro tutto anche il soprannaturale un po’ come i Miserabili).

    1. Nessuno discute il valore di “Guerra e Pace” 🙂
      Ce l’ho con chi lo cita come tipico titolo di libro serio, ma che in realtà nemmeno ha mai aperto.

      1. Sono d’accordo con te. Per me non esistono libri seri o non seri, ma libri belli o brutti. Adesso pensa sto leggendo Ventimila leghe sotto i mari e ho finito da poco Cugel l’astuto di Vance e Io, Claudio di Graves. Forse i pomposi intellettuali italiani mi avrebbero salvato solo il terzo.

  7. La tv è ormai uno strumento vecchio che si rivolge a un pubblico di vecchi. Quanti film\serie\programmi guardiamo regolarmente in tv? pochini eh, e invece quanti ne seguiamo su internet? Ecco la risposta….

  8. Ero certissima di avercela fatta a commentare e ora non mi ricordo nemmeno più cos’ho scritto. In sostanza: che male c’è a dire di star leggendo Guerra e pace? Sarà pure un titolo banale, ma perché dovrebbe trattarsi di snobbismo?Secondo me è fisiliogico iniziare da roba famosa, soprattutto dai classici. Io sono ad esempio sono una lettrice discontinua e forse un po’ “della domenica” nel senso che vorrei leggere mille cose, poi per svariati motivi ci metto anni a finire quello che ho per le mani e alla fine punto sempre a roba del genere, perché mi sembra stranobuttarmi nel contemporaneo non conoscendo la letteratura che ha comunque fatto storia. Come diceva Alessandra: “Rivendico il mio diritto a leggere qualsiasi cosa, di chiunque, per qualsiasi motivo, in qualsiasi lingua, in qualunque formato e su qualsiasi supporto. Purché ne valga la pena per me”.
    Per quanto riguarda i programmi telesivi sui libri, concordo con te, li trovo tendenzialmente molto noiosi, l’unico che mi è piaciuto negli ultimi anni è “per un pugno di libri”. Anni or sono ne esisteva uno iper- essenziale: facevano vedere la classifica dei libri più venduti al momento e ne leggevano un pezzetto di alcuni…ecco quello mi piaceva, nonostante il suo essere scarno, sapeva colpire.

    Comunque anche dire “Sono analfabeta” funziona con Euroclub etc.

    1. Non hai capito.
      Io ce l’ho con chi cita titoli di libri famosi per dar da intendere che li sta leggendo, cosa che nove volte su dieci è falsa.
      Guerra e Pace, Il Piccolo Principe, L’insostenibile leggerezza dell’essere sono tra i titoli più gettonati tra i non-lettori che vogliono darsi arie.

      1. Eh avevo intuito, per questo parlavo di “snobbismo” saranno mica tutti così spero.. =) p.s. E poi il piccolo principe fa cagare, non puoi menartela con un titolo del genere! 😀

  9. io ho 3 lo hobbit in casa… il primo l’ho comprato (o forse l’ho preso in prestito e mai restituito) 23 anni fa. Uno l’ho ricevuto in regalo in inglese circa 10 anni fa. il terzo me l’hanno regalato con l’uscita del film (sai c’è sempre qualcuno che vuole stupirti con un nuovo filone della narrativa molto GGGiovane).
    Posso dire che leggo solo “lo hobbit” e ne ho 3 copie o finisco nelle liste della Questura?
    Cmq, per tornare al punto: non sono sicuro che il binomio TV-LIBRI sia possibile anche solo in teoria. E penso lo stesso del binomio TV-INTERNET, perchè ho visto anche un programma che trasmette i video di you tube (selezionati dalla redazione -?-). Penso uno dei programmi più inutili dell’universo. La TV generalista ha questo difetto: deve andare bene a tutti, e media la realtà facendola passare dalla testa dei pochi che spingono i bottoni.
    Tra l’altro sarà utile che i vari “venditori di abbonamento ai libri” comincino a pensare a formule ebook altrimenti sarà difficile che riescano ancora a rifilarceli in stazione Garibaldi…

    1. Intendi forse dire quella trasmissione del circuito Antenna3 Telelombardia in cui trasmettono i video di Youtube? Terribile, terribile davvero.
      Più o meno con la stessa strategia ci fanno anche Studio Aperto… fai te!

      1. Sicuro è terribie! non sono così ferrato, ma penso sia proprio su antenna3/telelombadia ma questo mi mette i brividi: esisteranno più televisioni che fanno sta roba?
        Per Studio Aperto non posso dire niente perchè non lo guardo, ho smesso di vedere il porno soft delle 19.00 scopendo internet 😀 :-D…

  10. Forse alla radio va un po’ meglio? Conosco una specie di “dottore” del fantasy (numero molto basso su it.arti.fantasy) che conduce o co-conduce una trasmissione locale dove parla di narrativa un po’ meno ovvia. Howard, Salgari – ok, sono vecchi ma era per dire, le trasmissione di cui sono a conoscenza erano una retrospettiva sui vari generi avventurosi. Però se mi chiedi dove potrebbero parlare di letture un po’ più stimolanti, oggi direi: una web radio, per i suoi dieci ascoltatori.
    In TV, a parte l’ottimo Per un pugno di libri (era Marcorè), non ricordo altro. Però parla solo di classici, anche perché lo scopo della trasmissione è, come dire, “didattico”.

    1. In radio mi è capitato di ascoltare alcuni dibattiti in tema di editoria e di ebook, su Radio Radicale. Erano ottimi e molto tecnici (niente frasi fatte come “dobbiamo insegnare la passione della lettura nelle scuole” e melensaggini simili).
      Peccato che il pubblico di Radio Radicale sia poco più numeroso di quelle delle web radio che citi tu…

    2. in radio c’è anche una trasmissione su radio rai 3, che non so bene come si svolge, ma prima c’è un gioco ad indizzi per scoprire un libro, e poi c’è l’intervista ad un autore (italiano?) che presenta un libro. Però devo essere sincero, non ascolto spesso la trasmissione (per questo non so se è solo promozione di libri italici), e non ho mai letto un libro che sia passato a fare la marketta da quelle parti… a sentirli parlare hanno ragione loro e sto libro va comprato e annusato nella sua rilegatura brossurata, bisognerebbe vedere se arrivo dopo la 5 pagina (ecco io non potrei dire che leggo “guerra e pace”, io non ho passato il primo capitolo… di ogni autore russo non riesco ad andare oltre la metà, devo avere una specie di limite intellettuale… a ok, vale anche per il capolavoro di Joclen (?!)… massì l’aviatore esploratore scrittore (?!), mai sopportato. Nemmeno il cartone animato… Certo la promozione del “prodotto editoriale” dovranno pure farla, ma mi fido di più, personalmente, di qualcuno che l’ha letto il libro, e non vuole promuoverlo.

  11. A proposito di Radio, su Radio 2 facevano gli sceneggiati radiofonici..una cosa molto anni 50, ma davvero fighi. Gli “attori” erano davvero bravi. Per caso, durante il mio primo lavoro, beccai “Draussen vor der Tur” un’opera teatrale tedesca molto interessante.

    1. Li fanno ancora: spettacolari. Su radio tre invece ci sono dei radiodrammi molto belli: hanno fatto persino Alle Montagne della follia di Lovecraft e devo dire che era molto coinvolgente. A quanto pare gli attori degni di questo nome (cioè capaci di recitare senza accento) lavorano solo alla radio. Li trovate quasi tutti da scaricare liberamente sul sito radio rai.

    1. Ho provato a seguirlo qualche volta, ma nonostante la mia voglia di farmelo piacere, l’ho trovato incredibilmente noioso…

  12. Non sarebbe male una trasmissione in TV in cui si parla di libri ”commerciali”, sarebbe anche fattibile pensate ai possibili sponsor tipo Feltrinelli o Mondadori, a me non dispiacerebbe…
    Per quello che riguarda il sondaggio… La mia personale opinione è che sia colpa della scuola, ti obbligano a leggere mallopponi noiosissimi tipo ”I promessi sposi”, così quando finiscono la scuola la maggior parte degli Italiani associano alla lettura quell’esperienza super noiosa e supernegativa, e il solo pensiero di riprovarci fa venire il vomito…
    Io sono un mediocre lettore 12/15 romanzi all’anno, soprattutto romanzi storici, e sono riuscito a trascinare mia sorella nella lettura consigliandoli libri semplici e leggeri, insomma divertenti… Bisognerebbe partire da lì, dalla scuola si farebbe un po’ meno cultura ma magari si favorirebbe la vendita di qualche libro in più! Qualche mente più sveglia e un po’ più di economia che gira!

    Comunque in TV la domenica mattina c’è anche qualcosa di buono: ma visto TG2 motori? 5 minuti di buona tv! 5 minuti per mè è un record!

  13. A me sembra un po’ capzioso criticare chi dice di leggere Guerra e Pace con la motivazione che è improbabile. Quella che critichi non è la risposta data dall’intervistato ma quella che tu stesso le hai sostituito, presumendo di leggerli nel pensiero.
    Non vedo neanche che male ci sia nel fatto che siano quasi tutti titoli vecchi. La letteratura non dovrebbe essere una moda. Tutto sommato, molto meglio leggere Guerra e Pace o Il Vecchio e il Mare che Tre volte all’alba o 1Q84.
    Per quanto riguarda l’assenza di letteratura fantastica posso capire che ti dispiaccia ma non mi straccerei le vesti per questo. A mio parere non è sinonimo di incultura non conoscerla.
    Un’ultima nota: c’è anche chi, come me e come altri commentatori mi sembra, a queste domande risponde “non leggo mai” per tagliare corto e stroncare sul nascere il famoso abbonamento. Una volta, colto in flagrante con in mano un sacchetto di libri appena acquistati, mi sono giustificato dicendo che erano tutti da regalare.

  14. “psicostronzate autocompiaciute”, questo riassume lo stato dei fatti in Italia. Non si legge (o scrive) per sentire nuove storie, com’è stato dalla notte dei tempi, ma per sentir parlare di se stessi, di piccole, anonime, beghe proprie o del vicino. Ma in fondo non è cambiato nulla. Ricordo che già mia nonna (classe 1915) e tutte le sue amiche leggevano regolarmente Grand Hotel che era di gran lunga la rivista più diffusa. Le storie erano sempre quelle: amori contrastati, tradimenti, “farfalle nello stomaco”.

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