libri · recensioni

Il Mastino della Guerra (di Michael Moorcock)

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Il Mastino della Guerra (The War Hound and the World’s Pain)
di Michael Moorcock
Editrice nord per la versione italiana (fuori catalogo)
Disponibile in varie versioni su Amazon

Sinossi

Anno 1631. L’Europa è insanguinata da una guerra lunga e feroce, gli eserciti protestanti e cattolici vagano per il territorio saccheggiando, uccidendo e violentando tutto quello che incontrano, i roghi di eretici e streghe bruciano incessantemente e la “crudeltà vigente è arrivata al punto da richiedere non soltanto la crocefissione dei bambini dei contadini, ma anche quella dei loro animali domestici”. Il valoroso, colto e ateo capitano di ventura Ulrich von Bek, rampollo di una ricca famiglia di provincia, ha abbandonato il contingente di fanteria che ha comandato durante il terribile assedio di Magdeburg per paura di contrarre la peste, e sta vagando da giorni nei boschi da solo quando si imbatte in una strana radura nella quale regna il silenzio più assoluto, come se persino uccelli e insetti volessero evitarla. Al centro, sorge un bellissimo castello che a quanto pare la guerra e la distruzione hanno miracolosamente risparmiato: le cantine sono fornite e non mancano le provviste, così Ulrich vi si rifugia per un po’, finché al castello non arriva una bizzarra processione di cavalieri-zombie che scorta una dama bellissima e disinibita, Lady Sabrina, a quanto pare salvata in passato da un’accusa di stregoneria dall’ignoto signore del castello, e da allora sua fedelissima. Ulrich e Sabrina divengono amanti, e giorno dopo giorno il cavaliere viene a sapere la verità: il castello appartiene a Lucifero, e solo coloro la cui anima appartiene all’Oscuro signore possono entrare in quella radura e in quel castello. Questo spiega il silenzio e la pace, ma significa anche che l’anima di von Bek è già destinata all’Inferno. Costernato, Ulrich viene ricevuto da Lucifero in persona, che gli affida una incredibile missione: aiutare l’Angelo caduto a fare pace con Dio trovando il Graal e quindi la cura per tutta la sofferenza del mondo. In cambio, von Bek chiede di poter riscattare la sua anima e quella di Sabrina… (fonte: Mangialibri)

Commento

Libro fuori catalogo da almeno quindici anni, con reperibilità bassissima e relativi costi elevati, Il Mastino della Guerra è uno di quei rari romanzi che ha il potere di piacere tanto agli appassionati di fantasy quanto a chi cerca qualcosa di più profondo rispetto alle solite storie di guerra dinastica, di predestinati, draghi (che per altro non mancano) e maghi barbuti.
Non a caso l’autore di questa perla è quel Michael Moorcock che in Italia è stato maltrattato, mal tradotto, mal pubblicato, riuscendo però comunque a imporre il suo nome, a dire il vero oggi un po’ dimenticato.

Ambientato in una delle epoche più truculente e infelici della storia umana, il romanzo parte da spunti puramente fantasy, tra l’altro narrati con sublime bravura, per addentrarsi in argomenti e discorsi assai più complessi, su di tutti la filosofia, la natura dell’uomo, di Dio, del Male, della felicità.
Il talento di Moorcock sta tutto nell’introdurre queste tematiche senza mai farle pesare, senza decontestualizzarle da un libro che potrebbe essere letto anche solo per puro piacere, visto che non mancano diversi elementi fantastici tanto cari agli appassionati. Lo scopo stesso del protagonista, il capitano mercenario Ulrich Von Bek, è l’immancabile ricerca (nientemeno che del Graal); missione che lo porterà ad addentrarsi in territori extradimensionali e ad affrontare creature letali e meravigliose, in compagnia di avventurieri tanto folli quanto affascinanti.

L’autore è così bravo nel bilanciare i diversi aspetti del romanzo da riuscire a condensare il tutto in poco più di duecento pagine, senza perdere nulla (o quasi) per strada, dritto fino al finale tanto secco quanto azzeccato.

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Forse non lo sapete ma de Il Mastino della Guerra esistono due seguiti, The City in te Autumn Stars e The Brothel in Rosenstrasse, mai pubblicati in Italia, perché già allora gli editori seguivano quella politica del “procediamo accazzo” che ci ha portato ai poco lusinghieri risultati che vediamo oggi.
Titolo consigliatissimo, ovviamente, per quanto quasi introvabile.
Un po’ come il Santo Graal, appunto.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

15 risposte a "Il Mastino della Guerra (di Michael Moorcock)"

  1. Romanzo eccellente e criminalmente dimenticato – c’è da domandarsi cosa se ne farebbero i consumatori di elfi e draghi seriali, di questo condensato di immaginazione e speculazione.
    Sulla mancata traduzione dei due sequel, oltre alla cronica avversione degli editori nazionali per l’opera di Moorcock (del quale da oltre vent’anni non si pubblica nulla di nuovo nel nostro paese), ci sono da considerare probabilmente due altri fattori – in primis, sia Autumn Stars che Brothel non sembrano fantasy (gli elementi fantastici sono molto sottili) ed in secundis, entrambi i romanzi hanno dei contenuti sessuali molto espliciti (specie Brothel) che possono aver spaventato taluni editori (ci fu un tempo in cui il sesso nella narrativa fantastica veniva considerato un male e vocalmente rifiutato dai lettori – altro che gli accoppiamenti creativi dell’amico Martin!)

      1. La ristampa in brossura (quella arancione) non si trova già più ma è di qualche anno fa. Quella che dici tu, invece, è la ristampa in copertina rigida (sul verde) che Fanucci stampa esclusivamente per le fiere. A Lucca, se ci hai fatto caso, c’era anche il ciclo della Terra Morente di Vance, stesso tipo di edizione, che non è nemmeno nel catalogo (ma lo sarà, dicono).

      2. Grazie *-* ! Lo spero, ma io ho sempre sfortuna con queste ricerche xD anche perché cerco libri che magari non ordinano mai “dovremmo ordinarlo ma non so se arriverà”.

  2. Gran libro, gran finale! Ottimo ritmo, nessuna prolissità (è piuttosto breve) e tristemente difficile da reperire. L’acquistai usato a 1 dollaro (più 10 di spedizione), ma con un po’ di fortuna si trova sui 15 euro alle bancarelle dell’usato nell’edizione Nord. Davvero, un gran libro.

  3. Aggiungo che questo è di solito il libro che io presto a chi sostiene di non amare o di non sopportare il fantasy.
    È a tal punto fantastico, ed a tal punto diverso da ogni aspettativa, che di solito è un buon modo per dimostrare quanto si riesca a fare con il genere quando al timone c’è un autore di razza.

    1. Bel consiglio.
      Immagino che ai ragazzini cresciuti con Licia Troisi un libro di questo genere potrebbe non piacere.
      Per altri invece è l’unico “fantasy” che potrebbero amare.

Rispondi a mcnab75 Annulla risposta

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