Ma alla fine, questo Dylan Dog piaceva davvero?

Dylan Dog

La discussione è nata tra amici, tutti appassionati di fumetti dalla mentalità aperta.
Dove per “mentalità aperta” intendo dire persone che apprezzano il media fumettistico, senza essere talebani di questo o quel filone (manga, Bonelli, Marvel, DC etc).
Coi Veri Fan è impossibile discutere in modo razionale, perciò mi guardo bene dal farlo. E so già che questo mio post susciterà un’alzata di scudi da parte di qualche talebano bonelliano. Perché va a toccare un mostro sacro, un’icona, un cult che appartiene all’infanzia di molti (me compreso). E quando si mettono in dubbio certe presunte certezze, il Vero Fan va in tilt e impazzisce.
Ma procediamo per gradi.
La domanda in fondo è semplice: ma Dylan Dog, alla fine, quanto vale come fumetto?

Ovviamente tocca a me esporsi per primo: vale poco. Da una scala da 0 a 10 lo attesterei sul 5 -.
Voto che fa da media tra il 7 dei primi anni è il 4 degli ultimi. A dire il vero il ciclo negativo si protrae già da molto tempo, quindi la mia valutazione dovrebbe essere più severa. Diciamo che è mitigata dall’affetto che provo per questa testata, che però trova pochi riscontri sul piano effettivo.

Dylan Dog è sempre stato un fumetto estremamente citazionista. Dove per citazione si può anche leggere “plagio”, a secondo della severità del lettore. Se la cosa all’inizio fa gran piacere, col senno di poi la si apprezza assai meno (così è successo a me).
Senz’altro è un personaggio che ha portato una ventata di novità nell’austero mondo delle testate Bonelli, che non hanno mai brillato per innovazione e per modernità.
Solo per il nuovo rappresentato da DD si è calcificato nel giro dei primi 5-6 anni. Poi è diventato un continuo ripetersi di cliché e situazioni, con interpretazioni del genere horror francamente imbarazzanti (il vero orrore è rappresentato dall’impiegato delle poste, dalla quotidianità, dalla massaia, dalla droga etc). Il tutto scivolando pian piano verso un moralismo spiccio, che nelle prime annate era invece assente. Non a caso al suo esordio DD fu criticato proprio per il suo concerdersi al sangue, al sesso etc.
Questo prima di diventare una sorta di giornaletto educativo: DD dice no alla droga!

Senza contare poi il più grande e ricorrente difetto bonelliano: l’eroe è immortale, la collana è infinita.

Il Lungo Addio

Detto ciò, ci sono alcuni numeri di DD che sono semplicemente leggendari.
Il mio preferito in assoluto è Il Lungo Addio (1992), che guarda caso non è una storia horror.
Seguono, in ordine sparso:

  • Gli Uccisori (1987)
  • Killer! (1987)
  • Il Club dell’orrore (speciale 1987)
  • I Conigli Rosa uccidono (1988)
  • Il Buio (1989)
  • Il Signore del Silenzio (1989)
  • Il Male (1990)
  • I Vampiri (1991)
  • La Casa degli uomini perduti (speciale 1991)
  • Zed (1993)

Dal 1993 al 1998, ultimo anno in cui ho acquistato con regolarità DD, non mi vengono in mente titoli altrettanto belli, bensì solo molta mediocrità.
Ogni tanto (una volta o due all’anno) lo compro/lo sfoglio ancora, ma il livello sembra oramai essersi livellato verso il basso.

Non dimentico ovviamente il recente Mater Morbi, osannato dai fan e da loro ritenuto un ritorno ai fasti del passato, che a me è sembrata una discreta storia e null’altro.

Ma ora la palla passa a voi: che ne pensate di Dylan Dog?

Il Male

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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53 commenti

  1. Tutta la produzione di Bonelli da metà anni ’80 in poi è un rincorrersi di citazioni che se all’inizio possono essere piacevoli alla lunga stancano e sono sintomo della mancanza di qualcosa nelle storie.

    Dylan Dog era mediocre all’inizio semplicemente inguardabile gli ultimi anni

  2. Con il senno di poi temo che DD (ero un collezionista 1-100) fosse bello per il senso del “proibito” che mi faceva provare quando lo leggevo a 11-12 anni, la paura di essere scoperti con un fumetto “da grandi”. Ho paura a rileggerlo ora perche’ come per NN le citazioni estreme non valgono il costo della carta su cui sono stampate.

  3. Anche per me collezione dall’1 a 100 e con poche storie veramente memorabili. Ai tempi ero scimmiatissimo, lo ammetto, ma riprovando a leggerlo oggi non i dice più niente. Però mi resta un bel ricordo.

  4. A me non è mai piaciuto.
    E di solito quando lo dico mi sento dare dell’ipocrita snob – poiché è impossibile che Dylan Dog non piaccia, e quindi il mio sarebbe un atteggiamento snob, un volermi dare un tono.
    E invece no – non mi è proprio mai piaciuto.
    È vero – ne avrò letti dieci o dodici numeri della prima annata (e anche lì, ciò renderebbe a detta dei fan il mio giudizio inaffidabile – DD lo leggi tutto, in religioso silenzio, e allora ti piace).
    Però il poco che ho letto non mi è piaciuto – derivativo, citazionista nel senso di “ehi, ragazzi, abbiamo visto gli stessi film!”, con poco da dire, furbetto su un sacco di scelte.
    Opinione personale, ovviamente.

    1. Posso capire.
      Le conclusioni a cui tu sei arrivato solo dopo pochi numeri sono state condivise da altri lettori, probabilmente grazie a una naturale maturazione di gusti e senso critico.

  5. Io l’ho letto per un paio d’anni. Adoravo anche la cattiveria genuina che si respirava in certi numeri. Non posso dimenticare uno dei primi volumetti, quello in cui una mamma odia con tutte le forze il proprio figlio deforme (non ricordo il titolo, sorry), fino a ammazzarlo.
    Ecco, erano situazioni che non si vedevano facilmente, se non nell’exploitation anni ’70.
    Poi si è istituzionalizzato, che è la cosa peggiore, e la colpa non può essere solo di Bonelli, noto tradizionalista che non perdonava agli autori nemmeno l’impostare una tavola in modo appena fuori dai canoni. ^^

    1. Sì, le prime stagioni erano poco politicamente corrette, tra sesso e violenza. Proprio per questo risultavano godibili ai fan dell’horror.
      Poi, quando DD si è politicizzato (perché alla fine di questo si tratta) è diventato insopportabile.
      La morale di fondo, per quanto condivisibile, era stucchevole in una testata del genere.

  6. Che dire? Io ormai non compro albi in edicola da molto tempo (mi piace l’edizione Color Fest e su quella faccio un eccezione). Per me Dylan Dog è un must per i primi 5-6 anni di pubblicazione, dopodichè bisogna ammettere che la serie ha cominciato a scadere notevolmente. In effetti quando vado ai mercatini dell’usato mi fiondo immediatamente sui primi numeri della collana. Io credo che questo fumetto abbia bisogno di una ventata d’aria fresca, un restyling completo se vuole anche attirare giovani lettori (ormai si fiondano tutti sui manga). Ed ora lancio una battuta su due piedi: La maggior parte delle vendite dei dylan dog avviene grazie ai cosiddetti lettori che lo comprano per “inerzia”, ovvero lo comprano e a volte manco lo leggono!
    E se provi a chiedere una spiegazione ti dicono: “Beh ma vuoi mettere! Ho tutta la collezione a partire dal primo numero! Vuoi che la interrompa così???”

    Ecco qui io mi strapperei i capelli dall’odio xD

  7. Fa cacare. Globalmente, intendo. Poi, nella prima parte di “carriera”, si rinvengono dei bei numeri, grosso modo quelli che hai detto te. Io poi avevo un debole per le storie disegnate da Sergio Piccatto…

  8. Concordo in pieno con il tuo parere tutto sommato Dylan Dog visto oggi non era il gran capolavoro tanto strombazzato all’epoca con certi slogan (fumetto d’orrore,fumetto d’autore) che oggi sembrano ridicoli. Poi paragonato ai fumetti Horror stranieri che si leggevano all’estero nello stesso periodo (Twisted Tales,Deadworld e Taboo) non ci fa una bella figura.

  9. è una serie che più di altre ha sofferto la serialità, che a lungo andare uccide qualsiasi buono spunto, ma negare che non ci sia stato qualcosa di buono sarebbe ingeneroso, come si faceva notare in alcuni casi era citazionista quasi al limite del plagio, ma era tutto pur sempre filtrato dalla poetica di Sclavi (da scrittore non mi ha mai veramente convinto), che di suo ha messo parecchio. E prima di scivolare nel cliché e nel politicamente corretto ha raccontato ottime storie

    1. D’accordo con te. Sopravvalutato Dylan genericamente, ma Sclavi rimane forse il miglior sceneggiatore italiano vivente. Tecnicamente, Sclavi è insuperabile, per senso del ritmo, dialoghi, come tecnica pura di sceneggiatura. Forse Berardi è al suo livello.

  10. Io non ho mai letto un Dylan Dog e conosco poco i fumetti Bonelli. Considerato che ne parlate come di una casa con pochi spunti originali, mi chiedevo come fosse possibile che macini così tante vendite. Tempo fa lessi un articolo che metteva in relazione vendite americane e vendite italiane e Tex stracciava Batman. Abbiamo gusti diversi rispetto agli americani, più lettori per inerzia o incide anche il fatto che tipo nell’edicola del mio paese fino a qualche anno fa, a parte Tex, Dylan Dog e Topolino trovavi poco o nulla e per di più saltuariamente?

    1. Sicuramente da noi conta anche l’abitudine di trovare sempre e solo quelle testate. Mettici anche che le fumetterie sono poche (tutte nelle grandi città), e di conseguenza la cultura dei comics è poco diffusa.

    2. Non condivido. La Bonelli ha fatto sognare generazioni, con prodotti diversi e per tutte le età, e sempre con grandissima passione, serietà e professionalità (tanto per dire, Sergio Bonelli disse in una delle sue ultime apparizioni pubbliche: “rispetto talmente tanto i miei lettori che in cinquant’anni nei miei fumetti non vi ho mai, e dico mai, fatto subire una sola pagina di pubblicità”). Tex viene letto da centinaia di migliaia di lettori dai cinquanta ai sessant’anni, sfido qualsiasi editore al mondo ad avere un simile parco lettori di quell’età. Dylan è stato per anni il fumetto più venduto al mondo. Zagor veniva letto da tutti i ragazzini dell’epoca ed è tuttora amato e seguito come pochi fumetti al mondo (ha la stessa età di Superman, peraltro). Saghe come Storia del West o Ken Parker sono tuttora inarrivabili come qualità tecnica. Certo, come tutte le aziende del mondo, ha avuto alti e bassi, ha prodotto cose buone e cose meno buone. Ma è un’eccellenza italiana nonché un editore (inteso come “casa editrice”, non come singolo uomo) eccezionale per coerenza, passione e serietà. Oggi ha perso il suo pubblico tipico fino a vent’anni fa, cioè i giovani, ed è questo il maggior problema dell’azienda. I nuovi autori o le nuove serie non sono più riuscite, da vent’anni, a sintonizzarsi sui gusti dei giovani, forse per un divario generazionale troppo ampio fra parco autori e adolescenti. Ma ritengo ingeneroso dire che è merito della posizione di mercato, di una sorta di monopolio, e non della qualità in sè. In Italia abbiamo avuto di tutto in edicola (Il Giornalino, Alan Ford, Lupo Alberto, il Corrierino, Kriminal, Diabolik, Splatter, ecc.). Se la Bonelli è sempre rimasta per cinquant’anni, ritengo sia per meriti propri, non per circostanze collaterali. Samuel M

      1. Io riconosco tutti i meriti della Bonelli – e sono davvero tanti – soprattutto quello di aver sdoganato il fumetto in Italia.
        Detto ciò, ed è un parere tutto mio, è rimasta fossilizzata in formati e scelte narrative che pagano soprattutto coi lettori storici, ma che non avvicinano i più giovani.
        Vero anche che ultimamente sta cercando di svecchiarsi, anche se con molta fatica e molti passi falsi.

  11. Non mi ha fatto mai impazzire, anche se alcune storie erano belle.
    Ne avrò letti al max una ventina. La cosa che mi irritava era la ripetizione
    dell’iter della storia:incredulità-possibilità di fenomeno paranormale-forse è stata un’illusione.
    Personalmente come horror seriale ho sempre preferito come serie Nekradamus e Martin Hel pubblicate su Lanciostory almeno le storie sono molto più originali e non citazioniste fino al grottesco.
    Riguardo la Bonelli l’horror migliore è quello della saga texiana Mefisto-Yama, con punte addiritura lovecraftiane, almeno secondo me.

    1. Anche il Dampyr degli inizi era forte, peccato che poi sia diventato un ibrido tra DD e Martin Mystére (quest’ultimo, comunque, rispettabilissimo).

  12. Non mi piacciono i Bonellidi per gli stessi motivi. Citazione che è in realtà plagio, personaggi infiniti, troppo corretto se no crea problemi (siamo penso gli unici che se in un fumettino come Dylan Dog succede qualcosa partono i titoloni sul corriere che lo taccia di satanismo. In italia i fumetti sono per bambini), e non so se è un problema mio perchè sono una ragazza, ma Dylan è noioso da morire visto che deve essere troppo irragionevomente figo da avere tutte donne diverse. Di buono ci sono sicuramente sceneggiatori e disegnatori bravissimi -ho Mater morbi perchè amo carnevale,ma la storia è proprio…meh-
    Per la storia del “non è plagio ma una citazione molto massiccia” inoltre vi rimando alla puntata di Comixology su rai4 dove spiegano un ciclo narrativo di Nathan Never sulla guerra dei Mondi e trovate le differenze. Per non parlare di Dhampir e del nuovo Dragonero. Grazie, ma preferisco leggere gli originali 🙂

      1. …Effettivamente! xD In realtà mi fa molto piacere scoprire che non sono l’unica a pensare certe cose, anche se rimpiango sempre un po’ non aver avuto la fase di amore folle in gioventù per almeno una delle principali testate italiane { Paperinik N.A. escluso }.

  13. All’epoca mi faceva letteralmente impazzire (quando avevo sui 12 anni) ma immagino anche perchè ero già un appassionato di horror ma non sapevo dell’esistenza di alternative. Nell’edicola del mio paese di horror c’era praticamente solo quello e quello compravo. Ma tante storie mi hanno appassionato davvero (la maggior parte sono quelle che hai citato tu). Poi crescendo anch’io ho cominciato a trovare snervante quel buonismo dilagante e politically correct, ma da ragazzino non ci facevo caso. Un voto col senno di poi? Per quello che ero all’epoca: almeno un 9. Per quello che sono adesso (a più di quindici anni di distanza): direi un 6.
    Dopo Dylan Dog ho apprezzato anche Brendon, con il suo medioevo prossimo venturo, ma non sono mai riuscito ad appassionarmi come con Dylan Dog. Ma ripeto, quando ero ragazzino lo adoravo, inutile negarlo anche se adesso non mi piace più.

    1. Brendon aveva molto potenziale! Io l’ho seguito per un po’, poi ho notato che le cose migliori andavano disperdendosi.
      A livello qualitativo, come sta messo ora?

        1. Potrei recuperarne qualche numero. Sono fermo più o meno attorno al 20 (poca roba, lo so).

          Magari mi riserverebbe delle buone sorprese, come è stato per Brad Barron (saga assolutamente sottovalutata).

  14. io ho letto il mio primo albo a 12 anni, e l’ho trovato magnifico (era il 46, uno di quelli, appunto che vede l’inferno della routine quotidiana e nella burocrazia).
    Ho collezionato tutti i numeri da 1 al 104, specialoni compresi. Mi piaceva un sacco, e forse proprio il suo essere “citazionista” (che mi fa un pò strano come se stessi dicendo collaborazionista al cittadino Francoise) è stato il suo maggior pregio: perchè aprì la mia mente di ragazzino con il motto urlato “c’è altro oltre alla TV, ai fumetti Bonelli, alla morale comune Italiana, alla parrocchia, all’oratorio etc. etc.”.
    Il 100 è stata una delusione bruciante. 4 numeri mi sono serviti per capire che l’epoca del “fumetto di formazione” era finita, e quei 2.500 Lire mensili (mi sembra) potevano essere spesi meglio (cioè per uscire con la fidanzata di allora, con effetti positivi visto che ci vado tuttora a letto essendo da 8 anni mia moglie). Mantenni al contrario, quota “manga” immutata.
    A Bonelli io sento di dover dire comunque un grazie, Dylan Dog ha avuto nella mia storia personale dei meriti, è stato un buon compagno di strada (fedele, ma spesso non puntuale, visto che l’edicolante mi vedeva spuntare e già sapeva la domanda di rito: E’ uscito….?).
    Crescendo siamo cambiati Noi, primordiali lettori, ma non è cambiato Lui. E come tutte le frequentazioni o cambiano o si interrompono.
    Rimangono bei ricordi (come la gioventù) e una simpatia spontanea per Ruper Everett (soprattutto quando recita in commedie inglesi…)

    1. Per carità, a livello di affetto e di buoni ricordi, DD per me ne ha da vendere.
      Il fatto è che forse è meglio relegarlo hai ricordi del tempo che fu.
      In effetti non so nemmeno se ho fatto bene a esaminarlo col famoso senno di poi 🙂

  15. Leggendo i commenti emerge soprattutto una cosa: che gli albi letti a 15 anni hanno un impatto diverso che se letti a 20, 25 o 30 anni. Ed è naturale.
    Dylan Dog ha un effetto dirompente su un adolescente, ma su una persona adulta scivola via come se nulla fosse.

    Magari il problema vero di Dylan Dog è che siamo cambiati noi. Perchè se fai leggere certi albi a un adolescente la vedrà allo stesso modo in cui noi la vedevamo quando li abbiamo letti illo tempore.

    C’è da dire comunque che Dylan Dog è sempre stato molto sopravvalutato. Ormai campa di rendita da troppi anni. E volumi una volta considerati “normali” vengono esaltati a capolavori solo a causa dei volumi mediocri che li hanno preceduti o seguiti…

    1. Sicuramente siamo cresciuti e certe cose non ci prendono più.
      E’ come quando ho provato a rileggere alcuni librogame. Quelli più “fanciulleschi” non mi trasmettono più nulla, come è giusto che sia.

      Detto ciò, ci sono robe vecchie che ancora oggi mi divertono, rileggendole. Stando in casa Bonelli, Martin Mystére ha ancora un certo fascino, fosse anche solo per la parte documentaria delle sue trame.
      DD, no.

  16. Beh il difetto per cui l’eroe è immortale e la collana è infinita e’ comune a tantissimi supereroi (quando muiono, poi risorgono!). Detto cio’ penso che DD abbia portato certi temi (l’orrore , i mostri “normali”)al lettore medio italiano , in ogni edicola. Anch’io arrivai al numero 100 , poi chiusi per sfinimento. Quando leggi 5 o 6 storie con protagonisti dei gemelli o plagi dichiarati di film e libri celebri, capisci che lo sceneggiatore e’ alla frutta.

    1. Sì, le collane infinite stancano da morire.
      Almeno DC e Marvel si sforzano di proporre dei reboot (alcuni riusciti, altri decisamente meno). Nelle saghe bonelliane è tutto costante, monotono.

  17. Sono assolutamente d’accordo con te. DD è diventato antipatico come Topolino e le storie sono fin troppo ripetitive. Peccato.

  18. Credo che la questione si possa liquidare abbastanza semplicemente ricordando che DYD è una testata:

    – Bonelli
    – seriale
    – infinita

    Non servono altre argomentazioni… quelle bastano a descrivere perfettamente di cosa si tratta, nel bene (per me ce n’è parecchio) e nel male.

    Poi anche io son stato parecchio scimmiato per un paio (beh diciamo qualcosina in più 😛 ) di anni, per poi vedere man mano calare il mio interesse… ma continuo ancora a comprarlo e leggerlo con regolarità (più per collezionismo forse che altro).

    Ma se cerco qualcosa di più non lo cerco certamente in un seriale Bonelli (ma nemmeno in un Romanzo Bonelli, o ne “Le Storie”, ecc…) …

  19. Neanche a farlo apposta se ne parlava in questi giorni nel forum di Zagor, dove io avevo espresso il mio forte dubbio: ma i ragazzini di oggi, apprezzerebbero il Dylan di allora come lo apprezzavamo noi a quell’età? Ricordo bene le folle oceaniche di ragazzini ai Dylan Dog Horror Fest (me compreso) e il milione di copie raggiunto come vendite. La mia risposta era un netto NO, secondo me ai ragazzini di oggi non piace, perchè l’immaginario nostro di allora era radicalmente diverso, Dylan Dog era originale (con o senza “plagi”), fresco, irriverente, “proibito”, aveva una ottima dose di splatter e di “sex” (inteso all’americana) tali da conquistare tutti i ragazzini anni Ottanta. Dylan ERA gli anni Ottanta, la versione a fumetti di quel periodo e di quell’immaginario collettivo. Secondo me, un ragazzino di oggi si annoierebbe a leggerlo. E per i motivi indicati da te, Alex, nell’articolo: “riprese” di altre opere (cinematografiche o letterarie, conosciute o meno) che ormai nei giovani di oggi sono del tutto assorbite, anzi, direi anestetizzate in un maelstrom di suggestioni diversissime e velocissime (videogiochi, fumetti, internet, ecc.). Quindi per me oggi anche quel Dylan ha poco senso di essere, per le nuove generazioni. Sul Dylan degli ultimi anni, anzi direi di tutto il dopo-Sclavi, beh, ci vorrebbe un post a parte. Chiudo però dicendo che Tiziano Sclavi, in ogni caso, era ed è un genio del fumetto e uno dei migliori sceneggiatori che abbiamo mai avuto, perchè sceneggiare non significa solo prendere una storia e rivisitarla (e comunque bisogna anche saperlo fare bene: ho letto dei plagi che sono delle porcate). Sceneggiare significa imbastire trama, personaggi e dialoghi. E Sclavi era il numero uno in questo. I suoi gialli (perchè questo è tecnicamente Dylan: un giallo con soluzione finale e a volte con tinte horror) erano perfetti; i personaggi, fantastici e accattivanti; i dialoghi perfetti, sia nella comicità che nella melodrammaticità; il ritmo incredibile, un volta-pagina continuo. E riusciva a far paura, cosa affatto scontata in un fumetto. Quindi io dico: dopo venticinque anni (credo), voto Dylan 5, voto Sclavi 10. Samuel M

    1. posso dire una cosa che ora mi farà additare ad “eretico, come osi”? … per me le storie migliori non sono affatto quelle di Sclavi che anzi trovavo spesso così… meh

      Per dire, preferisco molto più un Faraci o un Recchioni onestamente

  20. Avendo un bel po’ di anni di differenza con mio fratello, sono cresciuto con DYD nonostante sia nato nel ’90, proprio perché ho iniziato con la collezione sua nata con la prima edizione di DYD e continuata oggi da me – seppur con un intervallo di circa 130 numeri. Proprio questo distacco mi ha permesso di fare un netto paragone tra il “primo” dylan e quello di oggi, ma ho avuto conclusioni un poco diverse. a parte i soliti difetti bonelliani che sono palesi, il personaggio e l’intera struttura del fumetto non si sono saputi rinnovare e sono rimasti fossilizzati su schemi che, al trecentesimo volume, dire che scocciano è un eufemismo. in realtà questo non è un difetto nuovo, quello di avere un patterm sempre uguale è un difetto che ha avuto DYD dagli albori, ma all’epoca l’elemento novità lo salvava e comunque la sacca da cui attingere materiale horror era più che abbondante. In generale oggi è cambiato l’horror e quello stile lì non va più. anche gli albi vecchi, riletti oggi, sono molto belli ma hanno quel non so che di “pacchiano” che fa un po’ storcere il naso, a partire da quello che (per me) è il capolavoro di DYD “Johnny Freak” che è un volume stramegabello fino alle ultime due pagine in cui il buonismo fa quasi vomitare (anche se poi è servito per collegarsi al successivo “il cuore di Johnny”. Adesso le strade dell’horror sono due – per parlare di horror che fa presa massa – o lo splatter estremo (alla Saw) che DYD ha sempre lasciato come elemento marginale, o l’horror fortemente psicologico (silent hill – i giochi – ad esempio) che necessita di qualità e “studio” che mal si abbinano ad una testata mensile. DYD ha intrapreso la seconda strada in un solo volume di “recente”, “Mater Morbi”, che è veramente un capolavoro e che in parte conferma questa mia ipotesi. A tutto ciò aggiungiamo che la storia effettiva di DYD è narrata in un volume ogni 10 anni circa o alle “cifre tonde” (100, 200, ecc.) ed è un peccato enorme perché a me quei volumi piacciono tutti, a parte l’ultimo che è veramente una – scusatemi il termine – cagata apocalittica.

    Dopo aver detto tutto ciò in stato confusionario (il post è stato una scusa per non studiare, maledetto me e la mia vita universitaria argh) spero di essere stato non “chiaro” ma quantomeno comprensibile, e aggiungo che per motivi affettivi mi è impossibile dare un voto organico ed oggettivo a DYD. Dare un voto negativo all’intera serie mi sembra esagerato perché ha sfornato tante piccole perle che secondo me andrebbero lette un po’ da tutti (I conigli rosa uccidono, i già citati Johnny Freak, Mater Morbi, i volumi “storici” ecc.), ma tolte queste ultime il livello è mediamente più triste delle battute di Groucho.

  21. E’ sempre stato un fumetto ruffiano, con il protagonista sempre stra-politically correct. Mi infastidiva che spesso i “cattivi” fossero ometti mediocri che passano la vita, ad esempio, come impiegati alle poste. In questo mi pare qualunquista, a dire poco. Ha il merito di avere Groucho, ecco, questo sì. poi si è un po’ ripiegato su se stesso. Ma ricordo un periodo, nemmeno tanti anni fa, in cui a parlarne meno che bene ti facevi dei nemici anche tra coloro che ti stimavano.

    1. E anche adesso rischi un po’, almeno in certi circoletti…
      Che poi il qualunquismo che sottolinei dà parecchio fastidio anche a me, lo trovo banale e riduttivo. Eppure ci sono state annate di DD che giocavano su questa roba che “l’orrore è la vita reale”.

      1. Vero, e per un po’ ci può anche stare, ma poi si è esagerato. E poi, ma quanta gente ha fatto fuori Dylan, per essere un pacifista? E mai nemmeno un procedimento a suo carico. E un pochettino finiva per rompere un po’ anche questo suo essere un dongiovanni ipocrita. Ti piace la figa? Hai successo? Bene per te. Ma non dirmi ogni volta che sei innamorato cotto, via! Scopa e basta.

  22. Io leggo Dylan Dog da quando sono piccolo, e continuo a leggerlo e comprarlo tutt’ora. Però sono uno di quei fan “critici”… In effetti condivido la tua visione sul fatto che (a parte qualche rarissima eccezione) le storie recenti siano molto banali.
    Sarà per una sorta di affetto che nutro per il personaggio che continuo a comprarlo, e forse perchè da quello che ho letto in giro è in corso un’opera di rivalutazione totale del fumetto a cura di Roberto Recchioni, che insieme ad altri autori dovrebbe cominciare a cambiare il corso delle storie recenti che secondo me stanno vendendo molto poco, rispetto al passato.

    1. non è che stanno vendendo poco secondo te, stanno vendendo maledettamente poco per davvero, per stessa ammissione della Bonelli che, spaventata da questo continuo e sempre maggiore stillicidio di lettori (a quanto pare le perdite cominciano ad essere ingenti) ha deciso di porvi rimedio (o tentare di farlo) riorganizzando la testata e affidando la cosa a Recchioni e alla Barbato con supervisione diretta di Sclavi… è ragionevole ma, come per tutte le cose diventate “grandi” e importanti, si corre ai ripari sempre con estremo ritardo.

      Il mio parere poi è semplice: con questa mossa riusciranno probabilmente a limitare i danni riportando un po’ dei vecchi lettori all’ovile, ma dubito assai che riusciranno in qualche modo ad attirarne di nuovi che, inutile negarlo, non è che non lo apprezzano ma semplicemente non sono interessati.

  23. Su Dylan io cosa posso dire? Ho passato 1 ora al mese per oltre 20 anni a leggerlo… All’inizio lo trovavo fantastico e spasimavo nell’attesa che uscisse un nuovo numero (avevo 10 anni), oggi mi dimentico di comprare quasi tutti gli albi, nell’edicola del mio paese vendono anche le sigarette, ogni tanto, quando prendo le mie Marlboro mi giro, lo vedo sullo scaffale, e me lo compro! MI PIACE ANCORA! Ma cavolo ho passato i 30 anni, e gli interessi inevitabilmente cambiano come cambiano le priorità!

    Mi sembra che questa tua recensione possa andare bene per tutti quegli “Artisti” o “Prodotti” che hanno avuto una carriera pluridecennale:

    Ligabue: Le più belle canzoni le ha pubblicate nei primi album gli ultimi invece sono tutti uguali.
    Vasco: Le più belle canzoni le ha pubblicate nei primi album gli ultimi invece sono tutti uguali.
    Metallica: Le più belle canzoni le hanno pubblicate nei primi album gli ultimi invece sono tutti uguali.
    Stephen King: I primi libri sono i migliori, negli ultimi scritti non ha fatto altro che vivere di rendita ed autocitarsi
    Anne Rice: I primi libri sono i migliori, negli ultimi scritti non ha fatto altro che vivere di rendita ed autocitarsi
    Alfa Romeo: Le vere Alfa sono quelle prodotte sino al 1980 quelle prodotte oggi di Alfa hanno solo il nome.
    VW Golf: L’ultima vera innovazione è stata fatta nel 1997 con la Golf IV, quelle prodotte oggi non sono altro che restyling della stessa identica vettura.

    …. E via dicendo…. Si può andare avanti all’infinito… … … Perchè è un poco normale…

  24. Dalle ultime notizie sembra che dylan dog abbia un erosione costante di lettori. Credo che il primo problema per questo personaggio (come per altri della bonelli) sia che ormai è stato detto tutto. Il personaggio è ormai MORTO e non saranno certo dei cambiamenti a rivitalizzarlo.
    Il problema dei fumetti infiniti è infatti questo: ogni mese bisogna inventarsi qualcosa di interessante ma se, per topolino cio’ puo’ essere ancora valido perchè i personaggi disney non sono legati a regole precise,nei fumetti “realistici” questo non avviene.
    Fà piacere che dopo tanti anni ,adesso si possa valutare tranquillamente dylan dog per quello che era, ovvero un fumetto per adolescenti che non regge il peso del tempo.
    Posso assicurarvi che questo pero’ è un difetto solo delle opere mediocri…date un’occhiata ai grandi maestri del fumetto d’autore europeo e internazionale e capirete che non tutti i fumetti,letti a trent’anni vi sembreranno sciocchezze.

  25. Beh, “Il Male” e’ la trasposizione ( o plagio ) del film “L’alieno” ( titolo italiano terribile al solito )
    Io sinceramente ero innamorato di Dylan Dog ( ho iniziato a comprarlo all;eta’ di dieci anni, nel Luglio 1990 comprai il secondo numero della Prima Ristampa, “Jack lo Squartatore” ) perche’ da ragazzino amavo l’horror e non c’era estate senza Notte Horror.
    Trovavo le storie terrificanti e gore, dopodiche’ iniziai a vedere Dawn of the Dead di Romero ( Zombi, da noi ) , La Casa, Venerdi’ 13..e non puoi non notare come Sclavi abbia preso di peso da questi film ; oppure Nightmare…
    Tu citi il numero 46, I Vampiri, beh alcune tavole sono prese di peso appunto da Dawn of the Dead ( l’assalto a “Martinez” e alla sue “gente” da parte della SWAT ).
    Potrei scriverne altre cento di situazioni analoghe ma come giustamente dici in prima battuta, con i talebani non si discute granche’ ( non ne traggo giovamento comunque ) per cui spero questa mia possa sollevare una discussione civile.
    Ho smesso di leggere il Cane poco dopo il numero 150, mi aveva un pochino annoiato, mentre mia sorella e il suo compagno continuano a comprarlo ( hanno tutta la collezzione originale dal n.1 , piu’ speciali, almanacchi ).

    Anche sul versante delle uscite speciali ricordo di aver passato migliaia di pomeriggi leggendo e rileggendo lo spettacolare Almanacco della Paura 1992, quello con il manuale del Ghost Hunter…andavo cosi’ a caccia di fantasmi “anche io” nelle vicinanze dove vivevo da bambino c’era questa Villa “infestata”..e si entrava con le torce e i taccuini ( i cellulari con la videocamera NON esistevano..) ; oppure io andavo a scuola dalle suore e ricordo che alle elementari ci eravamo fissati con il fatto che siccome nella Aula Magna dell’istituto c’era la tomba del fondatore dello stesso ( Don Agostino Roscelli ) ergo doveva esserci il fantasma e allora andammo in Aula Magna quand’era chiusa tutta al buio..spergiurammo l’un l’altro di aver visto una figura incappucciata al piano superiore dell’ Aula…( ovviamente era solo pareidolia ) e dagli di torce, rocchetti di filo..mettevo il sale ai piedi del letto per beccare il “fantasma” che avrei dovuto avere in casa….
    Dio che bei momenti e grazie a Dylan Dog, indi per cui il mio voto e’ complessivamente alto, un 8, se non altro per tutto il divertimento e devo dire anche altri valori, come il rispetto delgi animali ( ricordi Goblin ? ) e il rispetto della diversita’ ( qui i numeri sono tanti ma uno per tutti Ghor dello Speciale N. 1 )

    Ciao

  26. Scusate ma qualcuno ha letto le serie pre-dylan: Cimiteria, Ulula, Zora, ecc.? Non solo Bonelli raccoglie qua e là nei film e nei romanzi ma riadatta anche i classici del fumetto erotico anni ’70-’80.

  27. Io sono un lettore della prima ora, ho acquistato il primo numero in edicola (avevo 11 anni), lo portavo di nascosto a scuola per farlo leggere ai miei compagni di classe a cui era invece vietato. L’ho amato molto. L’ho praticamente abbandonato dopo l’uscita di scena di Sclavi. Ogni tanto lo compro se lo sceneggiatore o la trama mi interessano. Per ora però non ho più trovato la qualità media che c’era agli inizi con il suo creatore (Sclavi, appunto). Ritengo ci sia da fare un distinguo. Dyd all’inizio è stato folgorante, ha portato una ventata di freschezza che non esisteva nel fumetto italiano, unendo una tematica quasi tabù (lo splatter e l’horror “forte”) con un approccio mainstream, divertente e per giovani. Diabolik e Kriminal erano altra cosa, i film horror erano per adulti, Dylan Dog ha portato l’horror vero ai pre-adolescenti e l’ha fatto parlando la loro lingua, con un personaggio accattivante, controcorrente, un giusto quid fra ribelle e bravo ragazzo in cui immedesimarsi subito. Poi è scattata la moda commerciale, quando toccò il milione di copie vendute: tutti leggevano Dyd, anche gente che prima di lui e dopo di lui non ha mai letto niente, nemmeno il giornale quando si va dal barbiere. Avevo amici, all’epoca, enormemente lontani dal concetto di “lettore”, che però mi chiedevano in prestito Dylan Dog e lo apprezzavano. Quindi è stato un fenomeno importante, e il merito è di Tiziano Sclavi, immenso genio artistico italiano. Il citazionismo esasperato ha funzionato benissimo per due motivi. Primo, si rivolgeva a un pubblico che amava il citazionismo ma non ne veniva annoiato (o, peggio, disturbato o preso in giro): o dei lettori “in formazione”, cioé i ragazzini (che per meri motivi anagrafici non avevano il background degli sceneggiatori) , a cui al contrario Dylan faceva da “nave scuola” insegnandogli che vi erano delle opere “citate” da recuperare nel caso avessero gradito il numero in edicola, o i non-lettori, a cui Dylan appariva “facile”, a un primo livello, proprio perchè riconducibile a qualcosa di familiare (il libro famoso, il film famoso). Secondo motivo, perché Sclavi è Sclavi: ed è capace di citare, finanche di copiare spudoratamente (“Killer!” è “Terminator”, fatto e finito), ma di renderlo originale e di qualità con il suo genio (Terminator non è un robot bensì un Golem). Uscito Sclavi di scena, la magia è finita all’istante: in mano ad altri, la citazione è divenuta (a volte) plagio, la morale di Dylan è divenuta moralismo, i non-lettori se ne sono andati in fretta com’era fisiologico che fosse, i lettori sono cresciuti e, una volta acquisito un proprio background culturale forte, non hanno più gradito il citazionismo estremo, soprattutto se non Sclaviano.
    Dal punto di vista fumettistico, invece, bisogna dire che gli episodi di Sclavi sono dei capolavori di tecnica fumettistica, cioé di sceneggiatura, di arte sequenziale, di tempistiche, di innovazione, di trovare. Sclavi rompe con il fumetto di prima e crea il fumetto italiano moderno (peraltro con pochissimi epigoni). La sua tecnica di sceneggiatura è sopraffina quanto quella del Ken Parker di Berardi o del Commissario Spada. C’è un abisso tecnico fra Sclavi e la media degli sceneggiatori italiani, abisso tuttora esistente. Non parlo di storia in sé, parlo di tecnica di sceneggiatura, costruzione della tavola, tempi, inquadrature. Il Dyd di Sclavi ha fatto giustamente scuola e, se si vuole imparare a sceneggiare bene dal punto di vista tecnico, bisogna studiare il Dylan Dog di Sclavi, e il Ken Parker di Berardi.
    Ciò detto: Dylan ha ancora qualcosa da dire?
    Io ritengo di sì.
    Io credo che tutti i fumetti con una grande storia alle spalle e che quindi abbiano creato un universo narrativo potente e vasto, possano essere “rivisitati” con qualcosa di nuovo e di altrettanto potente. Sotto sotto ci spero ancora, e tengo sempre d’occhio l’edicola.

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