film · recensioni

L’Ultimo dei Templari (2011): recensione

L'ultimo dei templari

L’Ultimo dei Templari
di Dominic Sena
USA 2011

Sinossi

Europa, XIV° secolo. Un eroico Crociato e il suo amico più stretto tornano a casa dopo decenni trascorsi a combattere, per ritrovare il loro mondo distrutto dalla Peste. I vegliardi della chiesa, convinti che la giovane accusata di essere una strega sia responsabile della devastazione, affidano ai due cavalieri il compito di scortare la misteriosa ragazza in un avulso monastero dove i monaci dovranno compiere un antico rituale per liberare la regione dal suo anatema.
Intraprendono un tormentoso viaggio ricco d’azione, che mette alla prova la loro forza e il loro coraggio quando scoprono l’oscuro segreto della ragazza e si ritrovano a dover combattere una forza terribilmente potente, in grado di determinare le sorti del mondo… (Fonte: http://www.comigsoon.it)

Commento

Bella sinossi, vero?
Già v’immaginate un film cazzeggione, pieno di tanta sboronaggine proto-storica, ma costruito su un soldio impianto fantasy, tra streghe, cavalieri invincibili, battaglie campali e magia nera.
Ok: abbassate di parecchio le vostre aspettative.
A dire il vero qualche spunto buono c’è, in questo L’Ultimo dei Templari (che in originale s’intitola Season of the Witch, scelta assai più azzeccata). Ci sono delle atmosfere da oscuro medioevo abbastanza riuscite, ci sono elementi fantasy a la D&D, tra streghe, demoni e grimori di incantesimi. C’è la peste dilagante e apocalittica.
Ecco, la lista delle cose positive si riduce a questo, più o meno. Tutto il resto è immerso in una mediocrità né troppo brutta né impreziosita da guizzi di interpretazione o di regia. La sola presenza del monoespressivo Nicholas Cage è di per sé un marchio di fabbrica che trascina ogni pellicola verso il basso, mai verso l’alto. La partecipazione carismatica di Ron Perlman, che sembra tagliato per questo genere di film, riesce solo in parte a mitigare la pochezza del nostro parrucchinato Nicola Gabbia.

season-of-the-witch

Dunque è un titolo da dimenticare, da evitare?
Non del tutto. Se cercate un filmetto fantasy di medio budget, con qualche scena riuscita e un po’ di mostri da modulo d’avventura dark fantasy, beh, L’Ultimo dei Templari potrebbe divertirvi. In fondo ci sono streghe ripugnanti (nello stile de L’Armata delle Tenebre), monaci zombie, un diavolo alato che sputa fuoco, e perfino un libro di incantesimi. Potrebbe bastare per regalare novantacinque minuti di svago.
I motivi per cui non lo si può definire un film davvero riuscito sono presto detti:
– Manca una benché minima aderenza al contesto storico (ma, trattandosi appunto di una favola nera, si può perdonare questo difetto);
– La recitazione è quasi sempre sulla soglia tra sufficienza stiracchiata e mediocrità;
– Non ci sono momenti particolarmente epici, nemmeno in senso negativo (ossia non siamo nel trash puro, e se questo è un bene o un male sta a voi deciderlo);
– E’ una di quelle pellicole che manca del tutto di coraggio.

Quest’ultimo, in sintesi, è il difetto che ritengo più grave. Che cosa intendo con “coraggio”? Intendo quella sconsideratezza che trasformava dei b-movie degli anni ’80 da stupidate poco guardabili a titoli cult. Penso a robacce come The Barbarians o Krull, che avevano delle trame a dir poco vacillanti, ma che si salvavano con dei colpi di genio, o con dei personaggi sopra le righe. Infatti ce li ricordiamo ancora adesso, nel bene e nel male. Di questo L’Ultimo dei Templari, chi se ne ricorderà mai, fra due o tre anni? La risposta è semplice: nessuno.
In questo sta tutta la debolezza di un film che, viceversa, definirei una cosuccia guardabile, senza infamia e senza lode.

Season of the Witch movie

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

8 risposte a "L’Ultimo dei Templari (2011): recensione"

  1. Volevo vederlo, anche solo per curiosità. Ron Pearlman, purtroppo, è molto spesso impiegato in produzioni non all’altezza (Conan), mentre Nicola ci ha da tempo abituato a film pessimi. La cosa che però mi infastidisce maggiormente, e finora mi ha trattenuto dal guardarlo, è il titolo italiano, più malvagio del solito.

  2. Giusto l’altro giorno mi chiedevo se Cage fosse sempre stato così “canino” nella recitazione, visto che oramai il suo faccione è diventato simbolo di polpettone da blockbuster. Negli anni ’90 faceva perlopiù robusti action, una recitazione asciutta, ma non lo ricordo mai tragico o inadeguato, invece oggi ogni qualvolta che finisco di vedere un suo film dico sempre che tutto sommato mi aspettavo qualcosa di peggio. Forse il suo talento è quello di abbassare al minimo le aspettative

  3. A quanto mi hanno riferito – da un amico che si è letto un po’ di gossip cinematografico – a un certo punto della sua vita il commercialista dev’essere fuggito lasciandolo con un debito di milioni di dollari (altre fonti riportano che la colpa è del suo stile di vita), e quindi oggi è costretto ad accettare i film che gli vengono proposti. Sul perché sia diventato un esempio di recitazione mediocre, non so. Ricordo film come Con Air e The Rock, dove mi era piaciuto abbastanza.

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